30 settembre 2008

L'ALLENATORE DI CALCIO OGGI

In questi ultimi anni, la figura dell’allenatore ha assunto un ruolo molto complesso e ciò è dovuto soprattutto ai continui progressi registrati in ambito scientifico (metodologie d’allenamento), tattico ed organizzativo, all’invasione sfrenata di calciatori stranieri, l’introduzione della libertà di svincolo (legge Bosmann) ed i continui cambiamenti gestionali all’interno dei club. L’allenatore, in tutto questo contesto, deve rappresentare il punto di riferimento, quindi essere un tramite tra i giocatori e la società e, nello stresso tempo, rispettare le regole di programmi all’uopo discussi con la dirigenza. Deve in pratica guidare il gruppo, cercando di creare ed instaurare con le varie componenti un buon rapporto, sia in campo che fuori, mostrare consapevolezza e competenza nella propria funzione di guida, possedere una capacità professionale elevata, accompagnata da una forte personalità e, infine, possedere la necessaria esperienza. Proprio perché vi è una costante evoluzione calcistica, l’allenatore deve sempre aggiornarsi pur portandosi dietro importanti esperienze maturate in passato, positive o negative che siano. Quanto tempo è passato dal vecchio “Metodo di Pozzo” che portò l’Italia alla conquista di due titoli mondiali! Si è passati da un calcio “champagne” dei vari Sivori, Rivera, Suarez e Corso, che con i loro tocchi di classe infiammavano le platee, ad un calcio senza anima, frutto di duri e rigorosi allenamenti e di continui esasperanti moduli tattici che non lasciano più spazio alla creatività, all’estro e alla fantasia. Oggigiorno, l’allenatore deve inoltre operare con una equipe di persone competenti (preparatore atletico, allenatore in seconda,medico, psicologo, massofisioterapista etc.) e con loro lavorare all’unisono. La personalità dell’allenatore è la capacità di confrontarsi e migliorarsi per tener compatto il proprio gruppo. Caratteristiche importanti sono: la valutazione, l’osservazione, la creatività ed una certa dose di autocritica. Tenere un comportamento irreprensibile, badare a formare con attenzione un ambiente pulito, allontanare le possibili critiche dopo qualche risultato negativo, trovare soluzioni ideali per fare coesistere le varie diversità che derivano da fattori quali: educazione, affetto, ambiente, cultura, civiltà ed alimentazione. Una dote importantissima è quella di non tradire mai se stesso e la propria filosofia, essere cioè convinto dei propri mezzi, mostrando fermezza circa la scelta degli undici da mandare in campo, comportandosi in modo razionale e con psicologia per riuscire a cogliere, nel modo di comportarsi dei giocatori, sintomi dei loro problemi senza tuttavia dare mai l’impressione di voler entrare all’interno della privacy di ognuno. Senza queste necessarie premesse metodologiche, si correrebbe il rischio di fallire, sia nei risultati, sia nell’immagine della propria credibilità, creando all’interno del gruppo insanabili fratture assai difficili da ricomporre. Altro concetto importante è quello riguardante l’identità personale e l’autostima che ci dà la consapevolezza di essere in grado di capire le nostre reali potenzialità in base alle esperienze positive conseguite nel corso degli anni ed essere quindi in grado di combattere e vincere le difficoltà che ci si pongono davanti. Parimenti l’allenatore deve essere in grado di mostrare competenza ed autonomia di giudizio, accompagnata però da semplicità e chiarezza comunicativa, per realizzare un rapporto di empatia basato sull’ottimismo.

11 settembre 2008

ECCO IL MIO NUOVO LIBRO


Autore: Giuliano Nerio Rusca
Titolo: Pierino's bar
STARRYLINK EDITRICE
Collana BorderLine
Genere: Racconto umoristico
Il breve romanzo è dedicato all’omonimo bar che l’autore ama frequentare quotidianamente, esso si anima delle presenze che egli incastona sapientemente ed in modo esilarante nelle sue mura: la Carmen , Ambrogio, il Pierino, il Pasquale, la Luci a , l’Alberto, la Gina , avventori che affascinano e divertono per le loro strambe e abitudinarie vite. Il Pierino’s bar diventa collante tra persone che hanno in comune una genuina, divertente, semplice ma istrionica visione della vita. I litigi, le partite, gli amori, gli scherzi e i discorsi tipici di un bar sono riportati con una sorta di registrazione neorealista in presa diretta, che si impreziosisce dell’affetto sincero verso gli avventori che l’autore trasmette.Un libro che è un tributo all’amicizia ed alla vita che scorre nel bar di Pierino.


Per acquistare il libro seguire questo percorso:
http://www.starrylink.it/index6.html
--> I nostri libri --> catalogo --> borderline

26 agosto 2008

LE 4 S DELL'ALLENATORE

Oggi, agli istruttori sportivi vengono richieste 4 S.Vediamole:
1 SAPER ESSERE: coerenza 2 SAPERE: competenza 3 SAPER FARE: abilità personale (tecnica e tattica) 4 SAPER FAR SAPERE utilizzo del giusto stile comunicativo.
Il SAPER ESSERE è un concetto che viene ricondotto alla sfera della leadership. Negli articoli precedenti, abbiamo sottolineato il vero senso del leader. Leader è chi dà l’esempio, chi sa gestire le proprie emozioni, chi sa far emergere le potenzialità di chi guida, chi resta coerente, nell’atteggiamento mentale e comportamentale) con la propria scala valori. Essere coerenti significa avere una chiara visione di se stessi e degli altri; aver stabilito la propria missione ed i propri obiettivi in relazione agli atleti che si guidano.
Il SAPERE, diventa determinante in ogni nostra attività, a maggior ragione quando per attività si intende l’insegnamento. Credo sia impossibile insegnare agli altri qualcosa che si ignora… non siete d’accordo?La formazione continua e aggiornata dovrebbe essere uno dei principali obiettivi dell’allenatore.
SAPER FARE: ammettiamo di essere un istruttore di basket e di non saper fare la “presa” della palla… va bene che c’è un detto che recita più o meno “chi non sa fare, insegna”, ma personalmente lo trovo impossibile. L’istruttore si trova spesso, e in una buona seduta di allenamento lo dovrebbe sempre fare, a far vedere ai ragazzi l’esercizio, il tiro, il singolo gesto tecnico. Se dimostra per primo di non possedere queste abilità, la relazione che cerca di instaurare con il gruppo accusa un vero scossone ed i ragazzi avranno poca fiducia nei suoi confronti.Possiamo essere coerenti, competenti e abili ma se non sappiamo comunicare, trasmettere, tutte le informazioni che possediamo agli altri, il nostro lavoro di istruttori sarà vano.Oggi, più che mai, nel mondo dello sport si parla di “comunicazione” dell’allenatore, ed in effetti il ponte di collegamento tra l’insegnamento e l’apprendimento è proprio la comunicazione.Pensate, allora, quanto immenso può essere il potere della comunicazione.SAPER FAR SAPERE implica l’utilizzo del giusto stile comunicativo. La comunicazione è una vera e propria azione, che come tale produce delle conseguenze, l’importante è che le sue conseguenze siano positive.

25 agosto 2008

L'ALLENATORE POSITIVO

  • 10 POSITIVE Things That Coaches Do: 10 cose positive che l'allenatore deve fare:

  • Have realistic expectations. Nutrire aspettative realistiche
  • Always including fun in the sport. Sempre, sempre mettere in risalto il divertimento nello sport
  • Obtain appropriate training for the sport. Ottenere una formazione adeguata per lo sport
  • Allowing injured players ample time to recuperate. Consentire il giusto recupero ai giocatori
  • Having the desire to win, but enjoying the improvement of players/team. Avere il desiderio di vincere, ma godere del miglioramento dei giocatori e della squadra
  • Maintaining communication with parent. Mantenere la comunicazione con i genitori
  • Knowing what is abuse and how to prevent it. Conoscere ciò che è l’abuso di farmaci e SAPERE come evitarlo
  • Accepting the performance of referees and officials, Accettare le prestazioni di arbitri e funzionari
  • Having respect for the game. Avere rispetto per il gioco e le sue regole
  • Knowing the difference between outcome goals versus performance goals. Conoscere la differenza tra i risultati e il rendimento

02 agosto 2008

L'ORGANIGRAMMA DEL SETTORE GIOVANILE 2008/09 DELL' F.C. INTERNAZIONALE

Settore Giovanile F.C. INTERNAZIONALE: ecco la nuova squadra
Venerdì, 01 Agosto 2008 18:25:17

MILANO - Una squadra vincente non si cambia, ma si rinnova. È una squadra vincente il Settore Giovanile di F.C. Internazionale diretto da Piero Ausilio (nella foto con Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale): lo dimostrano la consecutività dei successi negli anni (nella passata stagione il Torneo di Viareggio con la Primavera e lo scudetto con gli Allievi), il prestigio nazionale e internazionale, le 'promozioni' conquistate sul campo, non solo per quanto riguarda i calciatori, visto che oramai è una felice tradizione il trasferimento in prima squadra di ragazzi che si sono formati al centro sportivo "Giacinto Facchetti" di Milano (Davide Salton, Alberto Gerbo, Luca Caldirola gli ultimi esempi). Infatti, tra i successi del Settore Giovanile nerazzurro, si devono contare anche i passaggi in prima squadra, nello staff tecnico di Josè Mourinho, di Giuseppe Baresi (vice allenatore) e Daniele Bernazzani (assistente tecnico). I cambiamenti hanno portato all'assegnazione per Vincenzo Esposito, tecnico della Primavera, di un incarico ancora più formativo e completo, ovvero quello di coordinatore dell'aria tecnica, e l'ingresso di due nuovi allenatori, Nunzio Zavettieri e GianMari Corti. Da segnalare anche la creazione di un'area riservata per le scuole calcio estere che avrà come responsabile Marco Monti, che ha lasciato il ruolo di vice-allenatore della Primavera ad Antonio Manicone.
Eccola, allora, la nuova squadra del Settore Giovanile di F.C. Internazionale:
DIRETTORE SETTORE GIOVANILE: Piero Ausilio;
COORDINATORE ARIA TECNICA: Vincenzo Esposito;
RESPONSABILE ARIA RICERCA SELEZIONE: Casiraghi Pierluigi;
COORDINATORE OSSERVATORI: Giuseppe Giavardi;
RESPONSABILÈ ATTIVITA DI BASE: Roberto Samaden;
RESPONSABILE TECNICO SCUOLE CALCIO ESTERE: Marco Monti.
Allenatori squadra per squadra:
PRIMAVERA: Vincenzo Esposito / 2° Antonio Manicone;
ALLIEVI NAZIONALI: Nunzio Zavettieri;
ALLIEVI REGIONALI: Paolo Tomasoni;
GIOVANISSIMI NAZIONALI: Salvatore Cerrone;
GIOVANISSIMI REGIONALI: GianMario Corti;
ESORDIENTI A: Stefano Bellinzaghi;
ESORDIENTI B: Michele Ravera;
PULCINI A: Giuliano Rusca;
PULCINI B: Fabio Pesatori - Gianni Vivabene;
PULCINI C: Paolo Migliavacca - Bruno Casiraghi.

