MARCO
ho la sua CARTELLA CLINICA tra le mani la apro e la leggo:
“Marco ha cinque anni. Nella sua giovane vita ha instaurato rapporti affettivi solo con una persona, che lo accudisce, una suora. Il bambino non ha genitori, lo hanno abbandonato appena nato al befotrofio. Questa reiezione parentale ha causato in lui disturbi psichici irreparabili. Il mio consiglio è di internarlo in un ospedale psichiatrico perchè considerato pericoloso per sé e per gli altri”. Questa breve relazione venne stilata da un povero medico subito dopo che Marco lo aggredì mordendogli una mano che cercava, solo, di accarezzarlo. Marco in quell'ospedale, continuando la lettura della sua cartella clinica, era spesso colto da crisi in cui manifestava azioni autolesionistiche, in parole povere si colpiva in viso con pugni, si graffiava su tutto il corpo e si mordeva le braccia e le mani. Un quadro psichico devastante! All'età di dieci anni Marco viene mandato, finalmente commento io, in questo centro di assistenza della prima infanzia dove vive tutt'ora (adesso ha quindici anni) e dove io l'ho conosciuto. La commissione di medici specialistici che si occupa di questi casi particolari ha deciso di far fare a Marco un'esperienza con il gruppo dell'istituto che ogni settimana gioca a calcio e dove io presto la mia opera come volontario ed esperto della disciplina. È un giovedì mattina quando Il medico, responsabile dell'equipe che lo segue, mi presenta per la prima volta Marco. Siamo già tutti sul campo quando ci raggiunge tenendo per mano questo bambino che a prima vista si presenta goffo e impacciato, cammina in precario equilibrio tenendo le braccia lungo i fianchi quasi cercasse di occupare meno spazio possibile. Vengono verso di me il dottore mi saluta e dice su di lui queste parole: “Marco è un soggetto affetto da gravissima patologia relazionale, il suo livello intellettivo è basso, si esprime con un linguaggio notevolmente ridotto ed è accompagnato da un evidente impaccio motorio. Possiede un carattere molto fragile ed è soggetto a crisi che lo portano ad essere aggressivo e violento nei confronti di sé e degli altri, insomma prof. sarà dura fargli fare qualcosa, le abbiamo tentate tutte proviamo anche con il calcio, chissà che questo gioco non gli...smuova qualcosa dentro. Un Particolare importante: segue dalla finestra della sua camera le vostre partite tutti i giovedì”. Speriamo sia utile per lui e non crei molti problemi a noi penso egoisticamente e chiamo tutti attorno a me per iniziare l'allenamento. Iniziamo! Primo problema non vuole partecipare! Dopo mezzora però, passata nell'immobilità assoluta guardando gli altri a fare esercizi e giochi, vedo che si muove e va verso la sacca dei palloni. Lo raggiungo e lui quasi spaventato si ferma. Prendo un pallone e glielo porgo, lo prende e si allontana con la palla tra le mani. Nel mentre gli educatori hanno già iniziato ad organizzare la partitella finale, quella che rende tutti più partecipi e crea entusiasmo nel gruppo. Mi avvicino ancora a Marco e gli chiedo se vuol partecipare. Mi guarda e lasciando cadere la palla si dirige verso il cerchio di centro campo. Tutti lo guardiamo e tutti ci chiediamo: “che vorrà fare?”. Lui rapidamente si avvicina alla palla, se ne impossessa con i piedi e con un dominio inaspettato della stessa si dirige verso una porta. Abbiamo capito vuole fare gol, vuole farla entrare in rete! Ma tutti noi, e lui, non abbiamo fatto i conti con il Guglie il difensore più duro ed arcigno della nostra squadra che vedendo un giocatore in possesso della palla che si sta involando verso la sua porta lo ferma con un takle all'inglese, portandogli via la palla e ripartendo in contropiede. Il Guglie (Guglielmo) e un ragazzone di diciassette anni ha un grave ritardo mentale che lo rende un bambinone in tutte le sue esternazioni sia in positivo che in negativo. Ma mentre il Guglie vola verso la gloria del gol, Il Marco rimane impietrito li dove è stato realizzato il “misfatto”cioè dove gli hanno rubato la palla, ma dopo alcuni secondi inizia a gridare e a rincorrere il Guglie e a questo punto partiamo tutti alla rincorsa del Marco che rincorre il Guglie! La scena è grottesca tutti rincorrono qualcuno. La velocità di traslocazione del Marco è impressionante in un attimo è sul Guglie il quale visto e sentito tutto il frastuono si è fermato e aspetta il Marco con la palla in mano. A questo punto Marco si ferma, io mi fermo, gli educatori e tutti gli altri ragazzi si fermano. Tutto si ferma e nessuno parla. Ho l'impressione di essere sull'orlo di un baratro dove cadremo tutti. Ma è lui stesso, il Marco, che sblocca la situazione sussurrando al Guglie: “PALLA MIA!” il Guglie che è abbastanza intimorito da tutto l'accaduto gli porge la palla senza opporre resistenza, il Marco la mette a terra e guidandola corre verso la porta dove si stava dirigendo il Guglie e con un tiro di punta del piede fa gol! Ci guardiamo in faccia io e gli educatori più commossi che sorpresi e continuando ad osservare lo spettacolo restiamo li in mezzo al campo quasi inebetiti. Marco sta correndo con le braccia aperte e alzate per tutto il campo urlando: “GOL GOL GOL”. A questo punto ci facciamo tirrare dentro dall'entusiasmo ci scateniamo tutti: ridiamo, saltiamo, battiamo le mani e anche noi gridiamo gol, gol, gol! Sono lì in mezzo al campo guardo questo ragazzo che corre, mi commuovo e vorrei urlargli:
“Corri, corri Marco che hai fatto gol!Corri e fuggi dal befotrofio, corri efuggi dagli ospedali psichiatrici, corri e fuggi dalla tua violenza, corri e fuggi dalla paura della solitudine.
