Riflessioni sugli aspetti più importanti del settore giovanile calcistico.
29 agosto 2007
STORIE DA BAR SPORT 14
Sono arrivato alle 14.00 e la discussione è già iniziata da un pezzo. "Ma come si fa a non mettere dentro il Crespo?" interviene il Walter, che prosegue con una delle sue sentenze: "l'Udinese e una squadra di mezza classifica e il Mancio sel fà cusè el fa giugà la squadra con du punt, ma no! ma no! se po minga dai se po minga!! no no se po no andà avanti inscì, chel schi el sbaglia semper la furmasiun!!" Il Pierino gongola il suo Milan ha vinto 3 a 0 a Genova, e dall'alto del suo sgabellone PONTIFICA: "quest'ann ghe ne minga fem -LONGPLEIN- a vincium tuscoss: SUPER COPPA,COPPA INTERCONTINENTALE, CAMPIUNA' E COPPA DEI CAMPIONI. ALEGHER -ALEGHER- RETTEE SU TUTA LA LINEA...".
La GAZZA è lì sul tavolino e con il titolo a tutta pagina:"VOLANO TUTTE (tranne l'Inter)"spiega al meglio la prima giornata. E' un inizio di campionato difficile per l'Inter molti giocatori fuori condizione, qualche infortunio importante (vedi Materazzi) e quello che sembra preoccupante è che i giocatori siano ancora con la testa ai festeggiamenti per la vittoria del 15° scudetto. Gli Juventini, che per tutto il pre-campionato avevano volato basso, dopo la vittoria contro il Livorno per 5-1 alzano la cresta e quello che sembra il più gasato è il Pasquale, ne ha per tutti e il suo primo bersaglio sono io. "Bello bello professur, sangue di Giuda, 5 cocuzze al Livorno abbiamo dato e chi ci ferma quest'ann? Voi Bauscia (intende l'Inter naturalmente) avete patteggiato (intende pareggiato) 1 a 1 contro l'Udinese siete già sulla -crisi di nervi -(be è comprensibile). A questo punto interviene il Fulvio che aggredisce il Pasquale:"Ma tas lì, i vinciù una partida e si dre a vantas, quest'ann arrivè a metà classifica, tel disi mi!!" La discussione va avanti per più di un'ora tra i vari "sangue di giuda"del Pasquale,"i rettee" del Pierino e i "tel disi mi" del Fulvio...quando, "senza mettere la freccia per intervenire" come direbbe il mio amico Leo il "Filosofo" entra di forza nella discussione : "A proposito di chi vincerà il campionato. Avete mai giocato ad acqua e fuoco? è molto semplice e divertente e sovente i bambini sono giocatori prodigiosi. Vi si dice caldo o freddo, fuoco o ghiaccio a seconda che vi avviciniate all'oggetto nascosto. Ma è indispensabile sapere con che cosa si gioca. Non si può trovare nulla se non si sa già cosa si deve cercare!?" Il silenzio piomba nell Pierino's Bar...tutti ci guardiamo attoniti e osserviamo il "Filosofo" che punta l'indice della mano destra verso l'alto e mentre esce dal locale dice:"meditate gente, meditate !!" Il silenzio è sostituito da un brusio e il brusio da un:"Ma va a ciapà i rat Filosofo, Ti de Baloun te capiset nagot! Parlà de foutbol cun tì le com a ciapà un busciun e ciuciall (TRADUZIONE DOVUTA: Ma vai a prendere i ratti Filosofo, tu di pallone non capisci nulla e parlare con te di calcio è come prendere un turacciolo e succhiarlo)" del Pierino (quando ce vò ce vò penso tra me e me). Applausi a scena aperta per il PIERINO.
22 agosto 2007
STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 5
Ma la voglia di giocare era tanta e così durante la FISIOTERAPIA ci mettevo sempre più impegno, mi sforzavo fino a che il dolore mi faceva cadere a terra e non sentivo più la parte inferiore delle gambe, dovevo farcela, volevo farcela!
Così un fantastico giorno di luglio cominciai a... correre! Si a CORRERE!!
Mi sembrava di avere i piedi di un burattino di legno, ogni volta che si alzavano da terra per poi ricadere era un supplizio! Non sentivo male, quello che provavo era una sensazione strana quasi di impotenza nei confronti di una parte del mio corpo che non riuscivo a comandare. Ma sentire l'aria che accarezzava il mio viso in particolare e il mio corpo che si spostava a una velocità abbastanza elevata(fino ad allora avevo solo camminato) era una sensazione fantastica, per la prima volta dopo sei mesi di “agonia” mi sentivo libero, mi sentivo finalmente vivo e…normale.
Dopo questo "successo" e dopo alcune accurate visite mediche di controllo e il naturale bene placido dei miei genitori; nell'inverno del 2005 ecco l'iscrizione e l'inizio degli allenamenti nella squadra dell'oratorio la mitica O.L.R., per me, la più grande squadra dell'universo...
23 luglio 2007
STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 4
Forse erano meglio della sedia a rotelle perchè almeno potevo stare in piedi ma dolorosissime per le bracia e per le mani...nonostante tutto, questo strazio passò in fretta; il mese con le stampelle volò via senza che io me ne accorgessi così un giorno, forte della fisioterapia fatta a casa con l’aiuto di mio padre, cominciai, proprio come un bambino, a fare i primi passi e dopo un altro mesetto di "zoppicate" cominciai finalmente a camminare normalmente....finalmente potevo camminare, vedere il mondo dalla un’altra prospettiva senza bisogno di nessun attrezzo che mi aiutasse, ma non mi sentivo completamente sollevato dato che non riuscivo ancora a correre e tanto meno a giocare a calcio.
I miei piedi era come se pesassero il doppio del normale e io non riuscivo ad alzarli da terra contemporaneamente, come se delle catene invisibili li imprigionassero. Così capii che il mio supplizio non era ancora finito. Guardando gli altri giocare a calcio in me la passione per questo sport aumentava! Non riuscivo a farne a meno così cominciai a giocarci anche se non riuscivo a correre anche se non riuscivo a calciare, io volevo giocare, solo giocare a quel maledetto/benedetto sport. Da allora cominciai ad esercitarmi senza tregua...
20 luglio 2007
STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 3
...l'ospedale mi sembrava una grande prigione dove mi avevano recluso e legato al letto . Per fortuna i giorni all'ospedale finirono presto e potei andarmene a casa.
Non andai a scuola per una settimana. La casa dopo tutto era abbastanza confortevole e poi c’erano i miei genitori che non perdevano occasione per cercare di tirarmi su, e i miei amici mi venivano a trovare spesso. Nonostante tutta la monotonia degli SPAZI sempre uguali, con la mia carrozzina mi muovevo che era una bellezza nulla turbava il mio animo, niente soffocava la mia fantasia anche se la mia sedia a rotelle non poteva volare... già la mia sedia a rotelle...mi sembrava che quelle ruote avessero preso il posto delle gambe rendendomi inutile come un pedone su una scacchiera!
Dopo una settimana tornai a scuola, e fu bello rivedere tutti i miei compagni di classe ma non fu lo stesso per gli insegnanti! Mi stavano addosso erano preoccupati come se da un momento all'altro fossi potuto stramazzare a terra, cosa difficile dato che stavo sempre seduto. La loro mania era quella di spingermi, volevano guidarmi ovunque mi spostassi, secondo me è una deformazione professionale! Non si rendevano conto di farmi sentire "un diverso".
La cosa terribile fu questa infatti: “sentirsi diverso”, in quel momento ero un malato, un disabile uno che non poteva fare le cose da solo...quella era la cosa che più odiavo....ebbi molte crisi e si insinuò in me l’idea di non potermi più rialzare da quella stramaledetta sedia, come se "lei" non mi volesse lasciare, come se si fosse voluta servire di me per restare in vita...
Grazie a dio stavo solo delirando infatti dopo due mesi di inferno mi tolsi quei gessi e mi alzai in piedi per la prima volta dopo tanto tempo; mi resi subito conto che forse la parte più difficile stava per iniziare...dalla sedia a rotelle alle stampelle...l'incubo continuava...
18 luglio 2007
STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 2
Quanti anni passati nella piscina comunale a fare nuoto (“il nuoto fa bene, è uno sport completo” diceva mia madre! E allora via: vasche a dorso, a rana, a stile libero e persino a delfino! Una noia mortale. Al sabato però andavo a vedere i miei amici che giocavano a calcio nella squadra del paese, e li sognavo di mischiarmi a loro di prendere la palla scartare tutti gli avversari e tirare in porta e fare GOL! Non ce la facevo più volevo giocare! Rompevo le scatole ai miei genitori come solo un bimbo sa fare quando vuol ottenere qualcosa: VOLEVO GIOCARE A CALCIO! Mio padre allora mi porto da un luminare dell’ortopedia che sentenziò: “A questo bimbo si possono raddrizzare i piedi, bisogna operare subito però non c’è un attimo da perdere!”Ecco la cosa che sconvolse la mia vita! All’inizio della seconda media si realizzò l’operazione ai piedi per sistemare il “piattismo bilaterale” che avevo. Mia madre mi parlava delle difficoltà che avrei dovuto incontrare, ma il tutto non mi spaventava tanto. Solo l'idea di stare su una carrozzina due o tre mesi mi lasciava un pò di timore per non dire terrore. Ma più si avvicinava il giorno dell'operazione più avevo paura, paura che da quella sedia a rotelle non mi sarei più rialzato, paura che non avrei avuto più la forza di correre saltare e soprattutto giocare a calcio...così quando arrivò quel maledetto giorno non ero del tutto pronto: arrivai all'ospedale alle 9 del mattino e solo dopo mezzora ero già in sala operatoria...quando mi risvegliai (in preda alle convulsioni) i miei piedi erano avvolti da due gessi di color bianco e dato che ero ancora sotto l'effetto dell'anestesia non riuscivo a parlare e il dolore dei talloni che pulsavano contro il gesso era un lamento soffocato da una stanchezza innaturale quasi sotto l'effetto di una droga ciò che mi accadeva intorno non mi sfiorava per nulla in quel momento c'ero io e i due gessi che avevo ai piedi...
17 luglio 2007
STORIA DI UN PICCOLO CALCIATORE 1
Ho 15 e una grande passione: giocare a calcio.
Questa passione l'ho sempre avuta fin da bambino e dato che mio padre ai suoi tempi è stato un discreto giocatore pensavo di aver ereditato un pò di talento da lui....non ci volle molto a capire che da mio padre avevo ereditato tutto forchè la capacità di giocare a calcio! In più, alla mia scarsa attitudine, si sommò un altro fattore negativo ossia i miei maledetti piedi piatti; grazie a loro infatti non correvo bene, non calciavo bene e in più mi facevano un male cane. Consiglio del dottore di famiglia: "Questo bambino non deve giocare a calcio!"
Così a 6 anni avevo già finito la mia carriera di calciatore e avrei dovuto limitarmi solo a giocare con i miei amici nel cortile dela scuola o per strada. La delusione mia e di mio padre era immensa! Ricordo ancora la reazione sul suo viso dopo il dictat del medico; e anche se lui continuava a ripetermi che vi erano molte attività sportive nelle quali avrei potuto divertirmi e confrontarmi con gli altri io non mi davo pace!
