IL CONFRONTO TRA LA PEDAGOGIA TRADIZIONALE E LA PEDAGOGIA ATTIVA
L’attenzione è focalizzata sull’apprendimento del discente piuttosto che non sull’insegnamento da parte del docente e gli oggetti del contratto pedagogico non sono, come nel caso della pedagogia tradizionale, i temi di insegnamento, quanto piuttosto gli obiettivi di apprendimento (e cioè le competenze, le abilità concrete...) secondo lo schema seguente:
PEDAGOGIA TRADIZIONALE
Insegnare
Docente
Temi di insegnamento
Esami
PEDAGOGIA ATTIVA
Apprendere
Discenti
Obiettivi di apprendimento
Valutazione della performance degli obiettivi
Riflessioni sugli aspetti più importanti del settore giovanile calcistico.
22 aprile 2008
21 aprile 2008
I RUOLI IN CAMPO
I RUOLI IN CAMPO
Quando si ha a che fare con le prime categorie della Scuola Calcio, risulta evidente a tutti, anche all’occhio dei principianti, quello che io definisco il modulo “sciame d’api”. Questo consiste nell’accentrarsi tutti (portieri esclusi) nella zona della palla, dove si viene a creare una mischia furibonda in cui l’unica soluzione per raggiungere la rete rimane quella di avanzare palla al piede, senza naturalmente cederla a nessuno, puntando la porta avversaria. Tutti gli altri a loro volta proveranno a conquistarsela con iniziative personali, senza un logico movimento ed ecco che si viene a creare “il mischione”. Questa caratteristica si riscontra anche nel primo anno dei Pulcini. Dobbiamo premettere che tipico dei bambini di quest’età è l’egocentrismo, quindi il tenere palla e segnare un gol è la spinta ad essere protagonisti (tant’è vero che nove allievi su dieci vorrebbero giocare in attacco…). Ovviamente, bambini alle prime sperimentazioni, non possono essere a conoscenza dei principi tattici individuali (tab.1) e collettivi (tab. 2) di seguito illustrati.
Riporto una serie di errori grossolani che si compiono abitualmente:
- il possessore di palla guida la palla verso il difensore e non verso lo spazio libero;
- i compagni del possessore di palla si avvicinano alla sfera e non verso lo spazio, agevolando così l’azione del difensore;
- di conseguenza si compie l’entrata precipitosa del difensore verso il possessore di palla invece di mantenere una certa distanza;
- mancanza di profondità degli attaccanti;
- solitamente viene tutto a discapito della mancanza di ampiezza degli eventuali passaggi.
Dobbiamo far capire anzitutto che il calcio, vive di due principi fondamentali:
1) è uno sport di squadra
2) è soggetto a delle regole e ad una determinata organizzazione di gioco.
Per quanto concerne il primo principio bisogna “combattere positivamente” l’egocentrismo di ogni bambino ed insegnare ai propri allievi che ognuno è parte integrante di una “squadra”: per questo motivo la palla va passata ai propri compagni (senza tralasciare l’allenare la fondamentale proprietà dell’uno contro uno, per carità…) anche perchè all’ennesimo dribbling comunque ci sarà tolta e la tua azione risulterà inefficiente. In merito al secondo principio bisogna trasferire nei propri allievi concetti basilari: non bisogna correre tutti dietro la palla ma è più opportuno occupare lo spazio in un certo modo individuando la propria zona di competenza, le posizioni da tenere ed i movimenti in campo. Naturalmente al fine di ottenere una buona conoscenza dei concetti procederemo con gradualità nelle esercitazioni facendo in modo che i nostri allievi possano prima costruire e poi aumentare la propria autostima. Ma come possiamo insegnare tutto questo? Intanto possiamo proporre un classico due contro uno in un’area di 15×20 metri (fig.1), facendo capire così l’importanza di avvalersi di un compagno per superare l’avversario diretto, rispetto all’uno contro uno, magari utilizzando un dai e vai, un dai e taglia o una sovrapposizione diretta. Per insegnare questo all’allievo ‘ innamorato del pallone’, per esempio possiamo far disputare due mini-partite alla fine della seduta di allenamento con la condizione di giocare la palla con al massimo tre tocchi oppure con il gol valido solo se tutti i componenti della squadra hanno toccato palla almeno una volta. Per sviluppare invece l’obiettivo (prevalentemente tattico) dell’ampiezza, possiamo far disputare una partitella con sponde esterne, dove il gol è valido solo se l’ultimo passaggio (assist) proviene dalle fasce laterali (fig.2). Un altro esercizio che persegue il medesimo obiettivo è quello di far giocare una partitella con quattro porte laterali con la condizione di andare a segnare nella porticina opposta a quella che si difende. In questo caso andremo a sviluppare più precisamente il cambio di gioco sul lato debole. (fig.3). Se l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere invece è quello di far mantenere le posizioni in campo (in questo caso curiamo l’aspetto difensivo) possiamo proporre il seguente esercizio: i tre attaccanti devono portare palla a meta evitando l’intervento dei difensori i quali possono muoversi sui quattro quadrati dell’area di gioco ma difendere sempre solo uno alla volta su ogni quadrato (sempre a “L”). Grazie all’ausilio dei cinesini, possiamo far vedere i movimenti da effettuare a seconda della posizione del pallone, semplificando così la famosa “diagonale”. Il difensore laterale capirà che quando la palla è nella sua zona dovrà uscire in marcatura, mentre gli altri lo copriranno scalando in diagonale; quando invece l’azione si sviluppa sulla fascia opposta a quella di sua competenza, sarà lui a scalare andando a chiudere al centro.
Quando si ha a che fare con le prime categorie della Scuola Calcio, risulta evidente a tutti, anche all’occhio dei principianti, quello che io definisco il modulo “sciame d’api”. Questo consiste nell’accentrarsi tutti (portieri esclusi) nella zona della palla, dove si viene a creare una mischia furibonda in cui l’unica soluzione per raggiungere la rete rimane quella di avanzare palla al piede, senza naturalmente cederla a nessuno, puntando la porta avversaria. Tutti gli altri a loro volta proveranno a conquistarsela con iniziative personali, senza un logico movimento ed ecco che si viene a creare “il mischione”. Questa caratteristica si riscontra anche nel primo anno dei Pulcini. Dobbiamo premettere che tipico dei bambini di quest’età è l’egocentrismo, quindi il tenere palla e segnare un gol è la spinta ad essere protagonisti (tant’è vero che nove allievi su dieci vorrebbero giocare in attacco…). Ovviamente, bambini alle prime sperimentazioni, non possono essere a conoscenza dei principi tattici individuali (tab.1) e collettivi (tab. 2) di seguito illustrati.
Riporto una serie di errori grossolani che si compiono abitualmente:
- il possessore di palla guida la palla verso il difensore e non verso lo spazio libero;
- i compagni del possessore di palla si avvicinano alla sfera e non verso lo spazio, agevolando così l’azione del difensore;
- di conseguenza si compie l’entrata precipitosa del difensore verso il possessore di palla invece di mantenere una certa distanza;
- mancanza di profondità degli attaccanti;
- solitamente viene tutto a discapito della mancanza di ampiezza degli eventuali passaggi.
Dobbiamo far capire anzitutto che il calcio, vive di due principi fondamentali:
1) è uno sport di squadra
2) è soggetto a delle regole e ad una determinata organizzazione di gioco.
Per quanto concerne il primo principio bisogna “combattere positivamente” l’egocentrismo di ogni bambino ed insegnare ai propri allievi che ognuno è parte integrante di una “squadra”: per questo motivo la palla va passata ai propri compagni (senza tralasciare l’allenare la fondamentale proprietà dell’uno contro uno, per carità…) anche perchè all’ennesimo dribbling comunque ci sarà tolta e la tua azione risulterà inefficiente. In merito al secondo principio bisogna trasferire nei propri allievi concetti basilari: non bisogna correre tutti dietro la palla ma è più opportuno occupare lo spazio in un certo modo individuando la propria zona di competenza, le posizioni da tenere ed i movimenti in campo. Naturalmente al fine di ottenere una buona conoscenza dei concetti procederemo con gradualità nelle esercitazioni facendo in modo che i nostri allievi possano prima costruire e poi aumentare la propria autostima. Ma come possiamo insegnare tutto questo? Intanto possiamo proporre un classico due contro uno in un’area di 15×20 metri (fig.1), facendo capire così l’importanza di avvalersi di un compagno per superare l’avversario diretto, rispetto all’uno contro uno, magari utilizzando un dai e vai, un dai e taglia o una sovrapposizione diretta. Per insegnare questo all’allievo ‘ innamorato del pallone’, per esempio possiamo far disputare due mini-partite alla fine della seduta di allenamento con la condizione di giocare la palla con al massimo tre tocchi oppure con il gol valido solo se tutti i componenti della squadra hanno toccato palla almeno una volta. Per sviluppare invece l’obiettivo (prevalentemente tattico) dell’ampiezza, possiamo far disputare una partitella con sponde esterne, dove il gol è valido solo se l’ultimo passaggio (assist) proviene dalle fasce laterali (fig.2). Un altro esercizio che persegue il medesimo obiettivo è quello di far giocare una partitella con quattro porte laterali con la condizione di andare a segnare nella porticina opposta a quella che si difende. In questo caso andremo a sviluppare più precisamente il cambio di gioco sul lato debole. (fig.3). Se l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere invece è quello di far mantenere le posizioni in campo (in questo caso curiamo l’aspetto difensivo) possiamo proporre il seguente esercizio: i tre attaccanti devono portare palla a meta evitando l’intervento dei difensori i quali possono muoversi sui quattro quadrati dell’area di gioco ma difendere sempre solo uno alla volta su ogni quadrato (sempre a “L”). Grazie all’ausilio dei cinesini, possiamo far vedere i movimenti da effettuare a seconda della posizione del pallone, semplificando così la famosa “diagonale”. Il difensore laterale capirà che quando la palla è nella sua zona dovrà uscire in marcatura, mentre gli altri lo copriranno scalando in diagonale; quando invece l’azione si sviluppa sulla fascia opposta a quella di sua competenza, sarà lui a scalare andando a chiudere al centro.
ESRCITAZIONE 6 CONTRO 7
6 v. 7 — Beginning the practice
Two sets of training vests should be on hand and the balls placed in the goal. Field size should be 75 x 80 yards. One regular goal is placed on one end line and two target goals established at either side of the 80-yard line. Six attacking players work against seven players plus a keeper coming out of the back. Play starts with one of the attacking players taking a shot on goal. The keeper collects it or a ball from the goal and distributes to a wide back. As soon as this occurs, all six defenders get behind the ball. As the ball is on the way from the keeper, the outside midfielder (No. 11) on that side of the field moves forward to defend. If the attacker is not clean in controlling the ball or looks to play the ball back to his support, then the nearest striker (No. 9) looks to double team or press. If the player in possession cannot be highly pressured, the striker will take a position to cut out the back pass (Diagram I). If high pressure is "on," the second striker (No. 10) cuts out the possibility of a pass to the keeper or, if not, moves more centrally to zone the opponent’s central midfielder. The No. 6 player will push up if pressure is on or drop back to mark space otherwise. Likewise, No. 8 pushes up to compress play on the weak side while No. 7 looks to take a position that allows interception of a long diagonal pass.
Two sets of training vests should be on hand and the balls placed in the goal. Field size should be 75 x 80 yards. One regular goal is placed on one end line and two target goals established at either side of the 80-yard line. Six attacking players work against seven players plus a keeper coming out of the back. Play starts with one of the attacking players taking a shot on goal. The keeper collects it or a ball from the goal and distributes to a wide back. As soon as this occurs, all six defenders get behind the ball. As the ball is on the way from the keeper, the outside midfielder (No. 11) on that side of the field moves forward to defend. If the attacker is not clean in controlling the ball or looks to play the ball back to his support, then the nearest striker (No. 9) looks to double team or press. If the player in possession cannot be highly pressured, the striker will take a position to cut out the back pass (Diagram I). If high pressure is "on," the second striker (No. 10) cuts out the possibility of a pass to the keeper or, if not, moves more centrally to zone the opponent’s central midfielder. The No. 6 player will push up if pressure is on or drop back to mark space otherwise. Likewise, No. 8 pushes up to compress play on the weak side while No. 7 looks to take a position that allows interception of a long diagonal pass.
16 aprile 2008
PROVA SOCIOMETRICA
PROGETTO DI VALUTAZIONE SOCIOMETRICA
1) Dobbiamo partecipare ad un importante torneo: quali sono i 5 compagni che convochi assolutamente?