Con un gol Marco Corri verso la tua normalità”.
Riflessioni sugli aspetti più importanti del settore giovanile calcistico.
18 marzo 2009
15 marzo 2009
IL CALCIO E' POESIA?
Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goals è il calcio più poetico.
Anche il «dribbling» è di per sé poetico (anche se non «sempre» come l’azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede mai. E un sogno (che ho visto realizzato solo nei Maghi del pallone da Franco Franchi, che, sia pure a livello brado, è riuscito a essere perfettamente onirico).
Chi sono i migliori «dribblatori» del mondo e i migliori facitori di goals? I brasiliani. Dunque il loro calcio è un calcio di poesia: ed esso è infatti tutto impostato sul dribbling e sul goal.
Il catenaccio e la triangolazione (che Brera chiama geometria) è un calcio di prosa: esso è infatti basato sulla sintassi, ossia sul gioco collettivo e organizzato: cioè sull’esecuzione ragionata del codice. Il suo solo momento poetico è il contropiede, con l’annesso «goal» (che, come abbiamo visto, non può che essere poetico). Insomma, il momento poetico del calcio sembra essere (come sempre) il momento individualistico (dribbling e goal; o passaggio ispirato)..
. Il calcio in prosa è quello del cosiddetto sistema (il calcio europeo)
Il «goal», in questo schema, è affidato alla «conclusione», possibilmente di un «poeta realistico» come Riva, ma deve derivare da una organizzazione di gioco collettivo, fondato da una serie di passaggi «geometrici» eseguiti secondo le regole del codice (Rivera in questo è perfetto: a Brera non piace perché si tratta di una perfezione un po’ estetizzante, e non realistica, come nei centrocampisti inglesi o tedeschi).
Il calcio in poesia è quello del calcio latino-americano. Schema che per essere realizzato deve richiedere una capacità mostruosa di dribblare (cosa che in Europa è snobbata in nome della «prosa collettiva»): e il goal può essere inventato da chiunque e da qualunque posizione. Se dribbling e goal sono i momenti individualistici-poetici del calcio, ecco quindi che il calcio brasiliano è un calcio di poesia. Senza far distinzione di valore, ma in senso puramente tecnico, in Messico [Olimpiadi 1968] è stata la prosa estetizzante italiana a essere battuta dalla poesia brasiliana.
PIER PAOLO PASOLINI
Anche il «dribbling» è di per sé poetico (anche se non «sempre» come l’azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede mai. E un sogno (che ho visto realizzato solo nei Maghi del pallone da Franco Franchi, che, sia pure a livello brado, è riuscito a essere perfettamente onirico).
Chi sono i migliori «dribblatori» del mondo e i migliori facitori di goals? I brasiliani. Dunque il loro calcio è un calcio di poesia: ed esso è infatti tutto impostato sul dribbling e sul goal.
Il catenaccio e la triangolazione (che Brera chiama geometria) è un calcio di prosa: esso è infatti basato sulla sintassi, ossia sul gioco collettivo e organizzato: cioè sull’esecuzione ragionata del codice. Il suo solo momento poetico è il contropiede, con l’annesso «goal» (che, come abbiamo visto, non può che essere poetico). Insomma, il momento poetico del calcio sembra essere (come sempre) il momento individualistico (dribbling e goal; o passaggio ispirato)..
. Il calcio in prosa è quello del cosiddetto sistema (il calcio europeo)
Il «goal», in questo schema, è affidato alla «conclusione», possibilmente di un «poeta realistico» come Riva, ma deve derivare da una organizzazione di gioco collettivo, fondato da una serie di passaggi «geometrici» eseguiti secondo le regole del codice (Rivera in questo è perfetto: a Brera non piace perché si tratta di una perfezione un po’ estetizzante, e non realistica, come nei centrocampisti inglesi o tedeschi).
Il calcio in poesia è quello del calcio latino-americano. Schema che per essere realizzato deve richiedere una capacità mostruosa di dribblare (cosa che in Europa è snobbata in nome della «prosa collettiva»): e il goal può essere inventato da chiunque e da qualunque posizione. Se dribbling e goal sono i momenti individualistici-poetici del calcio, ecco quindi che il calcio brasiliano è un calcio di poesia. Senza far distinzione di valore, ma in senso puramente tecnico, in Messico [Olimpiadi 1968] è stata la prosa estetizzante italiana a essere battuta dalla poesia brasiliana.