22 luglio 2008

AL PIERINO' BAR: OGGI SI PARLA DI TASSE

AL PIERINO’S BAR SI PARLA DI TASSE

È una giornata di luglio calda, caldissima anzi di più bollente, come il caffè che sto bevendo qui al Pierino’s Bar. Come tutti i giorni nel locale si sta discutendo e l’argomento oggi è scottante (come il caffè): LE TASSE! Tutti si sentono coinvolti e tutti vogliono dire la loro e ne viene fuori un dibattito-show alla Pierino’s Bar che è un misto tra il “processo di Biscardi”, “oggi al Parlamento” e “zelig”. Il conduttore dello Show è il Pierino. Nel Bar, per l’occasione, ci si è divisi come in Parlamento: al centro il Pierino seduto sul suo sgabellone rinforzato; a destra il Pericle (tesserato della lega-nord con immancabile fazzoletto verde nel taschino della camicia) e il Pier (accanito sostenitore del Cavaliere, vestito di tutto punto con un doppio petto di ordinanza che lo fa grondare di sudore, visto che nel locale ci saranno 30 gradi e non c’è l’aria condizionata); a sinistra l’Adelmo (comunista tosto e convinto, lui si dichiara una via di mezzo tra il CHE e il Bertinotti prima maniera) e il Marco (ex figlio dei fiori e oggi sostenitore del: “volemmose bene finchè ce conviene); tra i due schieramenti e di fronte al Pierino ci sto io che oggi ho deciso di fare da spettatore neutrale. Il “pallino” ce l’ha in mano il Pierino, che a suo modo, sta esponendo la difficile situazione economica che sta attraversando il paese, con un esempio del tutto personale che io riporto fedelmente: “…in co sunt andà in banca e per fa i solit rob ho pagà des euri pusè de tass –uè signori ho detto ben dieci euri (lui dice sempre euri) in più- se andem avanti inscì sem adrè andà tucc in busa!!” Sul carro della protesta ci sale subito l’Adelmo che interviene dicendo sarcasticamente: “ma non ti preoccupare Pierino, adesso ci pensa il CREATIVO! Ci penserà Il nostro nuovo Ministro delle finanze a mettere a posto i conti economici della nostra nazione con la ROBIN-NUDDa Tax, cioè con una tassa che non toglierà nulla ai ricchi e non darà nulla ai poveri una TASSA che non farà proprio “NUDDA” non so se mi spiego!?”
Ecco allora che l’ala destra si fa sentire e l’intervento è del Pericle: “ si si fai lo spiritoso, intanto la Robinhood-tax toglierà dei soldi a chi ha guadagnato di più in questo periodo, vedi i petrolieri, e ridistribuirà le risorse ai più bisognosi”. Marco, con la flemma dell’attore navigato, prende posa e parola e tra il serio e il faceto dice: “ a parte che la soluzione mi sembra un po’ troppo semplice per una situazione così complessa ed articolata come è quella dell’economia del nostro paese. Ma vorrei lanciarvi un’ulteriore provocazione consigliando al nostro Ministro delle Finanze alcune tasse da proporre nella nuova finanziaria: a) la Zorro-tax b) la SuperEroi-Tax c) la San Francesco-Tax
Non male no!?” risata generale!! Anche il Pierino accenna ad un sorriso che fa rientrare subito per rispetto delle parti, per ripartire poi più serio ed incisivo di prima: “de quand gh’è mond a gh’hin stàa de tassazion suj robb pussèe svarià de vegnin magon e quel che fa dispett al contribuent a l’è savè che gh’hin quej che paghen nient e quei che conte l fisco franca la fan in despresg di cà, terren, titoj che gh’han. De l’iniquità de la legg sora j tass a gh’emm la gran libertà de lamentass!!”(Il Pierino è veramente ispirato da questo tema, il suo intervento sembra una poesia) A questo punto interviene subito il Pier con un: “Ma mi consenta Pierino, condivido l’idea che tutti paghino le tasse, ma cribbio e ribadisco cribbio non così tante e in così alta percentuale, e no!! e no eh!! Questo proprio no!!” Il Marco non perde tempo e soprattutto non perde l’occasione di fare un’altra battuta: “Niente tasse e arrangiatevi all’insegna del liberismo più bieco…ritorniamo alla legge della giungla” il Pier risponde quasi stizzito e minaccioso: “fai lo spiritoso, fallo pure intanto noi dico NOI metteremo a posto l’Italia!” all’Adelmo non sembra vero, il Pier involontariamente gli ha servito un assist, si alza e esibendo un saluto romano clamoroso grida: “A NOI!!” Si scatena il putiferio, il volume delle voci si alza, nessuno ascolta nessuno e in compenso tutti parlano, è confusione vera!! Il Pierino a questo punto lanciando un urlaccio con la sua voce potente e profonda crea silenzio nel locale: “ MI HA GOO QUAICOSS DA DI’(urla)!! Calma , calma fieò chi la situation lè disperada e alura bisogna applicà quel chel diseva el me NONU- la famiglia quand la gà i problem la ga da sta UNIDA e ognun el ga de dà quel chel po’ dà. Duma inscì se peu vegni fora dai casin!!- CAPITO!?”
La calma è tornata al Pierino’s Bar, tutti sembrano cercare di riflettere sulle parole del Pierino, il quale mi guarda tutto soddisfatto. Io lo guardo pieno di orgoglio per le sue parole e di gratitudine per l’ennesima lezione di vita e poi rivolgendomi a tutti dico: “IL PIERINO HA SEMPRE RAGIONE!!”(o quasi sempre).

30 giugno 2008

"EL NINO"

IO QUELLO LO CONOSCO…”
L’allenatore di settore giovanile trova le motivazioni per vivere la sua “missione” in piccole e fugaci soddisfazioni. Queste vanno dalla semplice vittoria di una partita, al saluto deferente dei suoi ragazzi accompagnato dal sostantivo “MISTER”. Vedersi al centro dell’attenzione dei suoi giovani è quello che più lo soddisfa e lo realizza. Ci sono nella carriera di ogni “MISTER” però dei momenti particolari. Infatti a turno ad uno di loro è concesso, come premio una tantum, di usare o meglio di fregiarsi della frase fatidica:
“IO QUELLO LO CONOSCO…”
È una frase che l’allenatore di settore giovanile rivolge quasi a se stesso per individuare un giocatore che è diventato famoso e che Lui ha conosciuto o come proprio allievo o come rispettabile e temibile avversario.
Ieri sera, e lo dico con orgoglio, è toccato a me! La frase l’ho pronunciata Io e l’ho detta dopo che Fernando Torres (si proprio lui il NINO) ha fatto gol nella finale del campionato europeo per nazioni contro la Germania facendo diventare la Spagna CAMPIONE D’EUROPA.
Sento già i vostri “SI SI …” che esprimono diffidenza ed incredulità. Mio figlio di sedici anni, l’ho vista con lui la partita, si è spinto sino alla presa in giro: “BOMBA PAPA’, questa volta l’hai sparata grossa!” Si, Si continuate con i vostri: “SI-SI” questa volta di assenso per la battuta di mio figlio, ma “IO QUELLO LO CONOSCO” e ve lo dimostro:
Allora allenavo sull’altra sponda del naviglio cioè ero al Milan (per la cronaca ora alleno all’F.C.INTERNAZIONALE) e mi trovavo in Spagna, precisamente nella cittadina di Brunete, che dista una trentina di chilometri da Madrid, per partecipare al Torneo internazionale di futbol a 7 per Alevin (under 12). Al torneo partecipavano società prestigiose come: il REAL MADRID, il BARCELLONA, la STELLA ROSSA DI BELGRADO, il MANCHESTER, l’ATLETICO DI MADRID, l’ATLETICO DI BILBAO e il SIVIGLIA. Il torneo era diviso in due gironi e le vincenti dei gironi facevano le finali per il primo e il secondo posto, mentre le seconde dei gironi facevano la finale per il terzo e il quarto posto. Ma torniamo ai fatti! Alla prima partita ci tocca l’Atletico di Madrid e questa ci viene presentata come una delle squadre più forti del torneo. Non basta, dieci minuti prima di iniziare la partita l’accompagnatore, che l’organizzazione mette a disposizione alle squadre per i problemi logistici, si avvicina e mi sussurra all’orecchio,in un misto italian-ispanico, le seguenti parole: “ Senor Entrenador el nino con la camiseta numero siete è mas fuerte!fare attencion” In quel momento la mia risposta assomigliò al vostro diffidente: “SI-SI…” La partita fu tutto un gridare: “attenti al sette, non far girare il sette, prendi il sette…accidenti al sette…” in poche parole il NINO con la camiseta numero siete ci ASFALTO’ con due gol e perdemmo quattro a tre che per ironia DELLA SORTE FA SETTE! Dopo anni ricordo ancora così bene quella partita soprattutto le azione del caschetto biondo con la camiseta numero sette. Anche perché finito il torneo mi feci mandare da CANAL-PLUS, che riprendeva e trasmetteva in diretta tutte le gare, una video-cassetta dove sono impresse le immagini del “mio” 4-3.
Il NINO già a dodici anni era il più forte, già a dodici anni aveva uno scatto da “RE”, gia a dodici anni aveva un fiuto del gol eccezionale e già a dodici anni mi faceva dire:
“Io un giorno per questo numero sette pronuncerò la fatidica frase-
IO QUESTO LO CONOSCO…

18 giugno 2008

AL PIERINO'S BAR: PIERINO IL MASCHILISTA

E' giovedì e come tutti i giovedì che manda nostro signore sulla terra al mio paese c'è il mercato. Si ma no un mercato normale, un mercato...mercato! Un mercato insomma dove le bancarelle non sono bancarelle normali , sono bancarelle...bancarelle! Allora ricapitoliamo: al Giovedì al mio paese c'è il Mercato con delle Bancarelle e la gente va a comprare, si ma non va a comprare così semplicemente...va a Comprare! STOP! iniziamo sul SERIO il racconto!!
E' giovedì e al mio paese è giorno di mercato. Il paese si rianima e tutti sembrano colpiti da una improvvisa malattia: IL COMPRARE! (va un pò meglio, proseguiamo).
Casalinghe, pensionati, impiegati e lavoratori escono chi dalle proprie abitazioni, chi dalle fabbriche o dagli uffici, alle ore del mattino più diverse, e si recano al mercato a celebrare IL COMPRARE. Comprano di tutto e di più soprattutto cose inutili, l'importante è comprare,
IL COMPRARE!
Il mercato al mio paese è situato...provate ad indovinare come si chiama la piazza? Dai un piccolo sforzo...dai che ce la fate...si si avete indovinato si chiama LA PIAZZA DEL MERCATO! (che fantasia eh?) Il Pierino's Bar, che si trova a cinquecento metri dalla piazza, al giovedì beneficia di questo traffico di gente popolandosi fino all'inverosimile, soprattutto del genere umano femminile. Il Pierino diventa insofferente tendente all'IDROFILO, come direbbe il Pasquale per dire IDROFOBO. Questa sua metamorfosi avviene per due motivi: primo perchè aumenta il numero di clienti e così Lui deve lavorare di più! (poverino deve battere più scontrini!); secondo motivo la presenza massiccia del genere femminile lo fa agitare e gli fa compiere dei movimenti in più cioè alza il volume della radio, apre la porta vetro del bar e spalanca le finestre rendendo il bar la sede sociale della ROSA DEI VENTI per le bufere che si creano all'interno dello stesso. Il Pierino non è certamente uno dei padri fondatori del movimento femminista, tutt'altro, nella sua filosofia l'uomo inteso come maschio è al centro di ogni attenzione. La donna, per Lui, è colei che al massimo può diventare simile all'uomo attraverso "l'ammanestramento", come direbbe il Gavino per dire l'ammaestramento. Secondo sempre il suo vangelo le donne non dovrebbero prendere alcuna decisione autonoma e dovrebbero addirittura prestare dupplice voto di obbedienza, nella famiglia di origine nei confronti del padre e nel matrimonio nei confronti del marito! BUM-BUM
Il Pierino ebbe a suo tempo la sfortuna di esporre questa teoria alla presenza della CATERINA la parrucchiera del paese, che oltre ad essere famosa per le sue pieghe cotonate anni sessanta è famosa per essere una sessantottina femminista. La Caterina è una donna onesta, spontanea e piena di energia, non sta mai ferma ne con le mani ne con il cervello. E' una donna di buon livello culturale spigliata e disinvolta non gli fa paura nulla e soprattutto nelle discussioni non si fa mai dico e sottolineo MAI mettere sotto. Potete immaginare la sua reazione alle parole del Pierino sulla sua auspicabile situazione femminile! Reagì in modo quasi violento aggredendo il Pierino con una serie di insulti dai quali ricordo un neologismo che la Caterina inventò per l'occasione: definì il Pierino uno: "SCEMASCHIO". Ma non si limitò a quello, in quel frangente la Caterina diede il meglio di se con queste parole:"caro il mio SCEMASCHIO voglio esprimerti tutto il mio dissenso per mezzo di un anatema di SAFFO -L'uomo che non riconosce la grandezza femminile lo colgano i venti e le sciagure!!"
Il Pierino incassò il colpo, stette zitto per ben 10" e poi replicò così: "ma che ANATOMIA E ANATOMIA DEL SAFFO chi ghe dumà da dì una roba chi dis dona el dis dan!" La Caterina,che aveva compreso la frase, rossa in volto guardò il Pierino come se volesse mangiarselo e disse, puntandogli contro il dito indice arrivando a mezzo metro dal suo nasone:" TU TU non sei solo uno SCEMASCHIO sei anche un INSACCATO DI MINCHIATE!!" La caterina infilo l'uscita senza voltarsi e andandosene minacciò di non ritornare più in quel bar di maschilisti.
Il Pierino mi guardò negli occhi, forse cercando solidarietà maschile ma trovò nelle mie pupille quello che già sapeva...abbassò il testone e sottovoce disse:"mi el giovedì el supporti NO!"