VOLEVO GIOCARE A CALCIO!!
DOVEVO GIOCARE A CALCIO!!
15 luglio 2007
I FONDAMENTALI TECNICI 3
L’abilità specifica del calciare la palla è un atto che tutti bambini conoscono e apprendono alle loro prime esperienze con questo gioco sport; ma certamente non in maniera del tutto corretta. Naturalmente i bambini calciano contro il pallone e sarà dunque compito dell’alleducatore creare situazioni di apprendimento tali da portare l’allievo a calciare con il pallone o ancora meglio attraverso il pallone. L’alleducatore dovrà intervenire con rapidi consigli e, se è necessario, anche con appropriate dimostrazioni, lasciando che il bambino riesca a cogliere eventuali errori nella propria esecuzione.
I modi più comuni dell’atto del calciare e che costituiscono la base programmatica di insegnamento sono quattro:
1. Interno piede;
2. Interno collo piede;
3. Esterno collo piede;
4. Pieno collo piede.
Solo successivamente, in considerazione della vasta gamma di situazioni che si presentano continuamente in partita, può essere opportuno porre l’attenzione ed allo studio dei giovani, con l’obiettivo di arricchire il loro bagaglio tecnico, altri 4 madi di calciare la palla:
5. di tacco;
6. di pinta;
7. di controbalzo;
8. al volo.
Infine è importante ricordare che bisogna distinguere fra le situazioni statiche e quelle dinamiche. Per una completa e dettagliata analisi dell’atto del calciare la palla bisogna considerare la superficie d’urto con la quale viene colpita la palla, sia le traiettorie prodotte. Le traiettorie che la palla subisce nel corso del gioco sono varie e subiscono effetti a volte impensabili. I modi di chiamare queste traiettorie sono molteplici vediamone alcune:
· palla radente
· palla tesa: radente il terreno o comunque, a pochi centimetri dal terreno;
· palla a mezza altezza: considerata dall’altezza del ginocchio a quella del torace;
· palla alta: dalla testa ad altezza superiore.
Molto importante, da tener presente nell’insegnamento è lo studio degli effetti e delle direzioni del pallone dovuti al punto in cui viene colpito. Si noterà che se la palla non è colpita al centro riceve una rotazione e conseguente effetto. Proiettando ortogonalmente il pallone su un piano si evidenzia all’incirca questo schema:
13 luglio 2007
LE TOP TEN DELL'ALLENATORE NEL PALLONE
- "CACCHIONE VIENI AVANTI" URLAVA L'ALLENATORE PER FARE ANDARE IN ATTACCO UN BAMBINO DI 6 ANNI
- "SE TU SAI GIOCARE A CALCIO IO SONO UN CUOCO DI SUSHI" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 8 ANNI
- "VAI NELLO SPAZIO WILLY" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 10 ANNI
- "STEFANO SEI UN TRENO DELLE FFSS SEI SEMPRE IN RITARDO" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 10 ANNI
- "TONIO MI SEMBRI CARLA FRACCI" ALLENATORE AD UN BAMBINO DI 11 ANNI
- "SUL PRIMO PALO ANTO, SUL PRIMO PALO ANTO". RISPONDE IL BAMBINO DI 12 ANNI:"A MISTER NON CIò MICA IL MIRINO SUL PIEDE"
- "SIETE UNA BANDA DI MINCHIONI E IL PIù MINCHIONE SONO IO CHE VI FA GIOCARE" ALLENATORE ALLA PROPRIA SQUADRA DI TREDICENNI
- "MI AVETE ROTTO VOI 2 CI METTO 2 SECONDI A TIRARVI FUORI AL SECONDO TEMPO" ALLENATORE A DUE RAGAZZI DI 14 ANNI
- "RAGAZZI MA COSA FACETE?" ALLENATORE AI PROPRI RAGAZZI DI 15 ANNI
- "IN PROFONDO, IN PROFONDO DEVI METTERLA" ALLENATORE AD UN PROPRIO GIOCATORE DI 15 ANNI
11 luglio 2007
I FONDAMENTALI TECNICI 2
Condurre la palla consiste nell’effettuare brevi passaggi a se stesso lungo la propria direttrice di corsa. È una tecnica, senza dubbio, da considerarsi fondamentale, anche se il gioco attuale, sempre più incalzante e veloce, presuppone la sostituzione della guida della palla, quando appena è possibile. Il prerequisito di questa abilità è lo schema d’azione della corsa.
CONDUZIONE DELLA PALLA
DRIBBLARE
CORRERE
È molto importante l’apprendimento di questa tecnica perché il saper condurre bene la palla è a sua volta prerequisito del saper dribblare una avversario.
QUESTA TECNICA SI REALIZZA CON LE VARIE PARTI DEL PIEDE:
· con l’esterno del piede
· con l’interno del piede
· con il collo del piede
la tecnica più usata durante il gioco è quella di guidare la palla con l’esterno del piede: viene offerta una maggiore superficie di impattoal pallone con conseguente controllo più facile e maggior difesa dall’attocco dell’avversario. L’interno del piede permette di proteggere la palla, ma nello stesso tempo, nel realizzarla, l’allievo riduce sensibilmente la velocità della corsa. Infine in particolari circostanze viene effettuata la guida della palla con il pieno collo piede, molto difficile e che richiede molto spazio libero sia da avversari sia da compagni, ma permette di essere molto veloci nella traslocazione.
Per capitolare tre sono i modi o tecniche per condurre la palla:
· pieno collo piede: tecnica realizzata in un percorso rettilineo e alla massima velocità di traslocazione;
· interno piede: tecnica realizzata in un percorso con cambi di direzione con velocità di traslocazione lenta
· esterno piede: tecnica da realizzare quando occorre, in uno spazio ridotto, difendere la palla poiché è il fondamentale che permette maggiormente di collocare il corpo tra la palla e l’avversario.
06 luglio 2007
LA GIUSTA PEDAGOGIA
05 luglio 2007
IL DIALETTO MILANESE: IL MENEGHINO
04 luglio 2007
STORIE DA BAR SPORT 13
E' un pomeriggio di fino giugno, assolato, caldo, azzurro e silenzioso e in giro "neppure un prete per chiaccherar". E' uno di quei pomeriggi che piacciono a me e che mi fanno riporre l'inquietudine nell'angolo più lontano del mio cervello. Sono al Pierino's Bar e sto assaporando il caffè e aspettando che arrivi l'ora di rientrare a scuola per l'assistenza agli esami orali di licenza media. Dietro al bancone, non vi è la stessa serenità, c'è il Pierino che "sacramenta" contro la Mariuccia: "mi la televisiun al Bar la meti no! Te capì!?" Il Bar è stranamente vuoto, dove saranno tutti mi chiedo? ah già che stupido oggi si gioca l'ottavo di finale della coppa del Mondo di calcio :
Italia-Australia.
Io ringraziando i miei colleghi dell'orario non la vedrò!!Sarò a scuola a fare esami!
"Ma Pierino i client scapen tuti, van al bar Bambina indue a ghe anca la "PAI televisiun". Veden la partida, consumen e el bar incassa e el fa i danè." Chi parla è quella santa donna della Mariuccia che ha ben capito quale potrebbe essere "il BISNEF". Questo neologismo l'ha inventato l'Aldo! L'Aldo mi è antipatico è il personaggio più squallido che frequenta il Pierino's Bar. E' un membro di quella legione vastissima ed eterogenea di individui mediocri, di balordi testoni che hanno studiato poco e male, i quali si attaccano all'istante all'idea corrente più in voga per banalizzarla immediatamente e renderla nello stesso istante caricaturale. L'Aldo è uno di quelli che non ha mai letto Dostoevskij ma spessissimo lo cita, facendo delle figuracce inaudite. Lo avrete capito non sopporto questo tizio, punto! Ma andiamo avanti!
Il Pierino risponde a modo suo come al solito:"a mi m'interessa no del BISNEF! chi fin quand vivi mi la televisiun la vegn denter no, e de PAI ghe dumà i patatin de magnà!! I partì de fubol chi al Pierino's Bar se asculten alla radio, chi vor le inscì e chi la vor no inscì chel vaga pur al bar bambina!!". Quando fa così il Pierino lo bacerei!! Sta per iniziare la partita e come per magia nel bar comincia ad entrare gente. Il primo è il Pasquale che ordina subito una birra e poi commenta:"dai Pierino alza il volume che c'è la partita! Oggi di quei canguri scarpe e borsette ne facciamo!"Subito dopo entra l'Oreste che ordina _un bianco spruzzato_ e dice:"ghe ne minga in cò per gli AUSTRIANI, vinciun nunc facil!" "Uè le rivà l'intellettual, se dis AUSTRALIANI ignurant!!"Il Pierino è in forma strepitosa. Entra il Carmelo ordina un limoncello e dice:" mii quelli ce lo fanno a strisce, corrono come gli struzzi!" "come i canguri ignurant"ribatte il Pierino. "Si canguri o struzzi sempre animali di quelle parti sono"(Carmelo il Geografo ottimista). Il Pierino non ribatte... Entra il Gennaro che dopo aver ordinato _una nastro azzurro_ dice:"oggi a questi canguri glelo facciamo vedere noi o MARSUPIO". Tutti ridono e prendono posizione ai tavolini e la radiocronaca ha inizio proprio mentre io esco dal bar per andare a scuola.
Sta per iniziare l'ultimo minuto della partita ed io rientro al bar, le colleghe mi hanno pregato di andare a prendere dei gelati, la radio fa appena in tempo a comunicare:"calcio di rigore, calcio..." che nel Bar si scatena il putiferio! Tutti saltano, urlano, si abbracciano ed esultano per la massima punizione assegnata all'ITALIA. Solo il Pierino è impassibile sul suo seggiolone e continua a ripetere:"calma, calma bisogna tiral el rigore e bisogna anca segnal prima de cantà!!"Gelo parziale!I gesti scaramantici si sprecano... La domanda a questo punto è una sola: ma chi tirerà il calcio di rigore?la radio risolve l'enigma:" Francesco Totti calcerà il rigore" Gelo totale! Il Pierino commenta:"Oh signur chel CANETA DE VEDER li!!"Siamo tutti in silenzio e pronti ad esplodere. Dalla radio si sente addirittura il fischio dell'arbitro e il telecronista che accompagna l'azione:"ecco la rincorsa di Totti, tiro e GOOOOOL" E? il caos più totale nel bar si balla si canta tutti abbracciati! Il Pierino è addirittura sceso dal seggiolone ed è li in piedi che assista tutto soddisfatto alle scene di giubilo. Ed è in quel preciso momento che enuncia il fatidico anatema:"quest'ann ha vincium i mundiai!!" Così parlò Pierino il PROFETA!! E' passata mezz'ora dalla fine della partita ed io sono ancora li che rido e scherzo con la Squadra quando ad un certo punto il sorriso mi si spegne sulle labbra e dico ad alta voce :"Oh mio Dio i GELATI!!!"
continua...??
