Riflessioni sugli aspetti più importanti del settore giovanile calcistico.
31 ottobre 2009
PREPARIAMO LA SQUADRA
Nella preparazione delle squadre giovanili di calcio il principio conduttore e la necessità di riunire negli esercizi il divertimento allo sviluppo tecnico-tattico.Addolcire l'allenamento mettendo in forma di gioco ogni parte della seduta è tanto più efficace quanto minore è l'età del ragazzo all'interno di una fascia compresa tra i dieci e i sedici anni.Nei primi due anni di questo periodo si deve porre l'obiettivo di insegnare ai giovani a disporsi e muoversi con logica sul campo di gioco.Superati questi due primi anni si entra in una fase critica dello sviluppo fisico compresa tra i tredici e quattordici anni. Questo periodo corrisponde in parte alla pubertà durante la quale molti fattori agiscono sulla stabilità emotiva del giovane per cui si rende quasi obbligatorio il raggiungimento della più assoluta serenità nell'allenamento.Il gioco deve diventare parte fondamentale del metodo di insegnamento per allentare le tensioni che possono formarsi nel gruppo familiare, nella scuola, tra gli amici e in altre formazioni sociali.Lo svago si configura strumento di distensione che tuttavia non deve essere separato dall'affinamento di particolari qualità, siano queste atletiche e tattiche.
26 ottobre 2009
SONO NATI I CENTRI DI FORMAZIONE F.C.INTERNAZIONALE
MILANO - I numeri dicono che, a oggi, il 30% dei calciatori tesserati per il Settore Giovanile di F.C. Internazionale proviene dalle società affiliate. Sempre i numeri raccontano che, dal 1996 a oggi, più di 300mila bambini sono stati ospiti al "Meazza" in occasione delle partite ufficiali, che sono stati distribuiti 75mila kit Nike, che le scuole calcio estive hanno registrato 16mila iscritti, che 8mila tecnici delle società affiliate hanno partecipato ai corsi di aggiornamento, più di 5mila e 500 allenatori del Settore Giovanile nerazzurro hanno visitato le società affiliate mentre in più di 4mila hanno potuto assistere alle sedute di lavoro al centro sportivo "Giacinto Facchetti", più di 1600 bambini sono stati seguiti dallo staff medico del Settore Giovanile nerazzurro e più di 800 amichevoli sono state organizzate con le società affiliate.
"Sono risultati straordinari - commenta Ernesto Paolillo, amministratore delegato e dg dell'Inter -, ma il Settore Giovanile, per un grande club come il nostro, è come un fondo patrimoniale, quindi ogni giorno bisogna lavorare per migliorarlo". Un passaggio fondamentale, in tal senso, è la nascita dei primi sei Centri di Formazione Inter (cdf), alba di un progetto nazionale che va oltre i rapporti di affiliazione e propone, in Italia, una novità assoluta: riproporre, in tutto e per tutto, il modello nerazzurro di filosofia e di lavoro per uniformarlo attraverso società di comprovata ed elevata qualità strutturale tecnico organizzativa in riferimento alle categorie Piccoli Amici, Pulcini ed Esordienti, quindi dai 6 ai 13 anni.
Sono già attivi due centri a Milano (Cs Accademia Internazionale ed Fc Enotria), due in Lombardia (Asd Sarnico in provincia di Bergamo e Accademia Calcio Como), una in Emilia Romagna (Fcd S.Giuseppe Calcio di Piacenza) e una in Piemonte (Suno Fcd in provincia di Novara). Sei vere e proprie 'succursali' del centro sportivo "Giacinto Facchetti" di Milano dove ogni direttore tecnico di ogni singolo centro di formazione, tutti scelti dal Settore Giovanile dell'Inter, ha il compito di coordinare tutte le attività uniformandole a quelle di F.C. Internazionale.
"Sono molto contento che la mia società abbia avviato questo progetto - ha sottolineato Josè Mourinho, intervenuto alla presentazione organizzata da Roberto Samaden, responsabile tecnico del Settore Giovanile -. Lo considero, a tutti i livelli, un progetto sociale e non solo calcistico perché, per la fascia d'età alla quale si rivolge, lo sport è importante nella formazione del ragazzo più che dell'atleta, dell'uomo che sarà più che del calciatore che sarà. Mi piacerebbe tanto poter raccogliere, in prima squadra, il frutto di questo lavoro, ma non so se sarà possibile perché, chi lavora con i giovani, sa che i tempi del raccolto sono lunghi, ma l'atto della semina è decisivo, importantissimo, fondamentale. Avere una squadra, in futuro, con una forte presenza del 'made in Inter', questa è la bellezza del progetto che, nella globalità dei nostri tempi, va oltre il luogo di nascita del ragazzo o il suo passaporto, ma ha radici, culturali-sportive, nel club di appartenenza".
Roberto Samaden (responsabile tecnico del Settore Giovanile F.C. Internazionale), Giuliano Rusca (responsabile attività di base del Settore Giovanile F.C. Internazionale), Stefano Bellinzaghi (dt) e Simone Terraneo (responsabile attività di base) all'Accademia Internazionale di Milano, Gianni Vivabene (dt) e Roberto Ricella (responsabile attività di base) all'Enotria di Milano, Bruno Casiraghi (dt) e Giovanni Valenti (responsabile attività di base) all'Asd Sarnico, Michele Ravera (dt) e Nazzareno Tosetti (responsabile attività di base) all'Accademia Calcio Como, Federico Marzolini (dt) e Davide Puglia al Fcd San Giuseppe di Piacenza, Paolo Migliavacca (dt) e Mattia Rolfo (responsabile attività di base) a Suno in provincia di Novara. Questa, per il momento, è la grande squadre dei Centri di Formazione Inter. "Per il momento - come sottolinea Samaden - perché, come in tutti i nostri progetti, sappiamo sempre da dove partiamo e mai dove arriviamo, perché la competenza, l'entusiasmo e la passione ci portano sempre oltre gli stessi obiettivi prefissati".
"Sono risultati straordinari - commenta Ernesto Paolillo, amministratore delegato e dg dell'Inter -, ma il Settore Giovanile, per un grande club come il nostro, è come un fondo patrimoniale, quindi ogni giorno bisogna lavorare per migliorarlo". Un passaggio fondamentale, in tal senso, è la nascita dei primi sei Centri di Formazione Inter (cdf), alba di un progetto nazionale che va oltre i rapporti di affiliazione e propone, in Italia, una novità assoluta: riproporre, in tutto e per tutto, il modello nerazzurro di filosofia e di lavoro per uniformarlo attraverso società di comprovata ed elevata qualità strutturale tecnico organizzativa in riferimento alle categorie Piccoli Amici, Pulcini ed Esordienti, quindi dai 6 ai 13 anni.
Sono già attivi due centri a Milano (Cs Accademia Internazionale ed Fc Enotria), due in Lombardia (Asd Sarnico in provincia di Bergamo e Accademia Calcio Como), una in Emilia Romagna (Fcd S.Giuseppe Calcio di Piacenza) e una in Piemonte (Suno Fcd in provincia di Novara). Sei vere e proprie 'succursali' del centro sportivo "Giacinto Facchetti" di Milano dove ogni direttore tecnico di ogni singolo centro di formazione, tutti scelti dal Settore Giovanile dell'Inter, ha il compito di coordinare tutte le attività uniformandole a quelle di F.C. Internazionale.
"Sono molto contento che la mia società abbia avviato questo progetto - ha sottolineato Josè Mourinho, intervenuto alla presentazione organizzata da Roberto Samaden, responsabile tecnico del Settore Giovanile -. Lo considero, a tutti i livelli, un progetto sociale e non solo calcistico perché, per la fascia d'età alla quale si rivolge, lo sport è importante nella formazione del ragazzo più che dell'atleta, dell'uomo che sarà più che del calciatore che sarà. Mi piacerebbe tanto poter raccogliere, in prima squadra, il frutto di questo lavoro, ma non so se sarà possibile perché, chi lavora con i giovani, sa che i tempi del raccolto sono lunghi, ma l'atto della semina è decisivo, importantissimo, fondamentale. Avere una squadra, in futuro, con una forte presenza del 'made in Inter', questa è la bellezza del progetto che, nella globalità dei nostri tempi, va oltre il luogo di nascita del ragazzo o il suo passaporto, ma ha radici, culturali-sportive, nel club di appartenenza".
Roberto Samaden (responsabile tecnico del Settore Giovanile F.C. Internazionale), Giuliano Rusca (responsabile attività di base del Settore Giovanile F.C. Internazionale), Stefano Bellinzaghi (dt) e Simone Terraneo (responsabile attività di base) all'Accademia Internazionale di Milano, Gianni Vivabene (dt) e Roberto Ricella (responsabile attività di base) all'Enotria di Milano, Bruno Casiraghi (dt) e Giovanni Valenti (responsabile attività di base) all'Asd Sarnico, Michele Ravera (dt) e Nazzareno Tosetti (responsabile attività di base) all'Accademia Calcio Como, Federico Marzolini (dt) e Davide Puglia al Fcd San Giuseppe di Piacenza, Paolo Migliavacca (dt) e Mattia Rolfo (responsabile attività di base) a Suno in provincia di Novara. Questa, per il momento, è la grande squadre dei Centri di Formazione Inter. "Per il momento - come sottolinea Samaden - perché, come in tutti i nostri progetti, sappiamo sempre da dove partiamo e mai dove arriviamo, perché la competenza, l'entusiasmo e la passione ci portano sempre oltre gli stessi obiettivi prefissati".
08 ottobre 2009
25 settembre 2009
22 settembre 2009
19 settembre 2009
11 settembre 2009
GIANLUCA
Gianluca
Gianluca è un bimbo dagli occhi verdi molto grandi, curiosi e sospettosi. Guarda il pallone rotolare sul prato con un'attenzione particolare come se volesse contare il numero degli esagoni che ne avvolgono la superficie. Già si immagina campione di serie A, si vede giocare con i più grandi negli stadi più importanti. È ancora un Pulcino e gioca con i suoi piccoli amici. Vuoi mettere la bellezza di sfidarli tutti in interminabili uno contro uno in un allenamento vero? Vuoi mettere la bellezza di sfidarli su un campo regolamentare di calcio e non nel cortile di casa? Qui si che c'è soddisfazione! Qui si che c'è divertimento! Vuoi mettere fare un campionato vero con le magliette tutte colorate, contro degli avversari veri e alla presenza di un arbitro vero?
Tutto è iniziato così per Gianluca. Non pensava di certo, a otto anni, di entrare un giorno nell'almanacco dei giocatori della storia del calcio, di vincere scudetti e coppe dei campioni e di indossare persino la maglia della Nazionale. Suo padre gli aveva instillato la passione per il calcio. Alla domenica lo portava allo stadio di Como dove giocavano gli “azzurri lariani” e li si divertiva un mondo nel vedere quei lunghi passaggi dei giocatori che mandavano la palla addirittura a finire nelle acque del lago.
Il bimbo predilige correre dietro al pallone che perdere tempo a guardare gli altri che giocano e si divertono, così allo stadio lui si porta il pallone e gioca da solo, gioca e si diverte!
Viene notato da me mentre gioca nella squadre di Albate. È una giornata di Settembre giochiamo, io allora allenavo gli esordienti del Calcio Como, al comunale di Albate contro l'Albatese. Dopo dieci minuti vinciamo uno a zero e l'arbitro assegna all'Albatese un calcio di punizione, la palla è posizionata dall'arbitro a circa venticinque metri dalla nostra porta. Attorno alla palla si forma un cappanello di ragazzini da dove fuoriesce un piccoletto con la palla in mano, senza parlare la piazza per terra e indietreggia per prendere la rincorsa. Mi chiedo: “non vorrà mica tirare?” Tira! Parte la rincorsa, calcia di destro una "botta" incredibile che si insacca proprio all'incrocio. Gol uno a uno. Io e il mio accompagnatore il sig. Rustignoli ci guardiamo negli occhi e ci capiamo subito, questo è da seguire! Durante la partita lo osserviamo: è un centrocampista centrale, corre come un matto per tutto il campo e , per la sua età, ha un tiro micidiale. Ha poi un innato senso del gol, infatti dopo cinque minuti ci fa un altro gol! È deciso lo convochiamo per martedì ad Orsenigo! Il lunedì seccessivo il ragazzo viene preso e inserito nella squadra esordienti del Calcio Como, facendo poi tutta la trafila nelle giovanili e ottenendo i risultati sognati!
GIANLUCA ZAMBROTTA
Dotato di un fisico potente e resistente, è cresciuto nelle giovanili del Como e nei primi anni della sua carriera ha ricoperto ruoli offensivi come esterno di centrocampo o ala.
L'esordio nel mondo del calcio professionistico è avvenuto nel 1994 nella sua città natale. Zambrotta è rimasto per tre stagioni al Como, giocando in Serie B e in Serie C1.
1997-1999: Bari [modifica]
Nel 1997 è passato al Bari, dove a 20 anni ha esordito in Serie A il 31 agosto 1997 in Bari-Parma (0-2).