1. ______________________________________
2. ______________________________________
3. ______________________________________
4. ______________________________________
5. ______________________________________
2) Quali sono i compagni di stanza che sceglieresti?
1. ______________________________________
2. ______________________________________
3. ______________________________________
3) Se potessi passare il tuo tempo libero con 3 tuoi compagni di squadra, chi sarebbero?
1. _______________________________________
2. _______________________________________
3. _______________________________________
4) Scrivi la tua formazione ideale con 9 giocatori:
1) Dobbiamo partecipare ad un importante torneo: quali sono i 5 compagni che convochi assolutamente?
1. ______________________________________
2. ______________________________________
3. ______________________________________
4. ______________________________________
5. ______________________________________
2) Quali sono i compagni di stanza che sceglieresti?
1. ______________________________________
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3. ______________________________________
3) Se potessi passare il tuo tempo libero con 3 tuoi compagni di squadra, chi sarebbero?
1. _______________________________________
2. _______________________________________
3. _______________________________________
4) Scrivi la tua formazione ideale con 9 giocatori:
01 aprile 2008
20 marzo 2008
STORIE DA BAR SPORT 18: ZII PEPPINIELLO
ZII PEPPINIELLO
È una domenica mattina di Marzo. Voglio Iniziare meglio!! È una splendida domenica mattina di Marzo, il sole è già alto, l’aria è bella fresca, sono le 6.40 ed io sto entrando al Pierino’s Bar per fare colazione. Il bar è naturalmente già aperto da una decina di minuti e all’interno di esso vi sono già tre persone: il Pierino, la Mariuccia e Zii Peppiniello. Il Pierino mi accoglie con un: “uelà professor sel fa in gir a che l’ura chi?” Anche se restio alla favella, a questa ora ho ancora gli occhi chiusi e la bocca “incollata”, rispondo in modo telegrafico:”questa mattina andiamo a giocare a Mantova e la partenza da Milano è alle otto”. “Ho capì allura il solit per il professor” e la Mariuccia si mette in moto – cappuccino e crostata o meglio come direbbe il Pasquale “nu pezzo di incrostata”- Mi giro verso l’orologio del bar per verificare l’ora e al tavolino più lontano, seduto e tutto intento a sfogliare un giornale, che data la distanza e l’ora non riesco ad identificare, c’è Zii Peppiniello.
Questo signore merita una presentazione importante:
Zii Peppiniello ha 91 anni e a differenza di altri personaggi illustri del Pierino’s Bar, Lui è un cuore solitario, cioè è sempre in disparte e non parla con nessuno. Tutto quello che so su di Lui mi è stato riportato dal Pierino che nutre per questo tenero “vecchietto” una profonda stima e un affetto particolare. Il Pierino lo ha soprannominato “el vecc” perché è serio, posato e saggio. Io non l’ho mai sentito parlare, a me da l’idea di una persona burbera, altera e molto distaccata da tutto ciò che gli accade attorno. Fisicamente è piccolo, per me non supera l’uno e sessanta, con una corporatura robusta e con un collo tozzo. Il viso particolarissimo: naso camuso, zigomi sporgenti, fronte alta e nonostante l’età la capigliatura è folta e naturalmente completamente grigia. Gli occhi non li ho mai visti perché porta sempre, sempre e ancora sempre degli occhiali da sole ben ancorati su delle orecchie un po’ em em un po’ tanto a…, due belle orecchie insomma! Quello che so sulla sua vita è questo: Zii Peppiniello si trasferisce da Foggia a Milano in tenera età, a circa 18 anni, diciamo per motivi di ordine pubblico, si diciamo così và. Dopo varie peripezie e dopo una guerra alla quale, malgrado la sua riluttanza partecipa, e dopo essere stato ancora attore per vari motivi di “disordine pubblico” Zii Peppiniello approda al mio paese e qui vi risiede sino ai giorni nostri senza recare nessun disturbo ad alcuna persona o a cose. Ha fatto il guardiano per una vita, (chi meglio di lui poteva curare l’ordine pubblico e/o privato?) alla Grundig dove proteggeva con zelo impressionante (così dice il Pierino, non proprio con le stesse parole) i preziosissimi televisori, simbolo del boom economico degli anni sessanta. Dopo la pensione e dopo la morte prematura dell’amata Sigrid, della quale nessuno conosce alcunché, Zii Peppiniello ha continuato a vivere da solo nella sua casa curandosi di tutto personalmente: le pulizie, il cucinare, la spesa…
Sto cercando di rompermi un dente masticando la crostata quando sento una mano che afferra il mio avambraccio e contemporaneamente una voce che dice:”buon giorno” istintivamente ripeto:”buon giorno a lei” mi giro verso questo gentile ometto tutto curvo su di se e lui inizia a parlarmi:”noi non ci conosciamo,piacere io mi chiamo Giuseppe e per tutti sono Zii Peppiniello” così dicendo allunga verso di me la mano. Io gliela stringo e mi presento a mia volta:”piacere mi chiamo Giuliano” (ma che forza ha nelle mani questo uomo?). “Senta, io so dal Pierino che lei è un professore e quindi è una persona discreta, di cultura e di larghe vedute”. Lo guardo attonito e rispondo:”mi scusi non ho capito!”. “Si voglio dire Lei è una persona della quale ci si può fidare”. Mi sembra di essere in un film dove un imprecisato agente segreto di un imprecisato paese nemico cerca un contatto per vendere o per comprare delle informazioni. Sto al gioco e rispondo:”certo ci si può fidare, mi scusi ma per fare che?” Alla discussione partecipano come uditori la Mariuccia e il Pierino, sono li aldilà del bancone e seguono ogni mossa ed ogni parola mia e di Zii Peppiniello. Il film continua: “Come lei sa, io ho fatto la guerra! La seconda guerra mondiale!” Sembra che sulla parola guerra l’uomo si metta sull’attenti e diventi più alto. “Si lo so che Lei ha partecipato alla seconda guerra mondiale, ed io in cosa posso esserle utile?” cerco di abbreviare il tutto perché ho un appuntamento con l’autobus per Mantova. “senta professore io sono ricercato per diserzione, di-ser-zio-ne (mentre ripete diserzione si guarda in giro in modo circospetto e da dietro al bancone parte un coretto di OHHHH) ha capito bene?Io Non voglio che sulla mia lapide ci sia scritto:-qui giace Giuseppe Carusi il disertore!E Lei mi deve aiutare a fare domanda di rientro alla normalità…”. “Diserzione?Per la seconda guerra Mondiale? Ma sono passati più di cinquanta anni…questo reato sarà caduto in prescrizione…Lei non deve temere nulla ormai…stia tranquillo nessuno la ricerca più…stia tranquillo…” Il momento è difficile Zii Peppiniello guarda il Pierino, il Pierino guarda me, io guardo Zii Peppiniello e la Mariuccia ci guarda tutti…un “impasse” o meglio uno spasso. Riparte il film… Zii Peppiniello riprende la parola : “Pierino questo qui non è il nostro uomo…di queste cose non se ne intende…” L’agente segreto 2 alias: Pierino, scrolla la testa fa una faccia di compatimento e rivolgendosi a me dice: “professor me dispias dighel ma lu -di legge- el capiss un acca”. Guardo la Mariuccia, cerco in lei comprensione e approvazione…ma anche Lei ha stampato in fronte un senso di delusione…esco dal film o meglio esco dal Bar con la convinzione che se il Pierino’s bar non ci fosse bisognerebbe inventarlo…sorrido…è una bellissima mattinata di Marzo e…tutti a Mantova.
È una domenica mattina di Marzo. Voglio Iniziare meglio!! È una splendida domenica mattina di Marzo, il sole è già alto, l’aria è bella fresca, sono le 6.40 ed io sto entrando al Pierino’s Bar per fare colazione. Il bar è naturalmente già aperto da una decina di minuti e all’interno di esso vi sono già tre persone: il Pierino, la Mariuccia e Zii Peppiniello. Il Pierino mi accoglie con un: “uelà professor sel fa in gir a che l’ura chi?” Anche se restio alla favella, a questa ora ho ancora gli occhi chiusi e la bocca “incollata”, rispondo in modo telegrafico:”questa mattina andiamo a giocare a Mantova e la partenza da Milano è alle otto”. “Ho capì allura il solit per il professor” e la Mariuccia si mette in moto – cappuccino e crostata o meglio come direbbe il Pasquale “nu pezzo di incrostata”- Mi giro verso l’orologio del bar per verificare l’ora e al tavolino più lontano, seduto e tutto intento a sfogliare un giornale, che data la distanza e l’ora non riesco ad identificare, c’è Zii Peppiniello.
Questo signore merita una presentazione importante:
Zii Peppiniello ha 91 anni e a differenza di altri personaggi illustri del Pierino’s Bar, Lui è un cuore solitario, cioè è sempre in disparte e non parla con nessuno. Tutto quello che so su di Lui mi è stato riportato dal Pierino che nutre per questo tenero “vecchietto” una profonda stima e un affetto particolare. Il Pierino lo ha soprannominato “el vecc” perché è serio, posato e saggio. Io non l’ho mai sentito parlare, a me da l’idea di una persona burbera, altera e molto distaccata da tutto ciò che gli accade attorno. Fisicamente è piccolo, per me non supera l’uno e sessanta, con una corporatura robusta e con un collo tozzo. Il viso particolarissimo: naso camuso, zigomi sporgenti, fronte alta e nonostante l’età la capigliatura è folta e naturalmente completamente grigia. Gli occhi non li ho mai visti perché porta sempre, sempre e ancora sempre degli occhiali da sole ben ancorati su delle orecchie un po’ em em un po’ tanto a…, due belle orecchie insomma! Quello che so sulla sua vita è questo: Zii Peppiniello si trasferisce da Foggia a Milano in tenera età, a circa 18 anni, diciamo per motivi di ordine pubblico, si diciamo così và. Dopo varie peripezie e dopo una guerra alla quale, malgrado la sua riluttanza partecipa, e dopo essere stato ancora attore per vari motivi di “disordine pubblico” Zii Peppiniello approda al mio paese e qui vi risiede sino ai giorni nostri senza recare nessun disturbo ad alcuna persona o a cose. Ha fatto il guardiano per una vita, (chi meglio di lui poteva curare l’ordine pubblico e/o privato?) alla Grundig dove proteggeva con zelo impressionante (così dice il Pierino, non proprio con le stesse parole) i preziosissimi televisori, simbolo del boom economico degli anni sessanta. Dopo la pensione e dopo la morte prematura dell’amata Sigrid, della quale nessuno conosce alcunché, Zii Peppiniello ha continuato a vivere da solo nella sua casa curandosi di tutto personalmente: le pulizie, il cucinare, la spesa…
Sto cercando di rompermi un dente masticando la crostata quando sento una mano che afferra il mio avambraccio e contemporaneamente una voce che dice:”buon giorno” istintivamente ripeto:”buon giorno a lei” mi giro verso questo gentile ometto tutto curvo su di se e lui inizia a parlarmi:”noi non ci conosciamo,piacere io mi chiamo Giuseppe e per tutti sono Zii Peppiniello” così dicendo allunga verso di me la mano. Io gliela stringo e mi presento a mia volta:”piacere mi chiamo Giuliano” (ma che forza ha nelle mani questo uomo?). “Senta, io so dal Pierino che lei è un professore e quindi è una persona discreta, di cultura e di larghe vedute”. Lo guardo attonito e rispondo:”mi scusi non ho capito!”. “Si voglio dire Lei è una persona della quale ci si può fidare”. Mi sembra di essere in un film dove un imprecisato agente segreto di un imprecisato paese nemico cerca un contatto per vendere o per comprare delle informazioni. Sto al gioco e rispondo:”certo ci si può fidare, mi scusi ma per fare che?” Alla discussione partecipano come uditori la Mariuccia e il Pierino, sono li aldilà del bancone e seguono ogni mossa ed ogni parola mia e di Zii Peppiniello. Il film continua: “Come lei sa, io ho fatto la guerra! La seconda guerra mondiale!” Sembra che sulla parola guerra l’uomo si metta sull’attenti e diventi più alto. “Si lo so che Lei ha partecipato alla seconda guerra mondiale, ed io in cosa posso esserle utile?” cerco di abbreviare il tutto perché ho un appuntamento con l’autobus per Mantova. “senta professore io sono ricercato per diserzione, di-ser-zio-ne (mentre ripete diserzione si guarda in giro in modo circospetto e da dietro al bancone parte un coretto di OHHHH) ha capito bene?Io Non voglio che sulla mia lapide ci sia scritto:-qui giace Giuseppe Carusi il disertore!E Lei mi deve aiutare a fare domanda di rientro alla normalità…”. “Diserzione?Per la seconda guerra Mondiale? Ma sono passati più di cinquanta anni…questo reato sarà caduto in prescrizione…Lei non deve temere nulla ormai…stia tranquillo nessuno la ricerca più…stia tranquillo…” Il momento è difficile Zii Peppiniello guarda il Pierino, il Pierino guarda me, io guardo Zii Peppiniello e la Mariuccia ci guarda tutti…un “impasse” o meglio uno spasso. Riparte il film… Zii Peppiniello riprende la parola : “Pierino questo qui non è il nostro uomo…di queste cose non se ne intende…” L’agente segreto 2 alias: Pierino, scrolla la testa fa una faccia di compatimento e rivolgendosi a me dice: “professor me dispias dighel ma lu -di legge- el capiss un acca”. Guardo la Mariuccia, cerco in lei comprensione e approvazione…ma anche Lei ha stampato in fronte un senso di delusione…esco dal film o meglio esco dal Bar con la convinzione che se il Pierino’s bar non ci fosse bisognerebbe inventarlo…sorrido…è una bellissima mattinata di Marzo e…tutti a Mantova.