PIER PAOLO PASOLINI
14 marzo 2009
27 febbraio 2009
IL GIOCO DEL CALCIO E' UN GIOCO SITUAZIONALE
IL CALCIO E’ UNO SPORT DI SITUAZIONE !Quindi uno sport dove l’avversario ti contrasta in qualsiasi zona di campo anche col contatto fisico condizionando( secondo dopo secondo) le varianti spazio tempo e tutto ciò prima durante e dopo l’esecuzione del gesto tecnico!PRIMA: Gli allenatori spesso affermano” nel calcio attuale non hai più tempo di ricevere–osservare –decidere ed -eseguire ma dovrai osservare-decidere ed eseguire” FALSO anche nelle generazioni di giocatori precedenti la raccolta dati, funzionali al raggiungimento dell’obiettivo prescelto condizionavano il gesto e la riuscita dell’azione , di certo, è cambiata la velocità, con la quale la situazione muta.e di conseguenza i tempi di comprensione ed esecuzionePer cui un’attenta ed ISTRUITA valutazione delle informazioni più utili (non tutte le informazioni sono utili, anzi) determinano fortemente la funzionalità del gesto e di conseguenza del risultato (il fine ultimo è sempre il risultato non il gesto, il gesto è da considerare un mezzo)DURANTE : Quando gestisco il contatto con la palla visto il carattere situativo ed invasivo di questo sport dovrò allo stesso tempo dominare palla sotto pressione ed osservare l’ambiente DOPO :La dominanza collaborativa negli sport di squadra richiede una spiccata predisposizione a riconoscere la posizione migliore da assumere per facilitare le opzioni del nuovo possessore della palla, molto semplicemente gioco palla ed aiuto i compagni(smarcamento) collocandomi nella posizione migliore per farlo sia in fase d’attacco che in fase difensivaOra riflettiamo sul fatto che, il prima ed il dopo sono senza palla(come-dove quando mi muovo) ma necessiteranno di una comprensione educata del contesto situazionale che andrà allenata ed il durante con la palla non scapperà al principio di situazionalità da allenare,Lo smarcamento è il principio dominante nel bagaglio di tattica individuale in fase di possesso che ogni giocatore dovrebbe possedere.La rilevazione dei dati sul possesso palla individuale ci dice che massimo sarà (nei giocatori più dotati)di circa 3 minuti a partita, mentre nei rimanenti 57 minuti (considerando 60 minuti effettivi) il giocatore si muoverà per difendere ed attaccare senza possesso palla; e quindi avrà a disposizione circa 28 minuti per smarcarsi quando la sua squadra avrà il possesso palla.Allora mi chiedo se gli allenatori dedicano abbastanza tempo a questi 28 minuti(che sappiamo essere fondamentali) facendo conoscere ai giocatori i segreti del movimento senza palla ! E soprattutto quanto tempo e cosa è stato proposto per far conoscere questo importante principio di tattica individuale nella loro formazione di “scuola calcio”,e risottolineo scuola calcio
20 febbraio 2009
TECNICA DI BASE E TECNICA APPLICATA
INTRODUZIONE: TECNICA DI BASE E TECNICA APPLICATA La tecnica calcistica è il complesso delle abilità inerenti i movimenti che il giocatore è chiamato a compiere durante la gara, quando si trova in contatto o comunque in relazione con la palla.Sotto il profilo didattico, che è quello che maggiormente intendo sviluppare, si parla di tecnica di base, che consiste nel contatto uomo - palla, a prescindere da ogni fase dello sviluppo del gioco, e di tecnica applicata, che è invece relativa a tutti quegli accorgimenti per mezzo dei quali i fondamentali vengono espressi in relazione allo sviluppo del gioco, tenendo conto dei compagni e degli avversari, il tutto nella forma più redditizia per lo sviluppo dell’azione.La tecnica di base è dunque un contenuto didattico preliminare, ma insostituibile, anche se non sufficiente per la formazione del calciatore che dovrà, per essere completo, perfezionare la sua tecnica globale in situazione di gioco.Per questo motivo ritengo che l’allenamento moderno debba considerare entrambi gli aspetti della tecnica. Per capire però quale peso dare nell’allenamento a tecnica di base e tecnica applicata, o meglio, quale relazione esista tra loro, ho voluto definire molto brevemente come si sia evoluto il concetto di “gioco del calcio” in questi ultimi 20 anni: tutto ciò al fine di determinare come sia cambiato con il modo di giocare anche il modo di allenare. So che esistono molti modi di intendere il calcio moderno e altrettante applicazioni, ognuna legata a qualche grande nome di allenatore: a prescindere da essi, il mio obiettivo nel corso di questa trattazione è di definire quali per me siano le priorità e le metodiche più appropriate e suggerire in questo senso una serie di esercizi di allenamento.
06 febbraio 2009
05 febbraio 2009
31 gennaio 2009
AGGIORNAMENTO AGLI ALLENATORI DI ABU DABI (EMIRATI ARABI)

UNA SETTIMANA AD ABU DABI
La capitale per la maggior parte sofisticata e moderna degli Emirati Arabi Uniti presenta un misto affascinante di tradizione e progresso. Con una storia ricca di tradizione risalente a circa il 3000 AC, Abu Dhabi mantiene un carattere più prettamente arabo rispetto alla luccicante Dubai.