Con la squadra pugliese si è messo in luce sia per le sue ottime qualità tecniche che per le sue qualità tattiche. Nella formazione barese veniva impiegato da jolly d'attacco o da esterno di centrocampo. Zambrotta ha disputato 2 ottime stagioni con il Bari, tanto da guadagnarsi la chiamata in Nazionale e l'attenzione dei grandi club.[3]
1999-2006: Juventus [modifica]
Nella stagione 1999-2000, a 22 anni, è passato alla Juventus. Nel 2002 l'allenatore Marcello Lippi lo ha impiegato per la prima volta come terzino sinistro, e in seguito la scelta si è rivelata permanente perché Zambrotta si è espresso subito ad altissimi livelli,[4] diventando uno dei migliori interpreti del suo nuovo ruolo. Il suo controllo di palla in corsa, la sua abilità tattica, sia offensiva che difensiva, lo hanno fatto diventare un giocatore di livello mondiale in questo ruolo.
Sotto la guida di Lippi ha conquistato due scudetti (2002 e 2003). Nel 2003, dopo le grandi prestazioni in Serie A e in Champions League, dove ha perso la finale di Manchester ai rigori contro il Milan, è stato onorato con inserimento nella lista tra i contendenti al Pallone d'oro insieme ad altri compagni della Juventus.
Anche i due anni con Fabio Capello alla guida dei bianconeri, dal 2004 al 2006 sono stati molto proficui per Zambrotta, che ha vinto uno scudetto il primo anno e un altro sub-judice l'anno seguente per via di Calciopoli. A seguito delle decisioni della giustizia sportiva, tuttavia, il primo scudetto è stato revocato dalla CAF e il secondo assegnato all'Inter.
Il 21 luglio 2006, Zambrotta ha lasciato la Juventus a seguito delle vicende giudiziarie che hanno provocato la retrocessione della società torinese. A 29 anni ha deciso di andare a giocare in Spagna, acquistato dal Barcellona per 14 milioni di euro,[5] insieme al compagno della Juventus Lilian Thuram.[6]
Nel Barcellona è stato impiegato dal tecnico Frank Rijkaard prevalentemente come terzino destro. Ha disputato la prima partita con la nuova maglia il 13 agosto 2006 in amichevole contro i New York Red Bulls e ha esordito in partite ufficiali il 17 agosto 2006 in Supercoppa di Spagna nel derby con l'Espanyol, subentrando all'81° minuto a Puyol.[7]
Ha segnato il primo gol con la maglia blaugrana il 17 marzo 2007 in Recreativo Huelva-Barcellona 0-4[8] e si è ripetuto, sempre nella stagione 2006-2007 anche contro l'Atlético Madrid al Vicente Calderón, nella peggior sconfitta interna dell'Atlético (0-6),[9] e contro il Gimnàstic.
Durante la militanza nel Barcellona, nel dicembre 2006 è stato nominato presidente onorario del Como.[10]
Dopo un insistente circolare di voci di calciomercato durato per alcuni mesi, il giocatore ha lasciato il Barcellona il 31 maggio 2008 per approdare al Milan per la cifra di 9 milioni di euro più altri 2 nel caso in cui il Milan concludesse il campionato 2008-2009 almeno al terzo posto.[11][12]
Ha esordito in partite ufficiali con la maglia rossonera il 31 agosto 2008 in Milan-Bologna 1-2, prima giornata della Serie A 2008-2009. Il 21 settembre 2008 ha segnato il suo primo gol ufficiale con la maglia rossonera nel posticipo della terza giornata di campionato contro la Lazio, realizzando al 35° minuto il 2-1 per il Milan (4-1 il risultato finale).
Gianluca è un bimbo dagli occhi verdi molto grandi, curiosi e sospettosi. Guarda il pallone rotolare sul prato con un'attenzione particolare come se volesse contare il numero degli esagoni che ne avvolgono la superficie. Già si immagina campione di serie A, si vede giocare con i più grandi negli stadi più importanti. È ancora un Pulcino e gioca con i suoi piccoli amici. Vuoi mettere la bellezza di sfidarli tutti in interminabili uno contro uno in un allenamento vero? Vuoi mettere la bellezza di sfidarli su un campo regolamentare di calcio e non nel cortile di casa? Qui si che c'è soddisfazione! Qui si che c'è divertimento! Vuoi mettere fare un campionato vero con le magliette tutte colorate, contro degli avversari veri e alla presenza di un arbitro vero?
Tutto è iniziato così per Gianluca. Non pensava di certo, a otto anni, di entrare un giorno nell'almanacco dei giocatori della storia del calcio, di vincere scudetti e coppe dei campioni e di indossare persino la maglia della Nazionale. Suo padre gli aveva instillato la passione per il calcio. Alla domenica lo portava allo stadio di Como dove giocavano gli “azzurri lariani” e li si divertiva un mondo nel vedere quei lunghi passaggi dei giocatori che mandavano la palla addirittura a finire nelle acque del lago.
Il bimbo predilige correre dietro al pallone che perdere tempo a guardare gli altri che giocano e si divertono, così allo stadio lui si porta il pallone e gioca da solo, gioca e si diverte!
Viene notato da me mentre gioca nella squadre di Albate. È una giornata di Settembre giochiamo, io allora allenavo gli esordienti del Calcio Como, al comunale di Albate contro l'Albatese. Dopo dieci minuti vinciamo uno a zero e l'arbitro assegna all'Albatese un calcio di punizione, la palla è posizionata dall'arbitro a circa venticinque metri dalla nostra porta. Attorno alla palla si forma un cappanello di ragazzini da dove fuoriesce un piccoletto con la palla in mano, senza parlare la piazza per terra e indietreggia per prendere la rincorsa. Mi chiedo: “non vorrà mica tirare?” Tira! Parte la rincorsa, calcia di destro una "botta" incredibile che si insacca proprio all'incrocio. Gol uno a uno. Io e il mio accompagnatore il sig. Rustignoli ci guardiamo negli occhi e ci capiamo subito, questo è da seguire! Durante la partita lo osserviamo: è un centrocampista centrale, corre come un matto per tutto il campo e , per la sua età, ha un tiro micidiale. Ha poi un innato senso del gol, infatti dopo cinque minuti ci fa un altro gol! È deciso lo convochiamo per martedì ad Orsenigo! Il lunedì seccessivo il ragazzo viene preso e inserito nella squadra esordienti del Calcio Como, facendo poi tutta la trafila nelle giovanili e ottenendo i risultati sognati!
GIANLUCA ZAMBROTTA
Dotato di un fisico potente e resistente, è cresciuto nelle giovanili del Como e nei primi anni della sua carriera ha ricoperto ruoli offensivi come esterno di centrocampo o ala.
L'esordio nel mondo del calcio professionistico è avvenuto nel 1994 nella sua città natale. Zambrotta è rimasto per tre stagioni al Como, giocando in Serie B e in Serie C1.
1997-1999: Bari [modifica]
Nel 1997 è passato al Bari, dove a 20 anni ha esordito in Serie A il 31 agosto 1997 in Bari-Parma (0-2).
Con la squadra pugliese si è messo in luce sia per le sue ottime qualità tecniche che per le sue qualità tattiche. Nella formazione barese veniva impiegato da jolly d'attacco o da esterno di centrocampo. Zambrotta ha disputato 2 ottime stagioni con il Bari, tanto da guadagnarsi la chiamata in Nazionale e l'attenzione dei grandi club.[3]
1999-2006: Juventus [modifica]
Nella stagione 1999-2000, a 22 anni, è passato alla Juventus. Nel 2002 l'allenatore Marcello Lippi lo ha impiegato per la prima volta come terzino sinistro, e in seguito la scelta si è rivelata permanente perché Zambrotta si è espresso subito ad altissimi livelli,[4] diventando uno dei migliori interpreti del suo nuovo ruolo. Il suo controllo di palla in corsa, la sua abilità tattica, sia offensiva che difensiva, lo hanno fatto diventare un giocatore di livello mondiale in questo ruolo.
Sotto la guida di Lippi ha conquistato due scudetti (2002 e 2003). Nel 2003, dopo le grandi prestazioni in Serie A e in Champions League, dove ha perso la finale di Manchester ai rigori contro il Milan, è stato onorato con inserimento nella lista tra i contendenti al Pallone d'oro insieme ad altri compagni della Juventus.
Anche i due anni con Fabio Capello alla guida dei bianconeri, dal 2004 al 2006 sono stati molto proficui per Zambrotta, che ha vinto uno scudetto il primo anno e un altro sub-judice l'anno seguente per via di Calciopoli. A seguito delle decisioni della giustizia sportiva, tuttavia, il primo scudetto è stato revocato dalla CAF e il secondo assegnato all'Inter.
Il 21 luglio 2006, Zambrotta ha lasciato la Juventus a seguito delle vicende giudiziarie che hanno provocato la retrocessione della società torinese. A 29 anni ha deciso di andare a giocare in Spagna, acquistato dal Barcellona per 14 milioni di euro,[5] insieme al compagno della Juventus Lilian Thuram.[6]
Nel Barcellona è stato impiegato dal tecnico Frank Rijkaard prevalentemente come terzino destro. Ha disputato la prima partita con la nuova maglia il 13 agosto 2006 in amichevole contro i New York Red Bulls e ha esordito in partite ufficiali il 17 agosto 2006 in Supercoppa di Spagna nel derby con l'Espanyol, subentrando all'81° minuto a Puyol.[7]
Ha segnato il primo gol con la maglia blaugrana il 17 marzo 2007 in Recreativo Huelva-Barcellona 0-4[8] e si è ripetuto, sempre nella stagione 2006-2007 anche contro l'Atlético Madrid al Vicente Calderón, nella peggior sconfitta interna dell'Atlético (0-6),[9] e contro il Gimnàstic.
Durante la militanza nel Barcellona, nel dicembre 2006 è stato nominato presidente onorario del Como.[10]
Dopo un insistente circolare di voci di calciomercato durato per alcuni mesi, il giocatore ha lasciato il Barcellona il 31 maggio 2008 per approdare al Milan per la cifra di 9 milioni di euro più altri 2 nel caso in cui il Milan concludesse il campionato 2008-2009 almeno al terzo posto.[11][12]
Ha esordito in partite ufficiali con la maglia rossonera il 31 agosto 2008 in Milan-Bologna 1-2, prima giornata della Serie A 2008-2009. Il 21 settembre 2008 ha segnato il suo primo gol ufficiale con la maglia rossonera nel posticipo della terza giornata di campionato contro la Lazio, realizzando al 35° minuto il 2-1 per il Milan (4-1 il risultato finale).
07 settembre 2009
PIX SCRIVE ALLA MADRE
Cara Madre,
avrei voluto salutarti meglio, avrei voluto parlare con te ma il tempo delle decisioni non me l'ha permesso. Avrei voluto e voglio dirti l’amore che ho nel mio cuore per te. Madre che mi hai messo al mondo è giunta l'ora di lasciarci e proprio in questo momento voglio dirti quanto ti amo.
Tu sei la Madre che mi abbracciava in ogni percorso della mia vita, mi prendevi per mano quando non sapevo dove andare e mi accompagnavi con la tua fermezza. Mi rialzavi tutte le volte che cadevo con quel sorriso così dolce che mi scioglieva il cuore e che faceva sembrare tutto più bello e semplice.Cerca di capire con il tuo grande cuore cara Madre il tuo avventuroso figlio, non è facile per me…lasciare il cuore di una madre che si strugge per suo Figlio che parte per sempre e mai tornerà. Soffro per il dolore che ti sto procurando, soffro per la sofferenza che ti arrecherà la solitudine, soffro perchè non si sentono le urla del mio cuore per te. Tu sei sempre lì con me, accanto a me! Tu Non mi lascerai mai, sarai sempre li in un angolo e mi guarderai, mi vedrai cadere e rialzare, mi vedrai sorridere, mi vedrai piangere e mi vedrai raggiungere traguardi e Tu, ne sono sicuro, farai il tifo per me…Hai reso la mia vita speciale con il suo amore, mi hai donato affetto e calore materno senza misura senza interesse e senza egoismo. Tu mi ami perchè sei mia Madre. Hai donato a me, al tuo figlio, tutto l'amore possibile, hai donato tutta te stessa e i tuoi sogni; a me hai sacrificato con gioia tutto quello che era necessario. Sei la stella della sera che brilla luminosa in cielo e mi rassicura sempre. La rugiada del mattino che accarezzerà il mio viso e mi donerà il sorriso mi ricorderà che esisti e che mi aspetti. Grazie Madre, quello che posso dirti è solo un umile grazie. Queste parole tienile per te e tienile sul cuore e quando avrai voglia di sentire l'amore che tuo figlio prova per te leggile e non ti sentirai sola.
Con tanto affetto Tuo figlio Pix”
avrei voluto salutarti meglio, avrei voluto parlare con te ma il tempo delle decisioni non me l'ha permesso. Avrei voluto e voglio dirti l’amore che ho nel mio cuore per te. Madre che mi hai messo al mondo è giunta l'ora di lasciarci e proprio in questo momento voglio dirti quanto ti amo.