18 marzo 2008
L'ECCELLENZA
STORIELLA:
per i greci l'eccellenza era la virtù più importante. Ciascuno nella sua arte doveva prodigarsi per raggiungere la perfezione. Per tutti il periodo più bello è quello della ricerca della propria eccellenza, quando senti nascere qualcosa di cui tu stesso sei stupito.Oggi però la spinta all'eccellenza viene ostacolata da una pedagogia che punta sulla facilità, la mediocrità e l'improvvisazione.Col risultato che i ragazzi non hanno informazioni sistematiche, non sanno concentrarsi e non sanno argomentare. Mentre quelli che vorrebbero una scuola rigorosa vengono osteggiati...ma con la banalità e la mediocrità non si va avanti...
per i greci l'eccellenza era la virtù più importante. Ciascuno nella sua arte doveva prodigarsi per raggiungere la perfezione. Per tutti il periodo più bello è quello della ricerca della propria eccellenza, quando senti nascere qualcosa di cui tu stesso sei stupito.Oggi però la spinta all'eccellenza viene ostacolata da una pedagogia che punta sulla facilità, la mediocrità e l'improvvisazione.Col risultato che i ragazzi non hanno informazioni sistematiche, non sanno concentrarsi e non sanno argomentare. Mentre quelli che vorrebbero una scuola rigorosa vengono osteggiati...ma con la banalità e la mediocrità non si va avanti...
15 marzo 2008
CONSIGLI AI BAMBINI PRIMA DELLA PARTITA
Consigli per affrontare la gara1
1. in ogni circostanza devi essere te stesso
2. prima di ogni altra cosa lo sport deve divertirti
3. durante la gara devi ascoltare soltanto la voce dell’allenatore, i suggerimenti dei genitori e del pubblico devono essere considerati come gli altri “rumori” che provengono dall’esterno. E’ concesso soltanto il tifo volto ad incitare con allegria e giocosità, senza prendere la gara troppo sul serio.
4. è importante il rispetto del gioco e delle opinioni degli altri giocatori
5. è importante che tu sappia far rispettare il tuo gioco e le tue opinioni
6. devi affrontare la gara cercando di placare gli spunti di litigiosità, gli altri sono concentrati e motivati come te, a cercare di mettercela tutta, quindi è facile innervosirsi
7. troverai sempre qualcuno migliore di te. Quindi non è il caso di aspirare ad essere il più forte, ma di certo puoi aspirare a dare il meglio di te stesso
8. se hai perso, o hai fatto una prestazione mediocre ma comunque sei consapevole di esserti impegnato meglio che hai potuto, non devi dispiacerti
9. non dimenticarti che c’è sempre una prossima volta
1. in ogni circostanza devi essere te stesso
2. prima di ogni altra cosa lo sport deve divertirti
3. durante la gara devi ascoltare soltanto la voce dell’allenatore, i suggerimenti dei genitori e del pubblico devono essere considerati come gli altri “rumori” che provengono dall’esterno. E’ concesso soltanto il tifo volto ad incitare con allegria e giocosità, senza prendere la gara troppo sul serio.
4. è importante il rispetto del gioco e delle opinioni degli altri giocatori
5. è importante che tu sappia far rispettare il tuo gioco e le tue opinioni
6. devi affrontare la gara cercando di placare gli spunti di litigiosità, gli altri sono concentrati e motivati come te, a cercare di mettercela tutta, quindi è facile innervosirsi
7. troverai sempre qualcuno migliore di te. Quindi non è il caso di aspirare ad essere il più forte, ma di certo puoi aspirare a dare il meglio di te stesso
8. se hai perso, o hai fatto una prestazione mediocre ma comunque sei consapevole di esserti impegnato meglio che hai potuto, non devi dispiacerti
9. non dimenticarti che c’è sempre una prossima volta
SPIEGHIAMO IL BULLISMO
Cosa è il bullismo?
Il termine italiano "bullismo" è la traduzione letterale di "bullying", parola che caratterizza il fenomeno delle prepotenze in contesto di gruppo. Il bullismo si configura come un fenomeno dinamico, multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l'interazione del prevaricatore con la vittima, che assume atteggiamenti di rassegnazione, ma tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi. Il comportamento del bullo è un tipo di azione continuativa e persistente che mira deliberatamente a far del male o danneggiare qualcuno in vari modi: direttamente attraverso prepotenze fisiche o verbali, indirettamente invece attraverso una serie di dicerie sul conto della vittima, l'esclusione dal gruppo, l'isolamento, la diffusione di calunnie e di pettegolezzi e altre modalità definite di "cyberbullying", ovvero prepotenze fatte attraverso forme elettroniche (messaggi sms o telefonate al cellulare, foto o video clip, email, chat, etc.).
Il termine italiano "bullismo" è la traduzione letterale di "bullying", parola che caratterizza il fenomeno delle prepotenze in contesto di gruppo. Il bullismo si configura come un fenomeno dinamico, multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l'interazione del prevaricatore con la vittima, che assume atteggiamenti di rassegnazione, ma tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi. Il comportamento del bullo è un tipo di azione continuativa e persistente che mira deliberatamente a far del male o danneggiare qualcuno in vari modi: direttamente attraverso prepotenze fisiche o verbali, indirettamente invece attraverso una serie di dicerie sul conto della vittima, l'esclusione dal gruppo, l'isolamento, la diffusione di calunnie e di pettegolezzi e altre modalità definite di "cyberbullying", ovvero prepotenze fatte attraverso forme elettroniche (messaggi sms o telefonate al cellulare, foto o video clip, email, chat, etc.).
26 febbraio 2008
CONVEGNO SU BULLISMO
FEDERAZIONE ITALIANA GIOCO CALCIO
REGIOnE LOMBARDIA
SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO
VIA PITTERI 95/2 – MILANO
tel. 02-21722301 fax 02-21722302
In data SABATO 1 MARZO 2008 dalle ore 9.30 alle ore 13.00 presso l’I.T.A.S. Natta – Via Don Calabria 16 – Milano si terrà un seminario dal titolo “Oltre il bullismo e la violenza” organizzato dalla F.I.G.C. – Comitato Regionale Lombardia – Settore Giovanile e Scolastico – rivolto ad insegnanti di scuole medie inferiori e superiori e ad allenatori di settore giovanile.
Questo il programma degli interventi:
ORE 9.30 Saluto Dirigente Scolastico I.T.A.S. Natta Dott. Pansoni
ORE 9.40 Saluto Coordinatore F.I.G.C. Settore Giovanile Regione Lombardia Dott. Cottini
ORE 9.50 I lavori della Commissione Nazionale Bullismo e Scuola
Intervento Prof.ssa Maria Cristina Iovinella
Responsabile politiche giovanili Ufficio Scolastico Regionale Lombardia
ORE 10.10 Esperienza e pratiche preventive nelle scuole
Intervento Prof. Barbaro Pontoriero
Docente e formatore Istituto Lumen di Piacenza
ORE 10.30 Il bullismo – l’esperienza della magistratura
Intervento Dott. Sandro Raimondi
Magistrato del Pubblico Ministero – Milano
ORE 10.50 INTERVALLO
ORE 11.10 Il bullismo – aspetti sociali e collegamenti con il mondo dello sport
Intervento Prof. Gennaro Testa
Sociologo e docente Centro Tecnico Federale di Coverciano
ORE 11.30 Allenatori: educatori in panchina
Intervento Prof. Giuliano Rusca
Allenatore Settore Giovanile F.C. Internazionale
ORE 11.50 Il calcio come strumento per la riduzione del disagio e contro l’esclusione sociale
Intervento Don Alessio Albertini
Sacerdote Arciodiocesi di Milano – Componente Consulta Diocesana per lo Sport
ORE 12.10 La spettacolarizzazione della violenza come potenziale danno per i minori
Intervento Dott. Valter Cottini
(Coordinatore F.I.G.C. Regione Lombardia S.G.S)
ORE 12.30 DIBATTITO
MODERATORE: Luca Momblano (giornalista sportivo - caporedattore Sprint & Sport)
REGIOnE LOMBARDIA
SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO
VIA PITTERI 95/2 – MILANO
tel. 02-21722301 fax 02-21722302
In data SABATO 1 MARZO 2008 dalle ore 9.30 alle ore 13.00 presso l’I.T.A.S. Natta – Via Don Calabria 16 – Milano si terrà un seminario dal titolo “Oltre il bullismo e la violenza” organizzato dalla F.I.G.C. – Comitato Regionale Lombardia – Settore Giovanile e Scolastico – rivolto ad insegnanti di scuole medie inferiori e superiori e ad allenatori di settore giovanile.
Questo il programma degli interventi:
ORE 9.30 Saluto Dirigente Scolastico I.T.A.S. Natta Dott. Pansoni
ORE 9.40 Saluto Coordinatore F.I.G.C. Settore Giovanile Regione Lombardia Dott. Cottini
ORE 9.50 I lavori della Commissione Nazionale Bullismo e Scuola
Intervento Prof.ssa Maria Cristina Iovinella
Responsabile politiche giovanili Ufficio Scolastico Regionale Lombardia
ORE 10.10 Esperienza e pratiche preventive nelle scuole
Intervento Prof. Barbaro Pontoriero
Docente e formatore Istituto Lumen di Piacenza
ORE 10.30 Il bullismo – l’esperienza della magistratura
Intervento Dott. Sandro Raimondi
Magistrato del Pubblico Ministero – Milano
ORE 10.50 INTERVALLO
ORE 11.10 Il bullismo – aspetti sociali e collegamenti con il mondo dello sport
Intervento Prof. Gennaro Testa
Sociologo e docente Centro Tecnico Federale di Coverciano
ORE 11.30 Allenatori: educatori in panchina
Intervento Prof. Giuliano Rusca
Allenatore Settore Giovanile F.C. Internazionale
ORE 11.50 Il calcio come strumento per la riduzione del disagio e contro l’esclusione sociale
Intervento Don Alessio Albertini
Sacerdote Arciodiocesi di Milano – Componente Consulta Diocesana per lo Sport
ORE 12.10 La spettacolarizzazione della violenza come potenziale danno per i minori
Intervento Dott. Valter Cottini
(Coordinatore F.I.G.C. Regione Lombardia S.G.S)
ORE 12.30 DIBATTITO
MODERATORE: Luca Momblano (giornalista sportivo - caporedattore Sprint & Sport)
13 febbraio 2008
STORIE DA BAR SPORT 17- ULTIMO DELL'ANNO AL PIERINO'S BAR
Ultimo dell’anno al Pierino’s Bar
È deciso l’ultimo dell’anno lo si passa al Pierino’s Bar. Dopo una vivacissima discussione con la mia “dolce metà” (più orientata verso lidi caldi, ed esteri) ABBIAMO dato la nostra adesione alla Grande Festa!! SI La locandina che pubblicizza l’evento parla chiaro:
”GRANDE FESTA AL PIERINO’S BAR PER IL CAPODANNO 2008”
e sotto questo titolo roboante il programma:
Cenone a base di ricette della FAVOLOSA(dice proprio così) CUCINA TEDESCA
Esibizione del duo ANITE e FRANZ con il loro vasto repertorio di musiche FOLK-ROCK
Esibizione del CABARETTISTA FILOSOFO (?) IMMANUEL
Lotteria con ricchi premi (?)
