05 ottobre 2007

ALLENATORI VERI COMUNICATORI

ALLENATORI VERI COMUNICATORI

Trasferta francese per il Milan di Nereo Rocco."Bonjour Monsieur Rocco, mon ami".E lui: "Mona a mi? Mona a ti e anca testa de gran casso!""Colpite tutto quel che si muove a pelo d'erba. Se è il pallone, meglio..."

Una volta Nereo Rocco all'Appiani ( Stadio di Padova), in allenamento, ordinò a due giocatori del Padova di saltare in groppa a Blason e poi disse: "Rebus, citta' abruzzese, sette lettere". Nessuna risposta. E il paron, lapidario: "Sulmona" (Gianni Mura).
NEREO ROCCO


Frasi famose di Oronzo Pugliese:

"Date, pigghiate... fescite, fescite.
Acciaffat' a cudde... Vedite, Vedite.
Uagliò,la palle: ca se no ji t'accide"

"Acciaff'a cudde... vite,vite.
Uagliò la palla, ca se no t'accide"
"Uagnune, nda denz'a le uà,
nu amà scì in serie A.
Forz' alle gamme, forz'a le becchine
non zite facenne le signorine.Forza, uagnune...
Acciaffate ddò, acciaffate ddà,
non zite facenne le baccalà
perchè ama scì in serie A"

L'IMPORTANZA DELL'ALLENATORE NEL SETTORE GIOVANILE

Allenare ed educare i giovani al gioco del calcio non è un compito semplice, occorre che il tecnico sia in grado di miscelare qualità tecniche, tattiche, educative, psicologiche e comunicative, tenendo sempre in considerazione le fasce d’età a cui si rivolge. Le sue competenze riguardano gli ambiti di insegnamento in età scolare ed una sufficiente conoscenza delle problematiche legate alle dinamiche dell’apprendimento motorio. Deve, inoltre, conoscere e tenere presente i processi che regolano la maturazione fisica e le fasi sensibili che sono alla base dello sviluppo biologico dell’apprendimento, in special modo delle capacità coordinative (capacità di controllo motorio, capacità di adattamento e trasformazione, capacità di apprendimento motorio), supporto essenziale nell’esecuzione dei gesti tecnici. Per l’allenatore dei giovani calciatori, possedere queste qualità caratteristiche, risulta determinante evidentemente per ottenere risultati gratificanti, ma soprattutto per ridurre eventuali errori e non compromettere la potenziale crescita del giovane.
L’allenatore giovanile deve essere consapevole che la sua opera ha una valenza formativa e deve essere in grado di modulare la sua proposta tenendo conto delle caratteristiche proprie di ogni età. Trattare i bambini ed i ragazzi da piccoli adulti (proporre un programma didattico adatto ai grandi e ridotto solo sul piano quantitativo) nuoce alla crescita non solo tecnica, ma anche psicologica degli allievi. Esistono ancora troppi tecnici malati di agonismo e inconsapevoli assertori delle specializzazioni precoci. La realtà didattica nell’insegnamento giovanile invece non può fare a meno della sua matrice educativa che la differenzia drasticamente rispetto alle metodologie usate con gli adulti.
Appare così evidente, quindi, che nella continua evoluzione del calcio e delle conoscenze pedagogiche relative ai programmi di insegnamento, anche la figura dell’allenatore si dovrà aggiornare coerentemente a tali e relativi processi evolutivi.
L’allenatore deve formare i giovani dal punto di vista educativo e sviluppare e allenare le abilità tecnico-tattiche e motorie che il gioco richiede. Un bravo allenatore del settore giovanile deve fare apprendere con semplicità e metodo gli obiettivi didattici sia individuali che di squadra. La sola abilità nel mostrare il gesto non basta, deve soprattutto conoscere il metodo migliore per trasmettere il proprio sapere e farlo apprendere stabilmente. Deve inoltre mostrarsi sensibile nel saper cambiare e riadattare la propria programmazione in risposta alle nuove abilità acquisite ed ai progressi evidentemente conseguiti. Nella sua formazione l’allenatore deve tener conto dei seguenti fattori:
· mantenere un’elevata motivazione nel perseguire i necessari miglioramenti, cioè nell’arricchire le proprie competenze metodologiche, didattiche e psicosociale (relazionali);
· essere consapevole dei propri limiti e cercare di rimuovere le relative difficoltà;
· esaltare al massimo le proprie qualità;
· sviluppare una personale filosofia di lavoro, cercando, quando possibile, soluzioni originali e creative;
· essere sensibile ed adattarsi al contesto presso il quale si opera.