04 giugno 2008

CAPACITA' DI ANALISI E SINTESI

Capacità di analisi e sintesi


Per capacità di analisi e sintesi si intende l’abilità del soggetto di comprendere un problema in profondità e nelle sue varie sfaccettature, prima analizzandone i vari aspetti, poi ricomponendoli in una visione unitaria e globale.
I due processi dell’analisi e della sintesi devono essere equilibrati tra loro. La sola capacità analitica, infatti, mette in grado di sviscerare fin nei dettagli e nelle sfumature ciò che si prende in esame, col rischio però di rimanere ad una visione frammentaria e parziale delle cose.
La capacità di sintesi, viceversa, non equilibrata con quella analitica, può portare ad associare in modo rapido e brillante i concetti tra loro, giungendo velocemente ad una visione dei problemi globale ma superficiale, perché si trascurano particolari importanti.

28 maggio 2008

FRASI CELEBRI

Le vere domande che mi scombussolano non sono quelle dei giornalisti,
ma quelle che continuo a farmi io.
ENZO FERRARI

08 maggio 2008

FRASI CELEBRI

Il metodo migliore per insegnare il calcio a un bambino non è proibire ma guidare.
Johan Cruyff

ALLENATORI VERI COMUNICATORI

ALLENATORI VERI COMUNICATORI
Nereo Rocco allenatore Milan '60Trasferta francese per il Milan di Nereo Rocco."Bonjour Monsieur Rocco, mon ami".E lui: "Mona a mi? Mona a ti e anca testa de gran casso!"
ALTRA FRASE CELEBRE:"Ragazzi Colpite tutto quel che si muove a pelo d'erba. Se è il pallone, meglio..."
Una volta Nereo Rocco all'Appiani ( Vecchio Stadio di Padova), in allenamento, ordinò a due giocatori del Padova di saltare in groppa a Blason e poi disse: "Rebus, citta' abruzzese, sette lettere". Nessuna risposta. E il paron, lapidario: "Sulmona"

22 aprile 2008

IL CONFRONTO TRA LA PEDAGOGIA TRADIZIONALE E LA PEDAGOGIA ATTIVA

IL CONFRONTO TRA LA PEDAGOGIA TRADIZIONALE E LA PEDAGOGIA ATTIVA
L’attenzione è focalizzata sull’apprendimento del discente piuttosto che non sull’insegnamento da parte del docente e gli oggetti del contratto pedagogico non sono, come nel caso della pedagogia tradizionale, i temi di insegnamento, quanto piuttosto gli obiettivi di apprendimento (e cioè le competenze, le abilità concrete...) secondo lo schema seguente:
PEDAGOGIA TRADIZIONALE
Insegnare
Docente
Temi di insegnamento
Esami
PEDAGOGIA ATTIVA
Apprendere
Discenti
Obiettivi di apprendimento
Valutazione della performance degli obiettivi

21 aprile 2008

I RUOLI IN CAMPO

I RUOLI IN CAMPO
Quando si ha a che fare con le prime categorie della Scuola Calcio, risulta evidente a tutti, anche all’occhio dei principianti, quello che io definisco il modulo “sciame d’api”. Questo consiste nell’accentrarsi tutti (portieri esclusi) nella zona della palla, dove si viene a creare una mischia furibonda in cui l’unica soluzione per raggiungere la rete rimane quella di avanzare palla al piede, senza naturalmente cederla a nessuno, puntando la porta avversaria. Tutti gli altri a loro volta proveranno a conquistarsela con iniziative personali, senza un logico movimento ed ecco che si viene a creare “il mischione”. Questa caratteristica si riscontra anche nel primo anno dei Pulcini. Dobbiamo premettere che tipico dei bambini di quest’età è l’egocentrismo, quindi il tenere palla e segnare un gol è la spinta ad essere protagonisti (tant’è vero che nove allievi su dieci vorrebbero giocare in attacco…). Ovviamente, bambini alle prime sperimentazioni, non possono essere a conoscenza dei principi tattici individuali (tab.1) e collettivi (tab. 2) di seguito illustrati.
Riporto una serie di errori grossolani che si compiono abitualmente:
- il possessore di palla guida la palla verso il difensore e non verso lo spazio libero;
- i compagni del possessore di palla si avvicinano alla sfera e non verso lo spazio, agevolando così l’azione del difensore;
- di conseguenza si compie l’entrata precipitosa del difensore verso il possessore di palla invece di mantenere una certa distanza;
- mancanza di profondità degli attaccanti;
- solitamente viene tutto a discapito della mancanza di ampiezza degli eventuali passaggi.
Dobbiamo far capire anzitutto che il calcio, vive di due principi fondamentali:
1) è uno sport di squadra
2) è soggetto a delle regole e ad una determinata organizzazione di gioco.
Per quanto concerne il primo principio bisogna “combattere positivamente” l’egocentrismo di ogni bambino ed insegnare ai propri allievi che ognuno è parte integrante di una “squadra”: per questo motivo la palla va passata ai propri compagni (senza tralasciare l’allenare la fondamentale proprietà dell’uno contro uno, per carità…) anche perchè all’ennesimo dribbling comunque ci sarà tolta e la tua azione risulterà inefficiente. In merito al secondo principio bisogna trasferire nei propri allievi concetti basilari: non bisogna correre tutti dietro la palla ma è più opportuno occupare lo spazio in un certo modo individuando la propria zona di competenza, le posizioni da tenere ed i movimenti in campo. Naturalmente al fine di ottenere una buona conoscenza dei concetti procederemo con gradualità nelle esercitazioni facendo in modo che i nostri allievi possano prima costruire e poi aumentare la propria autostima. Ma come possiamo insegnare tutto questo? Intanto possiamo proporre un classico due contro uno in un’area di 15×20 metri (fig.1), facendo capire così l’importanza di avvalersi di un compagno per superare l’avversario diretto, rispetto all’uno contro uno, magari utilizzando un dai e vai, un dai e taglia o una sovrapposizione diretta. Per insegnare questo all’allievo ‘ innamorato del pallone’, per esempio possiamo far disputare due mini-partite alla fine della seduta di allenamento con la condizione di giocare la palla con al massimo tre tocchi oppure con il gol valido solo se tutti i componenti della squadra hanno toccato palla almeno una volta. Per sviluppare invece l’obiettivo (prevalentemente tattico) dell’ampiezza, possiamo far disputare una partitella con sponde esterne, dove il gol è valido solo se l’ultimo passaggio (assist) proviene dalle fasce laterali (fig.2). Un altro esercizio che persegue il medesimo obiettivo è quello di far giocare una partitella con quattro porte laterali con la condizione di andare a segnare nella porticina opposta a quella che si difende. In questo caso andremo a sviluppare più precisamente il cambio di gioco sul lato debole. (fig.3). Se l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere invece è quello di far mantenere le posizioni in campo (in questo caso curiamo l’aspetto difensivo) possiamo proporre il seguente esercizio: i tre attaccanti devono portare palla a meta evitando l’intervento dei difensori i quali possono muoversi sui quattro quadrati dell’area di gioco ma difendere sempre solo uno alla volta su ogni quadrato (sempre a “L”). Grazie all’ausilio dei cinesini, possiamo far vedere i movimenti da effettuare a seconda della posizione del pallone, semplificando così la famosa “diagonale”. Il difensore laterale capirà che quando la palla è nella sua zona dovrà uscire in marcatura, mentre gli altri lo copriranno scalando in diagonale; quando invece l’azione si sviluppa sulla fascia opposta a quella di sua competenza, sarà lui a scalare andando a chiudere al centro.

ESRCITAZIONE 6 CONTRO 7

6 v. 7 — Beginning the practice
Two sets of training vests should be on hand and the balls placed in the goal. Field size should be 75 x 80 yards. One regular goal is placed on one end line and two target goals established at either side of the 80-yard line. Six attacking players work against seven players plus a keeper coming out of the back. Play starts with one of the attacking players taking a shot on goal. The keeper collects it or a ball from the goal and distributes to a wide back. As soon as this occurs, all six defenders get behind the ball. As the ball is on the way from the keeper, the outside midfielder (No. 11) on that side of the field moves forward to defend. If the attacker is not clean in controlling the ball or looks to play the ball back to his support, then the nearest striker (No. 9) looks to double team or press. If the player in possession cannot be highly pressured, the striker will take a position to cut out the back pass (Diagram I). If high pressure is "on," the second striker (No. 10) cuts out the possibility of a pass to the keeper or, if not, moves more centrally to zone the opponent’s central midfielder. The No. 6 player will push up if pressure is on or drop back to mark space otherwise. Likewise, No. 8 pushes up to compress play on the weak side while No. 7 looks to take a position that allows interception of a long diagonal pass.

16 aprile 2008

PROVA SOCIOMETRICA

PROGETTO DI VALUTAZIONE SOCIOMETRICA

1) Dobbiamo partecipare ad un importante torneo: quali sono i 5 compagni che convochi assolutamente?

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2) Quali sono i compagni di stanza che sceglieresti?

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3) Se potessi passare il tuo tempo libero con 3 tuoi compagni di squadra, chi sarebbero?

1. _______________________________________
2. _______________________________________
3. _______________________________________

4) Scrivi la tua formazione ideale con 9 giocatori:

01 aprile 2008

20 marzo 2008

STORIE DA BAR SPORT 18: ZII PEPPINIELLO

ZII PEPPINIELLO
È una domenica mattina di Marzo. Voglio Iniziare meglio!! È una splendida domenica mattina di Marzo, il sole è già alto, l’aria è bella fresca, sono le 6.40 ed io sto entrando al Pierino’s Bar per fare colazione. Il bar è naturalmente già aperto da una decina di minuti e all’interno di esso vi sono già tre persone: il Pierino, la Mariuccia e Zii Peppiniello. Il Pierino mi accoglie con un: “uelà professor sel fa in gir a che l’ura chi?” Anche se restio alla favella, a questa ora ho ancora gli occhi chiusi e la bocca “incollata”, rispondo in modo telegrafico:”questa mattina andiamo a giocare a Mantova e la partenza da Milano è alle otto”. “Ho capì allura il solit per il professor” e la Mariuccia si mette in moto – cappuccino e crostata o meglio come direbbe il Pasquale “nu pezzo di incrostata”- Mi giro verso l’orologio del bar per verificare l’ora e al tavolino più lontano, seduto e tutto intento a sfogliare un giornale, che data la distanza e l’ora non riesco ad identificare, c’è Zii Peppiniello.
Questo signore merita una presentazione importante:
Zii Peppiniello ha 91 anni e a differenza di altri personaggi illustri del Pierino’s Bar, Lui è un cuore solitario, cioè è sempre in disparte e non parla con nessuno. Tutto quello che so su di Lui mi è stato riportato dal Pierino che nutre per questo tenero “vecchietto” una profonda stima e un affetto particolare. Il Pierino lo ha soprannominato “el vecc” perché è serio, posato e saggio. Io non l’ho mai sentito parlare, a me da l’idea di una persona burbera, altera e molto distaccata da tutto ciò che gli accade attorno. Fisicamente è piccolo, per me non supera l’uno e sessanta, con una corporatura robusta e con un collo tozzo. Il viso particolarissimo: naso camuso, zigomi sporgenti, fronte alta e nonostante l’età la capigliatura è folta e naturalmente completamente grigia. Gli occhi non li ho mai visti perché porta sempre, sempre e ancora sempre degli occhiali da sole ben ancorati su delle orecchie un po’ em em un po’ tanto a…, due belle orecchie insomma! Quello che so sulla sua vita è questo: Zii Peppiniello si trasferisce da Foggia a Milano in tenera età, a circa 18 anni, diciamo per motivi di ordine pubblico, si diciamo così và. Dopo varie peripezie e dopo una guerra alla quale, malgrado la sua riluttanza partecipa, e dopo essere stato ancora attore per vari motivi di “disordine pubblico” Zii Peppiniello approda al mio paese e qui vi risiede sino ai giorni nostri senza recare nessun disturbo ad alcuna persona o a cose. Ha fatto il guardiano per una vita, (chi meglio di lui poteva curare l’ordine pubblico e/o privato?) alla Grundig dove proteggeva con zelo impressionante (così dice il Pierino, non proprio con le stesse parole) i preziosissimi televisori, simbolo del boom economico degli anni sessanta. Dopo la pensione e dopo la morte prematura dell’amata Sigrid, della quale nessuno conosce alcunché, Zii Peppiniello ha continuato a vivere da solo nella sua casa curandosi di tutto personalmente: le pulizie, il cucinare, la spesa…
Sto cercando di rompermi un dente masticando la crostata quando sento una mano che afferra il mio avambraccio e contemporaneamente una voce che dice:”buon giorno” istintivamente ripeto:”buon giorno a lei” mi giro verso questo gentile ometto tutto curvo su di se e lui inizia a parlarmi:”noi non ci conosciamo,piacere io mi chiamo Giuseppe e per tutti sono Zii Peppiniello” così dicendo allunga verso di me la mano. Io gliela stringo e mi presento a mia volta:”piacere mi chiamo Giuliano” (ma che forza ha nelle mani questo uomo?). “Senta, io so dal Pierino che lei è un professore e quindi è una persona discreta, di cultura e di larghe vedute”. Lo guardo attonito e rispondo:”mi scusi non ho capito!”. “Si voglio dire Lei è una persona della quale ci si può fidare”. Mi sembra di essere in un film dove un imprecisato agente segreto di un imprecisato paese nemico cerca un contatto per vendere o per comprare delle informazioni. Sto al gioco e rispondo:”certo ci si può fidare, mi scusi ma per fare che?” Alla discussione partecipano come uditori la Mariuccia e il Pierino, sono li aldilà del bancone e seguono ogni mossa ed ogni parola mia e di Zii Peppiniello. Il film continua: “Come lei sa, io ho fatto la guerra! La seconda guerra mondiale!” Sembra che sulla parola guerra l’uomo si metta sull’attenti e diventi più alto. “Si lo so che Lei ha partecipato alla seconda guerra mondiale, ed io in cosa posso esserle utile?” cerco di abbreviare il tutto perché ho un appuntamento con l’autobus per Mantova. “senta professore io sono ricercato per diserzione, di-ser-zio-ne (mentre ripete diserzione si guarda in giro in modo circospetto e da dietro al bancone parte un coretto di OHHHH) ha capito bene?Io Non voglio che sulla mia lapide ci sia scritto:-qui giace Giuseppe Carusi il disertore!E Lei mi deve aiutare a fare domanda di rientro alla normalità…”. “Diserzione?Per la seconda guerra Mondiale? Ma sono passati più di cinquanta anni…questo reato sarà caduto in prescrizione…Lei non deve temere nulla ormai…stia tranquillo nessuno la ricerca più…stia tranquillo…” Il momento è difficile Zii Peppiniello guarda il Pierino, il Pierino guarda me, io guardo Zii Peppiniello e la Mariuccia ci guarda tutti…un “impasse” o meglio uno spasso. Riparte il film… Zii Peppiniello riprende la parola : “Pierino questo qui non è il nostro uomo…di queste cose non se ne intende…” L’agente segreto 2 alias: Pierino, scrolla la testa fa una faccia di compatimento e rivolgendosi a me dice: “professor me dispias dighel ma lu -di legge- el capiss un acca”. Guardo la Mariuccia, cerco in lei comprensione e approvazione…ma anche Lei ha stampato in fronte un senso di delusione…esco dal film o meglio esco dal Bar con la convinzione che se il Pierino’s bar non ci fosse bisognerebbe inventarlo…sorrido…è una bellissima mattinata di Marzo e…tutti a Mantova.

18 marzo 2008

L'ECCELLENZA

STORIELLA:
per i greci l'eccellenza era la virtù più importante. Ciascuno nella sua arte doveva prodigarsi per raggiungere la perfezione. Per tutti il periodo più bello è quello della ricerca della propria eccellenza, quando senti nascere qualcosa di cui tu stesso sei stupito.Oggi però la spinta all'eccellenza viene ostacolata da una pedagogia che punta sulla facilità, la mediocrità e l'improvvisazione.Col risultato che i ragazzi non hanno informazioni sistematiche, non sanno concentrarsi e non sanno argomentare. Mentre quelli che vorrebbero una scuola rigorosa vengono osteggiati...ma con la banalità e la mediocrità non si va avanti...

15 marzo 2008

CONSIGLI AI BAMBINI PRIMA DELLA PARTITA

Consigli per affrontare la gara1
1. in ogni circostanza devi essere te stesso
2. prima di ogni altra cosa lo sport deve divertirti
3. durante la gara devi ascoltare soltanto la voce dell’allenatore, i suggerimenti dei genitori e del pubblico devono essere considerati come gli altri “rumori” che provengono dall’esterno. E’ concesso soltanto il tifo volto ad incitare con allegria e giocosità, senza prendere la gara troppo sul serio.
4. è importante il rispetto del gioco e delle opinioni degli altri giocatori
5. è importante che tu sappia far rispettare il tuo gioco e le tue opinioni
6. devi affrontare la gara cercando di placare gli spunti di litigiosità, gli altri sono concentrati e motivati come te, a cercare di mettercela tutta, quindi è facile innervosirsi
7. troverai sempre qualcuno migliore di te. Quindi non è il caso di aspirare ad essere il più forte, ma di certo puoi aspirare a dare il meglio di te stesso
8. se hai perso, o hai fatto una prestazione mediocre ma comunque sei consapevole di esserti impegnato meglio che hai potuto, non devi dispiacerti
9. non dimenticarti che c’è sempre una prossima volta

SPIEGHIAMO IL BULLISMO

Cosa è il bullismo?
Il termine italiano "bullismo" è la traduzione letterale di "bullying", parola che caratterizza il fenomeno delle prepotenze in contesto di gruppo. Il bullismo si configura come un fenomeno dinamico, multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l'interazione del prevaricatore con la vittima, che assume atteggiamenti di rassegnazione, ma tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi. Il comportamento del bullo è un tipo di azione continuativa e persistente che mira deliberatamente a far del male o danneggiare qualcuno in vari modi: direttamente attraverso prepotenze fisiche o verbali, indirettamente invece attraverso una serie di dicerie sul conto della vittima, l'esclusione dal gruppo, l'isolamento, la diffusione di calunnie e di pettegolezzi e altre modalità definite di "cyberbullying", ovvero prepotenze fatte attraverso forme elettroniche (messaggi sms o telefonate al cellulare, foto o video clip, email, chat, etc.).

26 febbraio 2008

CONVEGNO SU BULLISMO

FEDERAZIONE ITALIANA GIOCO CALCIO
REGIOnE LOMBARDIA
SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO

VIA PITTERI 95/2 – MILANO
tel. 02-21722301 fax 02-21722302

In data SABATO 1 MARZO 2008 dalle ore 9.30 alle ore 13.00 presso l’I.T.A.S. Natta – Via Don Calabria 16 – Milano si terrà un seminario dal titolo “Oltre il bullismo e la violenza” organizzato dalla F.I.G.C. – Comitato Regionale Lombardia – Settore Giovanile e Scolastico – rivolto ad insegnanti di scuole medie inferiori e superiori e ad allenatori di settore giovanile.
Questo il programma degli interventi:


ORE 9.30 Saluto Dirigente Scolastico I.T.A.S. Natta Dott. Pansoni
ORE 9.40 Saluto Coordinatore F.I.G.C. Settore Giovanile Regione Lombardia Dott. Cottini
ORE 9.50 I lavori della Commissione Nazionale Bullismo e Scuola
Intervento Prof.ssa Maria Cristina Iovinella
Responsabile politiche giovanili Ufficio Scolastico Regionale Lombardia
ORE 10.10 Esperienza e pratiche preventive nelle scuole
Intervento Prof. Barbaro Pontoriero
Docente e formatore Istituto Lumen di Piacenza
ORE 10.30 Il bullismo – l’esperienza della magistratura
Intervento Dott. Sandro Raimondi
Magistrato del Pubblico Ministero – Milano
ORE 10.50 INTERVALLO
ORE 11.10 Il bullismo – aspetti sociali e collegamenti con il mondo dello sport
Intervento Prof. Gennaro Testa
Sociologo e docente Centro Tecnico Federale di Coverciano
ORE 11.30 Allenatori: educatori in panchina
Intervento Prof. Giuliano Rusca
Allenatore Settore Giovanile F.C. Internazionale
ORE 11.50 Il calcio come strumento per la riduzione del disagio e contro l’esclusione sociale
Intervento Don Alessio Albertini
Sacerdote Arciodiocesi di Milano – Componente Consulta Diocesana per lo Sport
ORE 12.10 La spettacolarizzazione della violenza come potenziale danno per i minori
Intervento Dott. Valter Cottini
(Coordinatore F.I.G.C. Regione Lombardia S.G.S)
ORE 12.30 DIBATTITO

MODERATORE: Luca Momblano (giornalista sportivo - caporedattore Sprint & Sport)

13 febbraio 2008

STORIE DA BAR SPORT 17- ULTIMO DELL'ANNO AL PIERINO'S BAR

Ultimo dell’anno al Pierino’s Bar
È deciso l’ultimo dell’anno lo si passa al Pierino’s Bar. Dopo una vivacissima discussione con la mia “dolce metà” (più orientata verso lidi caldi, ed esteri) ABBIAMO dato la nostra adesione alla Grande Festa!! SI La locandina che pubblicizza l’evento parla chiaro:
”GRANDE FESTA AL PIERINO’S BAR PER IL CAPODANNO 2008”
e sotto questo titolo roboante il programma:
Cenone a base di ricette della FAVOLOSA(dice proprio così) CUCINA TEDESCA
Esibizione del duo ANITE e FRANZ con il loro vasto repertorio di musiche FOLK-ROCK
Esibizione del CABARETTISTA FILOSOFO (?) IMMANUEL
Lotteria con ricchi premi (?)
Birra a fiumi
Il comitato organizzatore assicura il divertimento.
ISCRIVETEVI NUMEROSI
P.S.-Le iscrizioni si ricevono al Pierino’s Bar
IL COMITATO ORGANIZZATORE.
Il fantomatico “COMITATO ORGANIZZATORE” è composto da:
il Pierino
il Berto
il Tony
l’Ernesto
l’Adolfo