Birra a fiumi
Il comitato organizzatore assicura il divertimento.
ISCRIVETEVI NUMEROSI
P.S.-Le iscrizioni si ricevono al Pierino’s Bar
IL COMITATO ORGANIZZATORE.
Il fantomatico “COMITATO ORGANIZZATORE” è composto da:
il Pierino
il Berto
il Tony
l’Ernesto
l’Adolfo
Fatta l’iscrizione! Versata la cifra (30 euro CADAUNO) ora sono curioso ed ansioso di passare la serata con gli avventori del Pierino’s bar!
Ci siamo è il 31 dicembre e la festa avrà inizio alle ore 21.00.
Io e mia moglie, vestiti in modo elegante(lasciamo perdere i particolari, ve li risparmio) ci rechiamo al Pierino’s Bar. Arriviamo alle 20.30 e fuori dal bar c’è una ressa allucinante. A fatica riusciamo ad entrare! Qui una signorona bionda con due trecce che assomigliano a delle funi che i portuali utilizzano per attraccare le barche al molo e vestita con il tipico costume della Baviera, ci accoglie e ci chiede il cognome. Rispondo con gentilezza e lei con fermezza tutta teutonica mi rifila tra le mani un bigliettino con sopra scritto:”TAVOLO N°3” intuisco che dovremo accomodarci per l’appunto al tavolo numero tre e inizio la ricerca! Dopo qualche gomitata e schiacciata di piedi arriviamo alla meta. Al tavolo, con mia sorpresa, c’è già gente. Osservo attentamente e…non ci posso credere…il Pierino e la Mariuccia sono al “nostro” tavolo! Vediamone la disposizione: allora il tavolo innanzitutto è rettangolare e il Pierino (naturalmente) è a capotavola con la Mariuccia alla sua destra, io e mia moglie sulla sinistra, di fronte a noi i coniugi Beretta (Angelo e Adele), e di fianco a mia moglie e a capotavola di fronte al Pierino i coniugi Cocuzza (Pasquale e Nunzia). È uno spettacolo impagabile vedere il Pierino vestito di tutto punto cioè con un completo bleu , con la camicia bianca, le bretelle nere e la cravatta rossa…impagabile!
Non sembra vero ma sono le 21.00 e tutti sono seduti ai propri tavoli, saremo in una cinquantina distribuiti in una decina di tavolate. Prima che inizi il banchetto ci viene passato un “pieghevole” ,di carta riciclata, e sulla prima pagina c’è scritto : “SPEISEKARTE”. L’Angelo, che ha “girato il mondo” traduce: “ questo è il MENU’”. Apriamo il pieghevole e…non c’è una parola in italiano! Non si capisce proprio nulla di ciò che c’è scritto e la tragedia è che mangeremo quello che c’è scritto…
Ma lo spasso inizia proprio quando portano la prima pietanza: “Gebackener Camembert mit Preiselbeeren, tost und Butter”cita il menù. I commenti si sprecano: inizia il Pierino”Cusa l’è chela roba chi?” La Mariuccia lo riprende sottovoce:”mangia e tas”. Io e il Pierino ci guardiamo e sorridiamo perchè entrambi ci ritroviamo a rigirare la forchetta nel piatto e non abbiamo il coraggio di addentrare quella strana poltiglia! A proposito, È il turno del Pasquale:”che cos’è questa fanghiglia?”conoscendolo penso volesse dire POLTIGLIA. La moglie Nunzia tutta rossa in volto riprende suo marito con un:”mangia e zitto”. L’Angelo ridendo fa una battuta che non tutti capiscono e soprattutto non tutti apprezzano:”speriamo solamente che non sia ancora viva…”. La moglie Adele lo guarda di sottecchi e sottovoce sussurra:”mangia e taci!”. Tocca a me, lo sento, è il mio turno, sparo:”ma... prima di questo pranzo abbiamo stilato un’assicurazione?”. Mia moglie mi guarda e mi fulmina con un :”ingoia e muto!”. Ah siamo proprio messi bene! Dobbiamo mangiare qualcosa che non conosciamo e dobbiamo pure stare zitti…Ma chi può far stare zitto il Pierino è un fiume in piena e non lo ferma più nessuno: “mangem, mangem che il sacch voeui el sta minga in pee” (mangiamo mangiamo che il sacco vuoto non sta in piedi). “Buon appetito” rispondo io, e la componente maschile del tavolo inizia a mangiare sorridendo ad ogni boccone. Mentre il clima della serata, grazie anche alla birra, diventa sempre più ridanciano il DUO Anite e Frank inizia l’esibizione del loro repertorio folk-rock. Il volume è altissimo e impedisce qualsiasi scambio di battute tra i componenti del locale. A questo punto parte la protesta formale del Pierino che convoca, con un gesto da vigile, la biondona e le parla nell’orecchio destro. Al termine del breve messaggio la Natascia (questo il suo nome) si gira di scatto e molla una “trecciata” al Pierino che in automatico fa partire un “moccolo” del genere:”ma va a ciapà i rat, faciot de bonasciott” (ma va a prendere i topi faccia paffuta di bonacciona). Io gli sono vicino e lo sento e inizio a ridere e contagio tutta la tavolata, si ride si beve e si ascolta musica, si mangia un po’ poco ma è una serata spensierata, allegra, veramente una bella serata. Ecco che ad un certo punto verso le 23.00 si interrompe la musica e su un piccolo palco, costruito per l’occasione nell’angolo del salone del bar, compare quasi dal nulla un uomo piccolo, ma proprio piccolo!! Il silenzio o almeno qualcosa che gli assomiglia viene interrotto dalle parole del Tito queste:
”ED ECCO A VOI IMMANUEL IL CABARETTISTA FILOSOFO”.
SILENZIO, silenzio e adesso c’è veramente silenzio! Questo uomo di stazza minuta è li al centro del palco e sta in silenzio(anche lui) e non si muove. Il Tito ripete:
“ed ecco a voi Immanuel il cabarettista FILOSOFO”
Nulla, non si sente e non si muove nulla!
Dalla sala a questo punto parte un:”Ué filosofo cunta su!!”
Una voce flebile con un accento germanico esce dall’omino:” mi chiamo Immanuel e sono un cabarettista filosofo”. Questo l’avevamo capito, ma..?”e sono fenuto qua per farvi ridere, e per raggiungere questo scopo forrei raccontarfi alcune barzellette.” È lanciato, vai,vai…
“prima forrei mettere alcune cose in chiaroJ: le persone si difidono in trai(tre) categorie: gli OTTIMISTI, i PESSIMISTI e i RAZIONALISTI. Dunque l’OTTIMISTA dice: il bicchiere è mezzo pieno! Il PESSIMISTA dice: il bicchiere è mezzo vuoto! Mentre il RAZIONALISTA dice: questo bicchiere è grande il doppio del necessario!! Io sono un Razionalista e dico che la ragione senza la logica è inutile e a conferma di questa tesi forrei raccontarfi una storiellaJ Sherlock Holmes e il dott. Watson sono in campeggio. Nel bel mezzo della notte Holmes si sveglia e dà una gomitata a Watson facendogli questa domanda- Watson guardi in alto e mi dica cosa vede? Watson risponde- Vedo milioni di stelle! E cosa coclude? Domanda di nuovo Holmes. Watson riflette un momento e poi risponde- Bè dal punto di vista astronomico questo mi dice che esistono milioni di galassie. Dal punto di fista del tempo deduco che sono circa le tre e dal punto di fista meteorologico che domani sarà una bella giornata. E lei Holmes che cosa dice di tutto ciò?- Watson che qualcuno ci ha rubato la tenda!!
Questa ha fatto ridere perfino il Pierino che commenta ad alta voce :”che pirla sto Watson che pirla el se fa ciulà la tenda sensa nacorgess!”.”Ma Pierino! Contieniti…” è la Mariuccia, che pur sorridendo riprende il Pierino. Ma il Pierino si alza in piedi e con il boccale pieno di birra tenuto sopra alla testa e urla: “signori e signore a questo punto della serata vorrei proporre un BRINDISI” pausa, nel salone vi è un silenzio assoluto e a questo punto il Pierino riparte:
”VORREI BRINDARE A QUESTO MONDO IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI”
SI scatena un tripudio applausi, fischi grida e un coro da stadio:
”UNO DI NOI IL PIERINO E’ UNO DI NOI, UNO DI NOI IL PIERINO E’ UNO DI NOI”
Commosso guardo il Pierino negli occhi e BRINDO CON LUI.
È deciso l’ultimo dell’anno lo si passa al Pierino’s Bar. Dopo una vivacissima discussione con la mia “dolce metà” (più orientata verso lidi caldi, ed esteri) ABBIAMO dato la nostra adesione alla Grande Festa!! SI La locandina che pubblicizza l’evento parla chiaro:
”GRANDE FESTA AL PIERINO’S BAR PER IL CAPODANNO 2008”
e sotto questo titolo roboante il programma:
Cenone a base di ricette della FAVOLOSA(dice proprio così) CUCINA TEDESCA
Esibizione del duo ANITE e FRANZ con il loro vasto repertorio di musiche FOLK-ROCK
Esibizione del CABARETTISTA FILOSOFO (?) IMMANUEL
Lotteria con ricchi premi (?)
Birra a fiumi
Il comitato organizzatore assicura il divertimento.
ISCRIVETEVI NUMEROSI
P.S.-Le iscrizioni si ricevono al Pierino’s Bar
IL COMITATO ORGANIZZATORE.
Il fantomatico “COMITATO ORGANIZZATORE” è composto da:
il Pierino
il Berto
il Tony
l’Ernesto
l’Adolfo
Fatta l’iscrizione! Versata la cifra (30 euro CADAUNO) ora sono curioso ed ansioso di passare la serata con gli avventori del Pierino’s bar!
Ci siamo è il 31 dicembre e la festa avrà inizio alle ore 21.00.
Io e mia moglie, vestiti in modo elegante(lasciamo perdere i particolari, ve li risparmio) ci rechiamo al Pierino’s Bar. Arriviamo alle 20.30 e fuori dal bar c’è una ressa allucinante. A fatica riusciamo ad entrare! Qui una signorona bionda con due trecce che assomigliano a delle funi che i portuali utilizzano per attraccare le barche al molo e vestita con il tipico costume della Baviera, ci accoglie e ci chiede il cognome. Rispondo con gentilezza e lei con fermezza tutta teutonica mi rifila tra le mani un bigliettino con sopra scritto:”TAVOLO N°3” intuisco che dovremo accomodarci per l’appunto al tavolo numero tre e inizio la ricerca! Dopo qualche gomitata e schiacciata di piedi arriviamo alla meta. Al tavolo, con mia sorpresa, c’è già gente. Osservo attentamente e…non ci posso credere…il Pierino e la Mariuccia sono al “nostro” tavolo! Vediamone la disposizione: allora il tavolo innanzitutto è rettangolare e il Pierino (naturalmente) è a capotavola con la Mariuccia alla sua destra, io e mia moglie sulla sinistra, di fronte a noi i coniugi Beretta (Angelo e Adele), e di fianco a mia moglie e a capotavola di fronte al Pierino i coniugi Cocuzza (Pasquale e Nunzia). È uno spettacolo impagabile vedere il Pierino vestito di tutto punto cioè con un completo bleu , con la camicia bianca, le bretelle nere e la cravatta rossa…impagabile!