02 luglio 2007
PIER PAOLO PASOLINI parla di calcio
Pier Paolo Pasolini
I FONDAMENTALI TECNICI 1
Saper stoppare il pallone è una delle doti fondamentali del buon giocatore di calcio. Scopo dello stop non è solo frenare la velocità della palla, ma anche acquistarne il controllo, così da poterla subito giocare. Per effettuare un buon stop è necessario:
- osservare bene la traiettoria del pallone fino al momento del contatto;
- valutare la velocità del pallone, per potersi preparare adeguatamente all'impatto;
- rilassare completamente la parte del corpo che andrà a contatto con il pallone.
Lo stop può essere effettuato con qualsiasi parte del corpo, escuse le mani e braccia: con il piede, con la coscia, con il petto; i più bravi riescono a fermare il pallone anche con la testa o con il tacco.
Classificazione degli stop:
- LO STOP CON IL PETTO
- LO STOP D'INTERNO PIEDE
- LO STOP D'ESTERNO PIEDE
- LO STOP DI COSCIA
- LO STOP CON LA PIANTA DEL PIEDE
- LO STOP CON IL COLLO DEL PIEDE
QUANDO STOPPARE?
Uno stop ben eseguito dà la possibilità di giocare il pallone in modo più pulito ed efficace. Ma, in caso di un errore, si rischia di perdere il controllo e far ripartire l'azione avversaria. Quindi si deve sempre valutare se è il caso di stoppare il pallone oppure giocare lo stesso di prima.
Per imparare bene i diversi tipi di stop la cosa migliore da fare è provarli prima in situazioni facilitate cioè senza avversari.
Solo dopo aver appreso la gestualità applicarli in situazioni di gioco semplici e complesse (dall'uno contro uno al tre contro tre).
27 giugno 2007
DAL NOTIZIARIO DEL SETTORE TECNICO
Dal "Notiziario del Settore Tecnico"L'ALTRA FACCIA DEL PALLONE:DALLA PARTE DEI BAMBINIdiProf. Leonardo Vecchiet, Dott. Luca Gatteschi, Dott. M.Grazia Rubenni
Negli ultimi decenni nei paesi industrializzati si sono avute modificazioni dello stile di vita che hanno riguardato in particolare le abitudini alimentari e l'attività fisica. Nel primo caso, sia per la sempre più vasta proposta delle industrie alimentari che per la riduzione della disponibilità oraria nelle famiglie legata agli impegni di lavoro, si é avuta una sempre maggiore diffusione di alimenti di facile preparazione o di pronto utilizzo, che risultano spesso ad elevato contenuto in grassi. Nel secondo caso, lo stile di vita ha teso sempre più verso la sedentarietà grazie alla diffusione di TV e computer e alla mancanza, soprattutto nelle grandi città, di spazi destinati allo svolgimento di attività fisiche di tipo ricreati vo. L'aumento dell'apporto calorico da un lato e la riduzione della spesa energetica dall'altro hanno coinvolto tutte le età, e i loro effetti possono essere visti sia negli adulti che nei ragazzi. La prevalenza dell'obesità e di quella che viene chiamata sindrome metabolica, cioè quell'insieme di fattori di rischio cardiovascolari rappresentati da ipertensione arteriosa, ipertrigliceridemia, bassi valori di colesterolo HDL, anomalie del metabolismo dei glucosio ed iperinsulinemia, é andata infatti fortemente aumentando. Ciò ha portato molti paesi interessati dal fenomeno, fra cui in primo luogo gli Stati Uniti, ad avviare strategie di prevenzione incentrate essenzialmente sull'educazione alimentare. Studi recenti indicano però che nonostante la riduzione dell'introito alimentare di grassi avvenuta nell'ultimo decennio, negli Stati Uniti circa il 25% dei bambini risulta obeso, con un incremento del 20% nell'ultima decade (Bar Or et al. 1998). Ciò ha portato a ritenere quale causa principale dell'aumento dei livelli di obesità tra i bambini il ridotto livello di attività fisica (Bar-Or, 1999; Goran, 1999; Luepker, 1999; Rossner 1998). Il problema dell'obesità infantile é molto sentito, anche perché molti bambini obesi diventeranno adulti obesi, con elevati fattori di rischio per insorgenza di stati patologici e bassa qualità di vita (Rossner 1998). Così, l'associazione tra aumento di peso nell'adolescenza e la comparsa di sindrome metabolica in età adulta é più che rilevante (Vanhala 1999). Allo stesso tempo, recenti studi sembrano riaffermare un ruolo importante per l'attività fisica nel controllo del peso corporeo. Tra questi, la segnalazione che un approccio basato solo sull'intervento nutrizionale non é sufficiente per il trattamento a lungo termine dell'obesità pediatrica (Pinelli et al.1999), e che negli Stati Uniti si assiste ad un ulteriore incremento dell'obesità infantile nonostante una riduzione dell'introito alimentare di grassi (Bar Or et al. 1998). Il gioco del calcio si distingue da altre attività sportive organizzate per la facilità di pratica (diffusione delle strutture) nonché per l'assenza di un biotipo caratteristico che può determinare una stretta selezione iniziale. Nel 1991 la Sezione Medica del Settore Tecnico ha iniziato una ricerca contraddistinta da due obiettivi [linee] principali: il primo, definire le caratteristiche antropometriche e fisiologiche del bambino praticante calcio nella fascia di età 8-12 anni ed a confrontarle con quelle di coetanei non praticanti attività sportiva; il secondo, seguire per cinque anni entrambi questi gruppi di soggetti in modo da valutare l'influenza della pratica del calcio sulle curve di sviluppo delle suddette caratteristiche anatomo-funzionali nella fascia 8-17 anni. I partecipanti allo studio sono stati sottoposti ad una serie di tappe schematizzate in figura 1. Sono state complessivamente effettuate 926 visite, per un range di età 8-17 anni. Una prima analisi di tipo trasversale, in cui sono quindi entrati tutti i dati raccolti, delle caratteristiche antropometriche ha mostrato che i due gruppi (calciatori e controlli) erano praticamente sovrapponibili in tutte le fasce di età per quanto riguarda il para- metro altezza, mentre il gruppo dei calciatori mostrava valori statisticamente inferiori sia di peso (nelle fasce di età 10-14 anni) che di massa grassa (nelle fasce di età IO- 17). Inoltre, una valutazione preliminare dei questionari alimentari ha mostrato che il gruppo dei calciatori presentava un introito energetico lievemente superiore a quello dei sedentari, per cui le differenze osservate non potevano essere ascritte ad un minore introito calorico. Questi primi dati sembrano quindi indicare una influenza positiva della pratica del calcio, anche con frequenza solo bisettimanale, sui parametri di composizione corporea. Anche se sarà necessaria una analisi più approfondita prima di giungere a conclusioni in merito ai meccanismi di tale influenza, si possono porre almeno due ipotesi:1)il fatto, emerso dalla valutazione dei questionari riguardo l'attività fisica svolta, che i ragazzi praticanti calcio presentavano anche un livello di ulteriore attività fisica "spontanea" superiore a quello dei controlli;2)Ia presenza di una maggiore educazione e consapevolezza alimentare nell'ambiente anche non strettamente tecnico circostante i giovani calciatori, con conseguente maggiore attenzione rivolta sia dalle famiglie che dai bambini stessi nei confronti delle scelte alimentari.In questa ottica, il gioco del calcio può rivestire un importante ruolo sociale attraverso una duplice azione: la prima diretta, di miglioramento del benessere psico-fisico dovuto alla pratica sportiva in se; la seconda indiretta di intervento in senso positivo sulle abitudini di vita, sia mediante l'incremento dell'attività fisica spontanea che l'adozione di più corrette abitudini alimentari. Questa seconda azione risulta ancora più importante in considerazione del dato che solo gli interventi capaci di modificare le abitudini di vita sembrano rivelarsi efficaci nel trattamento a lungo termine dell'obesità infantile.
Fig.1 Schema generale ricerca Coverciano
www.assoallenatori.itwww.settoretecnico.figc.it
L'ALLENAMENTO SITUAZIONALE
Vorremmo proporre un metodo che affronti, in modo adeguato, le problematiche di carattere tecnico - tattico, fisiche e psicologiche del gioco del calcio. Questa proposta vuole essere un aiuto per la pianificazione, l’organizzazione e la valutazione di un insegnamento “responsabile” ed efficace a corto e a lungo termine. Essa si basa su importanti rilevazioni fatte in materia di teoria della didattica dello sport, teoria dell’allenamento, psicologia sportiva.
Allenare: crescere insieme divertendosi è la frase che ispira il nostro lavoro di istruttori.
Allenare vuol dire crescere perché si ampliano le proprie conoscenze ed esperienze, ci si confronta con altri, si imparano a capire i bisogni e i sentimenti degli altri ( infatti per l’allenatore l’empatia è una dote fondamentale; per i bambini non è solo un fatto di imparare tutte le abilità del calcio, ma anche sviluppare fisico e personalità in modo armonioso seguendo le fasi sensibili per ogni età ).
Insieme perché l’allenamento non si fa da soli, deve essere di tutto il gruppo, non solo dell’allenatore: tutti devono essere coinvolti ed hanno il diritto - dovere di proporre, scegliere, valutare. L’allenatore deve comunque essere la guida autorevole del gruppo.
Divertendosi perché è un bisogno di tutti ed è quello che si avvicina ad uno sport.
Abbiamo quindi fissato alcuni principi fondamentali:
Comunicare: un istruttore deve esprimersi in modo semplice e facilmente comprensibile, deve essere sintetico e deve soprattutto sapere ascoltare: solo così può riuscire davvero ad avere un dialogo aperto con i suoi allievi, a renderli partecipi e a trasmettere loro il suo entusiasmo.
Rapporti con i ragazzi: un istruttore deve instaurare un rapporto di reciproco rispetto, aperto, deve essere autorevole non autoritario, deve saper capire e mettersi al livello dei suoi allievi, deve essere inoltre pronto ad imparare da loro. Il Prof. Bonfanti afferma categoricamente “ L’allenatore ed il giovane calciatore hanno molto da dare e da ricevere, sempre che l’adulto sia pronto anche a ricevere, perché, se non lo è, finisce per non aver nulla neanche da dare “.
Il Prof. Leali, affermando l’importanza della figura dell’allenatore nella formazione e nella maturazione umana del giovane calciatore, aggiunge che l’istruttore deve “ avere sempre un comportamento moralmente esemplare non solo nell’esercizio della sua funzione sportive, ma anche nella vita privata. I principi morali che egli tenta di trasmettere, se non si rispecchiano nel suo comportamento, non potranno esercitare un’influenza positiva sugli allievi, che, anzi, si sentiranno autorizzati a disattenderli, dal momento che l’istruttore stesso non li segue “.
Per un corretto apprendimento è necessario un istruttore capace ed un allievo disposto ad imparare, se una delle due componenti manca l’apprendimento è impossibile così come se viene a mancare un rapporto di reciproca fiducia. L’istruttore deve cioè essere dotato di qualità non solo tecniche: deve saper comprendere i giovani e sapersi immedesimare nei loro problemi, aiutarli a crescere anche sul piano psicologico e sociale.