Nel periodo dal 23/1/09 al 30/1/09 ho soggiornato ad Abu Dabi e ho sviluppato un corso di aggiornamento per gli allenatori associati all'Abu Dabi Concuil. L'esperienza oltre a risultare molto interessante sotto l'aspetto tecnico mi ha permesso di visitare un luogo SUGGESTIVO E RICCO DI UNA CULTURA DIVERSA DALLA MIA. Ho visitato le strutture sportive che oserei definire AVVENIRISTICHE sia per il livello di progettazione sia per la bellezza estetica. ho conosciuto persone veramente interessate alle problematiche dell'attività calcistica giovanile. Esperienza veramente POSITIVA
15 gennaio 2009
LA TATTICA CALCISTICA INDIVIDUALE
LA TATTICA CALCISTICA
La tattica può essere sia collettiva, sia individuale.
Tattica collettiva: è un’azione coordinata tra due o più giocatori, tesa ad ottenere uno scopo determinato in precedenza.Tattica individuale: sono tutti quegli accorgimenti e movimenti per mezzo dei quali la nostra prestazione risulta utile ed economica.
La tattica va eseguita con autonomia da ogni giocatore della partita. Ogni calciatore deve essere autore del disegno tattico. Ognuno è responsabile e quindi ha libertà decisionale in fatto di modi, tempi, spazi, scelta, esecuzione, tenendo pur conto dei movimenti degli altri.
Attenzione che senza la tecnica non si può fare tattica. Quindi i bambini o gli adulti dilettanti, devono essere istruiti sulla tecnica. Non si può insegnare un disegno tattico o studiare movimenti preordinati se non si è in grado di gestire il pallone.Il giocatore ideale è quello che possiede una tecnica precisa e rapidità d’esecuzione abbinata a ripetuta velocità di spostamento, inserita in azioni di gioco, con una rapida e variegata capacità di decisione tattica.Il tempo è la chiave per giocare a calcio. Tempo di marcamento o smarcamento, tempo di battuta, tempo di passaggio ecc…..Il lavoro dell’allenatore deve essere rivolto a migliorare i tempi di gioco, non sull’applicazione passiva da parte dei giocatori, di schemi preordinati e tempi fissi. Il calcio è uno sport di situazione, non si può prevedere cosa succederà durante la partita, quindi l’allenatore deve abituare i propri giocatori ad autonomia decisionale in un sistema chiaro a tutti.
Possiamo dividere la partita di calcio essenzialmente in due parti ben distinte:
Fase di possesso palla (la mia squadra ha la palla, indipendentemente dalla posizione del campo e dal giocatore)
Fase di non possesso palla (la squadra avversaria ha la palla, indipendentemente dalla posizione del campo e del giocatore)
Nella tattica individuale in fase di possesso palla il giocatore deve conoscere:
Lo smarcamento: in zona luce (zona dove sia possibile ricevere la palla); in diagonale
Difesa e protezione della palla: ad ogni ricezione devo mettere il corpo a protezione della palla; andare sempre in contro alla palla; andare sempre sul punto di caduta su palloni che arrivano dall’alto
Passaggio: la precisione determina il vantaggio rispetto alla conduzione della palla: è più veloce; supero più avversari in un colpo solo; determina meno consumo energetico
Guida della palla, finta e dribbling
Tiro in porta
Nella fase di non possesso palla, deve conoscere:
Presa di posizione: in diagonale rispetto alla palla; rientrare verso la porta
Marcamento: a uomo (la posizione è determinata dall’avversario); a zona (la posizione è determinata dalla palla)
Intercettamento e/o anticipo: contrasto diretto; contrasto indiretto (mettere in zona d’ombra l’avversario)
Difesa della porta: difendere il portiere nei suoi interventi; non girarsi in occasioni di possibili tiri degli avversari; copertura di parte della porta con il corpo; non ostacolare il proprio portiere
La tattica può essere sia collettiva, sia individuale.
Tattica collettiva: è un’azione coordinata tra due o più giocatori, tesa ad ottenere uno scopo determinato in precedenza.Tattica individuale: sono tutti quegli accorgimenti e movimenti per mezzo dei quali la nostra prestazione risulta utile ed economica.
La tattica va eseguita con autonomia da ogni giocatore della partita. Ogni calciatore deve essere autore del disegno tattico. Ognuno è responsabile e quindi ha libertà decisionale in fatto di modi, tempi, spazi, scelta, esecuzione, tenendo pur conto dei movimenti degli altri.
Attenzione che senza la tecnica non si può fare tattica. Quindi i bambini o gli adulti dilettanti, devono essere istruiti sulla tecnica. Non si può insegnare un disegno tattico o studiare movimenti preordinati se non si è in grado di gestire il pallone.Il giocatore ideale è quello che possiede una tecnica precisa e rapidità d’esecuzione abbinata a ripetuta velocità di spostamento, inserita in azioni di gioco, con una rapida e variegata capacità di decisione tattica.Il tempo è la chiave per giocare a calcio. Tempo di marcamento o smarcamento, tempo di battuta, tempo di passaggio ecc…..Il lavoro dell’allenatore deve essere rivolto a migliorare i tempi di gioco, non sull’applicazione passiva da parte dei giocatori, di schemi preordinati e tempi fissi. Il calcio è uno sport di situazione, non si può prevedere cosa succederà durante la partita, quindi l’allenatore deve abituare i propri giocatori ad autonomia decisionale in un sistema chiaro a tutti.