Non sembra vero ma sono le 21.00 e tutti sono seduti ai propri tavoli, saremo in una cinquantina distribuiti in una decina di tavolate. Prima che inizi il banchetto ci viene passato un “pieghevole” ,di carta riciclata, e sulla prima pagina c’è scritto : “SPEISEKARTE”. L’Angelo, che ha “girato il mondo” traduce: “ questo è il MENU’”. Apriamo il pieghevole e…non c’è una parola in italiano! Non si capisce proprio nulla di ciò che c’è scritto e la tragedia è che mangeremo quello che c’è scritto…
Ma lo spasso inizia proprio quando portano la prima pietanza: “Gebackener Camembert mit Preiselbeeren, tost und Butter”cita il menù. I commenti si sprecano: inizia il Pierino”Cusa l’è chela roba chi?” La Mariuccia lo riprende sottovoce:”mangia e tas”. Io e il Pierino ci guardiamo e sorridiamo perchè entrambi ci ritroviamo a rigirare la forchetta nel piatto e non abbiamo il coraggio di addentrare quella strana poltiglia! A proposito, È il turno del Pasquale:”che cos’è questa fanghiglia?”conoscendolo penso volesse dire POLTIGLIA. La moglie Nunzia tutta rossa in volto riprende suo marito con un:”mangia e zitto”. L’Angelo ridendo fa una battuta che non tutti capiscono e soprattutto non tutti apprezzano:”speriamo solamente che non sia ancora viva…”. La moglie Adele lo guarda di sottecchi e sottovoce sussurra:”mangia e taci!”. Tocca a me, lo sento, è il mio turno, sparo:”ma... prima di questo pranzo abbiamo stilato un’assicurazione?”. Mia moglie mi guarda e mi fulmina con un :”ingoia e muto!”. Ah siamo proprio messi bene! Dobbiamo mangiare qualcosa che non conosciamo e dobbiamo pure stare zitti…Ma chi può far stare zitto il Pierino è un fiume in piena e non lo ferma più nessuno: “mangem, mangem che il sacch voeui el sta minga in pee” (mangiamo mangiamo che il sacco vuoto non sta in piedi). “Buon appetito” rispondo io, e la componente maschile del tavolo inizia a mangiare sorridendo ad ogni boccone. Mentre il clima della serata, grazie anche alla birra, diventa sempre più ridanciano il DUO Anite e Frank inizia l’esibizione del loro repertorio folk-rock. Il volume è altissimo e impedisce qualsiasi scambio di battute tra i componenti del locale. A questo punto parte la protesta formale del Pierino che convoca, con un gesto da vigile, la biondona e le parla nell’orecchio destro. Al termine del breve messaggio la Natascia (questo il suo nome) si gira di scatto e molla una “trecciata” al Pierino che in automatico fa partire un “moccolo” del genere:”ma va a ciapà i rat, faciot de bonasciott” (ma va a prendere i topi faccia paffuta di bonacciona). Io gli sono vicino e lo sento e inizio a ridere e contagio tutta la tavolata, si ride si beve e si ascolta musica, si mangia un po’ poco ma è una serata spensierata, allegra, veramente una bella serata. Ecco che ad un certo punto verso le 23.00 si interrompe la musica e su un piccolo palco, costruito per l’occasione nell’angolo del salone del bar, compare quasi dal nulla un uomo piccolo, ma proprio piccolo!! Il silenzio o almeno qualcosa che gli assomiglia viene interrotto dalle parole del Tito queste:
”ED ECCO A VOI IMMANUEL IL CABARETTISTA FILOSOFO”.
SILENZIO, silenzio e adesso c’è veramente silenzio! Questo uomo di stazza minuta è li al centro del palco e sta in silenzio(anche lui) e non si muove. Il Tito ripete:
“ed ecco a voi Immanuel il cabarettista FILOSOFO”
Nulla, non si sente e non si muove nulla!
Dalla sala a questo punto parte un:”Ué filosofo cunta su!!”
Una voce flebile con un accento germanico esce dall’omino:” mi chiamo Immanuel e sono un cabarettista filosofo”. Questo l’avevamo capito, ma..?”e sono fenuto qua per farvi ridere, e per raggiungere questo scopo forrei raccontarfi alcune barzellette.” È lanciato, vai,vai…
“prima forrei mettere alcune cose in chiaroJ: le persone si difidono in trai(tre) categorie: gli OTTIMISTI, i PESSIMISTI e i RAZIONALISTI. Dunque l’OTTIMISTA dice: il bicchiere è mezzo pieno! Il PESSIMISTA dice: il bicchiere è mezzo vuoto! Mentre il RAZIONALISTA dice: questo bicchiere è grande il doppio del necessario!! Io sono un Razionalista e dico che la ragione senza la logica è inutile e a conferma di questa tesi forrei raccontarfi una storiellaJ Sherlock Holmes e il dott. Watson sono in campeggio. Nel bel mezzo della notte Holmes si sveglia e dà una gomitata a Watson facendogli questa domanda- Watson guardi in alto e mi dica cosa vede? Watson risponde- Vedo milioni di stelle! E cosa coclude? Domanda di nuovo Holmes. Watson riflette un momento e poi risponde- Bè dal punto di vista astronomico questo mi dice che esistono milioni di galassie. Dal punto di fista del tempo deduco che sono circa le tre e dal punto di fista meteorologico che domani sarà una bella giornata. E lei Holmes che cosa dice di tutto ciò?- Watson che qualcuno ci ha rubato la tenda!!
Questa ha fatto ridere perfino il Pierino che commenta ad alta voce :”che pirla sto Watson che pirla el se fa ciulà la tenda sensa nacorgess!”.”Ma Pierino! Contieniti…” è la Mariuccia, che pur sorridendo riprende il Pierino. Ma il Pierino si alza in piedi e con il boccale pieno di birra tenuto sopra alla testa e urla: “signori e signore a questo punto della serata vorrei proporre un BRINDISI” pausa, nel salone vi è un silenzio assoluto e a questo punto il Pierino riparte:
”VORREI BRINDARE A QUESTO MONDO IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI”
SI scatena un tripudio applausi, fischi grida e un coro da stadio:
”UNO DI NOI IL PIERINO E’ UNO DI NOI, UNO DI NOI IL PIERINO E’ UNO DI NOI”
Commosso guardo il Pierino negli occhi e BRINDO CON LUI.
02 febbraio 2008
IL CALCIO A 7 IL CALCIO PER I BAMBINI
Il Calcio a 7 per i pulcini
Da qualche stagione alcune Federazioni Regionali hanno deciso di far disputare i campionati dei 'Pulcini' a 7 giocatori anziché a 11. Finalmente, secondo noi, è stata compiuta una scelta nell'interesse del bambino. Quali sono i vantaggi che un giovane atleta trae da una gara di calcio a 7? Innanzitutto, essendoci meno persone sul terreno di gioco, il ragazzo toccherà più volte il pallone nel corso della partita. Nel calcio a 11, invece, capita spesso che alcuni bambini meno dotati, che giocano ad esempio sulle fasce terminino, la loro prova senza aver mai toccato la sfera. Quando ad un giovane calciatore arriva il pallone tra i piedi, deve per forza assumersi la responsabilità di stabilire che cosa fare e questo è uno dei momenti di maggiore positività nel suo percorso formativo. Alcuni bambini magari preferiscono non essere coinvolti nelle varie azioni di gioco per paura di sbagliare, e questo è senza dubbio negativo. Per questo il calcio a 7 li costringe e li stimola ad essere protagonisti. Acquisendo confidenza con la palla i bambini si divertono maggiormente rispetto alle gare a 11. Il calcio a 7 inoltre consente di non dare ai ragazzi ruoli ben definiti, come spesso avviene nel calcio a 11. Tra i pulcini o anche tra gli esordienti non è possibile affermare "tu sei un terzino, tu giochi stopper o attaccante", a nostro avviso è indispensabile che il ragazzo provi varie esperienze di gioco: una volta in attacco, un'altra in difesa, e se capita anche il ruolo del portiere può essere affidato a turno a tutti i componenti della squadra. Questo è molto utile nell'ambito di una crescita psicomotoria e di conoscenza del gioco del calcio. Con il passare degli anni poi sarà naturale capire la predisposizione a ricoprire un determinato ruolo. Infine nelle gare di calcio a 7, solitamente, è più facile realizzare un gol. E' importante che i bambini affrontino, anche emotivamente, l'evento di segnare o di subire una rete. Non come momento che determina la vittoria o la sconfitta, ma come inizio del vivere l'esperienza che caratterizza il gioco del calcio
Da qualche stagione alcune Federazioni Regionali hanno deciso di far disputare i campionati dei 'Pulcini' a 7 giocatori anziché a 11. Finalmente, secondo noi, è stata compiuta una scelta nell'interesse del bambino. Quali sono i vantaggi che un giovane atleta trae da una gara di calcio a 7? Innanzitutto, essendoci meno persone sul terreno di gioco, il ragazzo toccherà più volte il pallone nel corso della partita. Nel calcio a 11, invece, capita spesso che alcuni bambini meno dotati, che giocano ad esempio sulle fasce terminino, la loro prova senza aver mai toccato la sfera. Quando ad un giovane calciatore arriva il pallone tra i piedi, deve per forza assumersi la responsabilità di stabilire che cosa fare e questo è uno dei momenti di maggiore positività nel suo percorso formativo. Alcuni bambini magari preferiscono non essere coinvolti nelle varie azioni di gioco per paura di sbagliare, e questo è senza dubbio negativo. Per questo il calcio a 7 li costringe e li stimola ad essere protagonisti. Acquisendo confidenza con la palla i bambini si divertono maggiormente rispetto alle gare a 11. Il calcio a 7 inoltre consente di non dare ai ragazzi ruoli ben definiti, come spesso avviene nel calcio a 11. Tra i pulcini o anche tra gli esordienti non è possibile affermare "tu sei un terzino, tu giochi stopper o attaccante", a nostro avviso è indispensabile che il ragazzo provi varie esperienze di gioco: una volta in attacco, un'altra in difesa, e se capita anche il ruolo del portiere può essere affidato a turno a tutti i componenti della squadra. Questo è molto utile nell'ambito di una crescita psicomotoria e di conoscenza del gioco del calcio. Con il passare degli anni poi sarà naturale capire la predisposizione a ricoprire un determinato ruolo. Infine nelle gare di calcio a 7, solitamente, è più facile realizzare un gol. E' importante che i bambini affrontino, anche emotivamente, l'evento di segnare o di subire una rete. Non come momento che determina la vittoria o la sconfitta, ma come inizio del vivere l'esperienza che caratterizza il gioco del calcio
18 gennaio 2008
CD: IL CALCIO DEI PICCOLI di G.Rusca
Questo CD propone agli istruttori delle categorie PICCOLI AMICI e PULCINI circa 90 giochi per far apprendere ai bambini le più elementari tecniche e le più semplici soluzioni del saper giocare applicate al GIOCO-SPORT-CALCIO. I giochi proposti in modo separato per due fasce d’età sono suddivisi, a loro volta, in tre tematiche essenziali:
A. La Tecnica Individuale
B. Il Saper Giocare Individuale
C. Il Saper Collaborare con i Compagni
Con questo Cd ho cercato di proporre non solo dei contenuti ma anche un metodo e un modo di concepire l’attività per queste età, dove il gioco del calcio deve essere sinonimo di divertimento e creatività.
I 90 giochi sono corredati da un testo descrittivo e da un’animazione che faciliterà la comprensione dei contenuti e dei significati intrinseci.
Nella stesura dei 90 giochi ho anche tenuto conto dell’effettiva applicabilità delle proposte in situazioni diverse e a livelli di apprendimento differenti.
Questo strumento didattico può essere considerato un supporto multimediale al quale ogni istruttore può attingere (anche istruttori di altre fasce d’età) per estrapolare attività pratiche da inserire nella propria programmazione di lavoro.
A. La Tecnica Individuale
B. Il Saper Giocare Individuale
C. Il Saper Collaborare con i Compagni
Con questo Cd ho cercato di proporre non solo dei contenuti ma anche un metodo e un modo di concepire l’attività per queste età, dove il gioco del calcio deve essere sinonimo di divertimento e creatività.
I 90 giochi sono corredati da un testo descrittivo e da un’animazione che faciliterà la comprensione dei contenuti e dei significati intrinseci.
Nella stesura dei 90 giochi ho anche tenuto conto dell’effettiva applicabilità delle proposte in situazioni diverse e a livelli di apprendimento differenti.
Questo strumento didattico può essere considerato un supporto multimediale al quale ogni istruttore può attingere (anche istruttori di altre fasce d’età) per estrapolare attività pratiche da inserire nella propria programmazione di lavoro.
09 gennaio 2008
I VALORI DEI MIEI GIOCATORI "CAVALIERI"
I DIECI COMANDAMENTI DEL BRAVO CAVALIERE
1. Evitare ogni villania
2. Non fare maldicenze
3. Essere amabili con tutti
4. Rifuggire dalla volgarità nel linguaggio
5. Rispettare e difendere le donne
6. Non essere superbi
7. Coltivare la gaiezza
8. Curare il proprio abbigliamento
9. Esercitare il proprio talento
10. Non cedere avarizia
2. Non fare maldicenze
3. Essere amabili con tutti
4. Rifuggire dalla volgarità nel linguaggio
5. Rispettare e difendere le donne
6. Non essere superbi
7. Coltivare la gaiezza
8. Curare il proprio abbigliamento
9. Esercitare il proprio talento
10. Non cedere avarizia
02 gennaio 2008
RUBRICA: ALLENATORI NEL PALLONE 13
TODO EL MUNDO...