Fatta l’iscrizione! Versata la cifra (30 euro CADAUNO) ora sono curioso ed ansioso di passare la serata con gli avventori del Pierino’s bar!
Ci siamo è il 31 dicembre e la festa avrà inizio alle ore 21.00.
Io e mia moglie, vestiti in modo elegante(lasciamo perdere i particolari, ve li risparmio) ci rechiamo al Pierino’s Bar. Arriviamo alle 20.30 e fuori dal bar c’è una ressa allucinante. A fatica riusciamo ad entrare! Qui una signorona bionda con due trecce che assomigliano a delle funi che i portuali utilizzano per attraccare le barche al molo e vestita con il tipico costume della Baviera, ci accoglie e ci chiede il cognome. Rispondo con gentilezza e lei con fermezza tutta teutonica mi rifila tra le mani un bigliettino con sopra scritto:”TAVOLO N°3” intuisco che dovremo accomodarci per l’appunto al tavolo numero tre e inizio la ricerca! Dopo qualche gomitata e schiacciata di piedi arriviamo alla meta. Al tavolo, con mia sorpresa, c’è già gente. Osservo attentamente e…non ci posso credere…il Pierino e la Mariuccia sono al “nostro” tavolo! Vediamone la disposizione: allora il tavolo innanzitutto è rettangolare e il Pierino (naturalmente) è a capotavola con la Mariuccia alla sua destra, io e mia moglie sulla sinistra, di fronte a noi i coniugi Beretta (Angelo e Adele), e di fianco a mia moglie e a capotavola di fronte al Pierino i coniugi Cocuzza (Pasquale e Nunzia). È uno spettacolo impagabile vedere il Pierino vestito di tutto punto cioè con un completo bleu , con la camicia bianca, le bretelle nere e la cravatta rossa…impagabile!
Non sembra vero ma sono le 21.00 e tutti sono seduti ai propri tavoli, saremo in una cinquantina distribuiti in una decina di tavolate. Prima che inizi il banchetto ci viene passato un “pieghevole” ,di carta riciclata, e sulla prima pagina c’è scritto : “SPEISEKARTE”. L’Angelo, che ha “girato il mondo” traduce: “ questo è il MENU’”. Apriamo il pieghevole e…non c’è una parola in italiano! Non si capisce proprio nulla di ciò che c’è scritto e la tragedia è che mangeremo quello che c’è scritto…
Ma lo spasso inizia proprio quando portano la prima pietanza: “Gebackener Camembert mit Preiselbeeren, tost und Butter”cita il menù. I commenti si sprecano: inizia il Pierino”Cusa l’è chela roba chi?” La Mariuccia lo riprende sottovoce:”mangia e tas”. Io e il Pierino ci guardiamo e sorridiamo perchè entrambi ci ritroviamo a rigirare la forchetta nel piatto e non abbiamo il coraggio di addentrare quella strana poltiglia! A proposito, È il turno del Pasquale:”che cos’è questa fanghiglia?”conoscendolo penso volesse dire POLTIGLIA. La moglie Nunzia tutta rossa in volto riprende suo marito con un:”mangia e zitto”. L’Angelo ridendo fa una battuta che non tutti capiscono e soprattutto non tutti apprezzano:”speriamo solamente che non sia ancora viva…”. La moglie Adele lo guarda di sottecchi e sottovoce sussurra:”mangia e taci!”. Tocca a me, lo sento, è il mio turno, sparo:”ma... prima di questo pranzo abbiamo stilato un’assicurazione?”. Mia moglie mi guarda e mi fulmina con un :”ingoia e muto!”. Ah siamo proprio messi bene! Dobbiamo mangiare qualcosa che non conosciamo e dobbiamo pure stare zitti…Ma chi può far stare zitto il Pierino è un fiume in piena e non lo ferma più nessuno: “mangem, mangem che il sacch voeui el sta minga in pee” (mangiamo mangiamo che il sacco vuoto non sta in piedi). “Buon appetito” rispondo io, e la componente maschile del tavolo inizia a mangiare sorridendo ad ogni boccone. Mentre il clima della serata, grazie anche alla birra, diventa sempre più ridanciano il DUO Anite e Frank inizia l’esibizione del loro repertorio folk-rock. Il volume è altissimo e impedisce qualsiasi scambio di battute tra i componenti del locale. A questo punto parte la protesta formale del Pierino che convoca, con un gesto da vigile, la biondona e le parla nell’orecchio destro. Al termine del breve messaggio la Natascia (questo il suo nome) si gira di scatto e molla una “trecciata” al Pierino che in automatico fa partire un “moccolo” del genere:”ma va a ciapà i rat, faciot de bonasciott” (ma va a prendere i topi faccia paffuta di bonacciona). Io gli sono vicino e lo sento e inizio a ridere e contagio tutta la tavolata, si ride si beve e si ascolta musica, si mangia un po’ poco ma è una serata spensierata, allegra, veramente una bella serata. Ecco che ad un certo punto verso le 23.00 si interrompe la musica e su un piccolo palco, costruito per l’occasione nell’angolo del salone del bar, compare quasi dal nulla un uomo piccolo, ma proprio piccolo!! Il silenzio o almeno qualcosa che gli assomiglia viene interrotto dalle parole del Tito queste:
”ED ECCO A VOI IMMANUEL IL CABARETTISTA FILOSOFO”.
SILENZIO, silenzio e adesso c’è veramente silenzio! Questo uomo di stazza minuta è li al centro del palco e sta in silenzio(anche lui) e non si muove. Il Tito ripete:
“ed ecco a voi Immanuel il cabarettista FILOSOFO”
Nulla, non si sente e non si muove nulla!
Dalla sala a questo punto parte un:”Ué filosofo cunta su!!”
Una voce flebile con un accento germanico esce dall’omino:” mi chiamo Immanuel e sono un cabarettista filosofo”. Questo l’avevamo capito, ma..?”e sono fenuto qua per farvi ridere, e per raggiungere questo scopo forrei raccontarfi alcune barzellette.” È lanciato, vai,vai…
“prima forrei mettere alcune cose in chiaroJ: le persone si difidono in trai(tre) categorie: gli OTTIMISTI, i PESSIMISTI e i RAZIONALISTI. Dunque l’OTTIMISTA dice: il bicchiere è mezzo pieno! Il PESSIMISTA dice: il bicchiere è mezzo vuoto! Mentre il RAZIONALISTA dice: questo bicchiere è grande il doppio del necessario!! Io sono un Razionalista e dico che la ragione senza la logica è inutile e a conferma di questa tesi forrei raccontarfi una storiellaJ Sherlock Holmes e il dott. Watson sono in campeggio. Nel bel mezzo della notte Holmes si sveglia e dà una gomitata a Watson facendogli questa domanda- Watson guardi in alto e mi dica cosa vede? Watson risponde- Vedo milioni di stelle! E cosa coclude? Domanda di nuovo Holmes. Watson riflette un momento e poi risponde- Bè dal punto di vista astronomico questo mi dice che esistono milioni di galassie. Dal punto di fista del tempo deduco che sono circa le tre e dal punto di fista meteorologico che domani sarà una bella giornata. E lei Holmes che cosa dice di tutto ciò?- Watson che qualcuno ci ha rubato la tenda!!
Questa ha fatto ridere perfino il Pierino che commenta ad alta voce :”che pirla sto Watson che pirla el se fa ciulà la tenda sensa nacorgess!”.”Ma Pierino! Contieniti…” è la Mariuccia, che pur sorridendo riprende il Pierino. Ma il Pierino si alza in piedi e con il boccale pieno di birra tenuto sopra alla testa e urla: “signori e signore a questo punto della serata vorrei proporre un BRINDISI” pausa, nel salone vi è un silenzio assoluto e a questo punto il Pierino riparte:
”VORREI BRINDARE A QUESTO MONDO IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI”
SI scatena un tripudio applausi, fischi grida e un coro da stadio:
”UNO DI NOI IL PIERINO E’ UNO DI NOI, UNO DI NOI IL PIERINO E’ UNO DI NOI”
Commosso guardo il Pierino negli occhi e BRINDO CON LUI.

02 febbraio 2008

IL CALCIO A 7 IL CALCIO PER I BAMBINI

Il Calcio a 7 per i pulcini
Da qualche stagione alcune Federazioni Regionali hanno deciso di far disputare i campionati dei 'Pulcini' a 7 giocatori anziché a 11. Finalmente, secondo noi, è stata compiuta una scelta nell'interesse del bambino. Quali sono i vantaggi che un giovane atleta trae da una gara di calcio a 7? Innanzitutto, essendoci meno persone sul terreno di gioco, il ragazzo toccherà più volte il pallone nel corso della partita. Nel calcio a 11, invece, capita spesso che alcuni bambini meno dotati, che giocano ad esempio sulle fasce terminino, la loro prova senza aver mai toccato la sfera. Quando ad un giovane calciatore arriva il pallone tra i piedi, deve per forza assumersi la responsabilità di stabilire che cosa fare e questo è uno dei momenti di maggiore positività nel suo percorso formativo. Alcuni bambini magari preferiscono non essere coinvolti nelle varie azioni di gioco per paura di sbagliare, e questo è senza dubbio negativo. Per questo il calcio a 7 li costringe e li stimola ad essere protagonisti. Acquisendo confidenza con la palla i bambini si divertono maggiormente rispetto alle gare a 11. Il calcio a 7 inoltre consente di non dare ai ragazzi ruoli ben definiti, come spesso avviene nel calcio a 11. Tra i pulcini o anche tra gli esordienti non è possibile affermare "tu sei un terzino, tu giochi stopper o attaccante", a nostro avviso è indispensabile che il ragazzo provi varie esperienze di gioco: una volta in attacco, un'altra in difesa, e se capita anche il ruolo del portiere può essere affidato a turno a tutti i componenti della squadra. Questo è molto utile nell'ambito di una crescita psicomotoria e di conoscenza del gioco del calcio. Con il passare degli anni poi sarà naturale capire la predisposizione a ricoprire un determinato ruolo. Infine nelle gare di calcio a 7, solitamente, è più facile realizzare un gol. E' importante che i bambini affrontino, anche emotivamente, l'evento di segnare o di subire una rete. Non come momento che determina la vittoria o la sconfitta, ma come inizio del vivere l'esperienza che caratterizza il gioco del calcio

18 gennaio 2008

CD: IL CALCIO DEI PICCOLI di G.Rusca

Questo CD propone agli istruttori delle categorie PICCOLI AMICI e PULCINI circa 90 giochi per far apprendere ai bambini le più elementari tecniche e le più semplici soluzioni del saper giocare applicate al GIOCO-SPORT-CALCIO. I giochi proposti in modo separato per due fasce d’età sono suddivisi, a loro volta, in tre tematiche essenziali:
A. La Tecnica Individuale
B. Il Saper Giocare Individuale
C. Il Saper Collaborare con i Compagni

Con questo Cd ho cercato di proporre non solo dei contenuti ma anche un metodo e un modo di concepire l’attività per queste età, dove il gioco del calcio deve essere sinonimo di divertimento e creatività.
I 90 giochi sono corredati da un testo descrittivo e da un’animazione che faciliterà la comprensione dei contenuti e dei significati intrinseci.
Nella stesura dei 90 giochi ho anche tenuto conto dell’effettiva applicabilità delle proposte in situazioni diverse e a livelli di apprendimento differenti.
Questo strumento didattico può essere considerato un supporto multimediale al quale ogni istruttore può attingere (anche istruttori di altre fasce d’età) per estrapolare attività pratiche da inserire nella propria programmazione di lavoro.