Tu sei la Madre che mi abbracciava in ogni percorso della mia vita, mi prendevi per mano quando non sapevo dove andare e mi accompagnavi con la tua fermezza. Mi rialzavi tutte le volte che cadevo con quel sorriso così dolce che mi scioglieva il cuore e che faceva sembrare tutto più bello e semplice.Cerca di capire con il tuo grande cuore cara Madre il tuo avventuroso figlio, non è facile per me…lasciare il cuore di una madre che si strugge per suo Figlio che parte per sempre e mai tornerà. Soffro per il dolore che ti sto procurando, soffro per la sofferenza che ti arrecherà la solitudine, soffro perchè non si sentono le urla del mio cuore per te. Tu sei sempre lì con me, accanto a me! Tu Non mi lascerai mai, sarai sempre li in un angolo e mi guarderai, mi vedrai cadere e rialzare, mi vedrai sorridere, mi vedrai piangere e mi vedrai raggiungere traguardi e Tu, ne sono sicuro, farai il tifo per me…Hai reso la mia vita speciale con il suo amore, mi hai donato affetto e calore materno senza misura senza interesse e senza egoismo. Tu mi ami perchè sei mia Madre. Hai donato a me, al tuo figlio, tutto l'amore possibile, hai donato tutta te stessa e i tuoi sogni; a me hai sacrificato con gioia tutto quello che era necessario. Sei la stella della sera che brilla luminosa in cielo e mi rassicura sempre. La rugiada del mattino che accarezzerà il mio viso e mi donerà il sorriso mi ricorderà che esisti e che mi aspetti. Grazie Madre, quello che posso dirti è solo un umile grazie. Queste parole tienile per te e tienile sul cuore e quando avrai voglia di sentire l'amore che tuo figlio prova per te leggile e non ti sentirai sola.
Con tanto affetto Tuo figlio Pix”
02 settembre 2009
PIX 14
Pix sapeva che doveva da quell'istante attivare due procedure obbligatorie ed importanti per la sua sicurezza e per quella del Pianeta Terrax. La prima era quella di programmare il ritorno della navicella al Pianeta di provenienza; la seconda, la più complessa e la più dolorosa a livello affettivo, era quella della sua definitiva trasformazione in UMANO! Era già notte ed era molto stanco ma doveva mettersi al lavoro. La sua presenza era stata rilevata e lui sapeva benissimo quali erano i pericoli. Entrò nella CABINA DI PILOTAGGIO, inserì la chiave elettronica per azionare i comandi nell'apposita fessura, digitò il codice segreto sul computer di bordo e al segnale:-inserire coordinate di volo- digitò a sua volta la rotta che avrebbe dovuto eseguire la navicella per arrivare sul pianeta TERRAX. Pix guardò fuori dall'oblò e vide che attorno alla navicella si estendeva la boscaglia verde ed addormentata nell'estate terrestre. Il fruscio delle foglie echeggiava all'interno della navicella e il suono dei tasti accompagnava questo suono dolce e delicato. Gli alberi erano betulle che frusciavano al vento e mostrando i loro riflessi biancastri sembravano campanili di chiese romaniche. Pix impallidì e per un attimo si fermò a pensare: “Cosa sto facendo? Che ne sarà di me? È assurdo non doveva capitare!” gli sembrava di sognare, ma quella era la realtà che lui voleva e che aveva scelto e così continuò la procedura per la partenza della navicella. L'inserimento dei codici e delle coordinate portarono via circa due ore di lavoro, dopo di che Pix si diresse verso la cella di trasformazione. Era stremato, le gambe lo sorreggevano a stento e aprì con difficoltà la porta della cella. C'era un chiaro di luna che illuminava tutto l'interno dell'astronave, Pix aveva dovuto spegnere tutte le luci della navicella perchè così prevedeva la procedura. Entrò nella cella quadrata e silenziosa che era così ben insonorizzata che non lasciava udire altro suono che il suo respiro. Si sedette sulla poltrona e tutta la tensione fu messa da parte. Difronte a lui c'era la console di comando, iniziò ad emozionarsi quando sul monitor vide la dicitura- trasformazione definitiva in UMANO. Si la parola UMANO era scritta in maiuscolo ed era evidenziata in grassetto. Nella sua testa riprese a farsi delle domande: “Come? Come poteva avvenire tutto ciò? E perchè? A quale scopo?” lasciò che che ogni sorta di domanda cadesse nel vuoto come aveva fatto con le sue braccia un attimo prima di sollevarsi e schiacciare il tasto del VIA all'operazione trasformazione definitiva. Pigiò il comando, Chiuse gli occhi e la trasformazione in umano iniziò. Attese a capo chino, il suo cervello prese a sfornare immagini in un vortice sempre più profondo e largo e ad un tratto avvenne il tutto: ci fu una vampata di calore che percorse tutta la schiena e arrivò sino ai piedi, sembrava che avesse un gran fuoco tutto dentro al suo corpo. Le orecchie gli ronzavano e Pix sentì un dolore lancinante al capo e lanciò un grido. Senza rendersene conto e con un respiro affannoso si alzò, aprì gli occhi e guardò il monitor e lesse la seguente frase:
PROCEDURA ULTIMATA! ORA SEI UN UMANO!!
Uscì dalla cella e cercò subito l'uscita. Aveva solo pochi minuti per allontanarsi da quel posto, tra poco la navicella sarebbe partita con destinazione Terrax e lui doveva essere lontano da li per evitare le fiamme dei motori. Uscendo si diresse verso il bosco cercando di allontanarsi il più possibile, ma la stanchezza limitava i suoi movimenti rendendolo impacciato e lento. Il rombo dei motori della navicella iniziavano ad essere assordanti. Uscì dal bosco e si buttò a terra e poi ci fu un lampo che illuminò tutta la zona circostante. Si sentì un rombo fortissimo e alzò gli occhi al cielo appena in tempo per vedere la navicella che si stagliava verso il cielo notturno lasciandosi dietro una lunga scia di polvere bianca. Sorrise, la navicella era alta nel cielo e sicuramente sarebbe andata verso la rotta predestinata. Fece appena in tempo a vederla sparire nel iper-spazio e poi adagiò il suo capo per terra cadendo in un sonno profondo.
PROCEDURA ULTIMATA! ORA SEI UN UMANO!!
Uscì dalla cella e cercò subito l'uscita. Aveva solo pochi minuti per allontanarsi da quel posto, tra poco la navicella sarebbe partita con destinazione Terrax e lui doveva essere lontano da li per evitare le fiamme dei motori. Uscendo si diresse verso il bosco cercando di allontanarsi il più possibile, ma la stanchezza limitava i suoi movimenti rendendolo impacciato e lento. Il rombo dei motori della navicella iniziavano ad essere assordanti. Uscì dal bosco e si buttò a terra e poi ci fu un lampo che illuminò tutta la zona circostante. Si sentì un rombo fortissimo e alzò gli occhi al cielo appena in tempo per vedere la navicella che si stagliava verso il cielo notturno lasciandosi dietro una lunga scia di polvere bianca. Sorrise, la navicella era alta nel cielo e sicuramente sarebbe andata verso la rotta predestinata. Fece appena in tempo a vederla sparire nel iper-spazio e poi adagiò il suo capo per terra cadendo in un sonno profondo.
30 agosto 2009
PIX FINE
TRENT'ANNI DOPO...
“...gentili signori e pregiatissime signore di tutto l'universo conosciuto è il vostro Nicolò Martellimpizzul che vi sta parlando dal pianeta Terrax per raccontarvi l'ultimo atto, cioè la finale, del primo campionato intergalattico di calcio. Oggi si affronteranno le squadre del pianeta Terrax, guidata dal famosissimo allenatore PIX Ponix e la squadra del pianeta Terra guidata dall'altrettanto famoso allenatore Dadi Dodi. Lo striografo Henry Millebaal ha definito questo l'evento più importante di tutti i tempi-” Così iniziava la telecronaca in universo-visione di quella partita dove Pix e Dadi, dopo una gloriosa carriera nelle squadre professionistiche più blasonate del pianeta Terra, si affrontavano come allenatori delle rappresentative dei loro pianeti. In tutti questi anni si erano dedicati a promuovere il calcio per tutto l'universo conosciuto e dopo trent'anni erano riusciti ad organizzare il campionato universale sul pianeta Terrax. Sembrava un puro atto di velleità, una speranza superiore alle loro forze invece i due “fratelli”, sono riusciti a realizzare il loro sogno dopo tanti sforzi. Questa competizione, unica nel suo genere, si svolse nello stadio più grande di tutto l'universo. La struttura poteva contenere cinquecentomila posti a sedere. Questo miracolo dell'architettura era ed è di per sé la più comunicativa opera di pace che si potesse costruire.
Dopo tanti anni di lavoro i vari popoli dell'universo avevano riconosciuto l'utilità del calcio come mezzo di pace, il calcio era diventato per tutti un evento che imponeva precise regole a chi lo organizzava, dirigeva e praticava. Il calcio per tutti quei pianeti che facevano parte della confederazione universale del gioco calcio era diventato soprattutto un fatto culturale perchè intimamente connesso al tessuto sociale dell'agire ed alla crescita dei giovani di tutto l'universo. Il calcio oramai non aveva più confini, ne colore e neppure età; non era condizionato da ideologie politiche o religiose; trascendeva i confini del sesso ed entrava nel vissuto di ognuno dei cittadini dell'universo. Di calcio ci si vestiva; per il calcio si gioiva, si rideva e si piangeva. Ci stava dentro tutto nel calcio: gioco, fantasia, tecnica e tattica, agonismo ed esasperazione insieme. Il calcio era spettacolo, sogno per i bambini e per gli adulti di chi giocava e di chi assisteva all'evento. Vi regnavano fede e bandiere, miti e leggende, records e primati, in una convivenza che ospitava disparati strati sociali. Per la nuda cronaca la partita quel giorno ebbe questo andamento: la squadra di Terrax andò in vantaggio al vetitreesimo del primo tempo con un colpo di testa di Olivix, un difensore roccioso e arcigno, proiettato in attacco per la realizzazione di un calcio piazzato. Il gol, come al solito nel gioco del calcio, arrivava nel momento migliore del gioco di Terra che dopo aver preso bene le misure alla squadra di Pix rischiava di andare in vantaggio più volte. Tutto il primo tempo la squadra di Dadi cercò di pareggiare senza riuscirci. Nella ripresa il pareggio della squadra della Terra arriva da un angolo calciato con il contagiri da Pessot: il colpo di testa di Bordonal, sul cross di quest'ultimo, è da rapace d'area di rigore e si va sull'uno a uno. Le azioni si susseguirono senza sosta e senza esito e con il risultato di uno a uno si conclusero i tempi regolamentari. Ai tempi supplementari poco cambiava, il gioco stazionava soprattutto a centrocampo senza che una delle due squadre avesse la meglio sull'altra e dopo un'occasione da gol per parte ci si avviava verso la lotteria dei calci di rigori. Il pubblico che sino ad allora aveva gioito e sofferto con urla e incitazioni per i propri beniamini si era fatto taciturno quasi volesse recuperare le energie sprecate nello sforzo di spettatore. I rigoristi delle due squadre erano stati segnalati alla terna arbitrale e da li a poco avrebbe avuto inizio l'emozionante recita dei rigori, ma a quel punto i due allenatori con un richiamo dagli altoparlanti dello stadio e dissero insieme: “il calcio ha una potenzialità educativa grandiosa: il senso di fratellanza, l'onestà, il rispetto del corpo proprio ed altrui contribuiscono all'edificazione di una società civile dove all'antagonismo si sostituisca l'agonismo, dove allo scontro si sostituisca l'incontro ed alla contrapposizione astiosa il confronto leale. È per questi motivi che vi diciamo che la PARTITA FINISCE QUI sul punteggio di PARITA' lanciando un messaggio di speranza a tutto l'universo che impari da questi atleti come si può essere avversari e rispettarsi per quello che si è! GRAZIE PER TUTTE LE PARTITE CHE GIOCHERETE IN SANA COMPETIZIONE, CON ONESTA' DI INTENTI ED AUTENTICA PASSIONE SPORTIVA!” Dopo un breve attimo di silenzio gli spettatori iniziarono ad applaudire e a festeggiare questa decisione come si festeggia una nuova vita che viene al mondo e sul video dello stadio comparve un enorme e colorato da mille colori: GRAZIE! Ed esplose la festa.