Gruppo: perché i ragazzi possano apprendere è fondamentale che tra loro si trovino bene, devono poter parlare, scherzare, divertirsi insieme: è compito dell’istruttore creare un ambiente idoneo alla nascita e allo sviluppo di legami interpersonali e soprattutto cercare ed eliminare eventuali fattori disgreganti.
16 giugno 2007
I "MIEI PULCINI" DELL'INTER I RISULTATI DELL'ANNATA SPORTIVA 2006/2007
24 Set 2006
RIPOSO 1-INTERNAZIONALE
-
2
1 Ott 2006
INTERNAZIONALE-PIZZIGHETTONE
32-1
1' SCIACCA, 1' ANASTASIA, 2' PALAZZI, 2' LOMOLINO, 3' ANASTASIA, 4' BIANCHI, 5' ANASTASIA, 9' LOVALLO, 9' SIMONATO, 10' PALAZZI, 10' DORATI, 12' BIANCHI, 12' PALAZZI, 12' ANASTASIA, 13' MAPELLI, 13' BARGIGGIA, 16' CENTOLANZA, 17' CASALE, 19' CENTOLANZA, 19' BOSSI, 20' BARZAGHI, 20' GIOVANDITTI, 22' CASALE, 22' CENTOLANZA, 24' CASALE, 24' DODA, 27' MADEO, 28' BOSCHETTI, 29' MADEO, 30' GIOVANDITTI, 31' DODA, 32' GIOVANDITTI
3
8 Ott 2006
ATALANTA-INTERNAZIONALE
5-11
2' BARGIGGIA, 2' ANASTASIA, 2' LOVALLO, 2' ROCCA, 11' CASALE, 12' CASALE, 16' BARZAGHI, 22' DORATI, 22' BOSSI, 24' BONETTI, 24' CASALE
4
15 Ott 2006
INTERNAZIONALE-MILAN
11-5
3' LOMOLINO, 5' GIOVANDITTI, 10' LOMOLINO, 12' LOMOLINO, 12' CASALE, 12' ROCCA, 16' LOMOLINO, 20' SCIACCA, 25' BARZAGHI, 29' ROCCA, 30' ANASTASIA
5
22 Ott 2006
PRO PATRIA-INTERNAZIONALE
1-18
2' ANASTASIA, 3' ANASTASIA, 4' GIOVANDITTI, 4' ROCCA, 5' MADEO, 5' BARZAGHI, 7' LOMOLINO, 7' ANASTASIA, 9' LOMOLINO, 9' LOVALLO, 10' ROCCA, 11' LOMOLINO, 14' BIANCHI, 14' MADEO, 19' GIOVANDITTI, 20' BONETTI, 23' BOSSI, 28' ANASTASIA
6
29 Ott 2006
INTERNAZIONALE-RIPOSO 1
-
7
5 Nov 2006
PAVIA-INTERNAZIONALE
2-12
5' DORATI, 5' SCIACCA, 11' BOSSI, 29' LOMOLINO, 30' LOMOLINO, 31' ANASTASIA, 33' BOSCHETTI, 51' BOSSI, 52' BOSSI, 53' ROCCA, 55' CASALE, 56' ANASTASIA
8
12 Nov 2006
INTERNAZIONALE-MONTICHIARI
24-2
1' DORATI, 7' CASALE, 8' MADEO, 8' ANASTASIA, 11' PALAZZI, 14' BOSCHETTI, 14' MADEO, 20' BONETTI, 21' CASALE, 23' ANASTASIA, 23' CASALE, 25' BARZAGHI, 26' MADEO, 27' BOSSI, 29' DODA, 30' LOMOLINO, 37' BOSCHETTI, 39' MADEO, 41' BARGIGGIA, 43' BONETTI, 44' ANASTASIA, 45' BOSCHETTI, 47' BONETTI, 49' CENTOLANZA
9
19 Nov 2006
MONZA BRIANZA-INTERNAZIONALE
3-9
9' DODA, 18' DORATI, 34' ANASTASIA, 38' SCIACCA, 41' ANASTASIA, 43' PALAZZI, 54' BARZAGHI, 55' MADEO, 56' DODA
10
26 Nov 2006
INTERNAZIONALE-MANTOVA
16-1
2' LOMOLINO, 4' PALAZZI, 14' DODA, 19' MADEO, 23' MADEO, 30' LOMOLINO, 35' GIOVANDITTI, 35' CASALE, 37' CASALE, 38' LOMOLINO, 43' BIANCHI, 44' CENTOLANZA, 49' CASALE, 50' MADEO, 52' PALAZZI, 55' DODA
11
3 Dic 2006
ALBINOLEFFE-INTERNAZIONALE
2-18
2' ROCCA, 3' ANASTASIA, 5' MAPELLI, 7' ROCCA, 9' BARZAGHI, 27' SCIACCA, 33' ANASTASIA, 35' BARGIGGIA, 37' CASALE, 39' ANASTASIA, 41' CASALE, 44' ROCCA, 48' CASALE, 50' ROCCA, 50' BONETTI, 54' BOSCHETTI, 54' DORATI, 56' CASALE
12
10 Dic 2006
INTERNAZIONALE-PERGOCREMA
39-0
2' BARGIGGIA, 4' BARGIGGIA, 8' ROCCA, 13' DORATI, 15' MADEO, 17' SIMONATO, 20' CENTOLANZA, 25' BARGIGGIA, 26' BIANCHI, 28' ANASTASIA, 29' BOSCHETTI, 31' LOMOLINO, 32' DORATI, 34' LOMOLINO, 35' CASALE, 36' ROCCA, 38' LOMOLINO, 39' DORATI, 40' DORATI, 40' CASALE, 43' DORATI, 46' DORATI, 47' CENTOLANZA, 49' DODA, 49' ROCCA, 50' ANASTASIA, 55' DORATI, 55' BARZAGHI, 56' DORATI, 56' PALAZZI, 56' BOSSI, 61' DODA, 62' PALAZZI, 66' BOSSI, 69' BOSSI, 71' BOSSI, 76' PALAZZI, 77' CASALE, 78' CASALE
13
17 Dic 2006
PRO SESTO-INTERNAZIONALE
1-28
6' DORATI, 9' DORATI, 10' DORATI, 12' ROCCA, 13' LOMOLINO, 14' BARGIGGIA, 18' MAPELLI, 23' BOSCHETTI, 26' SCIACCA, 27' MAPELLI, 28' BOSCHETTI, 29' CASALE, 30' CASALE, 34' PALAZZI, 35' ANASTASIA, 36' DORATI, 38' CASALE, 39' ANASTASIA, 40' LOMOLINO, 41' ANASTASIA, 46' GIOVANDITTI, 47' BOSSI, 48' DODA, 50' DODA, 52' BIANCHI, 53' BOSSI, 54' BOSSI, 55' BOSCHETTI
14
14 Gen 2007
INTERNAZIONALE-RIPOSO 2
-
15
21 Gen 2007
PIZZIGHETTONE-INTERNAZIONALE
1-9
5' DORATI, 11' DORATI, 16' BOSCHETTI, 18' CASALE, 19' BARGIGGIA, 26' LOMOLINO, 27' DORATI, 30' CASALE, 38' BOSCHETTI
16
28 Gen 2007
INTERNAZIONALE-ATALANTA
5-1
3' PALAZZI, 6' DORATI, 16' DORATI, 33' DODA, 48' ROCCA
17
4 Feb 2007
MILAN-INTERNAZIONALE
1-6
2' ANASTASIA, 29' DODA, 32' DODA, 34' LOMOLINO, 44' CASALE, 45' ANASTASIA
18
11 Feb 2007
INTERNAZIONALE-PRO PATRIA
2-0
10' ANASTASIA, 45' ROCCA
19
18 Feb 2007
RIPOSO 2-INTERNAZIONALE
-
20
25 Feb 2007
INTERNAZIONALE-PAVIA
4-0
1' ANASTASIA, 9' LOMOLINO, 15' SCIACCA, 18' CASALE
21
11 Mar 2007
MONTICHIARI-INTERNAZIONALE
0-7
16' PALAZZI, 17' BIANCHI, 29' CASALE, 30' GIOVANDITTI, 31' BOSCHETTI, 33' CASALE, 38' PALAZZI
22
18 Mar 2007
INTERNAZIONALE-MONZA BRIANZA
3-0
13' LOMOLINO, 34' MADEO, 39' DORATI
23
25 Mar 2007
MANTOVA-INTERNAZIONALE
1-4
1' CASALE, 11' ROCCA, 36' DORATI, 38' GIOVANDITTI
24
1 Apr 2007
INTERNAZIONALE-ALBINOLEFFE
5-3
1' SCIACCA, 9' PALAZZI, 19' CASALE, 30' CASALE, 33' DORATI
25
15 Apr 2007
PERGOCREMA-INTERNAZIONALE
0-12
6' LOMOLINO, 9' LOMOLINO, 12' BARGIGGIA, 17' GIOVANDITTI, 18' BOSSI, 25' GIOVANDITTI, 29' BOSSI, 31' SCIACCA, 32' ROCCA, 39' BARGIGGIA, 43' DODA, 45' GIOVANDITTI
26
22 Apr 2007
INTERNAZIONALE-PRO SESTO
17-0
2' CASALE, 6' MADEO, 9' PALAZZI, 19' ROCCA, 25' ANASTASIA, 26' ANASTASIA, 27' ANASTASIA, 28' LOSSANI, 30' ANASTASIA, 31' LOMOLINO, 33' CASALE, 41' LOSSANI, 42' DORATI, 43' MAPELLI, 44' DODA, 46' SCIACCA, 47' ROCCA
CLASSIFICA MARCATORI INTER:
36
CASALE
33
ANASTASIA
27
DORATI
26
LOMOLINO
20
ROCCA
16
DODA, BOSSI , PALAZZI
15
MADEO
13
GIOVANDITTI, BOSCHETTI
11
BARGIGGIA
10
SCIACCA
8
BARZAGHI
7
BIANCHI, CENTOLANZA
6
BONETTI
5
MAPELLI
3
LOVALLO
2
SIMONATO, LOSSANI
11 giugno 2007
STORIE DA BAR SPORT 12
E' un giorno d'inverno e come d'abitudine mi sono recato al Pierino's Bar per bere il solito caffè e far due chiacchere con la "squadra". La giornata è mite e c'è un sole che riscalda quel tanto che serve per andare in giro con la giacca a vento slacciata e con gli occhiali da sole. Arrivo al Pierino's Bar e c'è il Giulio (il filosofo) che sta tenendo una vera e propria lezione di filosofia. L'argomento è particolare ed intrigante, mi siedo e l'ascolto. "Si cari i miei signori nella vita TUTTO SCORRE!" Oh mio dio Eraclito al Pierino's Bar! Il Giulio infatti continua con: "il primo a parlare di questo argomento fu Eraclito, un filosofo che visse 600 anni prima di Cristo in una cittadina greca dal nome Efeso". Il Pierino ama questi momenti perchè li vede e li vive come delle lezioni private di acculturamento. Fa stare zitti tutti i presenti e li obbliga ad ascoltare, spegne la radio e blocca tutte le ordinazioni. ma torniamo al Giulio:"Eraclito non era molto amato dai suoi concittadini era considerato scontroso e superbo, lo avevano soprannominato l'OSCURO un pò per il colore della sua pelle e un pò perchè parlava e scriveva in modo poco comprensibile. Per esempio lui disse: - NOI SIAMO E NON SIAMO- come dire quello che noi sembriamo non siamo e mentre ci chiediamo chi siamo stiamo già cambiando! Eh si cari miei Eraclito era veramente complicato. E' da osservazioni come queste che Lui trasse la conclusione -PANTA REI- che tradotto dal greco significa -TUTTO SCORRE-. Ma voi mi e vi chiederete perchè tutto scorre per Eraclito?" Silenzio assoluto nessuno avrebbe mai chiesto nulla! Ma il Pierino intervenne:"dai, dai cunta su Filosofo". "La risposta è sotto gli occhi di tutti" riprese di nuovo il Giulio. "Le stagioni che cambiano, l'acqua di un fiume che spinge avanti altra acqua per prenderne il posto. Tutto scorre e anche noi cambiamo, anche noi diveniamo, anche noi cresciamo ed è questo continuo cambiamento che crea equilibrio ed armonia nel mondo. Chi è fermo o chi ostacola tutto questo vuol farlo morire il mondo!!" Di nuovo il silenzio assoluto! Io sorrido e penso ai miei alunni. Mi piacerebbe che sentissero queste parole per discuterne tra di loro e con Me. discutere sul loro futuro sul "fuoco" che hanno dentro. Ah quanto mi piacerebbe. Ma torniamo al Pierino's Bar. Come sempre è il Pierino che rompe il silenzio con un suo intervento: "che l'Eraclito li el me simpatic, el ga razun! bisogna cambià nella vita! minga vess semper i stess! te capì Mariuccia?!" La Mariuccia interrrompe quello che stava facendo, sgrana gli occhi verso il Pierino e replica: "va ben da duman se cambia, mi me seti giò sul to sgabel e ti te ciapet el me post chi de dre al banc!?" Il silenzio ripiomba nel bar! La Mariuccia se ne sta andando nel suo cucinino quando ad un tratto si gira verso il Pierino e gli URLA: "RETTEE".