29 settembre 2007

RUBRICA: ALLENATORI NEL PALLONE 11

151. "si si Martino vai pur piano, anzi prendi lo SCUOLA BUS per tornare in difesa..." allenatore ad un proprio pulcino di 8 anni che aveva appena concluso un'azione in attacco. Commento: allenatore prudente e spiritoso;
152. "minchione, minchione sei solo un minchione...Alberto" allenatore ad un proprio giovanissimo di 14 anni dopo un errore fatto sotto porta (aveva sbagliato un gol facile). Commento: uno dei tanti allenatori MINCHIONI;
153. "ma cosa hai mangiato oggi Massi, pastina fritta?" allenatore ad un proprio pulcino di 10 anni che aveva calciato una palla con poca forza. Commento: allenatore esperto dietologo;
154. "ancora due secondi e poi ci metto un attimo a cambiarti, non ne fai una giusta Primo!" allenatore ad un proprio esordiente di 11 anni dopo una serie di errori tecnici. Commento: allenatore pitagorico;
155. "se mi capiti tra le mani ti spacco in due...Antonio" allenatore ad un proprio allievo di 15 anni dopo che il giocatore si era fatto espellere. Commento: allenatore che vede troppi films di Stallone...
156. "dai Ste metti questa palla con una parabola molle" un allenatore ad un proprio pulcino di 10 anni mentre stava facendo un cross. Commento: allenatore mollissimo ed incomprensibile
157. "neta l'area, buta via la bala " traduzione-pulisci l'area calciando via la palla- allenatore ad un proprio pulcino di 9 anni che aveva conquistato la palla in difesa e stentava a liberarsene. Commento: allenatore BAUSCIA;
158. "non fargli fare il RICCIOLO a sto pallone" allenatore ad un proprio pulcino mentre stava passando la palla ad un proprio compagno. Commento: allenatore BELLI-CAPELLI
159. "Simo cambia il passo, cambia il passo..." allenatore ad un proprio pulcino di 10 anni mentre stava rincorrendo un proprio avversario (Ha ripetuto questa frase per tutta la partita in varie occasioni). Commento: allenatore cambia il disco cambia il disco;
160. "io parlo una volta sola: FAI L'ESTERNO CENTRO!!" allenatore ad un proprio esordiente di 12 anni durante un intervallo. Commento: un altro allenatore PAGANINI;

19 settembre 2007

COME RAGIONANO I PICCOLI GIOCATORI

Il calcio richiede ai bambini un particolare impegno cognitivo e necessita della capacità di comprendere il punto di vista dell’altro. Il processo di anticipazione motoria si basa sull’abilità di saper prevedere ciò che il nostro avversario sta per fare ma, i bambini di questa età, hanno difficoltà ad assumere questo punto di vista. D’altra parte però, l’uso di questa abilità è necessario in uno sport di squadra che coinvolge molti giocatori che devono agire insieme, servendosi di una strategia comune di risposta alle azioni degli avversari.
Le difficoltà dei bambini sino agli 8 anni sono evidenti a qualsiasi osservatore a bordo campo, quando li si vede inseguire tutti la palla, scordandosi invece i ruoli che gli erano stati attribuiti in precedenza. Le ricerche hanno confermato che l’abilità di comprendere la prospettiva altrui si afferma in maniera completa tra gli 8 e i 10 anni. In relazione a questa competenza, una possibile ragione di abbandono dall’attività calcistica si presenta nei casi in cui gli allenatori e i genitori si aspettano dai bambini più di quanto gli è consentito dal loro sviluppo cognitivo. In questo tipo di situazioni i bambini possono sperimentare una notevole frustrazione e sentirsi non apprezzati e capiti dagli adulti, che richiedono loro di svolgere dei compiti superiori alle loro capacità attuali. In alternativa, genitori e allenatori non dovrebbero preoccuparsi se i bambini si comportano come le api che corrono tutte dietro il miele ma dovrebbero stimolare l’entusiasmo dei bambini e il piacere che traggono dal movimento.
Un altro aspetto cognitivo importante riguarda la comprensione, da parte dei bambini, delle cause dei risultati delle azioni. In altre parole a cosa attribuiscono, ad esempio, il prevalere di una squadra sull’altra oppure a cosa attribuiscono la maggiore competenza di un compagno rispetto agli altri? Da adulti siamo consapevoli che successi/insuccessi possono derivare da più aspetti diversi (ad esempio, l’impegno, la fortuna, l’abilità personale, la difficoltà dei compiti da svolgere o la competenza degli altri) ma per i bambini questo pensiero rappresenta un punto di arrivo che in prima e seconda elementare non possiedono. La ricerca ha evidenziato che sino a 10-12 anni i giovani non sanno distinguere con esattezza fra questi diversi fattori quelli che in una singola prestazione hanno determinato il successo della loro squadra o la qualità della loro prestazione.
Infatti, inizialmente i bambini sono attratti essenzialmente dall’eccitazione che trasmette la pratica sportiva e solo in seguito sviluppano una concezione più complessa del gioco. A questo riguardo basta pensare che già a partire dall’età di 5 anni i bambini iniziano a confrontare le loro abilità con quelle dei compagni ma che sin quasi all’adolescenza è molto scarsa la correlazione fra la percezione dei bambini delle loro competenze e la valutazione delle loro reali capacità eseguita dagli allenatori.

18 settembre 2007

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 6

Ora scrivo la sesta parte del mio racconto e vorrei dedicarla ad una riflessione.
Riflettere con i miei lettori sui motivi che spingono questo piccolo calciatore ad andare avanti a tutti i costi, cosa non lo fa arrendere?
Quale è la spinta che lo conduce verso la meta?
Vivere questa storia è stata per me un’avventura che mi ha portato a capire che non sono i premi che danno motivazione, non è ciò che avverrà dopo l'allenamento che ti motiva ma è l'allenamento stesso l’obiettivo. Superare se stesso percependo i propri limiti a volte sognando.
I sogni non sono mete irraggiungibili ma sono orizzonti da inseguire finchè non si ha più fiato, finchè il cuore tiene. Il sogno è andare oltre, perchè una volta che si è a terra stremati e non ce la fai a muovere più neanche un muscolo, e nel momento in cui si è soli con se stessi, è lì che si raggiungono i propri sogni è in quel momento che si può dire di vivere veramente, è in quel momento che si è felici...
Ed io miei cari sono felice, ora SONO FELICE…
e il sogno continua...