“...gentili signori e pregiatissime signore di tutto l'universo conosciuto è il vostro Nicolò Martellimpizzul che vi sta parlando dal pianeta Terrax per raccontarvi l'ultimo atto, cioè la finale, del primo campionato intergalattico di calcio. Oggi si affronteranno le squadre del pianeta Terrax, guidata dal famosissimo allenatore PIX Ponix e la squadra del pianeta Terra guidata dall'altrettanto famoso allenatore Dadi Dodi. Lo striografo Henry Millebaal ha definito questo l'evento più importante di tutti i tempi-” Così iniziava la telecronaca in universo-visione di quella partita dove Pix e Dadi, dopo una gloriosa carriera nelle squadre professionistiche più blasonate del pianeta Terra, si affrontavano come allenatori delle rappresentative dei loro pianeti. In tutti questi anni si erano dedicati a promuovere il calcio per tutto l'universo conosciuto e dopo trent'anni erano riusciti ad organizzare il campionato universale sul pianeta Terrax. Sembrava un puro atto di velleità, una speranza superiore alle loro forze invece i due “fratelli”, sono riusciti a realizzare il loro sogno dopo tanti sforzi. Questa competizione, unica nel suo genere, si svolse nello stadio più grande di tutto l'universo. La struttura poteva contenere cinquecentomila posti a sedere. Questo miracolo dell'architettura era ed è di per sé la più comunicativa opera di pace che si potesse costruire.
Dopo tanti anni di lavoro i vari popoli dell'universo avevano riconosciuto l'utilità del calcio come mezzo di pace, il calcio era diventato per tutti un evento che imponeva precise regole a chi lo organizzava, dirigeva e praticava. Il calcio per tutti quei pianeti che facevano parte della confederazione universale del gioco calcio era diventato soprattutto un fatto culturale perchè intimamente connesso al tessuto sociale dell'agire ed alla crescita dei giovani di tutto l'universo. Il calcio oramai non aveva più confini, ne colore e neppure età; non era condizionato da ideologie politiche o religiose; trascendeva i confini del sesso ed entrava nel vissuto di ognuno dei cittadini dell'universo. Di calcio ci si vestiva; per il calcio si gioiva, si rideva e si piangeva. Ci stava dentro tutto nel calcio: gioco, fantasia, tecnica e tattica, agonismo ed esasperazione insieme. Il calcio era spettacolo, sogno per i bambini e per gli adulti di chi giocava e di chi assisteva all'evento. Vi regnavano fede e bandiere, miti e leggende, records e primati, in una convivenza che ospitava disparati strati sociali. Per la nuda cronaca la partita quel giorno ebbe questo andamento: la squadra di Terrax andò in vantaggio al vetitreesimo del primo tempo con un colpo di testa di Olivix, un difensore roccioso e arcigno, proiettato in attacco per la realizzazione di un calcio piazzato. Il gol, come al solito nel gioco del calcio, arrivava nel momento migliore del gioco di Terra che dopo aver preso bene le misure alla squadra di Pix rischiava di andare in vantaggio più volte. Tutto il primo tempo la squadra di Dadi cercò di pareggiare senza riuscirci. Nella ripresa il pareggio della squadra della Terra arriva da un angolo calciato con il contagiri da Pessot: il colpo di testa di Bordonal, sul cross di quest'ultimo, è da rapace d'area di rigore e si va sull'uno a uno. Le azioni si susseguirono senza sosta e senza esito e con il risultato di uno a uno si conclusero i tempi regolamentari. Ai tempi supplementari poco cambiava, il gioco stazionava soprattutto a centrocampo senza che una delle due squadre avesse la meglio sull'altra e dopo un'occasione da gol per parte ci si avviava verso la lotteria dei calci di rigori. Il pubblico che sino ad allora aveva gioito e sofferto con urla e incitazioni per i propri beniamini si era fatto taciturno quasi volesse recuperare le energie sprecate nello sforzo di spettatore. I rigoristi delle due squadre erano stati segnalati alla terna arbitrale e da li a poco avrebbe avuto inizio l'emozionante recita dei rigori, ma a quel punto i due allenatori con un richiamo dagli altoparlanti dello stadio e dissero insieme: “il calcio ha una potenzialità educativa grandiosa: il senso di fratellanza, l'onestà, il rispetto del corpo proprio ed altrui contribuiscono all'edificazione di una società civile dove all'antagonismo si sostituisca l'agonismo, dove allo scontro si sostituisca l'incontro ed alla contrapposizione astiosa il confronto leale. È per questi motivi che vi diciamo che la PARTITA FINISCE QUI sul punteggio di PARITA' lanciando un messaggio di speranza a tutto l'universo che impari da questi atleti come si può essere avversari e rispettarsi per quello che si è! GRAZIE PER TUTTE LE PARTITE CHE GIOCHERETE IN SANA COMPETIZIONE, CON ONESTA' DI INTENTI ED AUTENTICA PASSIONE SPORTIVA!” Dopo un breve attimo di silenzio gli spettatori iniziarono ad applaudire e a festeggiare questa decisione come si festeggia una nuova vita che viene al mondo e sul video dello stadio comparve un enorme e colorato da mille colori: GRAZIE! Ed esplose la festa.
29 agosto 2009
13 agosto 2009
PIX 13
Olga era disorientata, ma aveva visto con i suoi occhi quella specie di palafitta appoggiata sul terreno su quegli enormi tentacoli di metallo lucente, aveva visto con i suoi occhi gli occhi di Pix illuminarsi e irradiare un raggio fluorescente dal colore azzurro, ed infine aveva visto con i suoi occhi salire Pix sulla scala mobile che lo portava all'interno di quella specie di casa. Mentre la ragazzina riordinava le idee, non riusciva a staccare la sua attenzione visiva da quell'abitacolo così ben sagomato da sembrare proprio un disco volante. Si l'aveva detto quello non sembrava, era un disco volante! Era proprio come lo disegnavano nei fumetti: era ovale e di colore grigio, l’oggetto era stretto da un lato e più ampio da un altro. Aveva delle piccole protuberanze, come piccole ali. Si era avvicinata all’oggetto in modo da poterne valutare la consistenza e il materiale. Esso era stato costruito con un qualche tipo di metallo, di circa 10 metri di lunghezza. Non avrebbe mai neppure immaginato una cosa simile, man mano che avanzava verso uno dei tentacoli d'appoggio, gli sembrava di sentire un rumore sordo, come una debole vibrazione proveniente dall'interno dell'abitacolo. Era l'imbrunire ma quel posto sembrava essere tutto illuminato e infatti si accorse che la scala che aveva portato Pix all'interno stava scendendo verso il terreno rischiarando tutto. Senza rendersene conto urtò con il braccio contro il piedistallo di metallo provocando un rumore che echeggiò e si diffuse nello spazio circostante. Subito dopo sentì la voce di Pix: “dove sei? Olga dove sei? Vieni fatti vedere, non avere paura sono Pix!” era la voce di Pix che la cercava e la invitava a farsi vedere. Fece un passo in avanti e si fece vedere e vide a sua volta Pix. Si rese conto subito che l'amico la invitava a salire con lui nella sua abitazione, lei esitò un attimo ma poi salì sulla scala mobile e assieme vennero trasportati all'interno. Mentre si chiudeva il portellone d'entrata aumentava la sua ansia e mentre varcava la soglia della stanza davanti a se sentì la mano di Pix che afferrava la sua e la sua voce che diceva: “Non avere timore Olga qui non ti può succedere nulla!” . La stanza che stava osservando era molto grande e c'erano tre sedili posti davanti ad una vetrata che si affacciava sulla boscaglia. C'erano dei monitor e uno schermo largo quanto un grande tavolo, questo era acceso ed era pieno di stelle luminose nel buio della notte sembrava una mappa interstellare. Pix la fece accomodare su uno dei sedili, si sedette a sua volta e si voltò verso di lei e le disse: “Ti chiederai dove ti trovi e chi sono io?”continuò: “vedi Olga, tu per me significhi qualcosa ed io voglio dirti tutta la verità” inizò il suo racconto e disse tutto senza tralasciare nulla. Olga man mano che il racconto di Pix si addentrava nei particolari sgranava gli occhi sorpresa e meravigliata da quella realtà sconosciuta. Al termine Pix chiese ad Olga che ne pensava e Olga aprì la bocca per parlare, ma non riuscì a proferire parola. Avrebbe voluto dire tante cose ma non riusciva a parlare era così sorpresa che l'unica frase che emise dalla sua bocca, dopo aver deglutito, fu: “è tardi Pix e devo andare a casa” e se ne andò. Pix dopo averla accompagnata per un tratto tornò nella sua astronave.
Pix era sollevato e felice, era riuscito a dire tutto ad Olga, gli aveva parlato del viaggio, del suo pianeta dei suoi genitori e del suo progetto su...di loro. Le aveva detto tutto e adesso cosa sarebbe successo? Ecco la domanda che lo tormentava dopo aver accompagnato giù dall'astronave Olga. Mentre stava riflettendo notò che il led del ricetrasmettitore di comunicazione con Terrax lampeggiava, era una richiesta di apertura del canale! Era sicuramente suo padre che voleva comunicare con lui. Prima di premere il tasto cominciò a tremare dall'emozione. Chiuse gli occhi, cercando di frenare i mille pensieri che gli esplodevano in testa, respirò profondamente, sollevò un braccio e poi pigiò il pulsante! “Pix, Pix” era suo padre! Gli avrebbe detto tutto? Lo decise in quell'istante: SI gli avrebbe detto tutto!
E Così fece! Gli disse del suo dialogo con Olga, avvenuto proprio lì sull'astronave e della reazione di Olga, che non sapeva come definire, e fu al quel punto che il padre gli disse:
“Pix posso parlarti sinceramente?”
“Devi farlo padre, ho bisogno che tu mi faccia capire, che tu mi spieghi quello che è meglio fare” ribadì Pix.
Il padre si sistemò sulla poltrona, sospirò e fissando la video camera che lo stava riprendendo come se fossero gli occhi di Pix si mise a parlare: “E così hai svelato la tua presenza ad un umano, sinceramente avrei preferito che tu prima mi avessi consultato. Comunque la cosa è stata fatta e adesso dobbiamo pensare come organizzare il tuo viaggio di ritorno al più presto! È troppo pericoloso per te rimanere li sulla Terra!” dopo queste poche parole, per alcuni istanti calò il silenzio nella loro discussione. Pix riprese: “e perchè dovrei tornare?” “Pix!” il padre intervenne con una espressione e con un tono di voce che sembrava non lasciare margini alla discussione e fu al quel punto che Pix ebbe una reazione inconsulta: “Dimmi perchè? Perchè padre dovrei tornare? Forse perchè tu devi avere il controllo su tutto e di tutto e non puoi permettere a nessuno di fare nulla a patto che non sia tu a stabilirlo? È per questo?” il padre di Pix rimase esterefatto dalla reazione di suo figlio e capì che il momento era particolare e che avrebbe dovuto controllarsi e chiarire il malinteso con una spiegazione ancor più razionale e convincente: “Caro Pix sappiamo fin troppo bene che non occorre andare lontano, nel tempo e nello spazio, per incontrare i segni della distruttività umana. L'uomo ha dimostrato nella sua storia la necessità di distruggere tutto ciò che ricorda una diversità. Ha compiuto più genocidi l'uomo di qualsiasi genere vivente presente nell'intero universo conosciuto. L'uomo ha costruito nella sua esistenza la cultura del danno, dell'utilizzo senza scrupoli, della sopraffazione. In una sola parola, del male. Tu come fai pretendere che gli uomini possano accettare una civiltà così diversa come la nostra, come la tua? Come puoi pensare che l'umanità così presa dai suoi eccessi possa accogliere un tuo messaggio di convivenza felice tra due civiltà?” Il discorso del padre era stato di una incisività quasi dolorosa. Ma Pix sapeva e aveva toccato con mano la realtà umana e la giudicava con più indulgenza. Dalla sua breve esperienza poteva ricavare una testimonianza positiva e così rispose al padre: “Caro padre in questi giorni ho potuto sperimentare come il vivere tra gli umani sia un'esperienza formativa e creativa. Tra di loro ho avuto la sensazione che alberghino tre concetti: intelligenza, memoria e volontà. L'intelligenza e la memoria l'umano le utilizza per risolvere le situazioni che quotidianamente gli si presentano, mentre la volontà è la loro capacità di fare e di mettere in atto le azioni che, a seconda del loro concetto di bene, li fa fuggire dal male. Padre io sono fiducioso in questa umanità, in questi giorni ho ripetuto a me stesso che l'anima dell'umano è proiettata verso il bene con atti d'amore. Io credo nell'umanità e voglio rimanere”. Il padre scorse nelle parole di Pix intelligenza e trasporto per quello che aveva appena detto. Così rispose a suo figlio: “Pix io credo in te e voglio la tua felicità decidi tu! Tutto ciò che riterrai giusto fare sarà condiviso da me e da tua madre! A risentirci a presto nostro più prezioso pensiero”. “Saluti a voi miei cari Pensieri!” Si salutarono così come si salutano i Terraxani dopo di che la comunicazione venne interrotta.
Pix era sollevato e felice, era riuscito a dire tutto ad Olga, gli aveva parlato del viaggio, del suo pianeta dei suoi genitori e del suo progetto su...di loro. Le aveva detto tutto e adesso cosa sarebbe successo? Ecco la domanda che lo tormentava dopo aver accompagnato giù dall'astronave Olga. Mentre stava riflettendo notò che il led del ricetrasmettitore di comunicazione con Terrax lampeggiava, era una richiesta di apertura del canale! Era sicuramente suo padre che voleva comunicare con lui. Prima di premere il tasto cominciò a tremare dall'emozione. Chiuse gli occhi, cercando di frenare i mille pensieri che gli esplodevano in testa, respirò profondamente, sollevò un braccio e poi pigiò il pulsante! “Pix, Pix” era suo padre! Gli avrebbe detto tutto? Lo decise in quell'istante: SI gli avrebbe detto tutto!