Pierino non ti preoccupare -PANTA REI-
17 maggio 2007
UN BRAVO ALLEDUCATORE
Lo sport, dal punto di vista educativo, spesso viene considerato di serie B, rispetto ad altre attività che vengono proposte all'interno di un oratorio.
In apparenza potrebbe sembrare così perché la tradizione educativa ha dato maggior peso all'educazione attraverso la parola, oppure ha puntato alla formazione attraverso esperienze strettamente spirituali, ponendo in secondo piano ciò che faceva riferimento all'attività fisica; Invece, questa è uno strumento privilegiato per la trasmissione di valori, grazie all'elevato coinvolgimento fisico ed emotivo che la caratterizzano e che fanno vivere con grande intensità la proposta formativa diretta ai ragazzi.
Un altro punto a favore del valore della pratica sportiva è che questa si svolge nell'ambito del tempo libero, periodo nel quale possono insinuarsi abitudini poco costruttive, se non addirittura negative, dove gli aspetti peggiori della cultura contemporanea possono far breccia nella mente e nei comportamenti dei ragazzi.
Lo sport, invece, consente di incontrare valori positivi quali la capacità di saper soffrire, la disciplina, l'amicizia, l'attenzione alla salute, l'attenzione agli altri: valori che contrastano la superficialità che ci viene proposta dalla cultura dominante.
Un ulteriore supporto al valore educativo dello sport è fornito anche dalla sua dimensione sociale, perché è attraverso i suoi momenti formativi, le gare ad esso collegate, l'affiliazione ad una squadra, l'incontro con l'avversario… tutto concorre alla costruzione di una rete di relazioni che costituiscono una dimensione fondamentale per ogni ragazzo.
Questo è un elemento importante per i nostri giorni, in cui gli individui tendono ad isolarsi in gruppi sempre più ristretti e, a volte, sostenuti da legami pericolosi.
Infine, lo sport, attraverso le proprie proposte sportive e valoriali, oltre ad aprire la persona alla dimensione sociale, la porta anche a porsi delle domande circa i significati della vita.
Lo sport, quindi, viene inteso come elemento in grado di costruire persone vere, che sappiano affrontare in maniera matura le avversità della vita, grazie alla "palestra" ed ai valori che trasmette se inteso nella sua forma più sana ed educativa; ma in questo modo si differenzia dall'impostazione di tanti che attribuiscono all'attività sportiva una finalità soprattutto ludica, considerandola solo come un’attività che riempie il tempo libero.
Così si interpreta lo sport in oratorio come un servizio per far divertire, per rilassare, senza considerare che nel suo significato profondo esso ha invece una grande valenza educativa e pedagogica, per far divertire crescendo e far crescere divertendosi, imparando qualcosa su se stessi.
Le società sportive dell'oratorio potrebbero, allora, cominciare a spezzare il circolo vizioso dei "non luoghi", intesi come spazi poco o per nulla significativi dal punto di vista della costruzione dell'identità personale o dell'interpretazione della realtà.
Al contrario, lo sport in oratorio si presenta come un "luogo" significativo per l'aggregazione dei giovani, offrendo una opportunità di comunicazione e formazione, persone autorevoli e significative, attività educative importanti, chiavi di interpretazione della realtà e sistemi simbolici.
Se è vero che i giovani hanno bisogno di "maestri" e di "testimoni",una nuova alleanza tra il mondo dei giovani e quello degli adulti, proprio attraverso lo sport, può trasformarsi in un'esperienza nuova e significativa, in nome appunto dell'educazione rispetto alla tendenza diffusa che vede lo sport funzionale al divertimento oppure, da parte di tanti adulti, la fuga dall'educazione.
STORIE DA BAR SPORT 11
Storie da Pierino’s Bar
“Pierino, Pierino gheto visto chel porseo de me marìo?” chi parla dalla soglia del Pierino’s Bar è la Flora la moglie del Salvatore. “No Flora EL SALVADOR chi al bar el se ved no da trì dì” risponde il Pierino in modo preciso e preoccupato, vedendo la Flora così alterata. “Lo copo, lo copo se lo trovo lo copo”. La Flora è proprio fuori di sé, entra nel bar e si avvicina al Pierino. Tutti noi, che eravamo intenti a discutere sulla tematica: “psicocazzate calcistiche”, all’ennesimo “lo copo” detto ad alta voce smettiamo di discutere e avvicinandoci alla Flora cominciamo a prestare attenzione al racconto della donna innescato dal Pierino con un: “Dai Flora cunta su”. “NON ghe a faso più Pierino, e ze tre zorni che il MIO Salvatore non torna a casa!” Il Salvatore è scomparso dalla circolazione e non torna a casa da tre giorni, ecco la notizia. Il Salvatore è un altro personaggio che frequenta il Pierino’s Bar. Passa la vita al Bar. Facendo il taxista di notte ha tutto il giorno libero e dopo aver smontato dal turno alle sei, va a casa dorme quattro ore, si sveglia e alle dieci e un quarto è già al Pierino’s Bar. Ma chi è il Salvatore? Il Salvatore è un uomo sulla quarantina, alto con un fisico asciutto, capelli ricci e leggermente brizzolati e con dei baffetti alla Salvador Dalì. Il sopranome che il Pierino gli ha dato è quello di “el Salvador” perché è un artista e assomiglia appunto a Salvador Dalì. La sua specialità sono i ritratti, qui al Pierino’s Bar tutti abbiamo un ritratto fatto da lui. Lui disegna con il carboncino e le sue OPERE sono…sono…inguardabili. I ritratti più importanti sono esposti al Pierino’s Bar. Personalmente ho impedito che venisse esposto il mio acquistandolo per ben 20 euro, seppellendolo poi in cantina sotto la catasta di legna da ardere. Il Pierino, invece si è incorniciato il proprio e lo ha appeso di fianco allo specchio gigante che è piazzato al centro della parete dietro al bancone. Il commento della “squadra” è questo: “il ritratto del Pierino è molto utile ai clienti, che passando davanti allo specchio riescono a vedere contemporaneamente la propria immagine e il ritratto del Pierino. Bè l’effetto sulla propria autostima è assicurato!” Ma torniamo alla Flora: “vegno dall’autorimessa dei taxi e anca li ze tre zorni che non se fa veder! Dove ze el me marìo Pierino, dove ze el me Salvatore, mi senza de Lu me copo” Il Pierino è veramente preoccupato e lo si evince dal fatto che inizia a grattarsi il panzone con la punta di entrambe le mani. Più per rassicurare la Flora che per l’effettiva convinzione di sapere come trovare “EL SALVADOR” dice alla donna: “ ti Flora sta tranquilla ghe pensi mi a truà chel disgrasià del to marì, adess va a cà e pensigh no! Tel porti a cà mi!”
La Flora esce dal Bar rasserenata dalle parole del Pierino il quale subito dopo se ne esce con un: “e adess cumal’è che fem a truà EL SALVADOR?” A questo punto si scatena la bagarre sul come fare per trovarlo. C’è chi propone di chiamare la trasmissione televisiva: “Chi l’ha visto?” Chi propone di fare una colletta per ingaggiare un investigatore privato e c’è chi esagera come fa il Tino detto la Faina dicendo: “Perché non andiamo all’ufficio oggetti smarriti della Pulizia” tutti lo guardano malissimo e il Faina si ritira “nelle sue camere”.
La faccenda ad un certo punto è in una fase di stallo! È il momento del Filosofo (il Giulio): “scusate ma se Lui non volesse farsi trovare?” Silenzio assoluto, non parla più nessuno!
“Chel vora o no mi ho promis alla Flora che ghel porti a cà e inscì farò!” proclama il Pierino! Sono uscito anch’io dal Bar con la sicurezza che il Pierino avrebbe trovato EL SALVADOR e così è stato. Il Pierino lo ha trovato due giorni dopo e lo ha ricondotto a casa, un po’ malconcio ma tutto intero! Pierino sei una sicurezza!!
p.s. : dov’era finito EL SALVADOR?
EL SALVADOR era finito a Varazze, dove voleva cambiare vita facendo il ritrattista. Il Pierino è andato personalmente a prenderlo e dopo una “discussione” molto accesa, si dice che El SALVADOR abbia avuto l’illuminazione e abbia deciso di tornare a casa dalla flora! Le mani del Pierino fanno miracoli!
27 aprile 2007
RUBRICA: ALLENATORI NEL PALLONE 10
137. "Voi non migliorate nemmeno con la bacchetta magica" gridava l'allenatore dalla panchina ai suoi giocatori di 15 anni. Ci ha provato?
138. "Devi salire e scendere non stare sempre fermo come una statua" diceva l' allenatore ad un suo allievo di 16 anni. Salire dove? e scendere dove? Ma!
139. "oggi, se continuate così, vi asfalto tutti" gridava l'allenatore dalla panchina alla sua squadra di allievi (16anni). Allenatore che tra poco sarà in mezzo ad una strada!
140. "Fede prima ti devi allargare in verticale e poi in orizzontale..." l'allenatore suggeriva ad un suo giocatore di 15 anni. Abbi fede Fede che prima o poi capirai quello che vuole il tuo allenatore!