IL GIOCO-SPORT CALCIO

IL GIOCO SPORT CALCIO

La pratica sportiva nella fascia che si va a considerare, 6/10 anni, è ancora nella fase embrionale. Il piccolo giocatore ha caratteristiche proprie che lo rendono totalmente diverso per obiettivi e contenuti, che deve perseguire e praticare, dalle altre fasce dell’età federali. Ecco perché la FEDERAZIONE GIOCO CALCIO indica l’attività in questa fascia d’età prima di tutto ludica e divertente , basata sul gioco e psico-motoria prima ancora che calcistica . Non necessariamente chi inizierà questo tipo di gioco-sport diventerà un giocatore di calcio pertanto le proposte dovranno tendere alla realizzazione completa delle potenzialità di ogni individuo, permettendogli di raggiungere coscienza di se stesso e delle sue possibilità di adattamento e di comunicazione con l’ambiente sociale. Il bambino tramite il gioco sport calcio deve essere posto al centro del processo formativo-educativo. Possiamo definire il gioco sport calcio come un’attività collettiva nella quale si fa uso della palla, aciclico, simmetrico, aerobico-anaerobico alternato. Un’attività per dirla in poche parole: completa e adatta ai bambini dai 6 ai 10 anni.
Penso che si debba proporre a questa età un calcio che non sia quello degli adulti, realizzato da 22 giocatori in uno spazio di circa 90 metri per 45, dove le porte hanno dimensioni improponibili e il pallone è troppo grosso per poterlo giocare. Questo è un gioco che annoia il bambino e di conseguenza lo demotiva allontanandolo dalla attività sportiva . Si deve anche dire che non è sufficiente ridurre le dimensioni del campo e dell’attrezzo palla per parlare di un’attività idonea per i bambini , quello che dobbiamo fare tutti insieme è un salto di qualità a livello culturale, cioè prendere coscienza dell’importanza educativa del gioco sport calcio e produrre un servizio formativo efficace per i giovani.
Ci dobbiamo rendere conto che parlare di educazione e formazione della personalità per mezzo di questo gioco sport, in concreto, significa stabilire quali possono essere i contributi che l’attività può dare all’intero sviluppo psico fisico del bambino di età compresa tra i 6 e i 10 anni. Si tratta di sviluppare e perfezionare tutte le capacità di cui ogni individuo è dotato, in modo che si determinino miglioramenti a livello neuro-muscolare e si creino nuovi adattamenti e ampie disponibilità sia organiche che intellettive. Le attività di gioco sport dovranno, attraverso esercitazioni concepite in modo formativo, determinare un potenziamento dell’apparato muscolare e del sistema neuro-psichico. Perché questo si realizzi nel concreto è necessario operare in modo che le gestualità necessarie siano automatizzate in modo corretto, cioè che il relativo schema motorio sia la risultante di un gesto appreso in piena aderenza con la reale struttura e nel ritmo di apprendimento di ogni bambino.

09 settembre 2007

I FONDAMENTALI TECNICI 4

IL COLPO DI TESTA
La testa nel calcio è importante non solo per pensare ma anche per colpire il pallone, perchè spesso essa può arrivare dove i piedi non possono arrivare.
La prima cosa da insegnare è quella che non bisogna attendere pasivamente il contatto, ma effettuare sempre un lieve movimento incontro alla palla.
In questo modo è il pallone e non la testa che subisce la forza del colpo. Il secondo accorgimento da suggerire è quello di non chiudere gli occhi; anzi cercare di tenerli bene aperti per capire da dove viene la palla e dove la si vuole mandare. Terzo insegnamento è quello di estendere bene il busto e al momento dell'impatto, spingerlo in avanticon un movimento rapido e vigoroso, tenendo bloccato il collo.
La giusta didattica potrebbe essere quella di:
  1. far effettuare il colpo di testa sul posto palleggiando la palla con la fronte
  2. passando poi al colpire la palla in avanti dopo aver effettuato un autolancio
  3. poi colpire la palla lanciata da un proprio compagno nelle varie direzioni (avanti, destra , sinistra, dietro)
  4. colpire la palla di testa in elevazione su un autolancio o dopo un lacio della palla effettuato da un proprio compagno
  5. in fine colpire la palla di testa dopo un cross di un proprio compagno

Una volta acquisita sufficiente padronanza con queste tecniche fondamentali, passare a specifiche tecniche come il colpo di testa in torsione o in tuffo.