- "Giogar, giogar, giogarrr..." (allenatore alla propria squadra di Esordienti 12 anni)
- "Ma che te pasa CAVRON..." (frase di un allenatore di esordienti rivolta all'arbitro dopo che questo gli aveva dato un rigore, contro naturalmente)
- "Ignacio -Arriba, Arriba, Arriba...-" (suggerimento dell'allenatore a un suo giocatore 12enne)
- "Trankilo, trankilo, trankilo..." (allenatore ad un suo giocatore di dodici anni)
- "Joel vamos, vamos Joel, Joel vamos.." (allenatore ad un proprio giocatore di 12 anni)
- "NO NO NO Non se puede jogar a si, no no no non se puede..." (allenatore alla propria squadra di esordienti)
- "Loco tu est un jogador loco..." (allenatore ad un proprio giocatore dodicenne)
- "Vamos, Vamos, Vamos..." (allenatore alla propria squadra di dodicenni) DOVE? MA!
- "A si, a si, a si, a si...(si ripetuto così tante volte)
19 dicembre 2007
RUBRICA: ALLENATORI NEL PALLONE 12
I SE degli allenatori di calcio:
-SE non la smetti di dribblare ti schiaffo fuori (allenatore/cat.pulcini)
-SE non la pianti di far casino ti tiro fuori (allenatore/cat.pulcini)
-SE non la giochi di più ti sbatto fuori (allenatore/cat.esordienti)
-SE non la finisci ti mando via (allenatore/cat.esordienti)
-SE quando dico le cose Voi non le fate velocemente e bene io m'incazzo
(allenatore/cat.giovanissimi)
-SE non ti va bene vieni fuori (allenatore/cat.giovanissimi) (piccolo particolare il giocatore se ne
è andato negli spogliatoi)
-SE butti via un altro pallone così ti fulmino (allenatore/cat.giovanissimi)
-SE mi capiti tra le mani sti spacco in due (allenatore/cat.allievi)
-SE stai li ti si congelano i maroni e noi non prendiamo più palloni (allenatore/cat.allievi)
-SE non mi tenete l'ammazzo (allenatore/cat.allievi).(Ad un proprio giocatore che aveva
sbagliato, a suo dire, un gol "facile")
-SE non la smetti di dribblare ti schiaffo fuori (allenatore/cat.pulcini)
-SE non la pianti di far casino ti tiro fuori (allenatore/cat.pulcini)
-SE non la giochi di più ti sbatto fuori (allenatore/cat.esordienti)
-SE non la finisci ti mando via (allenatore/cat.esordienti)
-SE quando dico le cose Voi non le fate velocemente e bene io m'incazzo
(allenatore/cat.giovanissimi)
-SE non ti va bene vieni fuori (allenatore/cat.giovanissimi) (piccolo particolare il giocatore se ne
è andato negli spogliatoi)
-SE butti via un altro pallone così ti fulmino (allenatore/cat.giovanissimi)
-SE mi capiti tra le mani sti spacco in due (allenatore/cat.allievi)
-SE stai li ti si congelano i maroni e noi non prendiamo più palloni (allenatore/cat.allievi)
-SE non mi tenete l'ammazzo (allenatore/cat.allievi).(Ad un proprio giocatore che aveva
sbagliato, a suo dire, un gol "facile")
18 dicembre 2007
CONOSCIAMO I BAMBINI CON CUI...GIOCHIAMO?
I PICCOLI AMICI (6/7 ANNI) e i PULCINI (8/10 ANNI)
Conosciamo i bambini con i quali operiamo o meglio GIOCHIAMO?
Il bambino che si presenta al campo da calcio è tutto da scoprire. Le diverse condizioni familiari, i diversi valori a cui si è ispirata la famiglia per educarlo fanno si che il bambino che si presenta al campo abbia qualità e potenzialità estremamente eterogenee. Determinante è la motivazione che spinge al campo da calcio il bambino. C’è chi si presenta e vive la scuola calcio come un’imposizione, c’è chi si aspetta cose eccezionali e il più delle volte chi arriva impreparato nel senso che non conosce a cosa va incontro. L’istruttore si trova di fronte ad una realtà che deve conoscere per poter impostare il suo lavoro per soddisfare le molteplici motivazioni. Il primo problema che l’istruttore deve affrontare è quello della dipendenza che il bambino a sei anni ha dall’adulto. Questo aspetto si manifesta anche con il desiderio di gratificazione da parte dell’adulto. Tutti gli istruttori conoscono la continua ripetizione delle domande tipo: Mister ho fatto bene? Mister sono stato bravo? Questa situazione l’istruttore deve farla evolvere altrimenti corre il rischio di vedere i bambini fare non tanto per capire e imparare, ma solo per sentirsi gratificati dall’istruttore stesso. Inizialmente l’istruttore dovrà dare la sicurezza che il bambino richiede, ma successivamente dovrà indirizzare la sua azione in modo che il bambino stesso raggiunga un buon grado di autonomia. La seconda difficoltà è quella dell’egocentrismo che i bambini presentano a questa età. L’azione dell’istruttore dovrà favorire un processo di socializzazione graduale e progressivo in modo da rendere il bambino un essere partecipe alla vita del gruppo squadra. L’istruttore nella relazione con il bambino dovrà rendersi conto che a questa età vi è una certa fragilità psicologica e quindi dovrà costruire un ambiente distensivo e rassicurante. Il bambino a sei anni è in possesso di una buona capacità attentava soprattutto se l’attività che sta svolgendo lo interessa e lo gratifica. L’infante non è molto interessato a ragionamenti e spiegazioni astratte, questo concetto avvalora la proposta didattica del mettere in situazione concrete il bambino. partire da situazioni concrete significa favorire il passaggio da una visone globale delle cose alla capacità di differenziare e analizzare.
Per quanto riguarda l’aspetto morfologico il bambino è in periodo di proceritas, ossia di aumento staturale. L’aumento di statura, a vantaggio soprattutto degli arti, fa si che il bambino si presenti dimagrito con scarsa muscolatura, con tono muscolare e posturale molto basso, con lassità legamentosa e articolare, con il torace cilindrico e quasi privo di muscolatura. Le ossa sono molto plastiche e quindi il bimbo è in grado di assorbire senza troppi danni e urti e pressioni. La scarsa conoscenza del proprio corpo, la difficoltà di orientamento e di organizzazione spazio-temporale fanno risultare il movimento del bambino poco armonico e coordinato. Il movimento è poco economico poiché non può ancora utilizzare a pieno la capacità senso-motoria cioe la capacità di controllare e guidare il movimento con le percezioni sensoriali e cinestesiche. Un’altra difficoltà è quella di trovare il giusto ritmo nello svolgimento dell’attività motoria in relazione al lavoro da svolgere.
Verso gli otto/dieci anni il bambino vive quella che viene definita l’età doro della motricità. In questo periodo si manifesta una pausa nel processo evolutivo e il bambino diventa padrone del suo corpo e delle sue facoltà intellettive. Sembra quasi che il bambino si prenda un momento di pausa per essere in grado successivamente di affrontare nel miglior modo possibile l’agitato periodo della pubertà. La presa di coscienza di sé, e la conoscenza degli altri danno al bambino un buon grado di socializzazione che si manifesta con l’accettazione delle regole del gruppo e con un elevato senso di giustizia. La consapevolezza delle proprie possibilità, la capacità di finalizzare le attività, la buona capacità attentava, unite al desiderio di fare e di giocare e ad una sempre presente disponibilità per le forme competitive fanno si che il bambino sia disponibile ad apprendere, ad utilizzare senza risparmio tutte le qualità e le energie di cui dispone. Compito dell’istruttore sarà quello di non sciupare un periodo così favorevole per l’apprendimento di abilità motorie. Il bambino infatti a questa età sarà più resistente e quindi si potrà applicare più a lungo ad attività che lo interessano. Sarà più coordinato e avrà una buona precisione nel movimento, e le sue capacità sensomotorie gli permetteranno di affinare le sue risposte alle situazioni motorie proposte.È comunque importante ai fini della migliore comprensione dell’argomento sottolineare quali siano le età sensibili per le capacità psicomotorie e cognitive nelle fasce d’età che va dai 6 agli 11 anni
Conosciamo i bambini con i quali operiamo o meglio GIOCHIAMO?
Il bambino che si presenta al campo da calcio è tutto da scoprire. Le diverse condizioni familiari, i diversi valori a cui si è ispirata la famiglia per educarlo fanno si che il bambino che si presenta al campo abbia qualità e potenzialità estremamente eterogenee. Determinante è la motivazione che spinge al campo da calcio il bambino. C’è chi si presenta e vive la scuola calcio come un’imposizione, c’è chi si aspetta cose eccezionali e il più delle volte chi arriva impreparato nel senso che non conosce a cosa va incontro. L’istruttore si trova di fronte ad una realtà che deve conoscere per poter impostare il suo lavoro per soddisfare le molteplici motivazioni. Il primo problema che l’istruttore deve affrontare è quello della dipendenza che il bambino a sei anni ha dall’adulto. Questo aspetto si manifesta anche con il desiderio di gratificazione da parte dell’adulto. Tutti gli istruttori conoscono la continua ripetizione delle domande tipo: Mister ho fatto bene? Mister sono stato bravo? Questa situazione l’istruttore deve farla evolvere altrimenti corre il rischio di vedere i bambini fare non tanto per capire e imparare, ma solo per sentirsi gratificati dall’istruttore stesso. Inizialmente l’istruttore dovrà dare la sicurezza che il bambino richiede, ma successivamente dovrà indirizzare la sua azione in modo che il bambino stesso raggiunga un buon grado di autonomia. La seconda difficoltà è quella dell’egocentrismo che i bambini presentano a questa età. L’azione dell’istruttore dovrà favorire un processo di socializzazione graduale e progressivo in modo da rendere il bambino un essere partecipe alla vita del gruppo squadra. L’istruttore nella relazione con il bambino dovrà rendersi conto che a questa età vi è una certa fragilità psicologica e quindi dovrà costruire un ambiente distensivo e rassicurante. Il bambino a sei anni è in possesso di una buona capacità attentava soprattutto se l’attività che sta svolgendo lo interessa e lo gratifica. L’infante non è molto interessato a ragionamenti e spiegazioni astratte, questo concetto avvalora la proposta didattica del mettere in situazione concrete il bambino. partire da situazioni concrete significa favorire il passaggio da una visone globale delle cose alla capacità di differenziare e analizzare.
Per quanto riguarda l’aspetto morfologico il bambino è in periodo di proceritas, ossia di aumento staturale. L’aumento di statura, a vantaggio soprattutto degli arti, fa si che il bambino si presenti dimagrito con scarsa muscolatura, con tono muscolare e posturale molto basso, con lassità legamentosa e articolare, con il torace cilindrico e quasi privo di muscolatura. Le ossa sono molto plastiche e quindi il bimbo è in grado di assorbire senza troppi danni e urti e pressioni. La scarsa conoscenza del proprio corpo, la difficoltà di orientamento e di organizzazione spazio-temporale fanno risultare il movimento del bambino poco armonico e coordinato. Il movimento è poco economico poiché non può ancora utilizzare a pieno la capacità senso-motoria cioe la capacità di controllare e guidare il movimento con le percezioni sensoriali e cinestesiche. Un’altra difficoltà è quella di trovare il giusto ritmo nello svolgimento dell’attività motoria in relazione al lavoro da svolgere.