Possiamo dividere la partita di calcio essenzialmente in due parti ben distinte:
Fase di possesso palla (la mia squadra ha la palla, indipendentemente dalla posizione del campo e dal giocatore)
Fase di non possesso palla (la squadra avversaria ha la palla, indipendentemente dalla posizione del campo e del giocatore)
Nella tattica individuale in fase di possesso palla il giocatore deve conoscere:
Lo smarcamento: in zona luce (zona dove sia possibile ricevere la palla); in diagonale
Difesa e protezione della palla: ad ogni ricezione devo mettere il corpo a protezione della palla; andare sempre in contro alla palla; andare sempre sul punto di caduta su palloni che arrivano dall’alto
Passaggio: la precisione determina il vantaggio rispetto alla conduzione della palla: è più veloce; supero più avversari in un colpo solo; determina meno consumo energetico
Guida della palla, finta e dribbling
Tiro in porta
Nella fase di non possesso palla, deve conoscere:
Presa di posizione: in diagonale rispetto alla palla; rientrare verso la porta
Marcamento: a uomo (la posizione è determinata dall’avversario); a zona (la posizione è determinata dalla palla)
Intercettamento e/o anticipo: contrasto diretto; contrasto indiretto (mettere in zona d’ombra l’avversario)
Difesa della porta: difendere il portiere nei suoi interventi; non girarsi in occasioni di possibili tiri degli avversari; copertura di parte della porta con il corpo; non ostacolare il proprio portiere
07 gennaio 2009
05 gennaio 2009
IL CALCIO E' EDUCATIVO
Il calcio è un valore in sé perché insegna:
· Il rispetto per l’altro, per l’avversario e per le regole;
· La solidarietà;
· La lealtà;
· Il sentirsi parte di un gruppo ed esserne orgogliosi;
· …
Il calcio grazie alle sue principali caratteristiche e ai suoi valori dovrebbe educare. “L’educazione – dice Kant – è il più grande e difficile problema che possa essere proposto”. E’ proprio in questo senso che il calcio potrebbe dare un sostanzioso contributo ai diversi educatori che incontriamo nella nostra vita, dai genitori, agli insegnanti, agli allenatori. Soprattutto la scuola dovrebbe insegnare, o meglio, far capire ai ragazzi i valori che lo sport può trasmettere; perché questa attività ti insegna a stare con gli altri, a prefiggersi degli obiettivi e poi faticare per raggiungerli, insegna a rispettare le regole e gli avversari, insegna quei valori e quei punti saldi che aiutano nella vita di tutti giorni e permettono di vivere come membro attivo della società.
· Il rispetto per l’altro, per l’avversario e per le regole;
· La solidarietà;
· La lealtà;
· Il sentirsi parte di un gruppo ed esserne orgogliosi;
· …
Il calcio grazie alle sue principali caratteristiche e ai suoi valori dovrebbe educare. “L’educazione – dice Kant – è il più grande e difficile problema che possa essere proposto”. E’ proprio in questo senso che il calcio potrebbe dare un sostanzioso contributo ai diversi educatori che incontriamo nella nostra vita, dai genitori, agli insegnanti, agli allenatori. Soprattutto la scuola dovrebbe insegnare, o meglio, far capire ai ragazzi i valori che lo sport può trasmettere; perché questa attività ti insegna a stare con gli altri, a prefiggersi degli obiettivi e poi faticare per raggiungerli, insegna a rispettare le regole e gli avversari, insegna quei valori e quei punti saldi che aiutano nella vita di tutti giorni e permettono di vivere come membro attivo della società.
27 dicembre 2008
21 dicembre 2008
CONVEGNO SUL CALCIO GIOVANILE DI VERZUOLO (CN)
UN CONFRONTO IMPORTANTE TRA SCUOLE CALCIO EUROPEE
LUNEDI’ 24.11.2009 VERZUOLO-CUNEO
Il rischio per noi istruttori che operiamo nell’attività di base è quello di fossilizzarsi in metodi, in contenuti e in proposte che poi con l’andar del tempo diventano obsoleti. Come fare allora per essere sempre aggiornati e pronti a soddisfare le motivazioni dei nostri allievi? Sicuramente una delle cosa da fare è quella di auto-aggiornarci e documentarci su nuove metodiche o su proposte per mezzo di libri, riviste come “IL NUOVO CALCIO”, CD, DVD e chi più ne ha più ne metta. Ma da un po’ di tempo mi sono reso conto che uno dei modi più efficaci è quello del confronto con altre esperienze o addirittura con altre culture a volte non solo calcistiche. Ecco che quando mi invitano a partecipare ad una giornata di confronto di metodologie di allenamento corro con entusiasmo e curiosità. Così ho fatto quando l’amico Ermanno De Maria responsabile della scuola di perfezionamento calcistico ASD Excellent e allenatore dei Pulcini del Torino F.C. mi ha invitato per lunedì 24 novembre presso il centro sportivo di Verzuolo ad UNA GIORNATA DI DIVULGAZIONE DELLE METODOLOGIE DI ALLENAMENTO RIVOLTE AL SETTORE DELLA ATTIVITA’ DI BASE. Le società presenti, qui di seguito presento l’elenco delle società con i corrispettivi relatori, erano davvero prestigiose ed importanti nell’elitè del panorama calcistico europeo.