ESERCIZI PER INSEGNARE IL COLPO DI TESTA
Un pallone leggero"Prima di tutto, i ragazzi devono iniziare con un pallone leggero. Quando sono molto giovani, è meglio che non usino palloni pesanti, per ovvi motivi".Da soli o in coppiaCome i passaggi di piede, anche il colpo di testa si può imparare divertendosi con tutta una serie di esercizi diversi. "Potete cominciare da soli, palleggiando con il pallone sopra la testa". "Poi potete esercitarvi con un compagno: lui vi lancia il pallone e voi, di testa, glielo restituite".Legare il pallone ad una fune"Un altro esercizio si fa col pallone appeso ad una fune. Lo si colpisce dopo una breve rincorsa, oppure saltando".Il centro della frontePer colpire correttamente il pallone si deve impattarlo con la parte centrale della fronte. "Non si devono chiudere gli occhi al momento dell'impatto col pallone". "È così che si rischia di farsi male. Per esempio, ci si può fare male se si chiudono gli occhi e si abbassa la testa, colpendo il pallone con la parte superiore del capo.Un impatto deciso"Questi semplici esercizi servono a dare ai giovani l'opportunità di abituarsi a colpire il pallone nel modo corretto, con la fronte, con un movimento corretto del collo e del corpo, per un impatto forte".Tennis di testaIl "tennis di testa" è un altro esercizio divertente cui i giovani possono giocare per imparare. "Uno dei migliori esempi di allenamento ai colpi di testa l'ho visto fare ai ragazzini di dieci anni del club olandese AFC Ajax". "Giocavano due contro due, con una rete alta come quella del badminton. I ragazzi potevano passare la palla di testa al compagno, lo scopo era mandarla oltre la rete, un gioco simile al tennis".L'importanza del salto:Colpire di testa significa anche imparare ad andare incontro al pallone. Il modo migliore per saltare durante la corsa, ad esempio, è staccarsi da terra con un piede solo. Si può imparare a restare più a lungo in aria aiutandosi con le braccia, che aiutano a dare equilibrio al corpo.Tuffi acrobatici. I ragazzi possono anche esercitarsi a spettacolari colpi di testa in tuffo. "I giovani adorano i tuffi acrobatici -, lo si può insegnare prima lanciando il pallone direttamente verso il ragazzo, che si deve tuffare e colpire il pallone. Poi, per aumentare la difficoltà, si può lanciare la palla di traverso. Una cosa da ricordare è che, ovviamente, i ragazzi devono tuffarsi su una superficie morbida''.Il tempismo è tutto"Il colpo di testa è un po' come un tiro al volo, è una questione di tempismo, e questa è la cosa più difficile da insegnare: arrivare sul pallone al momento giusto, quando quello si trova in un punto preciso". Non siete alti? Nessun problema! La bassa statura non rappresenta uno svantaggio nel gioco aereo, purché si abbia un buon tempismo, una buona elevazione e sufficiente potenza. "Il nazionale inglese Michael Owen è un ottimo esempio di giocatore non particolarmente alto ma abile nei colpi di testa".S'impara per gradi"I giovani calciatori devono imparare per gradi a colpire di testa. Fino a circa dieci anni, devono provare con gli esercizi più semplici, poi possono iniziare a passare a qualcosa di più complesso".

29 agosto 2007

STORIE DA BAR SPORT 14

E' iniziato il Campionato di Calcio 2007/2008 è lunedì e mi tocca la discussione al Pierino's Bar!
Sono arrivato alle 14.00 e la discussione è già iniziata da un pezzo. "Ma come si fa a non mettere dentro il Crespo?" interviene il Walter, che prosegue con una delle sue sentenze: "l'Udinese e una squadra di mezza classifica e il Mancio sel fà cusè el fa giugà la squadra con du punt, ma no! ma no! se po minga dai se po minga!! no no se po no andà avanti inscì, chel schi el sbaglia semper la furmasiun!!" Il Pierino gongola il suo Milan ha vinto 3 a 0 a Genova, e dall'alto del suo sgabellone PONTIFICA: "quest'ann ghe ne minga fem -LONGPLEIN- a vincium tuscoss: SUPER COPPA,COPPA INTERCONTINENTALE, CAMPIUNA' E COPPA DEI CAMPIONI. ALEGHER -ALEGHER- RETTEE SU TUTA LA LINEA...".
La GAZZA è lì sul tavolino e con il titolo a tutta pagina:"VOLANO TUTTE (tranne l'Inter)"spiega al meglio la prima giornata. E' un inizio di campionato difficile per l'Inter molti giocatori fuori condizione, qualche infortunio importante (vedi Materazzi) e quello che sembra preoccupante è che i giocatori siano ancora con la testa ai festeggiamenti per la vittoria del 15° scudetto. Gli Juventini, che per tutto il pre-campionato avevano volato basso, dopo la vittoria contro il Livorno per 5-1 alzano la cresta e quello che sembra il più gasato è il Pasquale, ne ha per tutti e il suo primo bersaglio sono io. "Bello bello professur, sangue di Giuda, 5 cocuzze al Livorno abbiamo dato e chi ci ferma quest'ann? Voi Bauscia (intende l'Inter naturalmente) avete patteggiato (intende pareggiato) 1 a 1 contro l'Udinese siete già sulla -crisi di nervi -(be è comprensibile). A questo punto interviene il Fulvio che aggredisce il Pasquale:"Ma tas lì, i vinciù una partida e si dre a vantas, quest'ann arrivè a metà classifica, tel disi mi!!" La discussione va avanti per più di un'ora tra i vari "sangue di giuda"del Pasquale,"i rettee" del Pierino e i "tel disi mi" del Fulvio...quando, "senza mettere la freccia per intervenire" come direbbe il mio amico Leo il "Filosofo" entra di forza nella discussione : "A proposito di chi vincerà il campionato. Avete mai giocato ad acqua e fuoco? è molto semplice e divertente e sovente i bambini sono giocatori prodigiosi. Vi si dice caldo o freddo, fuoco o ghiaccio a seconda che vi avviciniate all'oggetto nascosto. Ma è indispensabile sapere con che cosa si gioca. Non si può trovare nulla se non si sa già cosa si deve cercare!?" Il silenzio piomba nell Pierino's Bar...tutti ci guardiamo attoniti e osserviamo il "Filosofo" che punta l'indice della mano destra verso l'alto e mentre esce dal locale dice:"meditate gente, meditate !!" Il silenzio è sostituito da un brusio e il brusio da un:"Ma va a ciapà i rat Filosofo, Ti de Baloun te capiset nagot! Parlà de foutbol cun tì le com a ciapà un busciun e ciuciall (TRADUZIONE DOVUTA: Ma vai a prendere i ratti Filosofo, tu di pallone non capisci nulla e parlare con te di calcio è come prendere un turacciolo e succhiarlo)" del Pierino (quando ce vò ce vò penso tra me e me). Applausi a scena aperta per il PIERINO.