Verso gli otto/dieci anni il bambino vive quella che viene definita l’età doro della motricità. In questo periodo si manifesta una pausa nel processo evolutivo e il bambino diventa padrone del suo corpo e delle sue facoltà intellettive. Sembra quasi che il bambino si prenda un momento di pausa per essere in grado successivamente di affrontare nel miglior modo possibile l’agitato periodo della pubertà. La presa di coscienza di sé, e la conoscenza degli altri danno al bambino un buon grado di socializzazione che si manifesta con l’accettazione delle regole del gruppo e con un elevato senso di giustizia. La consapevolezza delle proprie possibilità, la capacità di finalizzare le attività, la buona capacità attentava, unite al desiderio di fare e di giocare e ad una sempre presente disponibilità per le forme competitive fanno si che il bambino sia disponibile ad apprendere, ad utilizzare senza risparmio tutte le qualità e le energie di cui dispone. Compito dell’istruttore sarà quello di non sciupare un periodo così favorevole per l’apprendimento di abilità motorie. Il bambino infatti a questa età sarà più resistente e quindi si potrà applicare più a lungo ad attività che lo interessano. Sarà più coordinato e avrà una buona precisione nel movimento, e le sue capacità sensomotorie gli permetteranno di affinare le sue risposte alle situazioni motorie proposte.È comunque importante ai fini della migliore comprensione dell’argomento sottolineare quali siano le età sensibili per le capacità psicomotorie e cognitive nelle fasce d’età che va dai 6 agli 11 anni
14 dicembre 2007
FELICI DI GIOCARE
Felici di giocare
Ogni scuola calcio si deve preoccupare di far felici i bambini: felici di giocare, di apprendere, di stare assieme. Per ottenere questo è indispensabile un programma didattico, che attraverso sequenze di giochi ben definiti e pianificati cercherà di raggiungere gli obiettivi sopra menzionati. Ma prima di questo, siamo convinti che l’istruttore deve sempre ricordarsi di non essere soltanto una persona che dirige, che controlla o che fa fare. Per dare ai bambini gioia, meraviglia e desiderio di scoprire il “mister dei piccoli” deve giocare con loro, muoversi e confrontarsi ogni volta possibile.
il mio mister
gioca con me
L’atteggiamento non può essere solo direttivo: nel processo insegnamento-apprendimento, occorre creare un rapporto spontaneo di fiducia e di affetto. Senza dimenticarsi che in alcuni frangenti bisogna intervenire con fermezza. Così si favorisce la spontaneità e la scoperta creando un clima di sicurezza e autonomia che risponde ai bisogni dei bambini.
Siamo altrettanto certi che i bambini assorbano le abitudini e gli atteggiamenti di chi è loro vicino. I piccoli imparano così, provando e sbagliando, più attraverso il piacere che la fatica; più grazie all’esperienza che ai suggerimenti e alle spiegazioni. Quindi, meno ordini, molto gioco e qualche consiglio ad hoc.
I bambini infatti apprendono tramite l’affetto, la pazienza, la comprensione, il senso di appartenenza. Giorno dopo giorno conoscono un po’ di quello che noi sappiamo e un po’ di quello che noi pensiamo e comprendiamo. E allora, tutti al lav…, scusate, a giocare!
Che bello il pallone
I tecnici qualificati aiuteranno i bambini a raggiungere determinati obiettivi educativi, psicomotori e tecnici, prefissati per le rispettive fasce d’età (5-6-7anni). Nello sport come nella vita, dal punto di vista educativo, è importante imparare a rispettare le regole, ad aiutare gli altri, ad avere cura di sé stessi in totale autonomia, utilizzando correttamente materiali e strutture non solo sportive. Un requisito fondamentale per affrontare qualsiasi disciplina sportiva, è possedere una corretta motricità. Per questo motivo, in maniera ludica e divertente, è necessario proporre ai Piccoli Amici esercitazioni che mireranno all’incremento delle capacità coordinative generali e specifiche; tutto ciò sarà utile per il miglioramento della coordinazione dinamica generale, base del movimento umano. In particolare, inoltre, ogni sport è caratterizzato da una tecnica specifica. Il primo confronto che il bambino si trova a dover fronteggiare è quello con il pallone. Dunque verranno sviluppate tematiche che metteranno i mini-calciatori bambini in condizione di prendere confidenza con la palla e permetteranno loro di affinare qualità tecniche come il controllo, il passaggio e la ricezione della in vari modi, ma soprattutto il calciare per… fare gol!
I nuovi amici
Il secondo confronto che si trova di fronte un bambino che si avvicina al gioco sport calcio è quello con i compagni di squadra e con gli avversari. Per mezzo di vere partite anche contro altre squadre di pari età, i bambini avranno la possibilità di misurarsi e relazionarsi tra loro, imparando che nel calcio non si vince e non si perde da soli. L’insieme di questi stimoli non farà altro che accrescere nei bambini la passione per questo sport meraviglioso. Sempre avendo ben presente la finalità di favorire lo sviluppo armonico di tutti gli aspetti della personalità del bambino, di seguirlo e guidarlo nel suo percorso formativo di futuro sportivo e/o di futuro cittadino, supportato da un fisico sano e forte, con giusti valori sportivi e civili.
Ogni scuola calcio si deve preoccupare di far felici i bambini: felici di giocare, di apprendere, di stare assieme. Per ottenere questo è indispensabile un programma didattico, che attraverso sequenze di giochi ben definiti e pianificati cercherà di raggiungere gli obiettivi sopra menzionati. Ma prima di questo, siamo convinti che l’istruttore deve sempre ricordarsi di non essere soltanto una persona che dirige, che controlla o che fa fare. Per dare ai bambini gioia, meraviglia e desiderio di scoprire il “mister dei piccoli” deve giocare con loro, muoversi e confrontarsi ogni volta possibile.
il mio mister
gioca con me
L’atteggiamento non può essere solo direttivo: nel processo insegnamento-apprendimento, occorre creare un rapporto spontaneo di fiducia e di affetto. Senza dimenticarsi che in alcuni frangenti bisogna intervenire con fermezza. Così si favorisce la spontaneità e la scoperta creando un clima di sicurezza e autonomia che risponde ai bisogni dei bambini.
Siamo altrettanto certi che i bambini assorbano le abitudini e gli atteggiamenti di chi è loro vicino. I piccoli imparano così, provando e sbagliando, più attraverso il piacere che la fatica; più grazie all’esperienza che ai suggerimenti e alle spiegazioni. Quindi, meno ordini, molto gioco e qualche consiglio ad hoc.
I bambini infatti apprendono tramite l’affetto, la pazienza, la comprensione, il senso di appartenenza. Giorno dopo giorno conoscono un po’ di quello che noi sappiamo e un po’ di quello che noi pensiamo e comprendiamo. E allora, tutti al lav…, scusate, a giocare!
Che bello il pallone
I tecnici qualificati aiuteranno i bambini a raggiungere determinati obiettivi educativi, psicomotori e tecnici, prefissati per le rispettive fasce d’età (5-6-7anni). Nello sport come nella vita, dal punto di vista educativo, è importante imparare a rispettare le regole, ad aiutare gli altri, ad avere cura di sé stessi in totale autonomia, utilizzando correttamente materiali e strutture non solo sportive. Un requisito fondamentale per affrontare qualsiasi disciplina sportiva, è possedere una corretta motricità. Per questo motivo, in maniera ludica e divertente, è necessario proporre ai Piccoli Amici esercitazioni che mireranno all’incremento delle capacità coordinative generali e specifiche; tutto ciò sarà utile per il miglioramento della coordinazione dinamica generale, base del movimento umano. In particolare, inoltre, ogni sport è caratterizzato da una tecnica specifica. Il primo confronto che il bambino si trova a dover fronteggiare è quello con il pallone. Dunque verranno sviluppate tematiche che metteranno i mini-calciatori bambini in condizione di prendere confidenza con la palla e permetteranno loro di affinare qualità tecniche come il controllo, il passaggio e la ricezione della in vari modi, ma soprattutto il calciare per… fare gol!
I nuovi amici
Il secondo confronto che si trova di fronte un bambino che si avvicina al gioco sport calcio è quello con i compagni di squadra e con gli avversari. Per mezzo di vere partite anche contro altre squadre di pari età, i bambini avranno la possibilità di misurarsi e relazionarsi tra loro, imparando che nel calcio non si vince e non si perde da soli. L’insieme di questi stimoli non farà altro che accrescere nei bambini la passione per questo sport meraviglioso. Sempre avendo ben presente la finalità di favorire lo sviluppo armonico di tutti gli aspetti della personalità del bambino, di seguirlo e guidarlo nel suo percorso formativo di futuro sportivo e/o di futuro cittadino, supportato da un fisico sano e forte, con giusti valori sportivi e civili.
08 dicembre 2007
ALCUNI CONSIGLI SULL'ALIMENTAZIONE DEL GIOVANE CALCIATORE
“DIMMI COME MANGI E TI DIRO’ CHI SEI”
È ormai risaputo che la miglior assimilazione dei principi nutritivi ed il miglior risultato da un punto di vista metabolico si ottiene frazionando l’assunzione del cibo, ossia intervallando i tre pasti principali con spuntini a metà mattina ed a metà pomeriggio.
Inoltre la colazione mattutina deve essere abbondante, il pranzo di mezzogiorno moderato (con un apporto calorico non superiore comunque a quello serale) e la cena serale deve consentire il completamento energetico sulla base dei fabbisogni.
In generale lo schema di un programma alimentare equilibrato dovrebbe essere così:
colazione abbondante:
· Latte (con eventuale caffè o cacao, se graditi) e/o yogurt
· Fette biscottate o corn-flakes
· Miele o marmellata
· Spremuta di frutta
Pranzo:
in generale la scelta dei cibi deve tener conto non solo delle necessità energetiche globali ( poco meno di un terzo del fabbisogno totale), ma anche e soprattutto della digeribilità: se inoltre dopo pranzo il bambino si dedica a studio o al gioco libero non deve essere appesantito da difficoltà digestive.
Pertanto la prima scelta nei cibi deve badare a :
· Carboidrati complessi come pasta, riso, pane e cereali in genere
· Ortaggi
· Frutta
Solo se il fabbisogno calorico è alto e un primo piatto più insalata e frutta non sono sufficienti si può pensare di aggiungere qualcosa d’altro, tenendo conto dell’apporto proteico e lipidico che si viene a sommare:
· Pesce o carne
· Formaggio
Cene serale:
alla sera occorre far quadrare il bilancio energetico giornaliero, inserendo il quantitativo proteico ancora mancante.
Per chi non ha bisogno quindi di un grosso apporto calorico e può limitarsi ad un piatto unico, è preferibile ricorrere ad un secondo piatto, aggiungendo i carboidrati mediante il pane (o crakers, grissini ecc.):
· Pesce o carne o formaggio (un paio di volte a settimana per ognuno dei tre)
· Ortaggi
· Frutta
Un primo piatto che non dovrebbe mai mancare nella cena di tutti i bambini è il minestrone alternando le sue molteplici varianti al fine di non stancare, ma di continuare a garantire un importante apporto di vitamine e sali minerali: minestrone di verdure, pasta e fagioli, zuppe varie di legumi e cereali. La frequenza consigliata è di almeno tre volte alla settimana. Ricordiamoci che il connubio pasta o riso più legumi garantisce un apporto proteico di valore elevato, molto simile a quello della stessa carne.
La pizza è un piatto abbastanza equilibrato a contenuto prevalentemente glucidico ma con un 10% di lipidi: nulla vieta di variare la scelta integrando con verdure o con altri alimenti proteici.
Giusto quindi inserire anche questo piatto nelle possibilità di scelta, anche se limitandone la frequenza (non oltre una volta alla settimana), consentendo così di ampliare la varietà dei piatti e la soddisfazione di chi si nutre.
Merende:
la necessità di uno spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio nasce dall’esigenza di evitare sbalzi glicemici importanti, che risultano controproducenti nel rendimento in generale, visto che il bambino è impegnato anche in altre attività come lo studio o il gioco libero.
La scelta dell’alimento da preferire per la merenda deve essere guidata essenzialmente da due caratteristiche:
· Limitato apporto calorico
· Gradevolezza da parte dell’interessato
Questo significa che il bambino ama bere latte o the, questo è il momento più adatto; se l’organismo viceversa avverte il bisogno di qualcosa di saporito, ben vengano dei crakers o qualche fetta di pane. Ovviamente se il bambino lo gradisce l’alimento più indicato è un frutto, con il quale non solo ci garantiamo un apporto di acqua e vitamine ma anche di fruttosio, carboidrato a basso indice glicemico, adatto così a tamponare fame o appetito fino al successivo appuntamento alimentare.
È ormai risaputo che la miglior assimilazione dei principi nutritivi ed il miglior risultato da un punto di vista metabolico si ottiene frazionando l’assunzione del cibo, ossia intervallando i tre pasti principali con spuntini a metà mattina ed a metà pomeriggio.
Inoltre la colazione mattutina deve essere abbondante, il pranzo di mezzogiorno moderato (con un apporto calorico non superiore comunque a quello serale) e la cena serale deve consentire il completamento energetico sulla base dei fabbisogni.
In generale lo schema di un programma alimentare equilibrato dovrebbe essere così:
colazione abbondante:
· Latte (con eventuale caffè o cacao, se graditi) e/o yogurt
· Fette biscottate o corn-flakes
· Miele o marmellata
· Spremuta di frutta
Pranzo:
in generale la scelta dei cibi deve tener conto non solo delle necessità energetiche globali ( poco meno di un terzo del fabbisogno totale), ma anche e soprattutto della digeribilità: se inoltre dopo pranzo il bambino si dedica a studio o al gioco libero non deve essere appesantito da difficoltà digestive.