SOCIETA’ E RELATORI
AIAX DI ASTERDAM
MICHEL KREEK
ESPANYOL DI BARCELLONA
ISAAC GUERRERO HERNADEZ
F.C. INTERNAZIONALE
G. RUSCA S. BELLINZAGHI
A.S. ROMA
MARCO ROSA
F.C. TORINO
SILVANO BENEDETTI
La giornata è stata così organizzata:
· Dalle 15.00 alle 18.00 la parte pratica. Ogni relatore, contemporaneamente agli altri, ha esposto sul campo in sintetico di Verzuolo (Cn) due sessioni di allenamento di un’ora e mezzo l’una. A disposizione aveva un gruppo (12 ragazzi) gli allievi della scuola calcio A.S.D. Excellent di Verzuolo;
· Dalle 20.00 alle 23.00 presso il Salone d’Onore della Città di Cuneo si è svolto il dibattito-confronto sul tema: “NUOVE METODOLOGIE DI ALLENAMENTO APPLICATE ALL’ATTIVITA’ CALCISTICA DI BASE”. Il moderatore della serata è stato il noto giornalista Paolo Bargiggia.
Alla giornata hanno partecipato circa cento tra allenatori, responsabili tecnici e dirigenti di società. Questi si sono dimostrati particolarmente interessati sia alla parte pratica sia a quella teorica, molti infatti sono stati gli interventi sia sul campo sia in aula. Io oltre a preoccuparmi di esprimere il nostro lavoro al meglio mi sono interessato, soprattutto sul campo delle proposte dei colleghi. Ecco, prese dai miei appunti, le esercitazioni , secondo me più significative dei vari relatori.
LUNEDI’ 24.11.2009 VERZUOLO-CUNEO
Il rischio per noi istruttori che operiamo nell’attività di base è quello di fossilizzarsi in metodi, in contenuti e in proposte che poi con l’andar del tempo diventano obsoleti. Come fare allora per essere sempre aggiornati e pronti a soddisfare le motivazioni dei nostri allievi? Sicuramente una delle cosa da fare è quella di auto-aggiornarci e documentarci su nuove metodiche o su proposte per mezzo di libri, riviste come “IL NUOVO CALCIO”, CD, DVD e chi più ne ha più ne metta. Ma da un po’ di tempo mi sono reso conto che uno dei modi più efficaci è quello del confronto con altre esperienze o addirittura con altre culture a volte non solo calcistiche. Ecco che quando mi invitano a partecipare ad una giornata di confronto di metodologie di allenamento corro con entusiasmo e curiosità. Così ho fatto quando l’amico Ermanno De Maria responsabile della scuola di perfezionamento calcistico ASD Excellent e allenatore dei Pulcini del Torino F.C. mi ha invitato per lunedì 24 novembre presso il centro sportivo di Verzuolo ad UNA GIORNATA DI DIVULGAZIONE DELLE METODOLOGIE DI ALLENAMENTO RIVOLTE AL SETTORE DELLA ATTIVITA’ DI BASE. Le società presenti, qui di seguito presento l’elenco delle società con i corrispettivi relatori, erano davvero prestigiose ed importanti nell’elitè del panorama calcistico europeo.
SOCIETA’ E RELATORI
AIAX DI ASTERDAM
MICHEL KREEK
ESPANYOL DI BARCELLONA
ISAAC GUERRERO HERNADEZ
F.C. INTERNAZIONALE
G. RUSCA S. BELLINZAGHI
A.S. ROMA
MARCO ROSA
F.C. TORINO
SILVANO BENEDETTI
La giornata è stata così organizzata:
· Dalle 15.00 alle 18.00 la parte pratica. Ogni relatore, contemporaneamente agli altri, ha esposto sul campo in sintetico di Verzuolo (Cn) due sessioni di allenamento di un’ora e mezzo l’una. A disposizione aveva un gruppo (12 ragazzi) gli allievi della scuola calcio A.S.D. Excellent di Verzuolo;
· Dalle 20.00 alle 23.00 presso il Salone d’Onore della Città di Cuneo si è svolto il dibattito-confronto sul tema: “NUOVE METODOLOGIE DI ALLENAMENTO APPLICATE ALL’ATTIVITA’ CALCISTICA DI BASE”. Il moderatore della serata è stato il noto giornalista Paolo Bargiggia.
Alla giornata hanno partecipato circa cento tra allenatori, responsabili tecnici e dirigenti di società. Questi si sono dimostrati particolarmente interessati sia alla parte pratica sia a quella teorica, molti infatti sono stati gli interventi sia sul campo sia in aula. Io oltre a preoccuparmi di esprimere il nostro lavoro al meglio mi sono interessato, soprattutto sul campo delle proposte dei colleghi. Ecco, prese dai miei appunti, le esercitazioni , secondo me più significative dei vari relatori.
10 novembre 2008
30 ottobre 2008
MIO FIGLIO DIRA' DI NO?
MIO FIOGLIO DIRA’ DI NO?