22 agosto 2007

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 5

...durante gli esercizi sembravo un goffo essere incapace di muoversi, facevo una fatica bestiale a spostarmi e tutto il lavoro che non riuscivo a fare con le gambe lo facevo con le braccia.
Ma la voglia di giocare era tanta e così durante la FISIOTERAPIA ci mettevo sempre più impegno, mi sforzavo fino a che il dolore mi faceva cadere a terra e non sentivo più la parte inferiore delle gambe, dovevo farcela, volevo farcela!
Così un fantastico giorno di luglio cominciai a... correre! Si a CORRERE!!
Mi sembrava di avere i piedi di un burattino di legno, ogni volta che si alzavano da terra per poi ricadere era un supplizio! Non sentivo male, quello che provavo era una sensazione strana quasi di impotenza nei confronti di una parte del mio corpo che non riuscivo a comandare. Ma sentire l'aria che accarezzava il mio viso in particolare e il mio corpo che si spostava a una velocità abbastanza elevata(fino ad allora avevo solo camminato) era una sensazione fantastica, per la prima volta dopo sei mesi di “agonia” mi sentivo libero, mi sentivo finalmente vivo e…normale.
Dopo questo "successo" e dopo alcune accurate visite mediche di controllo e il naturale bene placido dei miei genitori; nell'inverno del 2005 ecco l'iscrizione e l'inizio degli allenamenti nella squadra dell'oratorio la mitica O.L.R., per me, la più grande squadra dell'universo...

23 luglio 2007

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 4

...infatti quando mi alzai dalla sedia a rotelle le mie gambe, dopo due mesi di completa inattività, non riuscivano più a sostenere il peso del mio corpo e così per camminare dovetti usare un'altro strumento di ferro o meglio due: le stampelle.
Forse erano meglio della sedia a rotelle perchè almeno potevo stare in piedi ma dolorosissime per le bracia e per le mani...nonostante tutto, questo strazio passò in fretta; il mese con le stampelle volò via senza che io me ne accorgessi così un giorno, forte della fisioterapia fatta a casa con l’aiuto di mio padre, cominciai, proprio come un bambino, a fare i primi passi e dopo un altro mesetto di "zoppicate" cominciai finalmente a camminare normalmente....finalmente potevo camminare, vedere il mondo dalla un’altra prospettiva senza bisogno di nessun attrezzo che mi aiutasse, ma non mi sentivo completamente sollevato dato che non riuscivo ancora a correre e tanto meno a giocare a calcio.
I miei piedi era come se pesassero il doppio del normale e io non riuscivo ad alzarli da terra contemporaneamente, come se delle catene invisibili li imprigionassero. Così capii che il mio supplizio non era ancora finito. Guardando gli altri giocare a calcio in me la passione per questo sport aumentava! Non riuscivo a farne a meno così cominciai a giocarci anche se non riuscivo a correre anche se non riuscivo a calciare, io volevo giocare, solo giocare a quel maledetto/benedetto sport. Da allora cominciai ad esercitarmi senza tregua...

20 luglio 2007

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 3

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE (parte 3)
...l'ospedale mi sembrava una grande prigione dove mi avevano recluso e legato al letto . Per fortuna i giorni all'ospedale finirono presto e potei andarmene a casa.
Non andai a scuola per una settimana. La casa dopo tutto era abbastanza confortevole e poi c’erano i miei genitori che non perdevano occasione per cercare di tirarmi su, e i miei amici mi venivano a trovare spesso. Nonostante tutta la monotonia degli SPAZI sempre uguali, con la mia carrozzina mi muovevo che era una bellezza nulla turbava il mio animo, niente soffocava la mia fantasia anche se la mia sedia a rotelle non poteva volare... già la mia sedia a rotelle...mi sembrava che quelle ruote avessero preso il posto delle gambe rendendomi inutile come un pedone su una scacchiera!
Dopo una settimana tornai a scuola, e fu bello rivedere tutti i miei compagni di classe ma non fu lo stesso per gli insegnanti! Mi stavano addosso erano preoccupati come se da un momento all'altro fossi potuto stramazzare a terra, cosa difficile dato che stavo sempre seduto. La loro mania era quella di spingermi, volevano guidarmi ovunque mi spostassi, secondo me è una deformazione professionale! Non si rendevano conto di farmi sentire "un diverso".
La cosa terribile fu questa infatti: “sentirsi diverso”, in quel momento ero un malato, un disabile uno che non poteva fare le cose da solo...quella era la cosa che più odiavo....ebbi molte crisi e si insinuò in me l’idea di non potermi più rialzare da quella stramaledetta sedia, come se "lei" non mi volesse lasciare, come se si fosse voluta servire di me per restare in vita...
Grazie a dio stavo solo delirando infatti dopo due mesi di inferno mi tolsi quei gessi e mi alzai in piedi per la prima volta dopo tanto tempo; mi resi subito conto che forse la parte più difficile stava per iniziare...dalla sedia a rotelle alle stampelle...l'incubo continuava...