E Così fece! Gli disse del suo dialogo con Olga, avvenuto proprio lì sull'astronave e della reazione di Olga, che non sapeva come definire, e fu al quel punto che il padre gli disse:
“Pix posso parlarti sinceramente?”
“Devi farlo padre, ho bisogno che tu mi faccia capire, che tu mi spieghi quello che è meglio fare” ribadì Pix.
Il padre si sistemò sulla poltrona, sospirò e fissando la video camera che lo stava riprendendo come se fossero gli occhi di Pix si mise a parlare: “E così hai svelato la tua presenza ad un umano, sinceramente avrei preferito che tu prima mi avessi consultato. Comunque la cosa è stata fatta e adesso dobbiamo pensare come organizzare il tuo viaggio di ritorno al più presto! È troppo pericoloso per te rimanere li sulla Terra!” dopo queste poche parole, per alcuni istanti calò il silenzio nella loro discussione. Pix riprese: “e perchè dovrei tornare?” “Pix!” il padre intervenne con una espressione e con un tono di voce che sembrava non lasciare margini alla discussione e fu al quel punto che Pix ebbe una reazione inconsulta: “Dimmi perchè? Perchè padre dovrei tornare? Forse perchè tu devi avere il controllo su tutto e di tutto e non puoi permettere a nessuno di fare nulla a patto che non sia tu a stabilirlo? È per questo?” il padre di Pix rimase esterefatto dalla reazione di suo figlio e capì che il momento era particolare e che avrebbe dovuto controllarsi e chiarire il malinteso con una spiegazione ancor più razionale e convincente: “Caro Pix sappiamo fin troppo bene che non occorre andare lontano, nel tempo e nello spazio, per incontrare i segni della distruttività umana. L'uomo ha dimostrato nella sua storia la necessità di distruggere tutto ciò che ricorda una diversità. Ha compiuto più genocidi l'uomo di qualsiasi genere vivente presente nell'intero universo conosciuto. L'uomo ha costruito nella sua esistenza la cultura del danno, dell'utilizzo senza scrupoli, della sopraffazione. In una sola parola, del male. Tu come fai pretendere che gli uomini possano accettare una civiltà così diversa come la nostra, come la tua? Come puoi pensare che l'umanità così presa dai suoi eccessi possa accogliere un tuo messaggio di convivenza felice tra due civiltà?” Il discorso del padre era stato di una incisività quasi dolorosa. Ma Pix sapeva e aveva toccato con mano la realtà umana e la giudicava con più indulgenza. Dalla sua breve esperienza poteva ricavare una testimonianza positiva e così rispose al padre: “Caro padre in questi giorni ho potuto sperimentare come il vivere tra gli umani sia un'esperienza formativa e creativa. Tra di loro ho avuto la sensazione che alberghino tre concetti: intelligenza, memoria e volontà. L'intelligenza e la memoria l'umano le utilizza per risolvere le situazioni che quotidianamente gli si presentano, mentre la volontà è la loro capacità di fare e di mettere in atto le azioni che, a seconda del loro concetto di bene, li fa fuggire dal male. Padre io sono fiducioso in questa umanità, in questi giorni ho ripetuto a me stesso che l'anima dell'umano è proiettata verso il bene con atti d'amore. Io credo nell'umanità e voglio rimanere”. Il padre scorse nelle parole di Pix intelligenza e trasporto per quello che aveva appena detto. Così rispose a suo figlio: “Pix io credo in te e voglio la tua felicità decidi tu! Tutto ciò che riterrai giusto fare sarà condiviso da me e da tua madre! A risentirci a presto nostro più prezioso pensiero”. “Saluti a voi miei cari Pensieri!” Si salutarono così come si salutano i Terraxani dopo di che la comunicazione venne interrotta.
AL MIO AMICO VIRGINIO NEGRI
A VIRGINIO
HO ACCOMPAGNATO VIRGINIO
L'HO ACCOMPAGNATO AL CAMPO
NON A GIOCARE MA A RIPOSARE
ERA UNA GIORNATA DI SOLE
AVEVO GLI OCCHIALI SCURI, IL VESTITO SCURO E IL MIO VISO OSCURATO DA L DOLORE CHE OPPRIMEVA IL MIO CUORE
I MIEI OCCHI CHIUSI CERCAVANO IMMAGINI DI VISSUTO INSIEME
TRA CORSE, GOL, ABBRACCI E QUALCHE BICCHIERE DI VINO UNA LACRIMA CADEVA SUL SORRISO CHE LE LABBRA PRONUNCIAVANO NEL RICORDO DI QUEI MOMENTI BELLI
IL CALDO SOFFOCAVA LA PIANURA SENZA CONFINI
LA TRISTEZZA ALEGGIAVA SUL NOSTRO PERCORSO
IL CAMPO ERA LI' VICINO
IL RESPIRO DIVENTAVA AFFANNOSO
LE LACRIME VELAVANO LA LUCE
IL SORRISO DIVENTAVA SMORFIA
LA TERRA APERTA TI ASPETTAVA PER IL RIPOSO
TI HO ACCOMPAGNATO VIRGINIO ORA LASCIAMI ANDARE
PORTO CON ME LA TERRA DEL CAMPO
CERCHERO' DI RESPIRARE IN ESSA QUELL'ATTIMO IN PIU' CHE LA VITA SA DARE
HO ACCOMPAGNATO VIRGINIO
L'HO ACCOMPAGNATO AL CAMPO
NON A GIOCARE MA A RIPOSARE
ERA UNA GIORNATA DI SOLE
AVEVO GLI OCCHIALI SCURI, IL VESTITO SCURO E IL MIO VISO OSCURATO DA L DOLORE CHE OPPRIMEVA IL MIO CUORE
I MIEI OCCHI CHIUSI CERCAVANO IMMAGINI DI VISSUTO INSIEME
TRA CORSE, GOL, ABBRACCI E QUALCHE BICCHIERE DI VINO UNA LACRIMA CADEVA SUL SORRISO CHE LE LABBRA PRONUNCIAVANO NEL RICORDO DI QUEI MOMENTI BELLI
IL CALDO SOFFOCAVA LA PIANURA SENZA CONFINI
LA TRISTEZZA ALEGGIAVA SUL NOSTRO PERCORSO
IL CAMPO ERA LI' VICINO
IL RESPIRO DIVENTAVA AFFANNOSO
LE LACRIME VELAVANO LA LUCE
IL SORRISO DIVENTAVA SMORFIA
LA TERRA APERTA TI ASPETTAVA PER IL RIPOSO
TI HO ACCOMPAGNATO VIRGINIO ORA LASCIAMI ANDARE
PORTO CON ME LA TERRA DEL CAMPO
CERCHERO' DI RESPIRARE IN ESSA QUELL'ATTIMO IN PIU' CHE LA VITA SA DARE
12 agosto 2009
06 agosto 2009
PIX 12
Quella mattina il sole spuntò rendendo luminoso come non mai l'abitacolo dell'astronave. Questa luminosità era quasi fastidiosa. Era l'inizio di una giornata come tante altre, eppure tutto sembrava diverso. Sua madre aveva ragione doveva dire tutto ad Olga e tornare su Terrax. Rimase a fissare per alcune decine di minuti il suo riflesso nello specchio e più si guardava e più si rendeva conto che quello non era lui. Cominciò a muoversi per tutta la nave spaziale cercando di chiarirsi le idee. Come avrebbe dovuto comportarsi, cosa avrebbe dovuto dire ai suoi compagni Dadi e Olga? Si rigenerò nella doccia sub-atomica e poi andò al solito all'appuntamento pomeridiano.
Era un caldo pomeriggio d'estate e Pix seduto sull'enorme pietra, posta sul ciglio della strada, aspettava i suoi due amici all'incrocio delle quattro strade, per trascorrere un'altra giornata assieme. Il silenzio che regnava tutto in torno era interrotto solo per alcuni istanti dal frinire di un grillo che aveva la sua tana li nei paraggi. Di li a poco avrebbe visto Olga e Dadi e gli avrebbe comunicato che lui sarebbe dovuto partire e che probabilmente non si sarebbero più rivisti. Si, era deciso, lo avrebbe detto in questo modo, così diretto senza giri di parole, senza esitazioni e senza aspettare altro tempo. Alzò lo sguardo verso il cielo e proprio in quell'istante fra le piante all'orizzonte sfrecciavano degli uccelli impegnati in una esibizione acrobatica. Le figure che esibivano gli ricordavano le azioni che lui, Dadi e la squadra di calcio avevano realizzato sul campo nella sfida del giorno prima. Guardava lo spettacolo allungando il collo e vedeva questi uccelli impegnati nel rincorresi, nel cambiare in modo repentino direzione e dirigersi ognuno di loro in punti diversi per poi riunirsi e comporre un'altra figura geometrica. Uno spettacolo unico. Chiuse gli occhi e come per magia quello spettacolo si visualizzava e nello stesso tempo si memorizzava nel suo cervello, così da poterne usufruire beatamente in tutta tranquillità tranquillità quando lo avrebbe richiamato successivamente. “Pix, Pix” gridò una voce, e la voce era quella di Olga, che sbucava dalla strada di destra. Pix si girò e la vide, il sole le batteva negli occhi e i suoi occhi brillavano come le pietre luminose che suo padre gli aveva donato prima di partire da Terrax. Osservò le sue labbra e pensò a quando ci aveva premuto sopra le sue e alla reazione che aveva avuto: un misto di rigidità e sorpresa. La scrutava nel suo muoversi così aggraziato cercando di capire il perchè provava così tanta attrazione per lei. Eppure più la guardava e più l'attrazione che lei gli suscitava aumentava. Lei gli andò incontro sorridendogli e con le braccia aperte e distese. Era vestita e pettinata con cura e al collo portava un nastro rosso che la ingentiliva e la rendeva ancora più graziosa. Quando si avvicinò abbastanza l'abbracciò e le disse: “Ciao Olga, come sei carina!” sembrava contenta che l'avesse notato, ma Pix rovinò tutto con la frase successiva: “Ma Dadi dov'è? Perchè non è con te?” sul volto di Olga si dipinse la delusione, forse sperava di sentire altre parole da parte di Pix, comunque cortesemente rispose: “Dadi ci aspetta al campo vuole presentarti l'allenatore della sua squadra” Si guardarono e ci fu un momento di stallo nella comunicazione allora Olga prese l'iniziativa: “A proposito del bacio...volevo dirti che mi dispiace se t'ha dato fastidio. È che...che...che mi piaci. Mi piaci molto! Parecchio e non ho resistito!” Olga era diventata tutta rossa e abbassando la testa lasciò la parola a Pix che non sapendo cosa dire rispose: “Anche tu mi piaci molto, non so perchè ma mi piaci”. La delusione torno sul volto di Olga. Si guardarono entrambi negli occhi e Olga non si perse d'animo e prese la mano di Pix e disse: “andiamo se no facciamo tardi, ci aspettano” si incamminarono mano nella mano e rimasero così per tutto il tragitto, pensierosi a guardare la strada che scorreva sotto i loro piedi, fino a consumare tutti i pensieri possibili. Stavano zitti forse perchè la paura di dire la cosa sbagliata in quel momento magico per entrambi, era così forte che tutti e due scelsero il silenzio. Ad un certo punto però Olga si fermò, si tolse il nastro dal collo e afferrando con entrambe le mani il suo polso destro di Pix glielo legò attorno come un bracciale dicendogli sorridendo: “questo è un mio regalo promettimi di portarlo con te sempre” Pix fu sorpreso da questo gesto ma era contento di quel dono e rispose: “è bellissimo e lo porterò sempre con me!” Poi abbassarono di nuovo entrambi lo sguardo e proseguirono il cammino. Pix sentiva il dovere di dire ad Olga la verità ma pensò che quello non era il momento e soprappensiero si toccò il polso nel punto in cui Olga gli aveva legato il nastro e sorrise e si stupì come quella stoffa setosa così liscia e morbida assomigliasse così tanto alla pelle della mano di Olga.
