21 aprile 2008

I RUOLI IN CAMPO

I RUOLI IN CAMPO
Quando si ha a che fare con le prime categorie della Scuola Calcio, risulta evidente a tutti, anche all’occhio dei principianti, quello che io definisco il modulo “sciame d’api”. Questo consiste nell’accentrarsi tutti (portieri esclusi) nella zona della palla, dove si viene a creare una mischia furibonda in cui l’unica soluzione per raggiungere la rete rimane quella di avanzare palla al piede, senza naturalmente cederla a nessuno, puntando la porta avversaria. Tutti gli altri a loro volta proveranno a conquistarsela con iniziative personali, senza un logico movimento ed ecco che si viene a creare “il mischione”. Questa caratteristica si riscontra anche nel primo anno dei Pulcini. Dobbiamo premettere che tipico dei bambini di quest’età è l’egocentrismo, quindi il tenere palla e segnare un gol è la spinta ad essere protagonisti (tant’è vero che nove allievi su dieci vorrebbero giocare in attacco…). Ovviamente, bambini alle prime sperimentazioni, non possono essere a conoscenza dei principi tattici individuali (tab.1) e collettivi (tab. 2) di seguito illustrati.
Riporto una serie di errori grossolani che si compiono abitualmente:
- il possessore di palla guida la palla verso il difensore e non verso lo spazio libero;
- i compagni del possessore di palla si avvicinano alla sfera e non verso lo spazio, agevolando così l’azione del difensore;
- di conseguenza si compie l’entrata precipitosa del difensore verso il possessore di palla invece di mantenere una certa distanza;
- mancanza di profondità degli attaccanti;
- solitamente viene tutto a discapito della mancanza di ampiezza degli eventuali passaggi.
Dobbiamo far capire anzitutto che il calcio, vive di due principi fondamentali:
1) è uno sport di squadra
2) è soggetto a delle regole e ad una determinata organizzazione di gioco.
Per quanto concerne il primo principio bisogna “combattere positivamente” l’egocentrismo di ogni bambino ed insegnare ai propri allievi che ognuno è parte integrante di una “squadra”: per questo motivo la palla va passata ai propri compagni (senza tralasciare l’allenare la fondamentale proprietà dell’uno contro uno, per carità…) anche perchè all’ennesimo dribbling comunque ci sarà tolta e la tua azione risulterà inefficiente. In merito al secondo principio bisogna trasferire nei propri allievi concetti basilari: non bisogna correre tutti dietro la palla ma è più opportuno occupare lo spazio in un certo modo individuando la propria zona di competenza, le posizioni da tenere ed i movimenti in campo. Naturalmente al fine di ottenere una buona conoscenza dei concetti procederemo con gradualità nelle esercitazioni facendo in modo che i nostri allievi possano prima costruire e poi aumentare la propria autostima. Ma come possiamo insegnare tutto questo? Intanto possiamo proporre un classico due contro uno in un’area di 15×20 metri (fig.1), facendo capire così l’importanza di avvalersi di un compagno per superare l’avversario diretto, rispetto all’uno contro uno, magari utilizzando un dai e vai, un dai e taglia o una sovrapposizione diretta. Per insegnare questo all’allievo ‘ innamorato del pallone’, per esempio possiamo far disputare due mini-partite alla fine della seduta di allenamento con la condizione di giocare la palla con al massimo tre tocchi oppure con il gol valido solo se tutti i componenti della squadra hanno toccato palla almeno una volta. Per sviluppare invece l’obiettivo (prevalentemente tattico) dell’ampiezza, possiamo far disputare una partitella con sponde esterne, dove il gol è valido solo se l’ultimo passaggio (assist) proviene dalle fasce laterali (fig.2). Un altro esercizio che persegue il medesimo obiettivo è quello di far giocare una partitella con quattro porte laterali con la condizione di andare a segnare nella porticina opposta a quella che si difende. In questo caso andremo a sviluppare più precisamente il cambio di gioco sul lato debole. (fig.3). Se l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere invece è quello di far mantenere le posizioni in campo (in questo caso curiamo l’aspetto difensivo) possiamo proporre il seguente esercizio: i tre attaccanti devono portare palla a meta evitando l’intervento dei difensori i quali possono muoversi sui quattro quadrati dell’area di gioco ma difendere sempre solo uno alla volta su ogni quadrato (sempre a “L”). Grazie all’ausilio dei cinesini, possiamo far vedere i movimenti da effettuare a seconda della posizione del pallone, semplificando così la famosa “diagonale”. Il difensore laterale capirà che quando la palla è nella sua zona dovrà uscire in marcatura, mentre gli altri lo copriranno scalando in diagonale; quando invece l’azione si sviluppa sulla fascia opposta a quella di sua competenza, sarà lui a scalare andando a chiudere al centro.

1 commento:

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