18 luglio 2007

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 2

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE (parte 2)
Quanti anni passati nella piscina comunale a fare nuoto (“il nuoto fa bene, è uno sport completo” diceva mia madre! E allora via: vasche a dorso, a rana, a stile libero e persino a delfino! Una noia mortale. Al sabato però andavo a vedere i miei amici che giocavano a calcio nella squadra del paese, e li sognavo di mischiarmi a loro di prendere la palla scartare tutti gli avversari e tirare in porta e fare GOL! Non ce la facevo più volevo giocare! Rompevo le scatole ai miei genitori come solo un bimbo sa fare quando vuol ottenere qualcosa: VOLEVO GIOCARE A CALCIO! Mio padre allora mi porto da un luminare dell’ortopedia che sentenziò: “A questo bimbo si possono raddrizzare i piedi, bisogna operare subito però non c’è un attimo da perdere!”Ecco la cosa che sconvolse la mia vita! All’inizio della seconda media si realizzò l’operazione ai piedi per sistemare il “piattismo bilaterale” che avevo. Mia madre mi parlava delle difficoltà che avrei dovuto incontrare, ma il tutto non mi spaventava tanto. Solo l'idea di stare su una carrozzina due o tre mesi mi lasciava un pò di timore per non dire terrore. Ma più si avvicinava il giorno dell'operazione più avevo paura, paura che da quella sedia a rotelle non mi sarei più rialzato, paura che non avrei avuto più la forza di correre saltare e soprattutto giocare a calcio...così quando arrivò quel maledetto giorno non ero del tutto pronto: arrivai all'ospedale alle 9 del mattino e solo dopo mezzora ero già in sala operatoria...quando mi risvegliai (in preda alle convulsioni) i miei piedi erano avvolti da due gessi di color bianco e dato che ero ancora sotto l'effetto dell'anestesia non riuscivo a parlare e il dolore dei talloni che pulsavano contro il gesso era un lamento soffocato da una stanchezza innaturale quasi sotto l'effetto di una droga ciò che mi accadeva intorno non mi sfiorava per nulla in quel momento c'ero io e i due gessi che avevo ai piedi...

17 luglio 2007

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 1

STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE(parte 1)
Ho 15 e una grande passione: giocare a calcio.
Questa passione l'ho sempre avuta fin da bambino e dato che mio padre ai suoi tempi è stato un discreto giocatore pensavo di aver ereditato un pò di talento da lui....non ci volle molto a capire che da mio padre avevo ereditato tutto forchè la capacità di giocare a calcio! In più, alla mia scarsa attitudine, si sommò un altro fattore negativo ossia i miei maledetti piedi piatti; grazie a loro infatti non correvo bene, non calciavo bene e in più mi facevano un male cane. Consiglio del dottore di famiglia: "Questo bambino non deve giocare a calcio!"
Così a 6 anni avevo già finito la mia carriera di calciatore e avrei dovuto limitarmi solo a giocare con i miei amici nel cortile dela scuola o per strada. La delusione mia e di mio padre era immensa! Ricordo ancora la reazione sul suo viso dopo il dictat del medico; e anche se lui continuava a ripetermi che vi erano molte attività sportive nelle quali avrei potuto divertirmi e confrontarmi con gli altri io non mi davo pace!
VOLEVO GIOCARE A CALCIO!!
DOVEVO GIOCARE A CALCIO!!

15 luglio 2007

I FONDAMENTALI TECNICI 3

CALCIARE LA PALLA:
L’abilità specifica del calciare la palla è un atto che tutti bambini conoscono e apprendono alle loro prime esperienze con questo gioco sport; ma certamente non in maniera del tutto corretta. Naturalmente i bambini calciano contro il pallone e sarà dunque compito dell’alleducatore creare situazioni di apprendimento tali da portare l’allievo a calciare con il pallone o ancora meglio attraverso il pallone. L’alleducatore dovrà intervenire con rapidi consigli e, se è necessario, anche con appropriate dimostrazioni, lasciando che il bambino riesca a cogliere eventuali errori nella propria esecuzione.
I modi più comuni dell’atto del calciare e che costituiscono la base programmatica di insegnamento sono quattro:
1. Interno piede;
2. Interno collo piede;
3. Esterno collo piede;
4. Pieno collo piede.

Solo successivamente, in considerazione della vasta gamma di situazioni che si presentano continuamente in partita, può essere opportuno porre l’attenzione ed allo studio dei giovani, con l’obiettivo di arricchire il loro bagaglio tecnico, altri 4 madi di calciare la palla:
5. di tacco;
6. di pinta;
7. di controbalzo;
8. al volo.

Infine è importante ricordare che bisogna distinguere fra le situazioni statiche e quelle dinamiche. Per una completa e dettagliata analisi dell’atto del calciare la palla bisogna considerare la superficie d’urto con la quale viene colpita la palla, sia le traiettorie prodotte. Le traiettorie che la palla subisce nel corso del gioco sono varie e subiscono effetti a volte impensabili. I modi di chiamare queste traiettorie sono molteplici vediamone alcune:
· palla radente
· palla tesa: radente il terreno o comunque, a pochi centimetri dal terreno;
· palla a mezza altezza: considerata dall’altezza del ginocchio a quella del torace;
· palla alta: dalla testa ad altezza superiore.