Dopo una ventina di minuti Olga e Pix raggiunsero il campo di allenamento dove si trovava al gran completo la squadra di Dadi con l'allenatore. Dadi appena li vide gli corse incontro e prendendo per un braccio Pix gli disse: “Pix vieni ti devo presentare il nostro allenatore vuole conoscerti, ha saputo della partita di ieri e vuole vederti all'opera.” Fece una pausa e poi riprese: “ Abbiamo organizzato un allenamento proprio per questo motivo. Per far vedere al nostro allenatore quanto sei bravo. Dai vieni” Pix non aveva molta voglia di giocare ne tanto meno di conoscere altre persone, voleva solo parlare con Olga e Dadi e spiegare chi lui fosse, da dove veniva e perchè doveva andarsene. L'esuberanza di Dadi ebbe il sopravvento, così lo condusse al cospetto dell'allenatore: “piacere mi chiamo Beppe e sono l'allenatore, mi hanno detto che ieri hai fatto faville” il signore che gli stava davanti era un tipo dai capelli brizzolati, occhi lucidi e scuri e il viso tempestato da efelidi era di un ovale quasi perfetto. Di fisico era alto e slanciato, sovrastava tutti di un palmo di mano e per guardarlo in faccia bisognava alzare la testa e inarcarla. “Buon giorno mi chiamo Pix, e ieri non ho fatto nulla di particolare ho solo giocato come gli altri” disse con un tono di voce modesto e a volume molto basso, per far capire che lo stato d'animo in cui si trovava non era proprio dei migliori. Dadi si accorse di questo e chiese all'amico se non si sentiva bene o se c'era qualcosa che non andava. Pix rispose che andava tutto bene. “E allora cosa aspettiamo dai organizziamoci e iniziamo a giocare così il mister (così i giocatori chiamavano l'allenatore Beppe) potrà osservare la bravura di Pix!” Beppe fischiò e poi gridò ai ragazzi di radunarsi attorno a lui e assegnò i ruoli,
Pix doveva giocare a centrocampo, e poi tutti entrarono in campo. Circa una ventina di altre compagne, compresa Olga, circondavano il campo pronte a tifare e applaudire i ragazzi per le loro giocate. Beppe, dopo essersi assicurato che tutti fossero ai loro posti, fischio l'inizio della partita. Qualche momento dopo il fischio d'inizio Dadi scattò sulla fascia destra, si liberò con un dribbling di un avversario andò sul fondo e fece un cross alto,teso e preciso verso il centro dell'area di rigore dove si era appena smarcato Pix che con una elevazione imponente colpì di testa e mandò il pallone ad insaccarsi all'incrocio dei pali sulla destra del portiere. Beppe rimase impassibile si limitò a passarsi una mano nei capelli sotto lo sguardo attento di Dadi che ne voleva valutare la reazione. La squadra dove giocava Pix entrò subito in possesso di palla, controllavano il gioco con una facilità di passaggio insolita e restando sempre vicini alla porta avversaria. Ad un certo punto Pix si impossessò della palla al limite dell'area di rigore, si liberò dell'avversario diretto ed entrò in area , fintò di tirare sulla destra e lasciò il portiere impiantato nel terreno prima di tirare a sinistra facendo gol. A questo punto Beppe sembrava entusiasta del nuovo -acquisto- indubbiamente questo Pix aveva buona tecnica, intuito e sapeva giocare con la squadra. Si, aveva talento e sicuramente avrebbe contribuito a migliorare le prestazioni della squadra dell'istituto nel torneo delle scuole che si sarebbe svolto tra due settimane. Beppe con il suo fischietto emise un altro sibilo e radunò di nuovo tutti i ragazzi attorno a se e quando furono tutti in semicerchio disse: “non è andata così male, diciamo che siamo ad un buon punto della preparazione e che tra due settimane potremo affrontare le altre scuole con l'ambizione di far bene, quindi ragazzi ci vediamo dopo domani alle tre qui al campo per l'allenamento.” Tutti rimasero li in piedi, tutti si aspettavano ancora qualcosa che Beppe non tardò a dire: “ah Pix da oggi sei uno di noi!” tutti a saltare ed urlare per questa ultima e attesa notizia era ufficiale Pix faceva parte della squadra di istituto. Mentre tutti si stavano congratulando con Pix Beppe all'improvviso disse: “Pix tu sei trasferito da poco nella nostra città e ti sei già iscritto alla nostra scuola vero?” Tutti si girarono a guardare Pix il quale non sapeva cosa rispondere, intervenne subito Dadi: “Si Mister Pix è nella nostra cittadina da pochi giorni e non si è ancora iscritto alla nostra scuola, ma oggi stesso andiamo insieme in segreteria e facciamo l'iscrizione. Nessuna paura Mister ci penso io, Pix è già uno di noi!” tutti tirarono un sospiro di sollievo e se ne andarono tranquilli ognuno per la loro strada. Quando si ricompose il trio Olga fece subito una domanda al taciturno Pix: “che ne pensi? Non hai detto nulla da quando è finita la partita, non ti vedo particolarmente contento, che c'è?” Olga aveva colto il malessere interno che stava vivendo Pix e voleva capire questo cambio d'umore da un giorno all'altro. Il giorno prima sembrava entusiasta sia del calcio sia della sua presenza ed oggi era così triste. Ma perchè? Pix rispose con filo di voce: “dovrei parlarvi” Olga e Dadi si fermarono immediatamente e rivolsero il loro sguardo a Pix preoccupati per quello che il tono con il quale il loro compagno si era rivolto a loro. Così lui iniziò a parlare: “Olga, Dadi io dovrei dirvi una cosa importante che mi riguarda. Vedete io non sono di queste parti e vengo da lontano ma molto lontano. Inaspettatamente i suoi grandi occhi blu divennero inspiegabilmente magnetici e penetranti nel vero senso della parola e attirarono e catturarono gli occhi dei suoi giovani amici. Questa era un'altra capacità di Pix quella di entrare in comunicazione extrasensoriale con i riceventi del proprio messaggio. In quel preciso istante Olga e Dadi provarono la forte e chiara sensazione fisica di essere attirati con il loro intero corpo dentro ai suoi occhi cioè come attirati da un'energia magnetica e sentirono perdere il controllo del loro equilibrio e provarono la forte percezione di cadere letteralmente in uno stato di trance. Erano completamente in balia del suo potere ma allo stesso tempo erano perfettamente coscienti di ciò che gli stava accadendo e, mentre tutte queste manifestazioni psichiche avvenivano, sentivano un ronzio attraverso gli occhi, come se la comunicazione avvenisse solo tramite quel canale percettivo. Mentre Pix comunicava a loro la sua provenienza e il suo essere diverso in loro divenne particolarmente forte la sensazione fisica che se avessero continuato a guardarlo sarebbero caduti in una completa dipendenza dai suoi enigmatici occhi e per un momento si spaventarono. Un richiamo, era la madre, lontano interruppe questo momento, finalmente riuscirono a staccare i loro occhi dai suoi e ripresero lo stato di normalità. “Scusa Pix ma mia madre ci sta chiamando” disse Olga, come se nulla fosse successo e riprese: “a proposito Pix quello che ci stavi dicendo ce lo dirai domani ok? Ora dobbiamo proprio andare a casa altrimenti i miei si arrabbiano se arriviamo tardi a cena!” si salutarono e ognuno prese la propria via di casa. Senza accorgersene Pix aveva esercitato su di loro la sua capacità di sospensione temporale. Era un livello di stato emozionale che su Terrax era di normale prassi quando degli esseri empaticamente conciliabili comunicavano tra loro. A quel livello riuscivano a raggiungere la vera comunicazione multisensoriale. Era difficile da spiegare come tutto questo fosse successo con degli umani, lo avrebbe chiesto a suo padre il perchè di questo evento così strano. Continuava a camminare per la strada ma alle sue spalle sentì dei passi, si girò di colpo e non vide nessuno. Era sicuro qualcuno lo stava seguendo di nascosto. Mentre salì sulla scala dell'astronave si voltò indietro per due volte e cerco di intravedere se nei paraggi ci fosse qualcuno, ma nulla; si voltò per la terza ed ultima volta e dall'alto della scalinata con i suoi impressionanti e grandi occhi blu che parvero diventare liquidi, lanciarono un inaspettato raggio luminoso, magnetico e penetrante. Poi si voltò e sparì nella sua astronave.
Olga per un momento stentò a crederci ma poi capì che nessun essere umano poteva fare niente del genere e nella sua mente si affacciò la risposta e non potè fare a meno di dirsi che era avvenuta una cosa fuori dal comune, unica e meravigliosa e realizzò senza ombra di dubbio - come se mi avesse aiutato lui a trovare la risposta e poteva benissimo averlo fatto - era avvenuta una cosa straordinaria: un incontro con un Extraterreste. Quel giovane Extraterretre era Pix
Era un caldo pomeriggio d'estate e Pix seduto sull'enorme pietra, posta sul ciglio della strada, aspettava i suoi due amici all'incrocio delle quattro strade, per trascorrere un'altra giornata assieme. Il silenzio che regnava tutto in torno era interrotto solo per alcuni istanti dal frinire di un grillo che aveva la sua tana li nei paraggi. Di li a poco avrebbe visto Olga e Dadi e gli avrebbe comunicato che lui sarebbe dovuto partire e che probabilmente non si sarebbero più rivisti. Si, era deciso, lo avrebbe detto in questo modo, così diretto senza giri di parole, senza esitazioni e senza aspettare altro tempo. Alzò lo sguardo verso il cielo e proprio in quell'istante fra le piante all'orizzonte sfrecciavano degli uccelli impegnati in una esibizione acrobatica. Le figure che esibivano gli ricordavano le azioni che lui, Dadi e la squadra di calcio avevano realizzato sul campo nella sfida del giorno prima. Guardava lo spettacolo allungando il collo e vedeva questi uccelli impegnati nel rincorresi, nel cambiare in modo repentino direzione e dirigersi ognuno di loro in punti diversi per poi riunirsi e comporre un'altra figura geometrica. Uno spettacolo unico. Chiuse gli occhi e come per magia quello spettacolo si visualizzava e nello stesso tempo si memorizzava nel suo cervello, così da poterne usufruire beatamente in tutta tranquillità tranquillità quando lo avrebbe richiamato successivamente. “Pix, Pix” gridò una voce, e la voce era quella di Olga, che sbucava dalla strada di destra. Pix si girò e la vide, il sole le batteva negli occhi e i suoi occhi brillavano come le pietre luminose che suo padre gli aveva donato prima di partire da Terrax. Osservò le sue labbra e pensò a quando ci aveva premuto sopra le sue e alla reazione che aveva avuto: un misto di rigidità e sorpresa. La scrutava nel suo muoversi così aggraziato cercando di capire il perchè provava così tanta attrazione per lei. Eppure più la guardava e più l'attrazione che lei gli suscitava aumentava. Lei gli andò incontro sorridendogli e con le braccia aperte e distese. Era vestita e pettinata con cura e al collo portava un nastro rosso che la ingentiliva e la rendeva ancora più graziosa. Quando si avvicinò abbastanza l'abbracciò e le disse: “Ciao Olga, come sei carina!” sembrava contenta che l'avesse notato, ma Pix rovinò tutto con la frase successiva: “Ma Dadi dov'è? Perchè non è con te?” sul volto di Olga si dipinse la delusione, forse sperava di sentire altre parole da parte di Pix, comunque cortesemente rispose: “Dadi ci aspetta al campo vuole presentarti l'allenatore della sua squadra” Si guardarono e ci fu un momento di stallo nella comunicazione allora Olga prese l'iniziativa: “A proposito del bacio...volevo dirti che mi dispiace se t'ha dato fastidio. È che...che...che mi piaci. Mi piaci molto! Parecchio e non ho resistito!” Olga era diventata tutta rossa e abbassando la testa lasciò la parola a Pix che non sapendo cosa dire rispose: “Anche tu mi piaci molto, non so perchè ma mi piaci”. La delusione torno sul volto di Olga. Si guardarono entrambi negli occhi e Olga non si perse d'animo e prese la mano di Pix e disse: “andiamo se no facciamo tardi, ci aspettano” si incamminarono mano nella mano e rimasero così per tutto il tragitto, pensierosi a guardare la strada che scorreva sotto i loro piedi, fino a consumare tutti i pensieri possibili. Stavano zitti forse perchè la paura di dire la cosa sbagliata in quel momento magico per entrambi, era così forte che tutti e due scelsero il silenzio. Ad un certo punto però Olga si fermò, si tolse il nastro dal collo e afferrando con entrambe le mani il suo polso destro di Pix glielo legò attorno come un bracciale dicendogli sorridendo: “questo è un mio regalo promettimi di portarlo con te sempre” Pix fu sorpreso da questo gesto ma era contento di quel dono e rispose: “è bellissimo e lo porterò sempre con me!” Poi abbassarono di nuovo entrambi lo sguardo e proseguirono il cammino. Pix sentiva il dovere di dire ad Olga la verità ma pensò che quello non era il momento e soprappensiero si toccò il polso nel punto in cui Olga gli aveva legato il nastro e sorrise e si stupì come quella stoffa setosa così liscia e morbida assomigliasse così tanto alla pelle della mano di Olga.