Caro Presidente della Repubblica Italiana GIORGIO NAPOLITANO
Sono un padre di famiglia, ho cinquant’anni e vivo a Milano. Come tutti i buon padri di famiglia di questa bella ITALIA non vedo l’ora che tutte le sere venga il momento della cena per ritrovarmi di fronte tutta la mia splendida famiglia. Siamo in quattro: io, mia moglie e i miei due splendidi figli (un maschio e una femmina). La “bimba”, per me lo rimarrà sempre, ha 25 anni fa l’università e ha quasi finito si sta specializzando in informatica. La sua voglia di far bene le si legge nei suoi bellissimi occhi verdi, che per fortuna sua ha preso dalla mia splendida consorte. È tranquilla, studia, aiuta la mamma nelle faccende di casa e si vive una bella storia d’amore con un suo coetaneo. Quando penso a lei sto tranquillo, sono sereno, sono sicuro che il suo futuro farà la gioia del suo papà. Poi c’è lui il mio giovane figlio maschio. Ha 16 anni, fa la terza liceo con buoni risultati e non perché è mio figlio (questa è una frase di mia madre quando parlava di me) ha una intelligenza brillante. Ha un’energia traboccante che mette in tutto ciò che fa! Caro Presidente in lui vedo la mia voglia di cambiare il mondo, la voglia di essere protagonista della vita di questa società.
Ieri sera mentre si stava cenando se ne esce, così come fanno i giovani senza prepararti senza introdurre l’argomento, con questa frase: “domani vado in centro a manifestare contro la riforma della scuola, vado a urlare che non ci sto!” Io e mia moglie ci siamo guardati in faccia e ci siamo trasmessi a vicenda un senso di preoccupazione. Signor presidente nostro figlio ha solo sedici anni e non conosce ancora la cattiveria della faziosità, la vigliaccheria della provocazione, vive tutte le cose che fa molto spontaneamente credendoci fino in fondo e Noi abbiamo il timore che lui possa entrare in qualche dinamica che qualche “provocatore pronto a tutto” abbia vigliaccamente già premeditato. Siamo preoccupati signor Presidente. Questa paura ci ha portati a consigliargli di starsene a casa o di andare a scuola a seguire le lezioni di quei professori che non hanno scioperato. Può ben immaginare la reazione di nostro figlio. Ci ha tacciati di reazionari (a me reazionario!), che siamo vecchi senza più speranze, senza più futuro e che lui sarebbe andato alla manifestazione con o senza il nostro permesso. Cosa rispondere? Da una parte mi sentivo offeso per tutti quegli improperi, dall’altra ero orgoglioso di avere un figlio che vuol dire la sua e che soprattutto vuol dire NO quando c’è qualcosa che non gli sta bene.
Mentre Le scrivo Lui sta manifestando ed io ho il cuore in subbuglio e quasi in gola. Scrivo e mi rivedo circa trent’anni fa: ero giovane, spensierato, mia moglie dice bello (mah?)e soprattutto pieno di ideali, progetti e speranze e anch’io manifestavo. Ricordo che in una manifestazione mentre urlavo slogan contro tutto e tutti si avvicinò a me un giovane con due “sampietrini” in mano e mi disse:”dai lanciane uno anche tu, tiriamolo addosso a quei pulotti fascisti!” Mi ricordo come se fosse oggi , lo guardai intensamente e sdegnato gli risposi:”NO IO NON LO FACCIO”.
Caro PRESIDENTE la domanda che faccio a lei e che non mi ha fatto dormire questa notte è la seguente:” Mio Figlio riuscirà a dire di NO?”
Con Rispetto un padre in apprensione
Caro Presidente della Repubblica Italiana GIORGIO NAPOLITANO
Sono un padre di famiglia, ho cinquant’anni e vivo a Milano. Come tutti i buon padri di famiglia di questa bella ITALIA non vedo l’ora che tutte le sere venga il momento della cena per ritrovarmi di fronte tutta la mia splendida famiglia. Siamo in quattro: io, mia moglie e i miei due splendidi figli (un maschio e una femmina). La “bimba”, per me lo rimarrà sempre, ha 25 anni fa l’università e ha quasi finito si sta specializzando in informatica. La sua voglia di far bene le si legge nei suoi bellissimi occhi verdi, che per fortuna sua ha preso dalla mia splendida consorte. È tranquilla, studia, aiuta la mamma nelle faccende di casa e si vive una bella storia d’amore con un suo coetaneo. Quando penso a lei sto tranquillo, sono sereno, sono sicuro che il suo futuro farà la gioia del suo papà. Poi c’è lui il mio giovane figlio maschio. Ha 16 anni, fa la terza liceo con buoni risultati e non perché è mio figlio (questa è una frase di mia madre quando parlava di me) ha una intelligenza brillante. Ha un’energia traboccante che mette in tutto ciò che fa! Caro Presidente in lui vedo la mia voglia di cambiare il mondo, la voglia di essere protagonista della vita di questa società.