Molto importante, da tener presente nell’insegnamento è lo studio degli effetti e delle direzioni del pallone dovuti al punto in cui viene colpito. Si noterà che se la palla non è colpita al centro riceve una rotazione e conseguente effetto. Proiettando ortogonalmente il pallone su un piano si evidenzia all’incirca questo schema:

13 luglio 2007

LE TOP TEN DELL'ALLENATORE NEL PALLONE

  1. "CACCHIONE VIENI AVANTI" URLAVA L'ALLENATORE PER FARE ANDARE IN ATTACCO UN BAMBINO DI 6 ANNI
  2. "SE TU SAI GIOCARE A CALCIO IO SONO UN CUOCO DI SUSHI" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 8 ANNI
  3. "VAI NELLO SPAZIO WILLY" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 10 ANNI
  4. "STEFANO SEI UN TRENO DELLE FFSS SEI SEMPRE IN RITARDO" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 10 ANNI
  5. "TONIO MI SEMBRI CARLA FRACCI" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 11 ANNI
  6. "SUL PRIMO PALO ANTO, SUL PRIMO PALO ANTO". RISPONDE IL BAMBINO DI 12 ANNI:"A MISTER NON CIò MICA IL MIRINO SUL PIEDE"
  7. "SIETE UNA BANDA DI MINCHIONI E IL PIù MINCHIONE SONO IO CHE VI FA GIOCARE" ALLENATORE ALLA PROPRIA SQUADRA DI TREDICENNI
  8. "MI AVETE ROTTO VOI 2 CI METTO 2 SECONDI A TIRARVI FUORI AL SECONDO TEMPO" ALLENATORE A DUE RAGAZZI DI 14 ANNI
  9. "RAGAZZI MA COSA FACETE?" ALLENATORE AI PROPRI RAGAZZI DI 15 ANNI
  10. "IN PROFONDO, IN PROFONDO DEVI METTERLA" ALLENATORE AD UN PROPRIO GIOCATORE DI 15 ANNI

11 luglio 2007

I FONDAMENTALI TECNICI 2

La conduzione della palla
Condurre la palla consiste nell’effettuare brevi passaggi a se stesso lungo la propria direttrice di corsa. È una tecnica, senza dubbio, da considerarsi fondamentale, anche se il gioco attuale, sempre più incalzante e veloce, presuppone la sostituzione della guida della palla, quando appena è possibile. Il prerequisito di questa abilità è lo schema d’azione della corsa.

CONDUZIONE DELLA PALLA

DRIBBLARE


CORRERE
È molto importante l’apprendimento di questa tecnica perché il saper condurre bene la palla è a sua volta prerequisito del saper dribblare una avversario.

QUESTA TECNICA SI REALIZZA CON LE VARIE PARTI DEL PIEDE:
· con l’esterno del piede
· con l’interno del piede
· con il collo del piede

la tecnica più usata durante il gioco è quella di guidare la palla con l’esterno del piede: viene offerta una maggiore superficie di impattoal pallone con conseguente controllo più facile e maggior difesa dall’attocco dell’avversario. L’interno del piede permette di proteggere la palla, ma nello stesso tempo, nel realizzarla, l’allievo riduce sensibilmente la velocità della corsa. Infine in particolari circostanze viene effettuata la guida della palla con il pieno collo piede, molto difficile e che richiede molto spazio libero sia da avversari sia da compagni, ma permette di essere molto veloci nella traslocazione.
Per capitolare tre sono i modi o tecniche per condurre la palla:
· pieno collo piede: tecnica realizzata in un percorso rettilineo e alla massima velocità di traslocazione;
· interno piede: tecnica realizzata in un percorso con cambi di direzione con velocità di traslocazione lenta
· esterno piede: tecnica da realizzare quando occorre, in uno spazio ridotto, difendere la palla poiché è il fondamentale che permette maggiormente di collocare il corpo tra la palla e l’avversario.

06 luglio 2007

LA GIUSTA PEDAGOGIA

Plutarco sosteneva che le dottrine pedagogiche potevano suddividersi in due gruppi: quelle che considerano l'allievo un "vaso da riempire" e quelle che lo considerano invece "una fiaccola accesa". Nel primo caso l'azione pedagogica riguarda un "fare" qualcosa da parte dell'insegnante e un "ricevere" da parte dell'alunno. Nel secondo caso i ruoli non è che si ribaltino, ma cambia l'atteggiamento complessivo di chi insegna, il cui ruolo diventa principalmente quello di ... mantenere la fiaccola accesa!

05 luglio 2007

IL DIALETTO MILANESE: IL MENEGHINO

Innanzitutto perché meneghino? Il termine deriva dal diminutivo di Domenico, Domenichino che si trasforma prima in Menego e poi in Meneghino. Come lingua parlata dai domenici, dal latino dominici, che appartengono al Signore, per estensione dai servitori, cioè usata da chi era uso servire, dal popolo minuto, come contrapposizione al latino o lingua dotta, parlata dalla nobiltà e da quanti avessero un potere da esercitare. Un'altra ipotesi si rifà sempre al vocabolo Domenichino, ma come nome derivante dall'uso invalso presso i milanesi dell'epoca di assumere temporaneamente, per il solo giorno di Domenica, un servo che permettesse loro, così, di ostentare, nelle giornate delle visite e dei ricevimenti, una dovizia di personale, in effetti inesistente. Il dialetto a Milano e dintorni è solo la lingua di chi lavora, di chi è sottomesso, e non come altrove la lingua di tutti gli abitanti di una zona. Il dialetto milanese pur avendo ovviamente fondamenta latine, risente degli influssi di quanti hanno governato, imponendo de facto, se non formalmente, i loro usi e il loro linguaggio. Abbiamo quindi parole di chiara origine gallica, gotica, longobarda, francese, spagnola, austriaca oltre ad altre che sembrano nate spontaneamente non riuscendo a scoprirvi radici straniere. I vocaboli che verranno via via citati, sono del dialetto milanese, parlato a Porta Cicca (Porta Ticinese), precisazione necessaria perché come tutti i dialetti anche quello milanese si differenzia a volte, anche se di poco, da zona a zona della stessa città. Il melegnanese, è una variante del dialetto milanese, con pronuncia che risente della vicinanza con il lodigiano. La caratteristica più appariscente è l’apertura della u che diventa spesso o che viene pronunciata aperta come la o di Benetton.