Dopo una ventina di minuti Olga e Pix raggiunsero il campo di allenamento dove si trovava al gran completo la squadra di Dadi con l'allenatore. Dadi appena li vide gli corse incontro e prendendo per un braccio Pix gli disse: “Pix vieni ti devo presentare il nostro allenatore vuole conoscerti, ha saputo della partita di ieri e vuole vederti all'opera.” Fece una pausa e poi riprese: “ Abbiamo organizzato un allenamento proprio per questo motivo. Per far vedere al nostro allenatore quanto sei bravo. Dai vieni” Pix non aveva molta voglia di giocare ne tanto meno di conoscere altre persone, voleva solo parlare con Olga e Dadi e spiegare chi lui fosse, da dove veniva e perchè doveva andarsene. L'esuberanza di Dadi ebbe il sopravvento, così lo condusse al cospetto dell'allenatore: “piacere mi chiamo Beppe e sono l'allenatore, mi hanno detto che ieri hai fatto faville” il signore che gli stava davanti era un tipo dai capelli brizzolati, occhi lucidi e scuri e il viso tempestato da efelidi era di un ovale quasi perfetto. Di fisico era alto e slanciato, sovrastava tutti di un palmo di mano e per guardarlo in faccia bisognava alzare la testa e inarcarla. “Buon giorno mi chiamo Pix, e ieri non ho fatto nulla di particolare ho solo giocato come gli altri” disse con un tono di voce modesto e a volume molto basso, per far capire che lo stato d'animo in cui si trovava non era proprio dei migliori. Dadi si accorse di questo e chiese all'amico se non si sentiva bene o se c'era qualcosa che non andava. Pix rispose che andava tutto bene. “E allora cosa aspettiamo dai organizziamoci e iniziamo a giocare così il mister (così i giocatori chiamavano l'allenatore Beppe) potrà osservare la bravura di Pix!” Beppe fischiò e poi gridò ai ragazzi di radunarsi attorno a lui e assegnò i ruoli,
Pix doveva giocare a centrocampo, e poi tutti entrarono in campo. Circa una ventina di altre compagne, compresa Olga, circondavano il campo pronte a tifare e applaudire i ragazzi per le loro giocate. Beppe, dopo essersi assicurato che tutti fossero ai loro posti, fischio l'inizio della partita. Qualche momento dopo il fischio d'inizio Dadi scattò sulla fascia destra, si liberò con un dribbling di un avversario andò sul fondo e fece un cross alto,teso e preciso verso il centro dell'area di rigore dove si era appena smarcato Pix che con una elevazione imponente colpì di testa e mandò il pallone ad insaccarsi all'incrocio dei pali sulla destra del portiere. Beppe rimase impassibile si limitò a passarsi una mano nei capelli sotto lo sguardo attento di Dadi che ne voleva valutare la reazione. La squadra dove giocava Pix entrò subito in possesso di palla, controllavano il gioco con una facilità di passaggio insolita e restando sempre vicini alla porta avversaria. Ad un certo punto Pix si impossessò della palla al limite dell'area di rigore, si liberò dell'avversario diretto ed entrò in area , fintò di tirare sulla destra e lasciò il portiere impiantato nel terreno prima di tirare a sinistra facendo gol. A questo punto Beppe sembrava entusiasta del nuovo -acquisto- indubbiamente questo Pix aveva buona tecnica, intuito e sapeva giocare con la squadra. Si, aveva talento e sicuramente avrebbe contribuito a migliorare le prestazioni della squadra dell'istituto nel torneo delle scuole che si sarebbe svolto tra due settimane. Beppe con il suo fischietto emise un altro sibilo e radunò di nuovo tutti i ragazzi attorno a se e quando furono tutti in semicerchio disse: “non è andata così male, diciamo che siamo ad un buon punto della preparazione e che tra due settimane potremo affrontare le altre scuole con l'ambizione di far bene, quindi ragazzi ci vediamo dopo domani alle tre qui al campo per l'allenamento.” Tutti rimasero li in piedi, tutti si aspettavano ancora qualcosa che Beppe non tardò a dire: “ah Pix da oggi sei uno di noi!” tutti a saltare ed urlare per questa ultima e attesa notizia era ufficiale Pix faceva parte della squadra di istituto. Mentre tutti si stavano congratulando con Pix Beppe all'improvviso disse: “Pix tu sei trasferito da poco nella nostra città e ti sei già iscritto alla nostra scuola vero?” Tutti si girarono a guardare Pix il quale non sapeva cosa rispondere, intervenne subito Dadi: “Si Mister Pix è nella nostra cittadina da pochi giorni e non si è ancora iscritto alla nostra scuola, ma oggi stesso andiamo insieme in segreteria e facciamo l'iscrizione. Nessuna paura Mister ci penso io, Pix è già uno di noi!” tutti tirarono un sospiro di sollievo e se ne andarono tranquilli ognuno per la loro strada. Quando si ricompose il trio Olga fece subito una domanda al taciturno Pix: “che ne pensi? Non hai detto nulla da quando è finita la partita, non ti vedo particolarmente contento, che c'è?” Olga aveva colto il malessere interno che stava vivendo Pix e voleva capire questo cambio d'umore da un giorno all'altro. Il giorno prima sembrava entusiasta sia del calcio sia della sua presenza ed oggi era così triste. Ma perchè? Pix rispose con filo di voce: “dovrei parlarvi” Olga e Dadi si fermarono immediatamente e rivolsero il loro sguardo a Pix preoccupati per quello che il tono con il quale il loro compagno si era rivolto a loro. Così lui iniziò a parlare: “Olga, Dadi io dovrei dirvi una cosa importante che mi riguarda. Vedete io non sono di queste parti e vengo da lontano ma molto lontano. Inaspettatamente i suoi grandi occhi blu divennero inspiegabilmente magnetici e penetranti nel vero senso della parola e attirarono e catturarono gli occhi dei suoi giovani amici. Questa era un'altra capacità di Pix quella di entrare in comunicazione extrasensoriale con i riceventi del proprio messaggio. In quel preciso istante Olga e Dadi provarono la forte e chiara sensazione fisica di essere attirati con il loro intero corpo dentro ai suoi occhi cioè come attirati da un'energia magnetica e sentirono perdere il controllo del loro equilibrio e provarono la forte percezione di cadere letteralmente in uno stato di trance. Erano completamente in balia del suo potere ma allo stesso tempo erano perfettamente coscienti di ciò che gli stava accadendo e, mentre tutte queste manifestazioni psichiche avvenivano, sentivano un ronzio attraverso gli occhi, come se la comunicazione avvenisse solo tramite quel canale percettivo. Mentre Pix comunicava a loro la sua provenienza e il suo essere diverso in loro divenne particolarmente forte la sensazione fisica che se avessero continuato a guardarlo sarebbero caduti in una completa dipendenza dai suoi enigmatici occhi e per un momento si spaventarono. Un richiamo, era la madre, lontano interruppe questo momento, finalmente riuscirono a staccare i loro occhi dai suoi e ripresero lo stato di normalità. “Scusa Pix ma mia madre ci sta chiamando” disse Olga, come se nulla fosse successo e riprese: “a proposito Pix quello che ci stavi dicendo ce lo dirai domani ok? Ora dobbiamo proprio andare a casa altrimenti i miei si arrabbiano se arriviamo tardi a cena!” si salutarono e ognuno prese la propria via di casa. Senza accorgersene Pix aveva esercitato su di loro la sua capacità di sospensione temporale. Era un livello di stato emozionale che su Terrax era di normale prassi quando degli esseri empaticamente conciliabili comunicavano tra loro. A quel livello riuscivano a raggiungere la vera comunicazione multisensoriale. Era difficile da spiegare come tutto questo fosse successo con degli umani, lo avrebbe chiesto a suo padre il perchè di questo evento così strano. Continuava a camminare per la strada ma alle sue spalle sentì dei passi, si girò di colpo e non vide nessuno. Era sicuro qualcuno lo stava seguendo di nascosto. Mentre salì sulla scala dell'astronave si voltò indietro per due volte e cerco di intravedere se nei paraggi ci fosse qualcuno, ma nulla; si voltò per la terza ed ultima volta e dall'alto della scalinata con i suoi impressionanti e grandi occhi blu che parvero diventare liquidi, lanciarono un inaspettato raggio luminoso, magnetico e penetrante. Poi si voltò e sparì nella sua astronave.
Olga per un momento stentò a crederci ma poi capì che nessun essere umano poteva fare niente del genere e nella sua mente si affacciò la risposta e non potè fare a meno di dirsi che era avvenuta una cosa fuori dal comune, unica e meravigliosa e realizzò senza ombra di dubbio - come se mi avesse aiutato lui a trovare la risposta e poteva benissimo averlo fatto - era avvenuta una cosa straordinaria: un incontro con un Extraterreste. Quel giovane Extraterretre era Pix
02 agosto 2009
PIX 11
Quella sera una tempesta di micro-polveri elettromagnetiche si era scatenata attorno alla via lattea e impedì a Pix qualsiasi tipo di contatto con il pianeta Terrax.. Questo impedimento gli procurò uno stato di tensione e l'unico rimedio, pensò, fosse quello di andare a sdraiarsi e a riposare nella sua confortevole cuccetta. Il sonno di quella notte fu travagliato, Pix ebbe degli incubi, in uno di questi vedeva Dadi che lo inseguiva con un pallone che diventava sempre più grande ed a un certo punto se lo sentì addosso e in quel momento si svegliò di soprassalto e gridò con tutto il fiato che aveva nei polmoni. Usci dalla sua branda rigeneratrice e non sapendo cosa fare si mise a controllare tutti gli strumenti di bordo. Non avrebbe mai pensato che una partita di calcio potesse portarlo a questo stato d'animo. Ma lui sapeva in cuor suo che stava mentendo a se stesso, lo stato d'agitazione glielo procurava il pensiero di Olga o meglio i progetti che aveva fatto su loro due. Mentre si muoveva nella cabina di pilotaggio sentì una voce familiare che diceva: “Pix ci sei?Pix rispondi” era suo padre che aveva ripreso il contatto radio con la navicella. “Padre, padre sono qui e ti ascolto!” disse tutto eccitato nel rispondere. “Pix finalmente come ti va?” riprese la parola e con una agitazione sempre più convulsa disse: “Ho giocato, Ho giocato a calcio! Padre è stato bellissimo!” il padre venne sommerso dall'entusiasmo di Pix e replicò: “dimmi Pix raccontami come è andata, dai dimmi tutto” Pix non vedeva l'ora ed iniziò il racconto della sua partita: “la partita è finita 5 a 1, non so come, non so il perchè ma un gol l'ho fatto anch'io Padre. Mi sono trovato il pallone tra i piedi, ho dribblato un avversario poi un altro e poi un altro ancora e poi ho tirato in porta e ho fatto gol!
Ho sentito un grido fortissimo GOL e tutti mi sono saltati addosso. Dadi, un mio amico, mi ha abbracciato e gli altri mi hanno sollevato e addirittura mi hanno lanciato in aria, E' STATO UN TRIONFO, padre non mi sono mai sentito così, è stato incredibile. Io non ho capito molto, ma mi sono sentito così felice che ho giocato come se ci fossi solo io in campo e ho fatto azioni spettacolari. Che bello giocare a calcio!” Il padre partecipò alla felicità di Pix chiedendo particolari e spiegazioni sulle regole di questo gioco che entusiasmava così tanto suo figlio. Pix era un fiume in piena parlando raccontava e spiegava le situazioni più complicate ed interessati della partita. Il padre visualizzava tutta quel che Pix diceva e viveva con altrettanta partecipazione le esperienze del figlio. Ad un certo punto Pix interruppe il suo racconto e fece una domanda a suo padre: “padre mi passeresti mia madre ora vorrei parlare con lei, ho delle domande da farle” il padre si meravigliò non poco di questo cambio di discorso, ma vista la richiesta decisa e diretta chiamò la sua compagna, che attendeva ansiosamente di sentire il suo amato figliolo e le passò la comunicazione. “Pix, Pix mio amato figliolo come stai?” Pix appena sentì la voce della madre fu pervaso da una profonda commozione e da un senso di calore, forse la sua trasformazione temporanea in umano stava prendendo il sopravento sulla più distaccata condizione di Terraxano. Rispose subito: “madre, madre che piacere sentire almeno la tua voce” il contatto video non si era ancora ripristinato: “madre ho giocato a calcio ed è stato bellissimo, ma in realtà è successa un'altra cosa bellissima” ci fu una pausa che la madre di Pix interruppe con una domanda: “che è successo di così bello Pix?” Pix rispose immediatamente: “ madre ti avevo parlato di Olga vero?!” “si Pix mi avevi parlato di questa terrestre” “ bene madre ho deciso di portarla con me su Terrax e di chiederle di diventare la mia compagna!” Silenzio la comunicazione sembrava interrotta e Pix chiese: “madre ci sei? Sei ancora connessa?” la madre rispose: “si Pix sono ancora qui. Ma stavo pensando ne hai parlato a lei della tua condizione e del tuo progetto?” il silenzio ripiombò di nuovo nella comunicazione. A questo punto fu la madre che riprese a dialogare con le stesse domande che Pix le aveva appena rivolto: “Pix ci sei? Sei connesso?” Pix era li e stava pensando alle domande che sua madre le aveva appena rivolto e sinceramente trovava difficoltà nel darsi e nel dare una risposta. “Pix ascoltami, quello che tu stai provando per questa giovane donna è un embrione di amore. L'amore, come altre esperienze umane, può scombussolare temporaneamente la tua realtà, ma può anche esserti utile per la tua crescita. Questo sentimento ti fa provare modi nuovi di essere e di sentire, e anche la necessità di spostare i bisogni di vicinanza e di dipendenza su qualcuno che non siano i tuoi genitori cioè io e tuo padre. Ti sto dicendo caro il mio Pix che questo sentimento che stai provando per Olga serve per colmare il vuoto lasciato dall'assenza dei tuoi genitori. Ma questa fusione con questa umana è per te impossibile perchè voi siete diversi nell'essere. Tu sei attratto da questo pensiero primitivo, magico, irrazionale ma è mio compito ricordarti che tu sei Terraxxano e lei è terrestre e nulla vi accomuna se non una tua temporanea trasformazione.” Pix ascoltava in silenzio la madre e rifletteva sulle sue parole, a lui sembrava impossibile che quello che provava era solo causa della sua trasformazione temporanea in terrestre, oppure per la mancanza dei suoi genitori. Però stimava troppo la madre per non dare credito alle sue affermazioni e confuso disse: “madre cosa mi consigli di fare?” dopo una lunga pausa di riflessione la madre con un tono che non ammetteva dubbi sul da faresi disse a sua volta: “Pix torna su Terrax!”