Ieri sera mentre si stava cenando se ne esce, così come fanno i giovani senza prepararti senza introdurre l’argomento, con questa frase: “domani vado in centro a manifestare contro la riforma della scuola, vado a urlare che non ci sto!” Io e mia moglie ci siamo guardati in faccia e ci siamo trasmessi a vicenda un senso di preoccupazione. Signor presidente nostro figlio ha solo sedici anni e non conosce ancora la cattiveria della faziosità, la vigliaccheria della provocazione, vive tutte le cose che fa molto spontaneamente credendoci fino in fondo e Noi abbiamo il timore che lui possa entrare in qualche dinamica che qualche “provocatore pronto a tutto” abbia vigliaccamente già premeditato. Siamo preoccupati signor Presidente. Questa paura ci ha portati a consigliargli di starsene a casa o di andare a scuola a seguire le lezioni di quei professori che non hanno scioperato. Può ben immaginare la reazione di nostro figlio. Ci ha tacciati di reazionari (a me reazionario!), che siamo vecchi senza più speranze, senza più futuro e che lui sarebbe andato alla manifestazione con o senza il nostro permesso. Cosa rispondere? Da una parte mi sentivo offeso per tutti quegli improperi, dall’altra ero orgoglioso di avere un figlio che vuol dire la sua e che soprattutto vuol dire NO quando c’è qualcosa che non gli sta bene.
Mentre Le scrivo Lui sta manifestando ed io ho il cuore in subbuglio e quasi in gola. Scrivo e mi rivedo circa trent’anni fa: ero giovane, spensierato, mia moglie dice bello (mah?)e soprattutto pieno di ideali, progetti e speranze e anch’io manifestavo. Ricordo che in una manifestazione mentre urlavo slogan contro tutto e tutti si avvicinò a me un giovane con due “sampietrini” in mano e mi disse:”dai lanciane uno anche tu, tiriamolo addosso a quei pulotti fascisti!” Mi ricordo come se fosse oggi , lo guardai intensamente e sdegnato gli risposi:”NO IO NON LO FACCIO”.
Caro PRESIDENTE la domanda che faccio a lei e che non mi ha fatto dormire questa notte è la seguente:” Mio Figlio riuscirà a dire di NO?”
Con Rispetto un padre in apprensione
07 ottobre 2008
30 settembre 2008
L'ALLENATORE DI CALCIO OGGI
In questi ultimi anni, la figura dell’allenatore ha assunto un ruolo molto complesso e ciò è dovuto soprattutto ai continui progressi registrati in ambito scientifico (metodologie d’allenamento), tattico ed organizzativo, all’invasione sfrenata di calciatori stranieri, l’introduzione della libertà di svincolo (legge Bosmann) ed i continui cambiamenti gestionali all’interno dei club. L’allenatore, in tutto questo contesto, deve rappresentare il punto di riferimento, quindi essere un tramite tra i giocatori e la società e, nello stresso tempo, rispettare le regole di programmi all’uopo discussi con la dirigenza. Deve in pratica guidare il gruppo, cercando di creare ed instaurare con le varie componenti un buon rapporto, sia in campo che fuori, mostrare consapevolezza e competenza nella propria funzione di guida, possedere una capacità professionale elevata, accompagnata da una forte personalità e, infine, possedere la necessaria esperienza. Proprio perché vi è una costante evoluzione calcistica, l’allenatore deve sempre aggiornarsi pur portandosi dietro importanti esperienze maturate in passato, positive o negative che siano. Quanto tempo è passato dal vecchio “Metodo di Pozzo” che portò l’Italia alla conquista di due titoli mondiali! Si è passati da un calcio “champagne” dei vari Sivori, Rivera, Suarez e Corso, che con i loro tocchi di classe infiammavano le platee, ad un calcio senza anima, frutto di duri e rigorosi allenamenti e di continui esasperanti moduli tattici che non lasciano più spazio alla creatività, all’estro e alla fantasia. Oggigiorno, l’allenatore deve inoltre operare con una equipe di persone competenti (preparatore atletico, allenatore in seconda,medico, psicologo, massofisioterapista etc.) e con loro lavorare all’unisono. La personalità dell’allenatore è la capacità di confrontarsi e migliorarsi per tener compatto il proprio gruppo. Caratteristiche importanti sono: la valutazione, l’osservazione, la creatività ed una certa dose di autocritica. Tenere un comportamento irreprensibile, badare a formare con attenzione un ambiente pulito, allontanare le possibili critiche dopo qualche risultato negativo, trovare soluzioni ideali per fare coesistere le varie diversità che derivano da fattori quali: educazione, affetto, ambiente, cultura, civiltà ed alimentazione. Una dote importantissima è quella di non tradire mai se stesso e la propria filosofia, essere cioè convinto dei propri mezzi, mostrando fermezza circa la scelta degli undici da mandare in campo, comportandosi in modo razionale e con psicologia per riuscire a cogliere, nel modo di comportarsi dei giocatori, sintomi dei loro problemi senza tuttavia dare mai l’impressione di voler entrare all’interno della privacy di ognuno. Senza queste necessarie premesse metodologiche, si correrebbe il rischio di fallire, sia nei risultati, sia nell’immagine della propria credibilità, creando all’interno del gruppo insanabili fratture assai difficili da ricomporre. Altro concetto importante è quello riguardante l’identità personale e l’autostima che ci dà la consapevolezza di essere in grado di capire le nostre reali potenzialità in base alle esperienze positive conseguite nel corso degli anni ed essere quindi in grado di combattere e vincere le difficoltà che ci si pongono davanti. Parimenti l’allenatore deve essere in grado di mostrare competenza ed autonomia di giudizio, accompagnata però da semplicità e chiarezza comunicativa, per realizzare un rapporto di empatia basato sull’ottimismo.
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