04 luglio 2007

STORIE DA BAR SPORT 13

LA RADIO AL PIERINO'S BAR
E' un pomeriggio di fino giugno, assolato, caldo, azzurro e silenzioso e in giro "neppure un prete per chiaccherar". E' uno di quei pomeriggi che piacciono a me e che mi fanno riporre l'inquietudine nell'angolo più lontano del mio cervello. Sono al Pierino's Bar e sto assaporando il caffè e aspettando che arrivi l'ora di rientrare a scuola per l'assistenza agli esami orali di licenza media. Dietro al bancone, non vi è la stessa serenità, c'è il Pierino che "sacramenta" contro la Mariuccia: "mi la televisiun al Bar la meti no! Te capì!?" Il Bar è stranamente vuoto, dove saranno tutti mi chiedo? ah già che stupido oggi si gioca l'ottavo di finale della coppa del Mondo di calcio :
Italia-Australia.

Io ringraziando i miei colleghi dell'orario non la vedrò!!Sarò a scuola a fare esami!
"Ma Pierino i client scapen tuti, van al bar Bambina indue a ghe anca la "PAI televisiun". Veden la partida, consumen e el bar incassa e el fa i danè." Chi parla è quella santa donna della Mariuccia che ha ben capito quale potrebbe essere "il BISNEF". Questo neologismo l'ha inventato l'Aldo! L'Aldo mi è antipatico è il personaggio più squallido che frequenta il Pierino's Bar. E' un membro di quella legione vastissima ed eterogenea di individui mediocri, di balordi testoni che hanno studiato poco e male, i quali si attaccano all'istante all'idea corrente più in voga per banalizzarla immediatamente e renderla nello stesso istante caricaturale. L'Aldo è uno di quelli che non ha mai letto Dostoevskij ma spessissimo lo cita, facendo delle figuracce inaudite. Lo avrete capito non sopporto questo tizio, punto! Ma andiamo avanti!
Il Pierino risponde a modo suo come al solito:"a mi m'interessa no del BISNEF! chi fin quand vivi mi la televisiun la vegn denter no, e de PAI ghe dumà i patatin de magnà!! I partì de fubol chi al Pierino's Bar se asculten alla radio, chi vor le inscì e chi la vor no inscì chel vaga pur al bar bambina!!". Quando fa così il Pierino lo bacerei!! Sta per iniziare la partita e come per magia nel bar comincia ad entrare gente. Il primo è il Pasquale che ordina subito una birra e poi commenta:"dai Pierino alza il volume che c'è la partita! Oggi di quei canguri scarpe e borsette ne facciamo!"Subito dopo entra l'Oreste che ordina _un bianco spruzzato_ e dice:"ghe ne minga in cò per gli AUSTRIANI, vinciun nunc facil!" "Uè le rivà l'intellettual, se dis AUSTRALIANI ignurant!!"Il Pierino è in forma strepitosa. Entra il Carmelo ordina un limoncello e dice:" mii quelli ce lo fanno a strisce, corrono come gli struzzi!" "come i canguri ignurant"ribatte il Pierino. "Si canguri o struzzi sempre animali di quelle parti sono"(Carmelo il Geografo ottimista). Il Pierino non ribatte... Entra il Gennaro che dopo aver ordinato _una nastro azzurro_ dice:"oggi a questi canguri glelo facciamo vedere noi o MARSUPIO". Tutti ridono e prendono posizione ai tavolini e la radiocronaca ha inizio proprio mentre io esco dal bar per andare a scuola.
Sta per iniziare l'ultimo minuto della partita ed io rientro al bar, le colleghe mi hanno pregato di andare a prendere dei gelati, la radio fa appena in tempo a comunicare:"calcio di rigore, calcio..." che nel Bar si scatena il putiferio! Tutti saltano, urlano, si abbracciano ed esultano per la massima punizione assegnata all'ITALIA. Solo il Pierino è impassibile sul suo seggiolone e continua a ripetere:"calma, calma bisogna tiral el rigore e bisogna anca segnal prima de cantà!!"Gelo parziale!I gesti scaramantici si sprecano... La domanda a questo punto è una sola: ma chi tirerà il calcio di rigore?la radio risolve l'enigma:" Francesco Totti calcerà il rigore" Gelo totale! Il Pierino commenta:"Oh signur chel CANETA DE VEDER li!!"Siamo tutti in silenzio e pronti ad esplodere. Dalla radio si sente addirittura il fischio dell'arbitro e il telecronista che accompagna l'azione:"ecco la rincorsa di Totti, tiro e GOOOOOL" E? il caos più totale nel bar si balla si canta tutti abbracciati! Il Pierino è addirittura sceso dal seggiolone ed è li in piedi che assista tutto soddisfatto alle scene di giubilo. Ed è in quel preciso momento che enuncia il fatidico anatema:"quest'ann ha vincium i mundiai!!" Così parlò Pierino il PROFETA!! E' passata mezz'ora dalla fine della partita ed io sono ancora li che rido e scherzo con la Squadra quando ad un certo punto il sorriso mi si spegne sulle labbra e dico ad alta voce :"Oh mio Dio i GELATI!!!"
continua...??

02 luglio 2007

PIER PAOLO PASOLINI parla di calcio

«I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone (Reguzzoni è stato un po’ ripreso da Pascutti). Che domeniche allo stadio Comunale!».
Pier Paolo Pasolini