Ho sentito un grido fortissimo GOL e tutti mi sono saltati addosso. Dadi, un mio amico, mi ha abbracciato e gli altri mi hanno sollevato e addirittura mi hanno lanciato in aria, E' STATO UN TRIONFO, padre non mi sono mai sentito così, è stato incredibile. Io non ho capito molto, ma mi sono sentito così felice che ho giocato come se ci fossi solo io in campo e ho fatto azioni spettacolari. Che bello giocare a calcio!” Il padre partecipò alla felicità di Pix chiedendo particolari e spiegazioni sulle regole di questo gioco che entusiasmava così tanto suo figlio. Pix era un fiume in piena parlando raccontava e spiegava le situazioni più complicate ed interessati della partita. Il padre visualizzava tutta quel che Pix diceva e viveva con altrettanta partecipazione le esperienze del figlio. Ad un certo punto Pix interruppe il suo racconto e fece una domanda a suo padre: “padre mi passeresti mia madre ora vorrei parlare con lei, ho delle domande da farle” il padre si meravigliò non poco di questo cambio di discorso, ma vista la richiesta decisa e diretta chiamò la sua compagna, che attendeva ansiosamente di sentire il suo amato figliolo e le passò la comunicazione. “Pix, Pix mio amato figliolo come stai?” Pix appena sentì la voce della madre fu pervaso da una profonda commozione e da un senso di calore, forse la sua trasformazione temporanea in umano stava prendendo il sopravento sulla più distaccata condizione di Terraxano. Rispose subito: “madre, madre che piacere sentire almeno la tua voce” il contatto video non si era ancora ripristinato: “madre ho giocato a calcio ed è stato bellissimo, ma in realtà è successa un'altra cosa bellissima” ci fu una pausa che la madre di Pix interruppe con una domanda: “che è successo di così bello Pix?” Pix rispose immediatamente: “ madre ti avevo parlato di Olga vero?!” “si Pix mi avevi parlato di questa terrestre” “ bene madre ho deciso di portarla con me su Terrax e di chiederle di diventare la mia compagna!” Silenzio la comunicazione sembrava interrotta e Pix chiese: “madre ci sei? Sei ancora connessa?” la madre rispose: “si Pix sono ancora qui. Ma stavo pensando ne hai parlato a lei della tua condizione e del tuo progetto?” il silenzio ripiombò di nuovo nella comunicazione. A questo punto fu la madre che riprese a dialogare con le stesse domande che Pix le aveva appena rivolto: “Pix ci sei? Sei connesso?” Pix era li e stava pensando alle domande che sua madre le aveva appena rivolto e sinceramente trovava difficoltà nel darsi e nel dare una risposta. “Pix ascoltami, quello che tu stai provando per questa giovane donna è un embrione di amore. L'amore, come altre esperienze umane, può scombussolare temporaneamente la tua realtà, ma può anche esserti utile per la tua crescita. Questo sentimento ti fa provare modi nuovi di essere e di sentire, e anche la necessità di spostare i bisogni di vicinanza e di dipendenza su qualcuno che non siano i tuoi genitori cioè io e tuo padre. Ti sto dicendo caro il mio Pix che questo sentimento che stai provando per Olga serve per colmare il vuoto lasciato dall'assenza dei tuoi genitori. Ma questa fusione con questa umana è per te impossibile perchè voi siete diversi nell'essere. Tu sei attratto da questo pensiero primitivo, magico, irrazionale ma è mio compito ricordarti che tu sei Terraxxano e lei è terrestre e nulla vi accomuna se non una tua temporanea trasformazione.” Pix ascoltava in silenzio la madre e rifletteva sulle sue parole, a lui sembrava impossibile che quello che provava era solo causa della sua trasformazione temporanea in terrestre, oppure per la mancanza dei suoi genitori. Però stimava troppo la madre per non dare credito alle sue affermazioni e confuso disse: “madre cosa mi consigli di fare?” dopo una lunga pausa di riflessione la madre con un tono che non ammetteva dubbi sul da faresi disse a sua volta: “Pix torna su Terrax!”
21 luglio 2009
PIX 10
PIX 10
Era un bel momento quello per Pix! La capacità umana di condividere tempo, emozioni e sogni esercitava su di lui, oltre che un'attrazione, un benessere particolare. Si era reso conto che per quei ragazzi gli amici rappresentavano il sostegno emotivo, il gruppo era vissuto in modo significativo e offriva la possibilità di esercitare i legami sentimentali. Stava bene con quel gruppo e stava bene soprattutto con Olga. Finita la partita Olga, Pix e Dadi si incamminarono verso il posto dove si erano trovati nel primo pomeriggio, per il commiato serale. Parlavano e ricordavano le azioni salienti della partita. La strada che saliva per la collinetta, che sovrastava la cittadina di Leina, era una terrazza naturale sulla stessa. Osservando la cittadina dall'alto, questo minuscolo universo autosufficiente, Pix sentiva dentro di sé qualcosa che gli era difficile da decifrare. Ad un certo punto Pix capì: la causa di tutta questa esagitazione era Olga. Pix guardava Olga con occhi diversi o meglio i suoi occhi sembrava cogliessero particolari che sino ad allora gli erano sfuggiti. Olga aveva labbra bellissime che nessun programma grafico avrebbe potuto inventare; il colore poi ricordava il pianeta Marte e le sue sfumature di rosso. Gli occhi erano cosi ricchi di luminosità propria che sembravano pietre di Sirio. La sua pelle era di un candore che nemmeno il suo riproduttore cellulare avrebbe saputo imitare. Quei piccoli sassolini bianchi che si intravedevano dietro le labbra, che gli umani chiamavano denti, sembravano ricoperti di quella polvere che rende così bianca la via lattea. Aveva deciso: Olga era un capolavoro della natura umana e lui l'avrebbe convinta a seguirlo su Terrax!
Mentre la osservava, pensava che insieme avrebbero costituito una nuova civiltà sul pianeta Terrax che avrebbe bandito l'angoscia e l'infelicità. Avrebbero insieme costruito una società senza classi, senza pregiudizi e dove i componenti di questa fossero soggetti attivi del proprio vivere. Una civiltà senza conflitti e libera da ogni oppressione. “Pix, Pix ehi ma ti sei incantato?” era la voce di Olga che lo aveva riportato alla realtà. Pix sentì il suo sguardo su di sé e vedendola sorridere improvvisamente divenne vulnerabile e un poco spaventato da queste nuove sensazioni. In testa gli frullavano mille domande e altrettanti dubbi , ma in quel momento riuscì a proferire solo una parola: “si?” Proprio in quell'istante una leggera brezza scompigliò i capelli di Olga che le avvolsero quasi completamente il viso, la vide nella sua bellezza naturale mentre fece un respiro profondo ed iniziò a parlare: “Pix a Leina il calcio giovanile va per la maggiore, è quasi una fede. Quando si gioca contro le altre squadre quasi tutti i ragazzi della città corrono al campo per fare il tifo, insomma è una cosa bella.” intervenne Dadi spazientito: “Olga come la fai lunga!” Olga lo fissò in malo modo e riprese a parlare: “stai zitto! Pix volevamo chiederti: vuoi far parte della squadra della scuola che rappresenterà la nostra città nel prossimo campionato regionale?” Pix, un po' perchè sorpreso, un po' perchè ad una richiesta di Olga lui avrebbe risposto in modo affermativo rispose: “SI”. Ricominciarono gli abbracci e le urla di gioia e lui partecipò con altrettanto entusiasmo e trasporto. Si lasciarono lì proprio nel punto dove si erano ritrovati la prima volta. Pix si sentiva fiero di sé e non vedeva l'ora di comunicare tutto ai suoi genitori. Aveva tante domande per loro soprattutto per sua madre. Era stato un pomeriggio entusiasmante e uscendo dal bosco, incamminandosi per i prati vide un tramonto spettacolare. Il cielo era arancione, pieno di nubi rosse e viola mosse dal vento. La terra sembrava come schiacciata da quel cielo così vivo e immenso, stava calando la sera e lui sorrideva a sé e alla nuova vita.
Era un bel momento quello per Pix! La capacità umana di condividere tempo, emozioni e sogni esercitava su di lui, oltre che un'attrazione, un benessere particolare. Si era reso conto che per quei ragazzi gli amici rappresentavano il sostegno emotivo, il gruppo era vissuto in modo significativo e offriva la possibilità di esercitare i legami sentimentali. Stava bene con quel gruppo e stava bene soprattutto con Olga. Finita la partita Olga, Pix e Dadi si incamminarono verso il posto dove si erano trovati nel primo pomeriggio, per il commiato serale. Parlavano e ricordavano le azioni salienti della partita. La strada che saliva per la collinetta, che sovrastava la cittadina di Leina, era una terrazza naturale sulla stessa. Osservando la cittadina dall'alto, questo minuscolo universo autosufficiente, Pix sentiva dentro di sé qualcosa che gli era difficile da decifrare. Ad un certo punto Pix capì: la causa di tutta questa esagitazione era Olga. Pix guardava Olga con occhi diversi o meglio i suoi occhi sembrava cogliessero particolari che sino ad allora gli erano sfuggiti. Olga aveva labbra bellissime che nessun programma grafico avrebbe potuto inventare; il colore poi ricordava il pianeta Marte e le sue sfumature di rosso. Gli occhi erano cosi ricchi di luminosità propria che sembravano pietre di Sirio. La sua pelle era di un candore che nemmeno il suo riproduttore cellulare avrebbe saputo imitare. Quei piccoli sassolini bianchi che si intravedevano dietro le labbra, che gli umani chiamavano denti, sembravano ricoperti di quella polvere che rende così bianca la via lattea. Aveva deciso: Olga era un capolavoro della natura umana e lui l'avrebbe convinta a seguirlo su Terrax!
Mentre la osservava, pensava che insieme avrebbero costituito una nuova civiltà sul pianeta Terrax che avrebbe bandito l'angoscia e l'infelicità. Avrebbero insieme costruito una società senza classi, senza pregiudizi e dove i componenti di questa fossero soggetti attivi del proprio vivere. Una civiltà senza conflitti e libera da ogni oppressione. “Pix, Pix ehi ma ti sei incantato?” era la voce di Olga che lo aveva riportato alla realtà. Pix sentì il suo sguardo su di sé e vedendola sorridere improvvisamente divenne vulnerabile e un poco spaventato da queste nuove sensazioni. In testa gli frullavano mille domande e altrettanti dubbi , ma in quel momento riuscì a proferire solo una parola: “si?” Proprio in quell'istante una leggera brezza scompigliò i capelli di Olga che le avvolsero quasi completamente il viso, la vide nella sua bellezza naturale mentre fece un respiro profondo ed iniziò a parlare: “Pix a Leina il calcio giovanile va per la maggiore, è quasi una fede. Quando si gioca contro le altre squadre quasi tutti i ragazzi della città corrono al campo per fare il tifo, insomma è una cosa bella.” intervenne Dadi spazientito: “Olga come la fai lunga!” Olga lo fissò in malo modo e riprese a parlare: “stai zitto! Pix volevamo chiederti: vuoi far parte della squadra della scuola che rappresenterà la nostra città nel prossimo campionato regionale?” Pix, un po' perchè sorpreso, un po' perchè ad una richiesta di Olga lui avrebbe risposto in modo affermativo rispose: “SI”. Ricominciarono gli abbracci e le urla di gioia e lui partecipò con altrettanto entusiasmo e trasporto. Si lasciarono lì proprio nel punto dove si erano ritrovati la prima volta. Pix si sentiva fiero di sé e non vedeva l'ora di comunicare tutto ai suoi genitori. Aveva tante domande per loro soprattutto per sua madre. Era stato un pomeriggio entusiasmante e uscendo dal bosco, incamminandosi per i prati vide un tramonto spettacolare. Il cielo era arancione, pieno di nubi rosse e viola mosse dal vento. La terra sembrava come schiacciata da quel cielo così vivo e immenso, stava calando la sera e lui sorrideva a sé e alla nuova vita.
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