09 gennaio 2008

I VALORI DEI MIEI GIOCATORI "CAVALIERI"

I DIECI COMANDAMENTI DEL BRAVO CAVALIERE
1. Evitare ogni villania
2. Non fare maldicenze
3. Essere amabili con tutti
4. Rifuggire dalla volgarità nel linguaggio
5. Rispettare e difendere le donne
6. Non essere superbi
7. Coltivare la gaiezza
8. Curare il proprio abbigliamento
9. Esercitare il proprio talento
10. Non cedere avarizia

02 gennaio 2008

RUBRICA: ALLENATORI NEL PALLONE 13

TODO EL MUNDO...
  • "Giogar, giogar, giogarrr..." (allenatore alla propria squadra di Esordienti 12 anni)
  • "Ma che te pasa CAVRON..." (frase di un allenatore di esordienti rivolta all'arbitro dopo che questo gli aveva dato un rigore, contro naturalmente)
  • "Ignacio -Arriba, Arriba, Arriba...-" (suggerimento dell'allenatore a un suo giocatore 12enne)
  • "Trankilo, trankilo, trankilo..." (allenatore ad un suo giocatore di dodici anni)
  • "Joel vamos, vamos Joel, Joel vamos.." (allenatore ad un proprio giocatore di 12 anni)
  • "NO NO NO Non se puede jogar a si, no no no non se puede..." (allenatore alla propria squadra di esordienti)
  • "Loco tu est un jogador loco..." (allenatore ad un proprio giocatore dodicenne)
  • "Vamos, Vamos, Vamos..." (allenatore alla propria squadra di dodicenni) DOVE? MA!
  • "A si, a si, a si, a si...(si ripetuto così tante volte)

19 dicembre 2007

RUBRICA: ALLENATORI NEL PALLONE 12

I SE degli allenatori di calcio:

-SE non la smetti di dribblare ti schiaffo fuori (allenatore/cat.pulcini)

-SE non la pianti di far casino ti tiro fuori (allenatore/cat.pulcini)

-SE non la giochi di più ti sbatto fuori (allenatore/cat.esordienti)

-SE non la finisci ti mando via (allenatore/cat.esordienti)

-SE quando dico le cose Voi non le fate velocemente e bene io m'incazzo
(allenatore/cat.giovanissimi)

-SE non ti va bene vieni fuori (allenatore/cat.giovanissimi) (piccolo particolare il giocatore se ne
è andato negli spogliatoi)

-SE butti via un altro pallone così ti fulmino (allenatore/cat.giovanissimi)

-SE mi capiti tra le mani sti spacco in due (allenatore/cat.allievi)

-SE stai li ti si congelano i maroni e noi non prendiamo più palloni (allenatore/cat.allievi)

-SE non mi tenete l'ammazzo (allenatore/cat.allievi).(Ad un proprio giocatore che aveva
sbagliato, a suo dire, un gol "facile")

18 dicembre 2007

CONOSCIAMO I BAMBINI CON CUI...GIOCHIAMO?

I PICCOLI AMICI (6/7 ANNI) e i PULCINI (8/10 ANNI)
Conosciamo i bambini con i quali operiamo o meglio GIOCHIAMO?
Il bambino che si presenta al campo da calcio è tutto da scoprire. Le diverse condizioni familiari, i diversi valori a cui si è ispirata la famiglia per educarlo fanno si che il bambino che si presenta al campo abbia qualità e potenzialità estremamente eterogenee. Determinante è la motivazione che spinge al campo da calcio il bambino. C’è chi si presenta e vive la scuola calcio come un’imposizione, c’è chi si aspetta cose eccezionali e il più delle volte chi arriva impreparato nel senso che non conosce a cosa va incontro. L’istruttore si trova di fronte ad una realtà che deve conoscere per poter impostare il suo lavoro per soddisfare le molteplici motivazioni. Il primo problema che l’istruttore deve affrontare è quello della dipendenza che il bambino a sei anni ha dall’adulto. Questo aspetto si manifesta anche con il desiderio di gratificazione da parte dell’adulto. Tutti gli istruttori conoscono la continua ripetizione delle domande tipo: Mister ho fatto bene? Mister sono stato bravo? Questa situazione l’istruttore deve farla evolvere altrimenti corre il rischio di vedere i bambini fare non tanto per capire e imparare, ma solo per sentirsi gratificati dall’istruttore stesso. Inizialmente l’istruttore dovrà dare la sicurezza che il bambino richiede, ma successivamente dovrà indirizzare la sua azione in modo che il bambino stesso raggiunga un buon grado di autonomia. La seconda difficoltà è quella dell’egocentrismo che i bambini presentano a questa età. L’azione dell’istruttore dovrà favorire un processo di socializzazione graduale e progressivo in modo da rendere il bambino un essere partecipe alla vita del gruppo squadra. L’istruttore nella relazione con il bambino dovrà rendersi conto che a questa età vi è una certa fragilità psicologica e quindi dovrà costruire un ambiente distensivo e rassicurante. Il bambino a sei anni è in possesso di una buona capacità attentava soprattutto se l’attività che sta svolgendo lo interessa e lo gratifica. L’infante non è molto interessato a ragionamenti e spiegazioni astratte, questo concetto avvalora la proposta didattica del mettere in situazione concrete il bambino. partire da situazioni concrete significa favorire il passaggio da una visone globale delle cose alla capacità di differenziare e analizzare.
Per quanto riguarda l’aspetto morfologico il bambino è in periodo di proceritas, ossia di aumento staturale. L’aumento di statura, a vantaggio soprattutto degli arti, fa si che il bambino si presenti dimagrito con scarsa muscolatura, con tono muscolare e posturale molto basso, con lassità legamentosa e articolare, con il torace cilindrico e quasi privo di muscolatura. Le ossa sono molto plastiche e quindi il bimbo è in grado di assorbire senza troppi danni e urti e pressioni. La scarsa conoscenza del proprio corpo, la difficoltà di orientamento e di organizzazione spazio-temporale fanno risultare il movimento del bambino poco armonico e coordinato. Il movimento è poco economico poiché non può ancora utilizzare a pieno la capacità senso-motoria cioe la capacità di controllare e guidare il movimento con le percezioni sensoriali e cinestesiche. Un’altra difficoltà è quella di trovare il giusto ritmo nello svolgimento dell’attività motoria in relazione al lavoro da svolgere.
Verso gli otto/dieci anni il bambino vive quella che viene definita l’età doro della motricità. In questo periodo si manifesta una pausa nel processo evolutivo e il bambino diventa padrone del suo corpo e delle sue facoltà intellettive. Sembra quasi che il bambino si prenda un momento di pausa per essere in grado successivamente di affrontare nel miglior modo possibile l’agitato periodo della pubertà. La presa di coscienza di sé, e la conoscenza degli altri danno al bambino un buon grado di socializzazione che si manifesta con l’accettazione delle regole del gruppo e con un elevato senso di giustizia. La consapevolezza delle proprie possibilità, la capacità di finalizzare le attività, la buona capacità attentava, unite al desiderio di fare e di giocare e ad una sempre presente disponibilità per le forme competitive fanno si che il bambino sia disponibile ad apprendere, ad utilizzare senza risparmio tutte le qualità e le energie di cui dispone. Compito dell’istruttore sarà quello di non sciupare un periodo così favorevole per l’apprendimento di abilità motorie. Il bambino infatti a questa età sarà più resistente e quindi si potrà applicare più a lungo ad attività che lo interessano. Sarà più coordinato e avrà una buona precisione nel movimento, e le sue capacità sensomotorie gli permetteranno di affinare le sue risposte alle situazioni motorie proposte.È comunque importante ai fini della migliore comprensione dell’argomento sottolineare quali siano le età sensibili per le capacità psicomotorie e cognitive nelle fasce d’età che va dai 6 agli 11 anni

14 dicembre 2007

FELICI DI GIOCARE

Felici di giocare

Ogni scuola calcio si deve preoccupare di far felici i bambini: felici di giocare, di apprendere, di stare assieme. Per ottenere questo è indispensabile un programma didattico, che attraverso sequenze di giochi ben definiti e pianificati cercherà di raggiungere gli obiettivi sopra menzionati. Ma prima di questo, siamo convinti che l’istruttore deve sempre ricordarsi di non essere soltanto una persona che dirige, che controlla o che fa fare. Per dare ai bambini gioia, meraviglia e desiderio di scoprire il “mister dei piccoli” deve giocare con loro, muoversi e confrontarsi ogni volta possibile.

il mio mister
gioca con me
L’atteggiamento non può essere solo direttivo: nel processo insegnamento-apprendimento, occorre creare un rapporto spontaneo di fiducia e di affetto. Senza dimenticarsi che in alcuni frangenti bisogna intervenire con fermezza. Così si favorisce la spontaneità e la scoperta creando un clima di sicurezza e autonomia che risponde ai bisogni dei bambini.
Siamo altrettanto certi che i bambini assorbano le abitudini e gli atteggiamenti di chi è loro vicino. I piccoli imparano così, provando e sbagliando, più attraverso il piacere che la fatica; più grazie all’esperienza che ai suggerimenti e alle spiegazioni. Quindi, meno ordini, molto gioco e qualche consiglio ad hoc.
I bambini infatti apprendono tramite l’affetto, la pazienza, la comprensione, il senso di appartenenza. Giorno dopo giorno conoscono un po’ di quello che noi sappiamo e un po’ di quello che noi pensiamo e comprendiamo. E allora, tutti al lav…, scusate, a giocare!



Che bello il pallone
I tecnici qualificati aiuteranno i bambini a raggiungere determinati obiettivi educativi, psicomotori e tecnici, prefissati per le rispettive fasce d’età (5-6-7anni). Nello sport come nella vita, dal punto di vista educativo, è importante imparare a rispettare le regole, ad aiutare gli altri, ad avere cura di sé stessi in totale autonomia, utilizzando correttamente materiali e strutture non solo sportive. Un requisito fondamentale per affrontare qualsiasi disciplina sportiva, è possedere una corretta motricità. Per questo motivo, in maniera ludica e divertente, è necessario proporre ai Piccoli Amici esercitazioni che mireranno all’incremento delle capacità coordinative generali e specifiche; tutto ciò sarà utile per il miglioramento della coordinazione dinamica generale, base del movimento umano. In particolare, inoltre, ogni sport è caratterizzato da una tecnica specifica. Il primo confronto che il bambino si trova a dover fronteggiare è quello con il pallone. Dunque verranno sviluppate tematiche che metteranno i mini-calciatori bambini in condizione di prendere confidenza con la palla e permetteranno loro di affinare qualità tecniche come il controllo, il passaggio e la ricezione della in vari modi, ma soprattutto il calciare per… fare gol!

I nuovi amici
Il secondo confronto che si trova di fronte un bambino che si avvicina al gioco sport calcio è quello con i compagni di squadra e con gli avversari. Per mezzo di vere partite anche contro altre squadre di pari età, i bambini avranno la possibilità di misurarsi e relazionarsi tra loro, imparando che nel calcio non si vince e non si perde da soli. L’insieme di questi stimoli non farà altro che accrescere nei bambini la passione per questo sport meraviglioso. Sempre avendo ben presente la finalità di favorire lo sviluppo armonico di tutti gli aspetti della personalità del bambino, di seguirlo e guidarlo nel suo percorso formativo di futuro sportivo e/o di futuro cittadino, supportato da un fisico sano e forte, con giusti valori sportivi e civili.