141. "di qui, di qui...ho detto di qua, di qua..." l'allenatore gridava ad un suo giocatore che era in possesso di palla (15anni). L'allenatore (Paperino) si è dimenticati di Quo!
142. "calcia subito...BESTIA!!" l'allenatore gridava ad un suo giocatore che aveva ritardato il tiro in porta e si era fatto portare via la palla (16anni). Allenatore "animal...ista"
143. "Arrotati, arrotati, ti ho detto arrotati..." gridava l'allenatore ad un proprio giocatore di 15 anni, nell'intento di farlo girare su se stesso per cambiare gioco. Arrotati tu ma soprattutto AMMUTATI!
144. "Fausto tanto che ci sei metti la maglia degli avversari così hai completato l'opera" gridava l'allenatore dalla panchina ad un suo giocatore di 16 anni che aveva perso l'ennesimo pallone. Allenatore utile nei momenti difficili. Non è che magari lui ha sbagliato panchina?
145. "In profondo in profondo devi metterla in profondo.." gridava l'allenatore ad un proprio giocatore che era in possesso di palla (16 anni). Allenatore che ha raggiunto il fondo della comunicazione!
146."Beppe ma cosa fai lì, non vedi che sei obsoleto..." gridava l'allenatore ad un suo giocatore di 14 anni che non si smarcava. Allenatore obs-pico-patico-leto.
147."ragazzi siamo larghi come l'utostrada del sole, stringiamoci stringiamociiii"gridava l'allenatore dalla panchina alla sua squadra di allievi (16anni). L'allenatore era un parente di Mameli (stringiamoci a...)
148."Dolce sei mollissimo...non ti riconosco" gridava l'allenatore ad un suo giocatore di 15anni. Allenatore "volta gabbana"
149."mi avete rotto nel secondo tempo cambio proprio tutto" gridava l'allenatore, dalla propria panchina in preda ad una crisi di nervi, ai propri giocatori di 16 anni. Allenatore proprio tutto Psicolabile
150. "falla girare questa boccia, è sempre ferma questa boccia del..." gridava l'allenatore ad un proprio giocatore di 16 anni. Allenatore che doveva andare alla bocciofila invece di andare al campo di calcio
OBIETTIVI PER LA CATEGORIA PULCINI
- • IL POTENZIAMENTO DEGLI SCHEMI MOTORI DI BASE
•Correre
•Saltare
•Lanciare
•Afferrare
•Rotolare
• L’APPRENDIMENTO DELLA TECNICA CALCISTICA
•Esercizi per la conduzione della palla
•Esercizi per la ricezione della palla
•Esercizi per il calciare
•Esercizi per il gioco di testa
LA FORMAZIONE DEL SAPERE GIOCARE INDIVIDUALE OFFENSIVO E DIFENSIVO
•Saper mantenere il possesso palla individuale
•Saper prendere posizione difensiva
•Saper superare un avversario
•Saper difendere la propria porta
• FORMAZIONE DEL SAPER GIOCARE COLLETTIVO OFFENSIVO E DIFENSIVO
•Saper mantenere il possesso palla collettivo
•La collaborazione per difendere la porta
•La collaborazione per attaccare
23 aprile 2007
14 aprile 2007
OBIETTIVI PER LA CATEGORIA PICCOLI AMICI
CONSOLIDAMENTO DEGLI SCHEMI MOTORI DI BASE
•Camminare
•Correre
•Saltare
•Lanciare-afferrare
•Rotolare
•APPRENDIMENTO DELLA TECNICA INDIVIDUALE
•Conduzione
•Calciare
•Stoppare
•Fintare
FORMAZIONE DEL SAPER GIOCARE
•Saper superare un avversario
•Saper contrastare un avversario
•Saper concludere a rete
•Saper difendere la porta
09 aprile 2007
STORIE DA BAR SPORT 10
Al Pierino’s Bar si sta discutendo di un argomento importante “quasi” esistenziale, la tematica è di quelle "pesanti", oserei dire di quelle che lasciano un segno nella vita di un uomo.
L’argomento è: “Ma quale è stato il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi?” Eh si l’argomento è "tosto" e io mi faccio tirare dentro e come sempre dico la mia: “Secondo me il giocatore di calcio più forte di tutti i tempi è stato il Diego Armando Maradona”. Mentre lancio questa sentenza, nella mia mente riaffiora un ricordo, bello quasi da raccontare, ma per la paura di perderlo preferirei tenermelo ed ogni tanto farlo uscire dalla scatola d’oro dei ricordi dove si trovano quelli più belli; ma a volte riaffiorano da soli senza richiamarli basta un nome, un gesto o un profumo e parte il film: “Lo vidi giocare per la prima volta a Como. Allora ero un allenatore del settore giovanile del Calcio Como. Quella domenica la mia squadra, i giovanissimi regionali, aveva giocato al mattino ed io avendo il pomeriggio libero andai allo stadio Sinigallia proprio per vedere Lui. Volevo vederlo da vicino e allora chiesi al mio responsabile il sig. Favini di potermi recare nei pressi degli spogliatoi, precisamente nel così detto antistadio dove le due squadre, di solito, prima della partita effettuavano il riscaldamento. La partita di campionato di serie A era Como – Napoli. Gli altri giocatori erano già fuori da dieci minuti quando Lui uscì dalla sala massaggi. Tutti a guardarlo, tutti ad osservare ogni suo movimento. I giocatori delle due squadre si voltavano per rimirare “sua altezza il gioco del calcio”. Era proprio Lui: folta chioma riccia, maglia numero dieci, calzettoni abbassati, calzoncini attillati a vita alta e un pallone in mano che sembrava facesse parte del suo corpo, un corpo così tozzo e poco aggraziato. Lanciò la palla e tutto si fermò anche il mio respiro. Guardavo solo la palla e aspettavo l’impatto sul suo piede magico, il piede sinistro. L’impatto fu magia pura: la mia respirazione riprese, i giocatori continuarono a riscaldarsi e le persone presenti continuarono a fare il loro lavoro. Palleggiava senza prestare troppa attenzione alla palla si guardava in giro come se cercasse un posto per essere, come al solito, originale e attirare l’attenzione con qualche virtuosismo e lo trovò. Cominciò a palleggiare contro la saracinesca del garage degli spogliatoi. Faceva un rumore assordante e fastidiosissimo. Il magazziniere, dopo aver sentito il rumore, uscì dallo spogliatoio di corsa per riprendere chi si stava permettendo di fare quella azione così poco responsabile. Appena uscì si rese conto che il soggetto da “cazziare” era Lui il Maradona e così… gli si avvicinò in punta di piedi e gli disse molto gentilmente: “mi scusi signor Maradona ma lei qui non può palleggiare”. Lui rispose solo un: “mi scusi ha ragione ora mi sposto”. Il Pibe de Oro si guardò in giro di nuovo, e la palla non cadeva, e vide nei pressi il pilastro dei riflettori dello stadio e riprese a palleggiare contro di esso. Questo grosso palo era circa un metro di diametro ed era tutto sagomato, Lui palleggiava contro di esso come se fosse una parete appena intonacata. Uno spettacolo: 10, 15 palleggi e la palla non cadeva. Colpi di tacco, tocchi d’esterno piede e la palla non cadeva. Poi decise di fermare ancora tutto e tutti, fermò la palla sul suo piede sinistro e fu in quel momento che nel mio cervello si stampò l’immagine di che cosa fosse per me il gioco del calcio. Il gioco del calcio era Lui il Diego Armando Maradona”.
“Ma va il Maradona era solo un giocatore che era capace di virtuosismi con la palla. Il vero giocatore di calcio è colui che sa giocare con la palla e senza palla”. Chi interrompe il mio sogno ad occhi aperti è il Claudio un ex giocatore di serie C che attualmente fa l’allenatore in Eccellenza. “Si è vero Claudio un giocatore non si giudica solo per la sua abilità con la palla, ma ti assicuro che il Maradona era un giocatore completo e che all’occorrenza sapeva sacrificarsi anche per la squadra”ribatto io. “Si ma per essere dei grandi bisogna essere anche d’esempio ai giovani e caro il mio professore il Maradona non era un gran bell’esempio”. Il Claudio vuol essere cattivo e vuol confondere l’aspetto prettamente sportivo con l'aspetto umano, ed è a questo punto che mi scaldo un pochino e inizio un monologo un po’ disarticolato ma accorato in difesa del (scusami Diego) mio Maradona: “E’ vero Maradona non è mai stato un modello di serietà e di correttezza fuori dal campo. Lui è stato un grande in campo, Lui ci ha fatto sognare, ci ha fatto sperare, Lui nel calcio è stato la rappresentazione della realizzazione dell’impossibile. È stato leggero ma non è stao mai frivolo o banale. Maradona nel calcio ha sempre ricercato la semplicità e nel raggiungerla ha toccato vertici di genialità assoluta. Noi tutti almeno una volta abbiamo fatto qualche cosa di poco corretto e ci siamo nascosti per la paura delle conseguenze. Lui ha sbagliato e ha pagato e sta pagando sulla sua pelle quello che noi abbiamo voluto che Lui fosse. È stato un nostro giocattolo ed ora che si è rotto lo si butta via non riconoscendo nemmeno che è stato il nostro gicattolo preferito. No non ci sto! Maradona è stato e sarà il più grande giocatore di calcio che sia mai esistito”. Sono accaldato, tutto sudato e sono in piedi in mezzo al bar. C’è silenzio, nessuno si aspettava da me una reazione del genere o forse se l’aspettavano e sono contenti di averla sentita e vista? Non so. Mi siedo e mentre sto decidendo di andarmene mestamente dal bar, il Pierino prende la parola: “El professor el ga rasun el Maradona le sta el pusè grand de tuct, e guai a di el contrari nel me bar!!”
Pierino ti voglio bene!
08 aprile 2007
DAL MANIFESTO DELLO SPORT
Lo sport sa parlare alle persone con un linguaggio semplice, per dire cose importanti:
- che occorre impegnarsi per realizzare le proprie mete e aspirazioni, senza tuttavia cadere nel culto della perfezione fisica;
- che bisigna prendere coscienza dei propri limiti e capacità;
- che la vittoria e la sconfitta fanno parte della vita e quindi bisogna saper vincere senza ambizione, prepotenza e umiliazione dell'avversario, e bisogna saper accettare la sconfitta con la consapevolezza che non si tratta di un dramma irreparabile e che la vera vittoria ciascuno la ottiene dando il meglio di se stesso.
HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
E.Montale
04 aprile 2007
LEGGIAMO E MEDITIAMO
In un tempo lontano viveva in Cina un potente imperatore il cui figlio, principe ereditario, cresceva negli agi e nella dissolutezza al punto tale che un giorno l'imperatore decise che gli occorreva un valido precettore. Fu chiamato a corte un sapiente mandarino a cui l'imperatore disse: "Tu farai in modo che, seguendo i tuoi insegnamenti, il principe divenga saggio e giusto. Se non saprai fare ciò pagherai con la testa". Sconvolto il mandarino andò dal suo vecchio maestro con il quale si lamentò a lungo: "Il principe è un pigro,uno svogliato, timoroso dei cambiamenti e incline a seguire ogni giorno un sentimento e una moda diversi. Chi più sventurato di me, maestro! Cosa posso fare?".