Pertanto la prima scelta nei cibi deve badare a :
· Carboidrati complessi come pasta, riso, pane e cereali in genere
· Ortaggi
· Frutta
Solo se il fabbisogno calorico è alto e un primo piatto più insalata e frutta non sono sufficienti si può pensare di aggiungere qualcosa d’altro, tenendo conto dell’apporto proteico e lipidico che si viene a sommare:
· Pesce o carne
· Formaggio
Cene serale:
alla sera occorre far quadrare il bilancio energetico giornaliero, inserendo il quantitativo proteico ancora mancante.
Per chi non ha bisogno quindi di un grosso apporto calorico e può limitarsi ad un piatto unico, è preferibile ricorrere ad un secondo piatto, aggiungendo i carboidrati mediante il pane (o crakers, grissini ecc.):
· Pesce o carne o formaggio (un paio di volte a settimana per ognuno dei tre)
· Ortaggi
· Frutta
Un primo piatto che non dovrebbe mai mancare nella cena di tutti i bambini è il minestrone alternando le sue molteplici varianti al fine di non stancare, ma di continuare a garantire un importante apporto di vitamine e sali minerali: minestrone di verdure, pasta e fagioli, zuppe varie di legumi e cereali. La frequenza consigliata è di almeno tre volte alla settimana. Ricordiamoci che il connubio pasta o riso più legumi garantisce un apporto proteico di valore elevato, molto simile a quello della stessa carne.
La pizza è un piatto abbastanza equilibrato a contenuto prevalentemente glucidico ma con un 10% di lipidi: nulla vieta di variare la scelta integrando con verdure o con altri alimenti proteici.
Giusto quindi inserire anche questo piatto nelle possibilità di scelta, anche se limitandone la frequenza (non oltre una volta alla settimana), consentendo così di ampliare la varietà dei piatti e la soddisfazione di chi si nutre.
Merende:
la necessità di uno spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio nasce dall’esigenza di evitare sbalzi glicemici importanti, che risultano controproducenti nel rendimento in generale, visto che il bambino è impegnato anche in altre attività come lo studio o il gioco libero.
La scelta dell’alimento da preferire per la merenda deve essere guidata essenzialmente da due caratteristiche:
· Limitato apporto calorico
· Gradevolezza da parte dell’interessato
Questo significa che il bambino ama bere latte o the, questo è il momento più adatto; se l’organismo viceversa avverte il bisogno di qualcosa di saporito, ben vengano dei crakers o qualche fetta di pane. Ovviamente se il bambino lo gradisce l’alimento più indicato è un frutto, con il quale non solo ci garantiamo un apporto di acqua e vitamine ma anche di fruttosio, carboidrato a basso indice glicemico, adatto così a tamponare fame o appetito fino al successivo appuntamento alimentare.
14 novembre 2007
STORIE DA BAR SPORT 16: L'UOMO SENZA SPERANZA
L'UOMO SENZA SPERANZA
E' strano come, a volte, si venga scambiati per quello che non si è. A me succede al Pierino's Bar. Sarà perchè faccio l'insegnante, sarà perchè ho avuto il titolo di PROFESSUR da parte del Pierino(il padre padrone del Pierino's Bar), sta di fatto che io per tutti al Pierino's Bar sono il "consulente letterario" cioè scrivo e/o correggo lettere dai più fantasiosi contenuti e scritte dai diversi personaggi che frequentano il locale. E' diventata ormai una consuetudine, appena un cliente ha un problema di scrittura il Pierino me lo fa ritrovare di fronte con carta e penna. Per alcuni si tratta solo di semplici correzioni per altri , invece, devo proprio fare lo scrivano...è un massacro! Le situazioni poi che si vengono a creare solo le più diverse:"c'è ne per tutti i gusti e per tutte le misure" (parole dello stesso Pierino). L'ultima in ordine di tempo è quella dell'Ambrogio. L' Ambros (così lo chiamiamo tutti) ha scritto una lettera d'amore, una lettera commovente per la sua semplicità e per la sua toccante originalità. Lo scritto è stato fatto su carta tipo pergamena imbevuta in essenza di rose, è qualcosa che prima di vedersi si sente. Scritta tassativamente a mano con penna stilografica con inchiostro nero. La scrittura tremolante assomiglia al carattere vivaldi di windows. Si presenta benissimo! Ma quando la leggo...
"Cara Clara,
ti scrivo questa lettera per dirti molte cose che io di persona non riesco a dirti...
E' dal primo giorno che ti ho visto che non trovo il coraggio a venire da te per poterti dire che mi piaci molto, sei una donna simpatica e spero molto che noi due un giorno riusciremo ad avere un dialogo migliore, perchè ho voglia di conoscerti meglio. Se queste cose si avvereranno io sarò la persona più felice del mondo e spero che anche tu hai voglia di conoscermi meglio, anche se per i tuoi gusti io non ti vado bene. Sono un uomo semplice che è stravolto per te. Tu sei bellissima, quando ti vedo tutta, il mio cuore batte così forte che mi sembra di averlo in bocca. Io non faccio che pensare a te e alla notte questo pensiero non mi fa dormire e allora devo alzarmi a guardare la televisione così al mattino sono uno che ha le borsate sotto gli occhi. Oramai nella mia testa c'è un grande Barlamm tu mi hai stregato e io sono fatto per te. Cara Clara dammi almeno una speranza. Io ti aspetto qui al Pierino's Bar tutti i giorni dalle 14.30 alle 15.30 (chiedi di AMBROS). Se verrai vorrà dire che per noi inizia una nuova vita piena d'amore. Tuo per sempre
Ambrogio"
Che dire? Ma soprattutto che fare? Guardo il Pierino che scuote la testa e allarga le braccia...
Per farvi CAPIRE la situazione io vi presente sommariamente i due personaggi cioè l'AMBROS e la CLARA.
L'AMBROS:
tipo sui sessanta, alto nella norma, un pò appesantito dalla vita sedentaria da pensionato, calvizie incipiente, naso acquilino, occhi piccoli e denti ingialliti dal fumo (il Pierino non lo definirebbe un "bell om"). Sempre in preda alle emozioni e sempre a rincorrere belle donne dedicandosi a missioni impossibili (è uno senza speranza con le donne, dice il Pierino). E' un individuo che appartiene alla categoria degli uomini che io definisco :"do coio coio", cioè gli stanno bene tutte basta che respirino. Questa volta però l'Ambros ha mirato in alto, ha mirato la Clara!
LA CLARA:
tipa sui quarant'anni, vedova...em em no! Con la descrizione della Clara voglio essere originale! Ve la racconto così:
scarpe Hermès-Borsa Gucci con dentro trucchi di Max Factor, pettinino in osso di tartaruga, telefono Motorola, all'ultima moda, da 500 euro (spento ma sempre pronto, non si sa mai)-Tubino nero di Armani-Collana di Bulgari (si dice falsa)- Rolex Oyster(si dice che sia un Tarolex)al polso destro- Capelli lunghi e neri curati ogni settimana con sali fattiarrivare apposta dal mar nero, che fa un bel contrasto con la pelle "da rossa"-Chanel numero 5, nove gocce ben posizionate-Niente biancheria intima-Pronta e via! (nella classifica delle Figone Paciarotte del Pierino's Bar la Clara è sul podio al terzo posto. Per la cronaca al secondo posto c'è l'Ursula e al primo c'è la figona paciarotta per "antomasia"-come direbbe il Pasquale- la Samantha)
Che dire? Ma soprattutto che fare con l'Ambros?
come al solito risolve il Pierino:
"cara el me Professur mi a go un quaicoss da dì: va ben che a sto mund VAR PUSE' LA FACIA DE TOLA CHE L'ARGENT! ma l'Ambros, con la Clara, par mi, l'è un Om sensa speransa!
E' strano come, a volte, si venga scambiati per quello che non si è. A me succede al Pierino's Bar. Sarà perchè faccio l'insegnante, sarà perchè ho avuto il titolo di PROFESSUR da parte del Pierino(il padre padrone del Pierino's Bar), sta di fatto che io per tutti al Pierino's Bar sono il "consulente letterario" cioè scrivo e/o correggo lettere dai più fantasiosi contenuti e scritte dai diversi personaggi che frequentano il locale. E' diventata ormai una consuetudine, appena un cliente ha un problema di scrittura il Pierino me lo fa ritrovare di fronte con carta e penna. Per alcuni si tratta solo di semplici correzioni per altri , invece, devo proprio fare lo scrivano...è un massacro! Le situazioni poi che si vengono a creare solo le più diverse:"c'è ne per tutti i gusti e per tutte le misure" (parole dello stesso Pierino). L'ultima in ordine di tempo è quella dell'Ambrogio. L' Ambros (così lo chiamiamo tutti) ha scritto una lettera d'amore, una lettera commovente per la sua semplicità e per la sua toccante originalità. Lo scritto è stato fatto su carta tipo pergamena imbevuta in essenza di rose, è qualcosa che prima di vedersi si sente. Scritta tassativamente a mano con penna stilografica con inchiostro nero. La scrittura tremolante assomiglia al carattere vivaldi di windows. Si presenta benissimo! Ma quando la leggo...
"Cara Clara,
ti scrivo questa lettera per dirti molte cose che io di persona non riesco a dirti...
E' dal primo giorno che ti ho visto che non trovo il coraggio a venire da te per poterti dire che mi piaci molto, sei una donna simpatica e spero molto che noi due un giorno riusciremo ad avere un dialogo migliore, perchè ho voglia di conoscerti meglio. Se queste cose si avvereranno io sarò la persona più felice del mondo e spero che anche tu hai voglia di conoscermi meglio, anche se per i tuoi gusti io non ti vado bene. Sono un uomo semplice che è stravolto per te. Tu sei bellissima, quando ti vedo tutta, il mio cuore batte così forte che mi sembra di averlo in bocca. Io non faccio che pensare a te e alla notte questo pensiero non mi fa dormire e allora devo alzarmi a guardare la televisione così al mattino sono uno che ha le borsate sotto gli occhi. Oramai nella mia testa c'è un grande Barlamm tu mi hai stregato e io sono fatto per te. Cara Clara dammi almeno una speranza. Io ti aspetto qui al Pierino's Bar tutti i giorni dalle 14.30 alle 15.30 (chiedi di AMBROS). Se verrai vorrà dire che per noi inizia una nuova vita piena d'amore. Tuo per sempre
Ambrogio"
Che dire? Ma soprattutto che fare? Guardo il Pierino che scuote la testa e allarga le braccia...
Per farvi CAPIRE la situazione io vi presente sommariamente i due personaggi cioè l'AMBROS e la CLARA.
L'AMBROS:
tipo sui sessanta, alto nella norma, un pò appesantito dalla vita sedentaria da pensionato, calvizie incipiente, naso acquilino, occhi piccoli e denti ingialliti dal fumo (il Pierino non lo definirebbe un "bell om"). Sempre in preda alle emozioni e sempre a rincorrere belle donne dedicandosi a missioni impossibili (è uno senza speranza con le donne, dice il Pierino). E' un individuo che appartiene alla categoria degli uomini che io definisco :"do coio coio", cioè gli stanno bene tutte basta che respirino. Questa volta però l'Ambros ha mirato in alto, ha mirato la Clara!
LA CLARA:
tipa sui quarant'anni, vedova...em em no! Con la descrizione della Clara voglio essere originale! Ve la racconto così:
scarpe Hermès-Borsa Gucci con dentro trucchi di Max Factor, pettinino in osso di tartaruga, telefono Motorola, all'ultima moda, da 500 euro (spento ma sempre pronto, non si sa mai)-Tubino nero di Armani-Collana di Bulgari (si dice falsa)- Rolex Oyster(si dice che sia un Tarolex)al polso destro- Capelli lunghi e neri curati ogni settimana con sali fattiarrivare apposta dal mar nero, che fa un bel contrasto con la pelle "da rossa"-Chanel numero 5, nove gocce ben posizionate-Niente biancheria intima-Pronta e via! (nella classifica delle Figone Paciarotte del Pierino's Bar la Clara è sul podio al terzo posto. Per la cronaca al secondo posto c'è l'Ursula e al primo c'è la figona paciarotta per "antomasia"-come direbbe il Pasquale- la Samantha)
Che dire? Ma soprattutto che fare con l'Ambros?
come al solito risolve il Pierino:
"cara el me Professur mi a go un quaicoss da dì: va ben che a sto mund VAR PUSE' LA FACIA DE TOLA CHE L'ARGENT! ma l'Ambros, con la Clara, par mi, l'è un Om sensa speransa!
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