08 dicembre 2007

ALCUNI CONSIGLI SULL'ALIMENTAZIONE DEL GIOVANE CALCIATORE

“DIMMI COME MANGI E TI DIRO’ CHI SEI”
È ormai risaputo che la miglior assimilazione dei principi nutritivi ed il miglior risultato da un punto di vista metabolico si ottiene frazionando l’assunzione del cibo, ossia intervallando i tre pasti principali con spuntini a metà mattina ed a metà pomeriggio.
Inoltre la colazione mattutina deve essere abbondante, il pranzo di mezzogiorno moderato (con un apporto calorico non superiore comunque a quello serale) e la cena serale deve consentire il completamento energetico sulla base dei fabbisogni.
In generale lo schema di un programma alimentare equilibrato dovrebbe essere così:
colazione abbondante:
· Latte (con eventuale caffè o cacao, se graditi) e/o yogurt
· Fette biscottate o corn-flakes
· Miele o marmellata
· Spremuta di frutta

Pranzo:
in generale la scelta dei cibi deve tener conto non solo delle necessità energetiche globali ( poco meno di un terzo del fabbisogno totale), ma anche e soprattutto della digeribilità: se inoltre dopo pranzo il bambino si dedica a studio o al gioco libero non deve essere appesantito da difficoltà digestive.
Pertanto la prima scelta nei cibi deve badare a :
· Carboidrati complessi come pasta, riso, pane e cereali in genere
· Ortaggi
· Frutta
Solo se il fabbisogno calorico è alto e un primo piatto più insalata e frutta non sono sufficienti si può pensare di aggiungere qualcosa d’altro, tenendo conto dell’apporto proteico e lipidico che si viene a sommare:
· Pesce o carne
· Formaggio

Cene serale:
alla sera occorre far quadrare il bilancio energetico giornaliero, inserendo il quantitativo proteico ancora mancante.
Per chi non ha bisogno quindi di un grosso apporto calorico e può limitarsi ad un piatto unico, è preferibile ricorrere ad un secondo piatto, aggiungendo i carboidrati mediante il pane (o crakers, grissini ecc.):
· Pesce o carne o formaggio (un paio di volte a settimana per ognuno dei tre)
· Ortaggi
· Frutta

Un primo piatto che non dovrebbe mai mancare nella cena di tutti i bambini è il minestrone alternando le sue molteplici varianti al fine di non stancare, ma di continuare a garantire un importante apporto di vitamine e sali minerali: minestrone di verdure, pasta e fagioli, zuppe varie di legumi e cereali. La frequenza consigliata è di almeno tre volte alla settimana. Ricordiamoci che il connubio pasta o riso più legumi garantisce un apporto proteico di valore elevato, molto simile a quello della stessa carne.
La pizza è un piatto abbastanza equilibrato a contenuto prevalentemente glucidico ma con un 10% di lipidi: nulla vieta di variare la scelta integrando con verdure o con altri alimenti proteici.
Giusto quindi inserire anche questo piatto nelle possibilità di scelta, anche se limitandone la frequenza (non oltre una volta alla settimana), consentendo così di ampliare la varietà dei piatti e la soddisfazione di chi si nutre.
Merende:
la necessità di uno spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio nasce dall’esigenza di evitare sbalzi glicemici importanti, che risultano controproducenti nel rendimento in generale, visto che il bambino è impegnato anche in altre attività come lo studio o il gioco libero.
La scelta dell’alimento da preferire per la merenda deve essere guidata essenzialmente da due caratteristiche:
· Limitato apporto calorico
· Gradevolezza da parte dell’interessato

Questo significa che il bambino ama bere latte o the, questo è il momento più adatto; se l’organismo viceversa avverte il bisogno di qualcosa di saporito, ben vengano dei crakers o qualche fetta di pane. Ovviamente se il bambino lo gradisce l’alimento più indicato è un frutto, con il quale non solo ci garantiamo un apporto di acqua e vitamine ma anche di fruttosio, carboidrato a basso indice glicemico, adatto così a tamponare fame o appetito fino al successivo appuntamento alimentare.

14 novembre 2007

STORIE DA BAR SPORT 16: L'UOMO SENZA SPERANZA

L'UOMO SENZA SPERANZA
E' strano come, a volte, si venga scambiati per quello che non si è. A me succede al Pierino's Bar. Sarà perchè faccio l'insegnante, sarà perchè ho avuto il titolo di PROFESSUR da parte del Pierino(il padre padrone del Pierino's Bar), sta di fatto che io per tutti al Pierino's Bar sono il "consulente letterario" cioè scrivo e/o correggo lettere dai più fantasiosi contenuti e scritte dai diversi personaggi che frequentano il locale. E' diventata ormai una consuetudine, appena un cliente ha un problema di scrittura il Pierino me lo fa ritrovare di fronte con carta e penna. Per alcuni si tratta solo di semplici correzioni per altri , invece, devo proprio fare lo scrivano...è un massacro! Le situazioni poi che si vengono a creare solo le più diverse:"c'è ne per tutti i gusti e per tutte le misure" (parole dello stesso Pierino). L'ultima in ordine di tempo è quella dell'Ambrogio. L' Ambros (così lo chiamiamo tutti) ha scritto una lettera d'amore, una lettera commovente per la sua semplicità e per la sua toccante originalità. Lo scritto è stato fatto su carta tipo pergamena imbevuta in essenza di rose, è qualcosa che prima di vedersi si sente. Scritta tassativamente a mano con penna stilografica con inchiostro nero. La scrittura tremolante assomiglia al carattere vivaldi di windows. Si presenta benissimo! Ma quando la leggo...
"Cara Clara,
ti scrivo questa lettera per dirti molte cose che io di persona non riesco a dirti...
E' dal primo giorno che ti ho visto che non trovo il coraggio a venire da te per poterti dire che mi piaci molto, sei una donna simpatica e spero molto che noi due un giorno riusciremo ad avere un dialogo migliore, perchè ho voglia di conoscerti meglio. Se queste cose si avvereranno io sarò la persona più felice del mondo e spero che anche tu hai voglia di conoscermi meglio, anche se per i tuoi gusti io non ti vado bene. Sono un uomo semplice che è stravolto per te. Tu sei bellissima, quando ti vedo tutta, il mio cuore batte così forte che mi sembra di averlo in bocca. Io non faccio che pensare a te e alla notte questo pensiero non mi fa dormire e allora devo alzarmi a guardare la televisione così al mattino sono uno che ha le borsate sotto gli occhi. Oramai nella mia testa c'è un grande Barlamm tu mi hai stregato e io sono fatto per te. Cara Clara dammi almeno una speranza. Io ti aspetto qui al Pierino's Bar tutti i giorni dalle 14.30 alle 15.30 (chiedi di AMBROS). Se verrai vorrà dire che per noi inizia una nuova vita piena d'amore. Tuo per sempre
Ambrogio"
Che dire? Ma soprattutto che fare? Guardo il Pierino che scuote la testa e allarga le braccia...
Per farvi CAPIRE la situazione io vi presente sommariamente i due personaggi cioè l'AMBROS e la CLARA.
L'AMBROS:
tipo sui sessanta, alto nella norma, un pò appesantito dalla vita sedentaria da pensionato, calvizie incipiente, naso acquilino, occhi piccoli e denti ingialliti dal fumo (il Pierino non lo definirebbe un "bell om"). Sempre in preda alle emozioni e sempre a rincorrere belle donne dedicandosi a missioni impossibili (è uno senza speranza con le donne, dice il Pierino). E' un individuo che appartiene alla categoria degli uomini che io definisco :"do coio coio", cioè gli stanno bene tutte basta che respirino. Questa volta però l'Ambros ha mirato in alto, ha mirato la Clara!
LA CLARA:
tipa sui quarant'anni, vedova...em em no! Con la descrizione della Clara voglio essere originale! Ve la racconto così:
scarpe Hermès-Borsa Gucci con dentro trucchi di Max Factor, pettinino in osso di tartaruga, telefono Motorola, all'ultima moda, da 500 euro (spento ma sempre pronto, non si sa mai)-Tubino nero di Armani-Collana di Bulgari (si dice falsa)- Rolex Oyster(si dice che sia un Tarolex)al polso destro- Capelli lunghi e neri curati ogni settimana con sali fattiarrivare apposta dal mar nero, che fa un bel contrasto con la pelle "da rossa"-Chanel numero 5, nove gocce ben posizionate-Niente biancheria intima-Pronta e via! (nella classifica delle Figone Paciarotte del Pierino's Bar la Clara è sul podio al terzo posto. Per la cronaca al secondo posto c'è l'Ursula e al primo c'è la figona paciarotta per "antomasia"-come direbbe il Pasquale- la Samantha)
Che dire? Ma soprattutto che fare con l'Ambros?
come al solito risolve il Pierino:
"cara el me Professur mi a go un quaicoss da dì: va ben che a sto mund VAR PUSE' LA FACIA DE TOLA CHE L'ARGENT! ma l'Ambros, con la Clara, par mi, l'è un Om sensa speransa!

12 novembre 2007

LA TECNICA CALCISTICA

•azioni motorie specifiche nel rapporto corpo-palla ed in particolare piede-palla (azione sulla palla reazione della palla)
• mezzi per risolvere situazioni di gioco ed attuare le intenzioni tattiche
• non esiste una tecnica ideale ma solo tecnica personale individuale (peculiarità morfo-funzionali; la palla e i giocatori, spostandosi continuamente modificano l’ambiente di gioco)
• giocatore efficace (non necessariamente chi dispone di un elevato repertorio tecnico, ma chi usa una parte del repertorio in modo più produttivo)

•atto intelligente efficace
• non è un modo di fare
• è un modo per riuscire
• il sapere fare deve venire dall’interno del soggetto che agisce
• il sapere fare è un processo di autocostruzione
• il sapere fare avviene in rapporto ad obiettivi estremi chiari e visivi (perché)
• il sapere fare avviene attraverso ripetizioni (tentativi ed errori)
• il sapere fare avviene per osservazione di altri che agiscono
• il sapere fare ascolta più le suggestioni (emozioni) che le parole

09 novembre 2007

LA PROGRAMMAZIONE ANNUALE PICCOLI AMICI PULCINI

LA PROGRAMMAZIONE ANNUALE PER LE FASCE:
PICCOLI AMICI
PULCINI
GLI OBIETTIVI
LA PROGRAMMAZIONE DELLE ATTIVITA’ SI PREFIGGE DI PERSEGUIRE UNA SERIE DI OBIETTIVI CHE SARANNO DI :
· Carattere generale
· Carattere specifico


OBIETTIVI GENERALI
Potenziamento degli schemi motori di base e delle capacità motorie di base inerenti
Miglioramento del rapporto del bambino con la palla e delle capacità motorie inerenti
Formazione del rapporto del bambino con la palla i propri compagni e gli avversari e delle capacità sociometriche
Formazione degli aspetti educativi e comportamentali

OBIETTIVI SPECIFICI
· Correre
· Saltare
· Rotolarsi
· Tuffarsi
· Arrampicarsi
· Lanciare
· Calciare
In relazione alle capacità coordinative :
· Cap. di adattamento trasformazione e combinazione
· Cap. di Orientamento spaziale
· Cap. di apprendimento
· Cap. di ritmizzazione – differenziazione
· Cap. di equilibrio
· Dominio della palla
· Condurre la palla
· Ricevere la palla
· Passare la palla
· Tirare in porta
· Gioco di testa
· Combinazione delle gestualità tecniche di base
Queste abilità dovranno essere sviluppate in relazione alle capacità coordinative:
· Cap. di adattamento-trasformazione-combinazione
· Cap. di orientamento spaziale
· Cap. di ritmizzazione-differenziazione
· Cap. di equilibrio unipodale
· Organizzare lo spazio assumendo se stesso come punto di riferimento
· Organizzare lo spazio in modo decentrato da se stesso
· Prendere coscienza della propria lateralità, delle proprie dimensioni e dei propri orientamenti con e senza la presenzadella palla
· Occupare e utilizzare lo spazio in modo razionale con e senza la palla
· Organizzare il proprio movimento nello spazio in base a dei punti di riferimento (palla-spazio campo- compagno-avversario)
· Riconoscere la relazione spazio tempo nelle azioni offensive e difensive
· Riconoscere la velocità come rapporto spazio-tempo
· Adattare il movimento a velocità regolari, all’accelerazione e alla decelerazione a seconda delle situazioni di gioco
· Possedere il concetto di traiettoria e utilizzare le traiettorie in situazioni di gioco
· Conoscere i propri compagni
· Dialogare con i propri compagni
· Ascoltare gli altri
· Parlare a turno
· Accettare le idee degli altri
· Saper giocare con gli altri compagni rispettando le regole
· Acquisire comportamenti responsabili
· Rispettare gli orari
· Rispettare i propri oggetti e quelli degli altri (materiale da gioco)
· Rispettare gli avversari e le regole del gioco
· Rispettare gli istruttori e i dirigenti
· Acquisire autonomia di comportamento nei vari ambiti come lo spogliatoio e sul campo

30 ottobre 2007

STORIE DA BAR SPORT 15-TUTTI ZITTI E A CASA...