Il vecchio maestro rimase in silenzio a fissare il fuoco presso cui sedevano e infine disse: "Sono contento che Ti sia toccato in sorte un tale incarico poiché per assolverlo dovrai lavorare a lungo anzitutto per cambiare te stesso".
03 aprile 2007
SARDI CONTRO RESTO DEL MONDO
SARDI
- Merende Eros (detto il merenderos)
- Mureddu Rhalf (detto il Padre)
- Brundu Mario (detto il bello per le sue cicatrici)
- Pinna Tonio (detto lo squalo)
- Piras Gavino (detto l'alcolico)
- Brandanu Gavino (detto il comodo)
- Pischedda Michele (detto il piccolo)
- Piredda eros (detto il piredderos)
- Fois Bacchisio (detto il ciclista)
- Porcu Agostino (detto il diavolo e l'acqua santa)
- Giovannini Giovanni (detto lo straniero)
ALLENATORE: GAVINO SANNA (detto belli capelli)
RESTO DEL MONDO
- Annibale Claudio (detto l'elefante)
- Brambinlla Angelo (detto il duomo)
- De Piscopo Tullio (detto il batterista)
- Mitra Pietro (detto la sicurezza)
- Abul Abel (detto lo strano)
- Tarantino Giuseppe (detto il regista difensivo)
- Pollo Davide (detto l'ala che non torna)
- Brotto Rino (detto il rimbrotto)
- Rossi Paolo (detto il pablito minore)
- Picasso Leonardo (detto il creativo)
- Fabio Massimo (detto l'imperatore)
allenatore: Ambrosoli Federico (detto il dolce)
SARDI-RESTO DEL MONDO 2-0
marcatori: Fois al 3' p.t.; Pinna al 17' s.t.
Arbitro: Rusca G. (detto il professur) da Milano.
Note: al 19' Porcu è stramazzato a terra come un uccello ferito, la causa è ancora da accertare. La faccia gli era diventata prima scura,poi si era fatta pallida. Sudava e tremava. Gli occhi sono rimasti semiaperti, mostrando solo il bianco e lacrimando. Le labbra sono diventate viola e sottili. Ivece di caricarlo su un'automobile e portarlo subito all'ospedale, tutti si sono improvvisati dottori. Chi gli teneva su le gambe per migliorare la circolazione, chi lo prendeva a schiaffi per farlo rinvenire, chi gli sputava in fronte facendogli il segno della croce come estrema unzione. Il Porcu si è alzato solo dopo aver subito dal Sanna Pietro (detto il fiso-masso-distruttore) un'azione di pronto intervento disperato(il Sanna gli ha rovesciato addosso una bottiglia intera di acquavite sarda e, se il fratello Gavino non lo avesse fermato, per riscaldarlo gli avrebbe dato fuoco!). Dodici gli ammoniti. Tre espulsi :Annibale (fallo da ultimo uomo, Porcu (fallo di reazione), Mitra (falciata a metà campo). La partita per il resto si è svolta nella massima correttezza e all'insegna del Fair Play.
P.S.: non farò PIU' L'ARBITRO
27 marzo 2007
STORIE DA BAR SPORT 9
Gina la “Principessa”
“Buon giorno signora. La servo subito”. Sono nel bel mezzo della lettura della “gazza”, concentrato precisamente sulle pagelle del derby milanese, di calcio ovviamente; quando sento questa voce famigliare che in modo ossequioso si rivolge ad una cliente del bar, che ancora non vedo. È incredibile ma è il Pierino che sta parlando in un Italiano corretto con una signora. Ma il Pierino fa di più: scende dallo sgabellone e va verso la macchina del caffè per eseguire l’ordinazione. Tutto questo per chi? Ora la vedo è una signora sulla sessantina alta, magra, bionda e di bel aspetto. Ma chi sarà mai? “Gina mi scusi ma il tè verde non l’abbiamo, se lo desidera le posso servire un tè normale”. Gina, si chiama Gina e beve tè verde! Ma che “tipa” sarà mai una che beve tè verde? Ma!? Eccola si avvicina e sento la sua voce e…il suo profumo che è un misto di fragranze di miele ai fiori di ginestre e talco al gelsomino. “Non importa Piero berrò un tè normale con un po’ di latte e con uno spicchio d’aglio dentro, così i microbi se ne stanno lontani”. Non sono sicuro di aver sentito bene. Prima cosa, la storia dello spicchio d’aglio mi sembra alquanto eccentrica, ma la cosa che mi ha lasciato sbalordito è che questa signora Gina abbia chiamato il Pierino:PIERO. Il Pierino si fa chiamare Piero! Il bar è bloccato anche la radio sembra shoccata e automaticamente cambia stazione, sintonizzandosi su Radio Lubiana dove stanno trasmettendo una musichetta sdolcinata insopportabile! Ci guardiamo in faccia Io il Giovanni e il Pasquale e con una smorfia di dolore e di stupore ci chiediamo cosa stia succedendo!? È vero quello che stiamo vedendo e sentendo o è frutto di una allucinazione collettiva dovuta al caffè al ginseng che quel pomeriggio la Mariuccia ha voluto per forza farci assaggiare?
“Si accomodi al tavolino Gina la servo subito!” Si è un’allucinazione!!! La fantomatica Gina è lì seduta davanti a me e devo dire che la signora è dotata di classe sia nel portamento sia nel sostenere la situazione che si fa di momento in momento sempre più pesante. Ecco il Pierino, oh scusate, il Piero che esce dal bancone con il vassoio carico di ogni bendiddio: biscottini-caramelle-cioccolatini e tre bignè alla crema grossi quanto un guantone di Mike Tyson. Ah dimenticavo, in un angolino del vassoio ha riposto una tazza vuota e la teiera con l’acqua bollente e in un piattino cinque bustine di cinque qualità diverse di tè. Tutto orgoglioso del servizio il Piero posa sul tavolino della “principessa” il vassoio e… “ma Piero lei sta scherzando tutta questa roba da mangiare per chi è, per un reggimento di Ussari?” Dicendo queste parole la “principessa” si è alzata e sta di fronte al Pierino che nell’imbarazzo più totale non sa cosa fare e cosa dire e se ne esce con un:”oh mi scusi Gina, si forse ho esagerato però pensavo che…” la Gina non lo fa nemmeno finire di parlare e stizzita riprende la parola: “ ma no, ma no Piero volevo solo bere un tè e lei mi presenta il pranzo completo, ma che razza di osteria di quart’ordine è mai questa? Me ne vado, me ne vado e si ricordi di venire a lezione domani alle 18.00 precise e senza fare ritardi altrimenti l’aspetta la posizione del delfino! Arrivederci!” Infila la porta del bar e se ne va. I nostri occhi, che prima erano puntati su di Lei passano sul Piero il quale ha stampato un sorriso ebete sul suo grosso faccione. Accorgendosi che stiamo guardando tutti Lui il Piero prende in mano la situazione e…ridiventa il Pierino dicendo:”bè se ghe da gurdà?aria aria! Chi sem minga in una osteria de quart… de quart… si insomma sem minga quart in classifica! Dai pedalare e via! Silenzio e basta!” Non parla nessuno tutti riprendono a fare quello che stavano facendo prima che la “principessa Gina” entrasse al Pierino’s Bar. Il Pierino si avvicina al mio tavolino e mi sussurra all’orecchio: “Professor a go bisogn de parlag, andem fora un atim?”. Accompagno il Pierino fuori dal bar e mi chiedo di cosa mi voglia parlare, anche se penso che l’argomento sarà la “Principessa”. “Professor la Gina le la mia maestra de (pausa) de (pausa)…de Yoga”. “Pierino la tua maestra di Yoga? Ho capito bene?”. “Si la capi ben professor la mia maestra de yoga”. “Tu fai Yoga, Pierino Tu fai yoga? Ma scusa Pierino perché fai Yoga?”. Non riesco a crederci, non riesco a vedere il Pierino nell’intento di realizzare le varie posizioni yoga ne tanto meno il Pierino concentrato sul saluto al Sole, no non è possibile.
“Professor mi sun stresà e ghe la fo pù de sutà a laurà! A go bisogn de rilassam un attim e el dutur el ma cunsiglià la scola de Yoga della sciura Gina”. Il Pierino stressato e dal lavoro poi è qualcosa di inverosimile, che faccia Yoga poi no non ci posso credere. Cerco di trattenermi dal dire al Pierino che in realtà chi lavora tutto il giorno è la Mariuccia e che Lui sta seduto a guardare e a parlare con i clienti e quindi non avrebbe nessun titolo a parlare di stress e me ne esco con una frase del genere: “pensandoci bene lo Yoga è proprio quello che ti ci vuole Pierino, fai movimento e allo stesso tempo ti rilassi”. La sua risposta è sconcertante: “Si, si mi me rilasi un bel nient, ansi cun quela lì e cun quei pusisiun mi me stresi pusè! Mi sun nanca bun de tucam i pè con la punta dei did de la man e Le la insist con la –posizione della ranocchia- la posizione del ragno. No no mi ghe la fo pù!” “ma scusa Pierino qual è il problema vai da Lei e glielo dici che da domani non ci vai più!” “Eh si sembra facil, mi quand la vedi la Gina capisi più nient e fo tutt quel che la me dis.” Il Pierino sembra disperato, urge una soluzione, bisogna aiutarlo. “Senti Pierino Tu domani ti presenti alla lezione e dici che hai una fitta all’addome e che non ce la fai più a svolgere i vari esercizi. Così piano piano ti distacchi da Lei e dallo Yoga”. Il Pierino annuisce e rientra nel Bar tutto soddisfatto.
Il giorno dopo arrivo al Pierino’s Bar come al solito verso le 14.00 e sono ansioso di saper dal Pierino come è andata dalla Gina. Appena entro me lo trovo li davanti come al solito seduto sullo sgabellone e mi accorgo che ha un foulard grigio al collo e avvicinandomi mi rendo conto che emette una puzza che è insopportabile. “Buon giorno Pierino, come và?” mi porto la mano al naso in modo da impedire a quel tanfo di raggiungere le mie narici. “Un disaster Professor, un disaster”. “Ma cosa è successo?” Non resisto sto per scappare all’aria aperta e fuggire da quel tanfo, quando il Pierino: “Stamattina suntandà dalla Gina go di del dulur all’ all’ si insoma alla pancia e Le la madà la cura”. “Cioè?” chiedo. “Professor la ma fa bev un decott da fa sta mal un purcell e po la ma dà de purtà al coll che la sciarpa chi che la spusa de Aze e Ai (aceto e aglio). Che la dona li la ma fa murì, la ma fa murì”. Una sciarpa imbevuta di un infuso di aceto e aglio un vecchio rimedio della nonna per tenere lontano le malattie e senza dubbio anche le persone. Mi giro verso l’interno del Bar e vedo la COMBRICOLA che sta ridendo! Tutti portano, per sfottere il Pierino, una sciarpa al collo e una mano al naso. Vado verso di Loro e non vedo l’ora di sentirli e di unirmi a loro. Vai Pierino come faremmo senza di Te?!
22 marzo 2007
"NON SAPPIAMO PIU' MARCARE..."
Ci risiamo… eccoci di nuovo…
Alla prima sconfitta, alla prima difficoltà o al primo cedimento della leaderships continentale i soliti NOTI tornano a predicare il :
“ SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO”.
Questa volta la tematica che costituisce la polemica è la MARCATURA A UOMO. Sembra, pare, si dice che i “NOSTRI” giocatori non sappiano più marcare a uomo e questo sembra, pare e si dice che sia dovuto alla negligenza dei settori giovanili che trascurano questo aspetto a favore della cosiddetta MARCATURA A ZONA.
Bè devo ammettere che queste dichiarazioni, sentite in varie trasmissioni televisive e lette su varie testate giornalistiche sportive, mi hanno lasciato alquanto perplesso anzi oserei dire basito! Io sono un modesto allenatore di settore giovanile ma ho la presunzione di conoscere il livello di istruzione che viene impartita nei nostri vivai e ho anche la presunzione di dire che il lavoro sulla marcatura a uomo intesa come:”l’essere responsabile individualmente e personalmente del comportamento dell’atteggiamento di un predeterminato avversario durante la gara” si svolge appieno, in modo stretto ed assillante. Anzi dirò di più, da NOI siccome questo modo di giocare nel settore giovanile paga, nel senso che fa vincere, si inizia a perseguire in età precoce dove invece si dovrebbe sviluppare solo il piacere di giocare piuttosto del piacere di non far giocare. Ma io voglio cogliere la provocazione e svolgere in modo esaustivo un’analisi dei due sistemi di saper giocare ed evidenziare così in modo palese che il problema evidenziato è un falso problema.
Innanzitutto paragonando i due sistemi di marcatura possiamo ricavare delle considerazioni di carattere generale.
a) La difesa a uomo è molto importante nei pressi dell’area di rigore per la neutralizzazione degli avversari di maggior spicco. L’uso generalizzato però sostanzialmente indebolisce la fase difensiva dato che gli attaccanti manovrando in diverse direzioni, possono portarsi dietro i marcatori e creare facilmente zone libere per i compagni.
b) Il giocatore nella difesa a zona non marca direttamente un avversario ma staziona in una zona del campo e ha quindi responsabilità di posizione rispetto ai propri compagni.
c) A livello didattico cioè nell’insegnamento dei due compiti vi sono minori difficoltà nella marcatura a uomo;
d) Ma soprattutto un allenatore non può prescindere dal fatto che l’una (la marcatura a uomo) non sia prerequisito dell’altra (la marcatura a zona).
E su questo punto mi soffermerei facendo delle considerazioni specifiche ma alquanto semplici. Nella marcatura a zona non dobbiamo dimenticarci che alla fine di ogni discorso, quando avverrà l’avvicinamento all’avversario e lo spazio tra il difensore e l’attaccante sarà minimo varranno tutti i principi e le regole della marcatura ad uomo, per difendere a zona quindi bisogna saper difendere anche a uomo! Ma vorrei ulteriormente ribadire che difendere a zona in definitiva non vuol dire non dover marcare a uomo, anzi spesso la problematica diventa tatticamente più complessa perché oltre a saper e dover marcare a uomo un difensore, specie dell’ultima linea, bisogna che sappia osservare e capire la situazione e decidere subito cosa fare: marcare stretto l’avversario oppure dare copertura nello spazio al proprio compagno? (più marco meno copro, più copro meno marco). Saper marcare in definitiva vuol dire togliere la possibilità ad un avversario di essere attivo e utile alla squadra in attacco. Questa abilità richiede un’ottima capacità tattica individuale a livello difensivo che si sviluppa in anni di formazione ed è qualcosa che oggi tutti i giocatori debbono saper fare, chiaramente a maggior ragione i difensori ed anche i centrocampisti difensivi, essendo del resto la marcatura un elemento tattico individuale indispensabile.
Ma a questo punto vorrei rimarcare (mai verbo fu così azzeccato) un concetto… ma queste cose chi ha scatenato l’ennesima polemica le sa?...
MA…
G. Rusca
05 marzo 2007
STORIE DA BAR SPORT 7
“Salve professor”. “Buon giorno Pierino” sono le 8.30 di un sabato mattina e mi trovo al Pierino’s Bar a fare colazione. Succede sempre così quando rimango solo a casa, perché la mia famiglia, approfittando di un fine settimana lungo, si prende una vacanza. Mia moglie e mio figlio sono in riviera con amici, precisamente a San Remo a godersi il sole invernale ed io invece qui in mezzo alla nebbia di un gennaio, seppur mite nelle temperature, a lavorare. “Bona giurnada professor”. “Buon giorno Mariuccia, un caffè grazie”. Non c’era neppure bisogno di chiederlo la Mariuccia appena mi ha visto si è messa a preparare il caffè, così che nel momento stesso della mia ordinazione il caffè è già pronto sul tavolino. Mi siedo e la Mariuccia si avvicina e con una benevolenza quasi famigliare mi chiede: “professor in cò ho fa la crustada na vor un tuchel?” Questa donna è incredibile lavora a dei ritmi spaventosi e ci sa fare con la clientela davvero in modo eccezionale. “Si Mariuccia me ne porti un pezzo per cortesia”. la Mariuccia fa una crostata alle mele che è deliziosa ed è un peccato non gustarla quando la prepara. Mentre sto assaporando questa prelibatezza si avvicina al tavolino il Gavino. “Buon giorno proffessorre”. La pastafrolla della torta mi si sta sciogliendo in bocca e le “mele delizia” stimolano, con il loro zuccherino, le mie papille gustative più profonde mandandomi in “brodo di giuggiole”. A riportami alla “triste realtà” è ancora lui il Gavino: “proffessorre dovrei chiederle una cortesia”. Lo guardo intensamente: Gavino Brandanu, indovinate di che ragione è natio? Indovinato, è Sardo! Bravi setteppiù come dice lui di solito quando approva qualcosa. È nato a Padru paesino di mille anime situato nella provincia di Olbia-Tempio trentacinque anni fa. Ho conosciuto poche persone con la sua intelligenza pratica, lui con pochi mezzi e soprattutto con una spesa modica ti risolve tutti i problemi idraulici della casa. È ricercatissimo per la sua bravura e per la sua onestà. A me piace parlare con lui della “nostra” Sardegna. Di quella terra così ricca di colori, di profumi, dal mare smeraldino e dai mandorli in fiore che sono un ikebana che la natura si diverte a comporre solo Li. Sono innamorato di quella terra, sono legato alla sua gente così generosa ed ospitale. Mi manca tutto di essa, mi manca il vento che porta suoni e parole che vuoi sentire. Mi manca il porcetto arrosto, i maloreddos, le tilicche, i papassini, le formaggelle, il pane carasau, le cozzale d’elda, l’abbaldente, il cannonau, li ruoli, il sangue grasso, il sangue dolce, la zuppa gallurese, sa vitta-vitta, “fare” il maiale, il ferragosto in campagna, la domenica di Pasqua passata sotto il leccio centenario e soprattutto mi manca Lui il sardo dei sardi: il signor Mario mio suocero; che se ne andato un giorno travolto da un
auto-articolato impazzito.
Ma torniamo al Gavino. “Cosa mi devi chiedere Gavino?”
“Allora, dunque, em em” “Gavino dai spara”. Gavino fa un‘ampia inspirazione ed inizia a parlare: “proffessorre qui al bar abbiamo organizzato una partita di calcio”.“tra chi?” domando. “Proffessorre mi lasci parlare. Le stavo dicendo della partita. L’altro giorno il Pierino ha incaricato il Federico di fare la squadra di calcio che parteciperà al Torneo dei Bar organizzato dall’Amministrazione Comunale”. Sto per chiedere delucidazioni ma il Gavino come un fiume in piena non si ferma e mi travolge. “Il Pierino ha dato questo incarico al Federico perché fa l’allenatore di una squadra di prima categoria; detto tra noi: secondo me Lui di calcio ne capisce poco! Comunque andiamo avanti. Io, l’altro giorno mi sono permesso di consigliargli l’inserimento nella squadra di mio cugino Bacchisio. Apriti cielo, non l’avessi mai fatto. Ha cominciato ad insultarmi, e questo passi, ma poi ha cominciato a sfottere i Sardi con i soliti luoghi comuni: che i Sardi sono troppo bassi per giocare a calcio, che i “sardegnoli” sono poco intelligenti per giocare a calcio, che i sardi di qua che i sardi di la…insomma ci ha infamato a più non posso. Allora proffessorre sa cosa ho fatto io? sa cosa ho fatto io? Proff lo sa o non lo sa cosa ho fatto?” “Gavino se non me lo dici come faccio a saperlo?” “E già ha ragione. Insomma proff. Io ho proposto una sfida: Sardi contro il resto del mondo, cioè contro la squadra che avrebbe composto il Federico e chi vincerà parteciperà al torneo dei Bar. Il Pierino è d’accordo e lei che ne dice?” “E che dovrei dire se è d’accordo anche il Pierino: bene bravi setteppiù! Ma scusa Gavino e io cosa c’entro?” “Come cosa c’entra, io le volevo chiedere: Lei farebbe l’arbitro?” “Io l’arbitro? Ma stiamo scherzando? Non se ne parla nemmeno! Mi dispiace ma io voglio vivere tranquillo e poter entrare al Pierino’s Bar senza avere il timore che qualcuno mi rinfacci qualche errore! No no mi dispiace ma non se ne parla, non-se-ne-parla!” “Ma proffessorre” “No Gavino ho deciso che non farò l’arbitro voglio stare tranquillo io!” Il Gavino è deluso e lo si vede dalla sua espressione triste e corrucciata. Si gira verso il Pierino e allargando le braccia gli dice: “Pierino io c’ho tentato!” Lo sapevo che dietro a tutto questo c’era Lui il Pierino.
Il Pierino mi guarda e con tono risoluto mi parla: “professor el pensavi pusè curagius!” La stoccata è di quelle pesanti e cerco una replica: “Pierino non è una questione di coraggio è solo un problema di tranquillità. Se faccio l’rbitro ho finito di stare tranquillo qui al Pierino’s Bar. Tutti mi romperebbero le scatole per questo o per quel errore che gli ha fatto perdere la partita della vita. Lo capisci che grande seccatura?” Silenzio assoluto parla di nuovo Lui, il Pierino: “Care el me professor, che el me scusa per quel che sunta a dre dig: ma Lu le arrivà a 50 ann senza capì un caso della vita? I decisiun nella vita, cara el me professor, se ciapen no in funsiun della tranquillità, i decisiun se ciapen perché se cred in quaicos e per quel se va fina in fund”.Il silenzio era tornato su di noi e tra di noi. Gavino era ancora lì, mi guardava e sembrava avesse ancora la speranza che io potessi rivedere le mie posizioni. Toccava a me e,
Guardo il Pierino e, sorrido e, penso e… sei un grande Pierino e grazie per la lezione di vita!
“Ok, ok farò l’arbitro!”