E' un giorno buio, quasi cupo, di Novembre, e come se non bastasse piove e il cielo sembra un soffitto così basso da essere brutto ed opprimente. "Il cielo è di colore grigio fumo di LONTRA" direbbe il Pasquale. Il cielo è grigio come il mio umore, dico io!
Sono al Pierino's Bar la radio è accesa e sta diffondendo notizie non "grigie" ma nere. La peggiore è quella dell'uccisione, fatta in modo violento, di una donna; il cronista entra nei particolari più macabri e tutti siamo inorriditi da questo evento. E' appunto su questa notizia che qui al bar si scatena una tempesta di opinioni (tanto per rimanere in tema "metereo", come direbbe il nostro amato Pasquale). Il primo a parlare è il Jordanescu un rumeno che è in Italia da più di ventanni, ma non ha ancora imparato a parlare in un italiano "correggiuto"(Pasquale). Tutte le volte che parla si ha la sensazione di aver a che fare con un extracomunitario che ha appena varcato il confine.
Il Jordanescu, oltre ad essere rumeno, come ho già puntualizzato, è un ex camionista, un ex(dice lui) alcoolista, un ex comunista, un ex fascista insomma un qualunquista per antonomasia. Lui ha nel proprio cervello poche idee e ben confuse! Esordisce con questa frase:"Io sapere come soluzionare criminalità in Italia. Tu rubi? io taglio mani! Tu violenti? io taglio pisello! Tu uccidi e io ZACC!! accompagna a questo suono il gesto del collarino che per i "non addetti AI LAVORI" significa tagliare la testa al mal capitato. "Hai ragione Jordanescu tutti li duvria ammazzare la pUlizia qell'infami quelli figli androcchia!!" Chi urla in questo modo è il Benni (Benni per gli amici, Benedetto per L'anagrafe). Il Benni è il Vito Catozzo del terzo millennio. Lui fa la guardia giurata come lavoro in una organizzazione denominata:"I cittadini dell'ordine organizzato" (la battuta che gira al Pierino's Bar è che questa associazione dovrebbe ciamarsi "i cittadini del disordine disorganizzato". Il Benni dagli intimi è anche chiamato "sceriffo" ma su questo non voglio commentare con le battute che girano al bar perchè potrei diventare volgare. Tirem innanz direbbe il Pierino. Il Jordanescu dopo aver "mietuto" (Pasquale) il primo successo si scalda e se ne esce con frasi del genere:"Noi in Romania ai BEI tempi (ma quali?) tu potevi lasciare su strada un sacco pieno di Dollari e nessuto toccava, altrimenti ZACC!! e ripete il gesto del collarino. Interviene ancora il Benni:"si si accussi si duvria fare qui, staccari la testa a chi nun rispetta i leggi, accussi ZACCHETE!!" e anche lui ripete il gesto. Oramai tutti all'interno del Bar fanno a gara a chi la spara più grossa. Oramai è una "SCALINATA" (escalation, questa è dell'Alfonso) verso la reazione più bieca e violenta. Chi dice che c'è troppa libertà, chi dice che dovremmo chiudere le frontiere(questa è bella, come se la delinquenza noi la importassimo) ma il gradino più basso di questa"scalinata" lo raggiunge l'Alessandro con la fatidica frase:"velo dico io cosa ci vuole in questo Paese, ci vuole la PENA DI MORTE è inutile girarci attorno finchè non metteranno la pena di morte qui andremo di male in peggio!!" E' un coro di "SI SI hai ragione Ale bisogna far così". Ero già depresso e sentendo queste parole... non resisto me ne devo andare! Sto per alzarmi e sento il Pierino che prende la parola! "Mi ha go quaicoss da di". A questo punto tutti sono in silenzio e aspettano il "VERBO". "Mi vori di un pruverbi Milanes: Tutti i can menen la cua e tutti i CUIUN voren DI la sua, e chi me par che de CUIUN ghe ne un casin". Il silenzio è ASSORDANTE!! Tutti escono dal Bar senza fiatare...(e si spera vadano a casa a riflettere sulle coglionate dette!!) Il Pierino mi guarda, mi sorride, mi strizza l'occhio e mi chiede: "Professur la va mei in scì la giurnada??"
PIERINO MITTTICO!!!

23 ottobre 2007

LA PSICOLOGIA DEL GIOCO

Lo sport è gioco caratterizzato da finalità agonistiche, per cui non esiste sport che non sia competitivo, ma non esiste neanche sport che non sia strutturato sulla base inevitabile del gioco.
Perciò uno studio sulla psicologia dello sport non può prescindere da considerazioni sulla psicologia del gioco.
Il gioco è essenzialmente un fenomeno di natura psicologica, ma i suoi aspetti sono così multiformi e complessi che da sempre esso ha attirato l’interesse degli studiosi di diverse discipline. In realtà non è facile definire che cosa esattamente si intenda per gioco. Secondo una prima definizione, il gioco è un’attività fine a se stessa, cioè una “finalità senza fine”, che è piacevole di per sé e si sottrae alle categorie temporali e che, proprio per queste caratteristiche, si contrappone all’attività lavorativa (Neri, 1959).
E’ piuttosto il modo in cui l’attività ludica si svolge, ciò che la caratterizza: plasticità, adattabilità, libertà, sono le caratteristiche che il gioco ha in comune con l’attività fantastica, cui è strettamente legato. Come la fantasia, anche il gioco è espressione di un preciso fine individuale che non è puramente biologico, come voleva Spencer, secondo il quale il gioco è essenzialmente una manifestazione di energia in “più”, sovrabbondante rispetto agli scopi vitali (Alexander, 1958), o come voleva Gross, secondo il quale esso costituirebbe una forma di esercizio che prepara, negli animali e nell’uomo, le funzioni adulte. Attività fantastica ed attività ludica sono piuttosto delle forme di espressione e di espansione della personalità, dei modi di superamento e di anticipazione del reale. Il gioco è quindi un fenomeno fondamentale della evoluzione psichica della persona, un potente strumento di maturazione e di adattamento, un’espressione del passaggio dall’isolamento dell’inconscio alla relazione sociale dell’io (Quadrio, 1962).
La difficoltà di dare una definizione ed una interpretazione univoca del gioco è in rapporto con la molteplicità delle espressioni: lungo le varie tappe dell’età evolutiva il bambino gioca in modi sempre nuovi e, forse, con intenti sempre nuovi.
Lo studio di quelle che Chateau ha chiamato “strutture ludiche” mostra che allo sviluppo progressivo delle varie funzioni, sempre più complesse ed integrate, corrisponde nel bambino la possibilità di altrettanti comportamenti ludici, che sono espressione della integrazione di attività elementari in comportamenti più complessi. Esistono vere e proprie strutture elementari (camminare, correre, ecc.) che, variamente integrandosi in schemi percettivi, motori ed intellettivi sempre più complicati, danno origine ad una serie di comportamenti di gioco che affiorano gradualmente alle varie età. Non bisogna però cadere nell’errore di intendere il gioco (come del resto qualunque altro fenomeno psicologico) come l’effetto di una graduale maturazione di funzioni epigeneticamente presenti nell’organismo; è vero, invece, che, l’ambiente familiare e sociale, con tutte le variabili affettive che comporta, condiziona fortemente le possibilità e le modalità evolutive.
Una prima fase dell’attività ludica corrisponde al gioco puramente funzionale inteso come soddisfazione, fine a se stessa, di esercitare un’efficienza sensoriale e motoria.
Ad un livello più differenziato compare, nel bambino, il gioco destinato ad un fine più esplicito, che è quello di provare le proprie forze, di avere consapevolezza oltre che padronanza dei propri movimenti, di imitare alcune attività che appaiono espressione specifica dell’essere adulto: nel gioco il bambino realizza la duplice possibilità di imitare l’adulto anticipando la propria evoluzione e di sfuggire la responsabilità dell’adulto restando ancorato al suo illusorio rapporto con la realtà. Il gioco non esprime solo il desiderio di rimanere bambini, ma, come dice Freud, si manifesta sotto l’influenza del potente desiderio individuale di crescere. Il bambino trova nel gioco uno sfogo che gli consente un confronto paradossale con la realtà: si crede libero e non è più frustrato dal rapporto con il reale, crea situazioni immaginarie che attivamente affronta e domina, aiutandosi così a sopportare e superare l’ansia delle concrete situazioni vitali.
Possiamo dire che il bambino si crea con il gioco il proprio mondo e ricostruisce una situazione spontanea in cui proietta tutte le tendenze che corrispondono alla sua realtà interiore. Nel gioco, il divieto viene fatto proprio dal bambino e trasferito su qualche oggetto esterno che lo rappresenta simbolicamente. Ad esempio: il bambino che è stato frustrato da un divieto paterno, ripete lo stesso divieto al suo orsacchiotto, con cui si è identificato e, nel ripeterlo attivamente, finisce sostanzialmente per accettarlo. Bisogna aggiungere anche un’altra caratteristica “terapeutica” del gioco escogitato dal bambino: il ripetersi della situazione consente di viverla con una sempre minore partecipazione ansiosa, proprio perché la situazione frustrante viene ogni volta superata. E’ importante, a questo proposito, soffermarsi un momento su un elemento essenziale per comprendere bene il fenomeno del gioco: il concetto di attività ripetitiva. In realtà, questo concetto sembrerebbe in qualche modo in contrasto con il carattere di libertà, di giocosità e di spontaneità del gioco; la ripetizione implica, infatti, un certo grado di organizzazione e, quindi, di limitazione. Bisogna, d’altra parte, considerare che il concetto di ripetizione applicato al gioco non si riferisce tanto alla ripetizione derivante da stimoli applicati dall’esterno, quanto a quella che deriva dall’interazione spontanea delle tendenze e degli impulsi interni. E’ noto, del resto, come il comportamento ripetitivo non possa essere inquadrato in una interpretazione univoca: esso può essere meglio definito secondo alcune categorie. Abbiamo, in primo luogo, la ripetizione che deriva dalla normale periodicità di certi bisogni periodici (basti pensare alle attività biologiche primarie come il sonno ed il nutrimento). Un’altra categoria di comportamenti ricorrenti è espressione della continua lotta che si svolge tra gli impulsi biologici rimossi nell’inconscio e le controforze psicologiche che agiscono in senso repressivo. Esiste poi un terzo tipo di ripetizione: è quello che riguarda le esperienze traumatiche, che vengono rinnovate nella rappresentazione mentale e nell’azione allo scopo di renderle sempre più dominabili e, quindi, accettabili. Questo tipo di ripetizioni è quello che più direttamente interessa il fenomeno gioco, in cui molte volte si realizza. Qui la ripetizione è messa in atto perché è un mezzo per scaricare gradualmente la tensione che si è venuta a creare nell’organismo in seguito ad una situazione traumatica, di frustrazione; poiché la ripetizione si svolge in condizioni favorevoli al soggetto, poiché il gioco è sotto il suo controllo, un’ulteriore rassicurazione è ottenuta con l’inversione dei ruoli, cioè con il fatto che il bambino, giocando, ogni volta che lo può, assume il ruolo del più forte, del più potente, mentre assegna la parte passiva, debole e sofferente ad un giocattolo o ad un altro bambino. Mediante questo meccanismo, il bambino può rivivere in forma attiva ciò che prima ha sperimentato passivamente.
Il gioco ha anche una funzione psicoterapeutica. In esso, infatti, il bambino ha la possibilità di esprimere la sua esuberanza vitale, di avvicinare la realtà in forma meno frustrante e più libera, di manifestare in forma simbolica i suoi problemi. Tutto ciò contribuisce a rendere il gioco una sorta di valvola di sicurezza, attraverso la quale le esperienze vitali possono essere vissute in forma più sopportabile, in modo che il bambino non avverta più il bisogno di fuggire da esse, ma possa fronteggiarle e sentirsi capace di dominarle e assorbirle nella sua consapevolezza (Bristol). E’ quindi evidente la funzione preventiva e terapeutica del gioco, funzione che si svolge spontaneamente, quale espressione, naturale in tutti i bambini, della capacità individuale di autoregolazione e di adattamento e che può anche divenire strumento tecnico, guidato ed organizzato scientificamente a fini psicoterapeutici.
Il problema della tecnica psicoterapeutica basata sul gioco si fonde essenzialmente sulla interpretazione del gioco stesso: esistono diversi modi di interpretazione, ma alla base di ogni diversa impostazione tecnica sta la considerazione che il gioco costituisce la forma espressiva più significativa dell’età infantile e che, pertanto, tiene luogo delle altre forme di comunicazione proprie dell’adulto.